GIOVANNI MERLONI … SECONDA LETTERA …

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L’Italia : un paese « dal volto umano ».

Seconda lettera a …

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“Caro Giorgio,
dopo una complicata gestazione, ho pubblicato stamattina l’articolo conclusivo sulla « battaglia di Valle Giulia secondo me ». Poi, dopo un congruo periodo di riposo, veramente necessario, spero di riprendere questo colloquio per parlare un po’ meno genericamente dell’esperienza emiliana e dei « pregi e difetti » di quell’urbanistica.
Ecco i link dell’articoli, in italiano e in francese:

L’Italia : un paese « dal volto umano ». Seconda lettera a Giorgio Muratore
http://wp.me/p343bA-M3

L’Italie : un pays « au visage humain ». Deuxième lettre à Giorgio Muratore
http://wp.me/p2Wcn6-4gw

Aspetto con ansia di sapere se ho detto qualche cosa che non va. In quel caso… dimmelo!

Ti abbraccio affettuosamente, insieme ai tuoi lettori e redattori che sto iniziando a conoscere”

Giovanni

………………..

Carissimo Giovanni …

la tua ricostruzione è perfetta e condivisa …

c’eravamo tutti lì, in quel giorno e non solo …

e complimenti quindi, anche, per la memoria …

fatti e personaggi rimasti anche per me indelebili …

qui rivivono perfettamente e riflettono bene quel clima …

che pur avendolo vissuto allora “in prima linea” …

ci sono voluti, almeno per me, alcuni decenni e più …

per comprenderne alcuni significati profondi …

che al momento mi sfuggirono del tutto …

e basterebbero due nomi soli …

per tirarne fuori materiali per un romanzo …

Renato e Agostino …

per esempio, che, ognuno a modo suo …

sono stati dei veri “pezzi storia” del nostro paese …

ma non dimentichiamoci che insieme, in quella Valle …

c’era anche “er pecora” coll’amichi sua …

Valle Giulia fu la fine di un sogno …

LA VITA IN UN GRAFFITO …

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MA PERCHE’ ZINGARETTI NON PENSA PURE A TOR DI VALLE? …

Schermata 2015-10-06 alle 23.05.04 Schermata 2015-10-06 alle 23.05.27Cine America, Tar boccia ricorsi proprietà
“No alla demolizione, è vincolato”

Gli ex occupanti: “Ora il Comune la salvi dall’abbandono”
Zingaretti: “Patrimonio di tutti che va difeso”

CINEMA AMERICA …

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L’ACCADEMIA DI SAN LUCA … AI TEMPI DI MOSCHINI …. TRA GIOVANNONI … E PURINI …

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GUSTAVO GIOVANNONI …

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FRANCO PURINI …

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“CON VOI ROMAGNOLI … CI SI DIVERTE SEMPRE” …

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INAUGURAZIONE EX GIL FORLI’ …

UN “RESTAURO” … DA … MANUALE …

“Carissimo Giorgio,

un vero piacere per me condividere con Voi quello che succede nel forlivese in merito al patrimonio architettonico esistente.

Grazie a Voi dell’attenzione.

            Complimenti vivissimi per il decennale del tuo splendido blog (luogo di discussione come lo chiamasti nel 2005).

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            Due parole …

Mauro Andreini, credo sia stato mio professore a Firenze, qualche tempo fa. 

In realtà era assistente, di non ricordo di chi, per il corso di Caratteri distributivi degli edifici. Mi dette 29 all’esame, un voto che non si scorda, perché non ero andato bene nella seconda esercitazione del corso, soprattutto per il fatto che avevo proposto un tema personale e non uno di quelli da lui suggeriti (portai il quartiere per case popolari IACP alla Giudecca, progetto di Gino Valle; pensa che coincidenza, un cognome che poi riscoprirò).   Ricordo però che fu l’unico professore, in tutto il corso di studi, a tentare di insegnarci un metodo per progettare; ispirarsi e imparare dalla storia (se non ricordo male e in estrema sintesi).   Ma il vero motivo per cui si sceglieva il suo corso, era perché proponeva una tre giorni full immersion in un casolare a San Quirico d’Orcia, dove noi studenti disegnavamo giorno e notte, progettando delle piccole città, ovvero i singoli edifici che la costituivano, seguiti dai sui assistenti; venerdì, sabato e domenica.   Il tutto si concludeva la domenica mattina con l’esposizione dei nostri progetti al resto degli studenti (si lavorava rigorosamente in gruppi di due/tre), con la sua illustrazione ovvero la classica “condivisione”.   Ricordo che nel casolare non c’era il riscaldamento e faceva un freddo che non scorderò, così, il sabato sera, organizzammo un festino nell’aia con tanto di carne alla brace cotta nel camino, abbondante vino, e ad illuminare il tutto, i fari delle nostre auto parcheggiate a semicerchio. Balli e danze, elezioni della miss e del mister del corso, barzellette e scherzi a non finire.   Non ricordo l’ora ma ricordo che l’Andreini, prima di andare a casa (iniziava ad albeggiare), si voltò verso di me e disse:

“con voi romagnoli, ci si diverte sempre”.

