“Artisti si diventa” …

“Caro Professore,

il suo post “MAXXIDISEGNIACAZZODICANE” mi ha suggerito di inviarle un breve articolo che avevo scritto all’inizio del mese dopo aver letto un articolo di Blondet che mi era stato segnalato da un amico.
Spero di farle cosa gradita.
Se decidesse di postarlo decida pure lei un’immagine di cattivo gusto da inserire.

Cordialmente”
Ettore Maria Mazzola

sull’Arte Moderna

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8 risposte a “Artisti si diventa” …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    Professore,
    grazie per averlo postato, spero aiuti a riflettere sugli sprechi derivanti dalla presunta arte

    Ettore Maria Mazzola

  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    Ieri Gabriella Rouf nell’incontro degli amici de Il Covile, tra le tante giuste considerazioni svolte sull’arte (arte?) contemporanea ha detto, più o meno: “non con i nostri soldi”.
    Non è tollerabile che lo stato finanzi schifezze del genere e finanzi pure show-room tipo il MAXXI con centinaia di milioni su cui poi continuare a spendere per infilarvi “eventi” pietosi.
    Che se li finanzino da soli. Trovino qualche banca, se ha ancora i soldi, qualche fondazione futurista, se è disposta a investire in questa “arte”, qualche partito, se è disposto a giocarsi l’elettorato su queste schifezze, qualche azienda o società privata (non pubblica né partecipata né municipalizzata tipo gas , acqua, trasporti, ecc) disposta a investire su questa immagine. Qualcuna ne troveranno sicuro e se non la trovano tanto peggio per loro e tanto meglio per noi. Si facciano pagare gli stipendi dai privati, si facciano acquistare quest belle “opere” dell’ingegno da qualche istituzione privata che se le cacci nell’ingresso della sede, ma non con i nostri soldi. Lo stato non può alimentare né il masochismo né il sadismo.
    Gli show-room a Milano se li pagano gli stilisti non lo stato. E finite le sfilate li smontano.
    Ci siamo stufati di dover subire oltre il danno la beffa: dover credere che questa sia arte e pagarla pure.
    Film come quelli di Alberto Sordi nell’immagine sono il modo migliore per trattare non tanto quel tipo di “arte”, perché non puoi considerare qualcosa che non c’è, ma quel mondo tanto spocchioso, arrogante, vacuo quanto assistito che la sottende, la sostiene, la moltiplica e ci inquina con con le sue schifezze. E’ un problema di ecologia della mente e di etica pubblica.
    Ebbene, c’è la lotta alla false pensioni di invalidità? Si cominci la lotta alla falsa arte e alla falsa critica.
    E’ molto più facile individuarli di un falso invalido: le città ne sono piene, tutti sono capaci a farlo, non occorrono “esperti”. Costo zero.
    Saluti
    Pietro

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    Giustissimo Pietro.
    Se si pensa che i conti pubblici (in rosso) del MAXXI sono di 160 milioni per l’edificio, 60 milioni per la “collezione” che non c’era quando l’edificio è stato voluto e concepito, e che il costo di gestione annuale gita intorno ai 75 milioni, c’è davvero da indignarsi.
    La media dei visitatori è vergognosa (lo ha ammesso anche il direttore nel corso della conferenza che abbiamo fatto insieme a Palermo lo scorso giugno) e, come ho detto in un’altra occasione, è a dir poco assurdo che lo stato decida di contribuire a mantenere in vita questo schifo con soldi che dovrebbero essere utilizzati per curare e rendere fruibili opere e monumenti che attirano masse di turisti da tutto il mondo. Basta quindi con questi capricci costosissimi a spese nostre, se gli pseudocultori di arte e gli artisti vogliono continuare a fare certe cose nessuno glielo vieterà, ma che lo facciano a spese loro e in luoghi opportuni, evitando di violentare visivamente chi non ha alcun interesse

  4. isabella guarini ha detto:

    È opportuno distinguere l’arte moderna da quella contemporanea, attraverso il parametro del “disumanesino” che ha inizio con l’astrattismo e finisce nella transavanguardia, arte povera e altre tendenze che riempiono i musei d’arte contemporanea, ovvero del presente, progettata a tavolino per alimentare il mercato dell’arte. L’analisi che mi prefiguro sinteticamente è che l’arte contemporanea non rappresenta più l’uomo, la natura e il loro reciproco essere insieme, ma ciò che l’uomo produce trasformando la natura, fino a esserne sommerso. L’uomo contemporaneo, globale, è invisibile agli artisti che lo sostituiscono edonisticamente con i suoi prodotti artificiali, dando loro dignità artistica attraverso la semplice permanenza nei musei, prima ancora che il tempo ne abbia deciso il destino. Così l’arte contemporanea, nel suo estremo disumanesimo, rappresenta gli epigoni della parabola artistica “moderna” e punto di partenza, in quanto caos, per un nuovo “umanesimo”.
    Una crisi necessaria , ma troppo costosa!

  5. ctonia ha detto:

    Caro Ettore, non per infastidirti, ma vorrei, come dire, in questo martedì di sole settembrino, caldo tanto che forse mi farò l’ultimo bagno della stagione, e non nel dio Po ma nel più antico Mare Mediterraneo, solo per un attimo allegramente e ironicamente relativizzare il tuo contributo alla salvezza dell’arte, pur importante, per carità, non mi sognerei mai di sminuirlo, però, ecco, stante l’afflato salvifico che pervade il tuo saggio breve mi sento di comunicarti che un certo Jean Clair, immortale di Francia, quindi francese ma se vuoi possiamo perdonarlo per questo, quindi senza dubbio più vecchio di me, di te e di Don Verzé, da qualche decennio, sta, forse incautamente, forse improvvidamente, non avvisando nè me nè te, quindi un pò maleducatamente senza dubbio, per quanto certo non lo si possa accusare di essere un signore arrogante, aiutando tanti altri a riflettere sugli sprechi derivanti dalla presunta arte con una efficacia e una profondità che pur non potendo mai essere altrettanto risolutrice di quella presente nel tuo scritto, diciamo che è abbastanza foriera di risultati, malgrado sia necessario e urgentissimo ammettere che forse, dico forse per cautela scientifica e filologica, egli non sia mai riuscito come te a condensare il suo sapere sul moderno nel numero di 5528 battute, e quindi, per ciò stesso, ‘sto Immortale de Franza di panini da mangiare ne abbia ancora parecchi, anche se, nel suo caso, forse più che di meri panini bisognerebbe parlare di solenni baguettes.
    Numero di battute del presente testo comprese le scritte numero di battute del presente testo e tempo di lettura: 1641
    Tempo di lettura: 30 sec.

    • giancarlo galassi ha detto:

      ohè!
      Frate Ctonio è uno spasso quando ci si mette !
      speriamo tenga duro che qui ci blurka dalle risate !

      un saluto

      :-D

  6. Fabrizio Giulietti ha detto:

    Al discorso sul valore economico dell’arte e dell’architettura credo possa essere riconducibile una notizia ben argomentata a p. 41 dell’inserto del sole-24-ore “Domenica”, del 4 febbraio 2007. Purtroppo su internet non trovo lo stralcio, perciò qua rimando ad un articolo del Guardian, forse meno immediato nell’agevolarci nella connessione con l’argomento qui in discussione, ma ugualmente coerente sulla notizia.

    http://www.guardian.co.uk/business/2007/jan/22/architecture.arts

  7. Fabrizio Giulietti ha detto:

    Dimenticavo: l’articolo del Sole-24-ore era intitolato (sì, in inglese) “SIR NORMAN FOR SALE”

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