OLMO … SU … ACKERMAN …

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James Ackerman (1919-2016)

JAMES S. ACKERMAN …

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STIRLING … VINCOLATO …

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Stirling e Wilford, vincolo da primato …

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UN FASCIO DI LUCE … SU LE CITTA’ DER FASCIO …

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Città razionaliste da recuperare
E Storaro «illumina» Sabaudia

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AI LAV IU …

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“Carissimo Giorgio,

feste, festività, ultimi dell’anno, compleanni e ricorrenze, finalmente è tutto passato così riprendiamo lentamente questo 2017.
E’ un po che non ci sentiamo ma, come vuole il proverbio, nessuna nuova, buona nuova.
Scorrendo il tuo blog, come non ricordare il caso di Gibellina condividendo appieno il titolo pubblicato, già sottolineato anche da Ettore.
Alcuni giorni fa, sempre passeggiando con Minerva, il solito e cresciuto boxer, rimuginavo sul terremoto e sul maltempo, sul governo del territorio (oggi assente), sulle bonifiche integrali (fatte e compiute), sulla regimentazione dei corsi d’acqua, dei fiumi, dei laghi, sulle foreste e altro…
Girando un angolo, impatto in una scritta esilarante, spruzzata nel retro della palestra che appartenne alla prima ONB realizzata a Forlì, cui mise mano già lo stesso Cesare Valle, prima del capolavoro realizzato in Viale della Stazione, recentemente massacrato da un restauro deplorevole.
Ai lav you 4th May 2015. Chissà a chi era indirizzata questa dichiarazione d’amore e, più intrigante, se mai l’abbia capita, ma rappresenta, a mio avviso, esattamente la spaccatura esistente fra il dire e il fare, il bene e il male, la cultura e l’incultura, fra la politica e il cittadino, Valeria Fedeli e i ruoli istituzionali di una politica rappresentativa.
Continuando a passeggiare, i pensieri cambiano e mi rimane un’interrogativo: ci sarà qualcuno che tornerà a voler bene a questa traballante Italia?

I love you

Un caro saluto a tutti voi da parte di tutti noi,”

Carlo

 

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Il medico della città … ahahahah! …

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“Caro professore,
dopo pranzo, guardando il TG3, mi sono imbattuto nell’intervento del Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma in merito agli interventi necessari per la Capitale.
Sorvolando sulle sue capacità oratorie (definirlo impacciato è un eufemismo … del resto, da uno che deve rilasciare un’intervista su cose che non mastica bene, probabilmente c’è da aspettarselo), ritengo che non si possa evitare di censurare l’ipocrisia di alcune sue affermazioni … specie in merito alla necessità di “rigenerazione” delle periferie.
L’abuso terminologico, del resto, è l’hobby preferito degli architetti che devono fingersi attenti alle problematiche sociali e urbanistiche, per poi fare come gli pare e piace!
Mi ha particolarmente indignato (detta da lui a nome dell’Ordine di Roma) la definizione di “architetto” quale “medico della città”!
L’Ordine degli Architetti, infatti, farebbe bene a rendersi conto del fatto che, grazie ai concorsi di progettazione che ha promosso (basti ricordare l’ultimo ignobile concorso per Corviale), grazie alle mostre, conferenze e pubblicazioni che ha sostenuto, (il contenuto di AR è regolarmente raccapricciante) ecc., la stragrande maggioranza degli architetti italiani, piuttosto che comportarsi da medici, ha dato molto da lavorare ai medici … in particolare ha dato da lavorare a psichiatri e psicologi!
Un bravo “medico della città” dovrebbe in primis imparare ad ascoltare il paziente (che lui stesso ha ridotto in fin di vita), ed imparare ad usare “i rimedi della nonna”, attingendo dal bagaglio culturale, economico e sociale (ereditato ed ignorato), piuttosto che promuovere sempre nuove sperimentazioni sugli ignari pazienti, al fine di mostrarsi “attuale” (… ovviamente “sostenibile”)!

Cordiali saluti”

Ettore

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Cimitero … Aromano …

“Io capisco Roberto e Maurizio e il loro risentimento per lo Stato del Comune, per lo Stato di Tutto ciò che ci circonda. Ma io ho già dato tanto del mio risentimento quando, giovane, pensavo, pensavo e, insieme ai miei coetanei, marciavo al grido “PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO”. Poi, ogni volta che, da pensionato, sento parlare il Presidente dell’INPS Tito Boeri che mi rimprovera perché, campando ancora, vivo sulle spalle dei miei figli e delle mie nipotine e rivuole tutto indietro quello che ho rubato in vita, penso che morire non è poi tanto male se è per il bene delle future generazioni. Pensavo questo mentre, in visita alla zona extraterritoriale del Cimitero Acattolico, me ne stavo seduto sulle belle panchine dall’eterno disegno britannico e sempre intatte, a differenza di quelle che a Roma città, appena impiantate in un giardino, vengono subito vandalizzate. Vengo qui, quando posso, perché cerco, come un’ape che sugge il nettare da un fiore, i luoghi di Roma che mi hanno donato e che ancora donano quel po’ di serenità cui ogni tanto abbiamo diritto per continuare a respirare gratis. Poi rincontri o riscopri vecchi amici, i più mai conosciuti personalmente ma letti e riletti e qualcuno che ti è stato caro. Ecco là Keats, appesa a un muro la lapide che ricorda Axel Munthe, ecco lassù Shelley in un boschetto di cipressi e, a un passo, Gregory Corso cui ci ispiravamo quando volevamo essere beatnick. C’è anche un raro monumento di Piranesi architetto e poi il mio architetto, il mio relatore, Giuseppe Perugini, sotto il monumento che disegnò a se stesso e alla moglie. Ma soprattutto ti chiedi come sia stato possibile che la magia eterna del linguaggio dell’architettura e dell’arte, così naturale in questa città e per assorbire il quale la maggior parte di tanti sono sepolti qui, sia svanita in un lasso di tempo breve quanto una, due generazioni umane. Eppure basta girare lo sguardo di pochi gradi, da sinistra a destra, e davanti gli occhi, dalle Poste di Libera e De Renzi, alla Porta Ostiense, alla Piramide di Caio Cestio incastonata nelle Mura Aureliane, trascorrono duemila anni di estremo significato e poi quasi niente più. Forse me lo può svelare il grasso gattone che, miagolando, si strofina sulla mia gamba.”
Sergio 43

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ettore maria mazzola su: SPRECO … ARROGANZA …UTOPIA … FALLIMENTO …

Gibellina, 49 anni dopo … Da Burri a Sten Lex …

“Titolo perfetto professore, meriterebbe di essere incisa su una lastra di marmo ed esposta nella “piazza” di Gibellina (disegnata per fare atterrare lo Shuttle!
Sull’ignobile caso di Gibellina, e soprattutto sull’inutile celebrazione e popolarità di quella vergogna, solo perché realizzata da personaggi accademici italiani, tempo fa scrissi questo pezzo:

http://www.simmetria.org/simmetrianew/contenuti/articoli/43-altri-articoli/805-perche-gibellina-di-emmazzola.html

Cordiali saluti”
Ettore

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