Conclusa la “condivisione” domenicale, mangiatona di gruppo nel ristorante della piazza nella vicina Pienza e via ad ammirare le finestre riquadrate del palazzo del museo diocesano, tanto care ad Aldo Rossi, divenute, stilizzate, il logo della Facoltà di Architettura a Cesena.

A presto risentirci”

Carlo

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“Viva archiwatch, San Francesco, Antonio Gramsci e le ceneri di Pasolini !” …

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“Caro Giorgio,
innanzitutto auguri e complimenti per il decennale della tua stupenda opera «Archiwatch»!

Viva San Francesco e i suoi imperscrutabili colloqui con gli uccelli !

Stamattina ho pubblicato, in italiano e in francese, il famoso testo di Pasolini sulla battaglia di Valle Giulia, che, a rileggerlo, fa veramente impressione!
Con un breve commento da parte mia. Ecco i link:
Les cendres de Pasolini
TESTO IN FRANCESE
http://wp.me/p2Wcn6-4g0

Le ceneri di Pasolini
TEXTE EN ITALIEN
http://wp.me/p343bA-LV

Vorrei continuare a raccontare un pò il seguito di questa storia, soffermandomi in particolare sulla questione dell’urbanistica italiana – una buona legge, alcuni buoni esempi, alcuni ottimi tutori di un’idea di buon governo urbanistico che fa parte definitivamente del mio DNA -, senza dare un quadro troppo sconsolato di quello che poi è successo. Cercando di trovare le ragioni fondamentali della vittoria del « peggio, indifferente e anche sfacciato ».

Spero di farcela, essendo molto stanco in questo periodo e, soprattutto, con la colonna vertebrale che lancia i suoi sinistri S.O.S.
Per cui avanzerò lentamente e a singhiozzo, concedendomi delle lunghe pause.

Sono stato molto contento dell’intervento di Sergio 43 e, chiaramente, della tua bellissima accoglienza. Ma non ne voglio troppo approfittare. Sii sempre severo, e valuta se vale la pena o no, caso per caso…

Ti abbraccio affettuosamente”

Giovanni

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (4) … LETTERA AD UN PROFESSORE …

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LETTERA AD UN PROFESSORE UNIVERSITARIO

             Caro professore, alla fine di questa mia ti nasconderai senz’altro dietro un generico “non si può fare di tutta l’erba un fascio”. Vero, non si può generalizzare e infatti non mi rivolgo alla maggioranza degli onesti ma a chi come te ha sempre perseguito il malaffare eludendo e fuorviando ogni richiamo alla responsabilità del ruolo. E allora,

             Perché professore, deleghi i tuoi doveri d’insegnamento ai cultori della materia e ai dottorandi che scegli di volta in volta dalla schiera dei giovani ancora impreparati ad insegnare e li inganni con la promessa di un futuro improbabile ? Almeno lascia a questi poveri precari una parte del tuo immeritato stipendio, in fondo non sono loro che ti permettono di usare l’università nient’altro che come prestigioso biglietto da visita per i tuoi affari privati ?

Perché professore, scrivi dei libri inutili e prolissi (anzi li fai scrivere dai tuoi ossequiosi e remissivi assistenti non pagati, che poi nemmeno menzioni) ed obblighi i tuoi sventurati studenti (nessun altro te li comprerebbe) ad acquistarli ?

Perché professore, insegni progettazione pur non avendo mai fatto un progetto edificabile ? Perché, per sopperire a questa tua incapacità creativa, fai operare i tuoi studenti su temi e luoghi di progetto, per poi appropriarti intellettualmente dei risultati e proporli senza vergogna per rubare un incarico, un progetto di concorso, una mostra, una pubblicazione o un titolo di merito ?

Perché professore, ti rinchiudi nella tua casta, tutto intento alle carriere e alle scalate accademiche, trami concorsi truccati ? Perché come in un gioco da tavolo disponi l’avanzamento o la stagnazione delle carriere, per niente condizionato dal merito ? Perché aspiri ai titoli accademici da collezionare come figurine panini, senza preoccuparti di collezionare i veri titoli, quelli sul campo ?

           Perché professore, lasci in eredità a tuo figlio un posto da docente condannandolo poi a vivere senza la soddisfazione di poter dire di aver fatto tutto da solo ? Perchè gli tramandi questa cattiva abitudine di favorire e raccomandare gli affiliati escludendo così da ogni speranza i veri meritevoli ? Ma perché lo costringi, poverino, appena laureato a diventare dottorando, poi ricercatore, poi associato e infine poco più che quarantenne lo obblighi magari ad essere ordinario, quando lui avrebbe continuato volentieri a divertirsi ancora con la moto, la barchettina a vela e il surf ?

Perché professore, organizzi convegni, conferenze, mostre e rassegne per invitare in vetrina solo i tuoi privilegiati e quando poi riesci a diventare, addirittura, il capo di qualche carrozzone lo usi per scopi familistici promuovendo le tue idee, quelle dei tuoi compagni di merende ed ignorando quelle dei possibili antagonisti o comunque di coloro che in cambio non ti potrebbero dare niente ?

           Perché professore non vuoi essere esaminato da nessuno, non vuoi essere soggetto a verifiche, che so, di una commissione esterna che attesti il tuo impegno ed il risultato della tua ricerca scientifica, della tua attività didattica e del tuo aggiornamento ?

Insomma professore, perchè non riconosci che la vera ricerca è fuori dell’università ? Non vedi che, lì fuori, i veri innovatori sono impegnati nelle loro ricerche di campo e non nelle vecchie e polverose ricerche di titoli accademici ? Non vedi che forse saranno loro a passare alla storia, mentre a te non rimane altro che passare all’incasso ?

         Caro professore, forse sei tu il male primario dell’università, altro che i pochi fondi o i troppi studenti e allora, se rinnegando il tuo passato, iniziassi a condividere che l’università è un luogo di cultura, di ricerca, di merito e non di solo potere, allora potremmo, insieme, ampliare e consegnare questo elenco di domande al nuovo ministro dell’università. Che almeno ci risponda lui.

Salvo che anche lui non sia un professore.

( tratto da: “Mauro Andreini. L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (3) …

L’INTELLETTUALE ED IL BAR SPORT …

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PASSI PERDUTI …

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Sergio 43 su: “LE PERSONEL EST-IL VRAIMENT POLITIQUE?” … Lettre à Giorgio Muratore (1) …

“Caro Prof, posso dire, anche io, caro Giorgio, perché, anno più anno meno, siamo tutti coetanei, stessi professori, stesse aule, stessi “corridoi dei passi perduti”, stessi incontri, poi dispersi nel vasto mondo, chi di qua chi di là, come nell’esplosione finale di “Zabriskie Point” (Michelangelo Antonioni – 1970), ognuno portandosi appresso, come una zavorra sulle spalle, quelle esperienze personali e veramente politiche. Leggevo la bella lettera di Giovanni Merloni e, colpito di trovare un altro compagno d’armi, mi veniva da chiosarla quasi riga per riga. Poi mi sono ricordato che di quegli episodi, di quei nomi, di quegli eventi, mollichella mollichella, passo dopo passo, ne avevo scritto fin dal 2008, appena introdotto in “Archiwatch” da mia figlia, da pochi anni laureata. La prima cronaca, scritta con un po’ di vergogna perché pensavo fosse troppo personale e troppo datata, fu appunto, per i quarant’anni del 1968. Raccontai la mia personale esperienza, botte e ferite comprese date e ricevute a Valle Giulia, soltanto perché sul blog si tornava a parlare di quella data e tu, Giorgio. con mia sorpresa, la pubblicasti. Poi la conoscenza è diventata personale, l’apprezzamento per il tuo anti-conformismo, per il tuo radicamento nella Storia, per la tua sempre giovanile passione da “ragazzaccio”, si è fatto convinto e siamo ancora qui. Una volta, scherzando con Giancarlo Galassi, gli dissi, e ne rise, che “Archiwatch” era, come per il “legnoso” Allen, il mio personale lettino dello psicanalista.
Allora, oggi 2 ottobre è la festa dei nonni e le nipotine mi hanno portato le pastarelle, dopodomani è il decennale di “Archiwatch” e non lo sapevo. Ma una bevutina per un brindisi da qualche parte, facendo “a la romana”, no?”

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Vittorio Corvi su: “LE PERSONEL EST-IL VRAI…

“Io conservo ancora la vecchia spilletta inaugurale. Se il prof. ne volesse emettere una nuova, celebrativa, mi prenoto e chiedo cortesemente dove posso venire a ritirarla.
Auguri!”

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“BRILLANTE, SPIRITOSO, AMANTE DELLA BUONA CUCINA E DEL BUON VINO” … “GENIALE” … “INTELLIGENTE” … “VERO EROE DEL NOSTRO TEMPO” …

max dudler vallegiulia

“Caro Professore,
Questo Dudler ha proprio una faccia simpatica!
Le dispiace se anch’ io faccio qualche considerazione su di lui?
Non lo conosco direttamente, ma alcuni amici mi dicono che non è affatto una persona noiosa, come certi commenti sembrano far pensare.
Anzi, sembra che sia brillante, spiritoso, amante della buona cucina e del buon vino.
Conosco, invece, per ragioni di lavoro, i suoi complessi residenziali e le posso assicurare che raramente ho visto abitazioni che, allo stesso tempo, soddisfano in pieno il mercato e incontrano i favori della critica, che funzionano bene nella distribuzione e che contengono, perchè no, perfino un nucleo poetico.
Ma attenzione (mi corregga se sbaglio, professore) quella di Dudler non é la poesia tradizionale del poeta. É invece, quella, tutta contemporanea, del neurologo che sa dove mettere le mani per suscitare sentimenti artificiali, o dello psichiatra che ha studiato le emozioni in laboratorio e quando le manipola difficilmente sbaglia. Che sa dosarle e piegarle per il verso giusto, che è quello dell’economia. Lo so che lei, Professore, storcerá il naso, ma non si può fermare il mare con le mani.
Vede Professore, questa è, secondo me, la differenza tra il suo bravo Passi e il geniale Dudler.
Passi è più poeta (ho visto dei suoi disegni che ho trovato bellissimi) ma è un uomo del passato, il romantico che fa un passo indietro e si rifiuta di capire l’essenza della modernità. Dudler sarà pure meno raffinato, ma è intelligente (nel senso che sa leggere meglio dentro le cose) e sa immergersi totalmente nella realtà delle cose.
Ne vive in pieno le contraddizioni e, vero eroe del nostro tempo, riesce a non pagarne il prezzo. Non mi pare poco. Senza falsi moralismi: tanto di cappello.
Un devoto saluto dalla sua”
Perla

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Se lo dice lei …

P.S.

Pare, dicono …

si sussurra, si mormora …

che canti anche da Dio …

e non è tutto …

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (3) … L’INTELLETTUALE ED IL BAR SPORT …

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IL RAPPORTO CONFLITTUALE TRA L’INTELLETTUALE ED IL BAR SPORT

              Stavo scrivendo un pezzo piuttosto acido sui critici d’architettura e loro annessi e connessi (comprese le marchette e le servette) quando come d’incanto mi è apparso sul monitor un pensiero, anzi una frase, di Pier Paolo Pasolini, datata 1974, “Noi intellettuali tendiamo sempre a identificare la ‘cultura’ con la nostra cultura: quindi la morale con la nostra morale e l’ideologia con la nostra ideologia. Questo significa che esprimiamo, con questo, un certo insopprimibile razzismo verso coloro che vivono, appunto, un’altra cultura”.

Ubi maior minor cessat. D’altra parte gli intellettuali influiscono sul pensiero collettivo (o almeno lo credono loro), i critici tuttalpiù influiscono su qualche biennale. Beninteso, intrigarsi in una dissertazione sulle differenze di pensiero tra gli intellettuali di quarantanni fa e questi contemporanei non è senz’altro alla mia portata, se non altro per motivi anagrafici. Invece, da popolano e populista quale sono, da frequentatore di bar periferici e utilizzatore di luoghi comuni mi incuriosiscono molto di più le cose terra terra. Anzi, dell’ intellighenzia, quella attuale, preferisco riderne della facciata, delle apparenze e dei comportamenti omologati piuttosto che riflettere sul suo pensiero. Che qui al bar poi non servirebbe affatto.

Oggi vedo l’intellettuale un po’ snob, un po’ chic, un pò paternalista, un po’ narcisista. Dichiara di non avere la tv in casa ma farebbe l’impossibile per andarci come ospite, in tv. Nel parlare di notizie gossip (tanto per far vedere che è alla mano) dichiara di averle apprese dal barbiere, in realtà è famelico lettore di giornaletti scandalistici. Ama e riabilita il trash, quello che trentanni fa derideva, oggi lo rivaluta. E’ per forza opportunista.

Oggi vedo l’intellettuale che a parole, ma senza l’intento, si proclama paladino del popolo pur evitando scrupolosamente di relazionare col popolo ed evitando al figlio la carriera di operaio e tantomeno di sposare un’operaia. Fomenta al socialismo ideologico ma interloquisce solo con la casta di appartenenza, meglio se cattedratici, e non certo col cassiere del supermercato. Fa il rivoluzionario dal lunedì al venerdi per poi gustarsi un sabato di shopping firmato. E’ per forza ipocrita.

Oggi vedo l’intellettuale declamare la scuola pubblica pur avendo i propri figli rigorosamente iscritti a scuole private. Parla bene della cultura contadina, declamandola come matrice della società moderna, ma non uscirebbe mai a cena con un contadino. E’ per forza incoerente.

Oggi vedo l’intellettuale, anche quello giovane, che parla e scrive complicato, usa discorsi articolati e detesta l’ironia, di autoironia poi nemmeno l’ombra. Confonde il semplice col semplicistico, l’essenziale col banale, il complicato col complesso, lo schematico col povero. Non vivendo per strada non conosce affatto la saggezza del bar, preferendole quella delle aule universitarie e dei salotti polverosi dove la realtà approda quasi sempre con qualche anno di ritardo. E’ per forza fuori tempo.

Oggi vedo l’intellettuale buonista a prescindere. Per lo zingaro ubriaco che investe e travolge un gruppo di ciclisti, ricerca la colpa nell’emarginazione sociale. Per lo stupratore di gruppo, nell’educazione infantile. Per il pedofilo, in un ormone impazzito. Per il rapinatore, nella mancata ripartizione della ricchezza. E’ per forza conformista.

Oggi vedo l’intellettuale che mai guarda negli occhi il suo interlocutore e quasi sempre ne storpia il nome o il cognome a voler dimostrare che non lo tiene in alcun conto, che lo snobba apertamente. In realtà, sappiamo bene che conosce per filo e per segno tutta la biografia dell’interlocutore per la quale ne è irrimediabilmente geloso e invidioso. E’ per forza ridicolo.

Se incontrassi un intellettuale cosa potrei chiedergli ? Lo pregherei di tornare qui con noi al bar, per riprendere il filo del discorso. E forse del pensiero. L’aperitivo lo offro io.

( tratto da “Mauro Andreini. L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

Copia di senza titolo

 LE 7 INVARIANTI PER ESSERE “ALLA MODA”

  1. La FORMA deve essere informe e assomigliare seppur vagamente ad un posacenere, ad una scultura o ad un suppellettile, ad un elemento antropomorfo o di natura vegetale. Mai evocare la forma della casa o del palazzo così come concepiti negli ultimi 50 secoli. Concepire l’architettura come una scultura abitabile, come un insieme di piani piegati, pendenti e sghembi, di bell’aspetto.
  1. Le finestre vanno spruzzate casualmente sulla FACCIATA, guai a regolarizzarle in modo seriale. Far assomigliare le facciate il più possibile alla trama delle tovaglie ricamate a mano dalle nonne. Fare rampicare a caso in qualche parte della facciata un po’ di vegetazione e qualche alberello nelle terrazze. L’importante che siano verdi il giorno dell’inaugurazione.
  1. Evitare riferimenti tipologici o semantici al PASSATO, tantomeno alla Tradizione. Inventare sempre qualcosa di nuovo ed eclatante. Rifuggire dall’ideare cose semplici e normali. Aver paura della normalità che quasi sempre è troppo banale.
  1. Dare prova, ogni volta, del proprio talento creativo mirando all’ORIGINALITA’. Inventare non Innovare. La moda non è moda se non azzera tutto il passato e va contro la Vecchia Accademia per sostituirla con qualcosa che diventerà presto Nuova Accademia.
  1. Non preoccuparsi affatto del rapporto col CONTESTO, anzi cercare con il proprio colpo di lapis di donarle valore e genius. Concepire la città nuova come un agglomerato, seppur scoordinato, di singolarità ed unicità. Come insieme di oggetti firmati. Concepire l’edificio come indifferente al contesto. Il contesto è una cornice alla propria creazione.
  1. Evitare nel progetto gli SPAZI VECCHI ed ormai inutili come le piazze, le strade, le corti, i vicoli, gli slarghi e le finestre comunemente intese.
  1. Concepire il progetto in funzione della CRITICA e mai in funzione degli abitanti, quindi strabiliare con il rendering anche rappresentando cose che non staranno mai in piedi. Descrivere i propri progetti con parole forbite, inusuali e criptiche in modo da non essere compreso da tutti. Il rischio delle parole semplici è infatti quello di essere compresi e scoperti. E l’architetto, per il suo bene, non deve affatto farsi comprendere né scoprire.

( tratto da “Mauro Andreini. L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

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