Gian Carlo Leoncilli Massi … e la Leggenda del comporre …

E’ scomparso pochi giorni fa Gian Carlo Leonicilli Massi … un vecchio amico dei lontani sessanta … più recentemente ritrovato, dopo decenni, perché, anche lui scandalizzato dall’affaire Meier, si era impegnato nella scuola fiorentina a risarcirne l’insulto romano …
aveva da poco pubblicato La leggenda del comporre, un libro colto e sofisticato sulle aporie della modernità, edito da Alinea nel 2002, e nel quale faceva il punto, a suo modo, sui nodi e sui modi del progettare …
La sua era una posizione controcorrente che voleva la “occultissima arte” del comporre architetture … come una messa in scena dello spazio ove armonia, proporzione, costruzione, imitazione, forma, consonanza, figura, tipo, variazione, diventavano strumenti di un comporre cui il “segreto della pianta” conferiva ulteriore suggestione di significati … e tutto poi rifluiva in uno straordinario sincretismo capace di unire progetto e restauro, passato, presente e futuro in una sintesi di cui, da tempo, si nutre rimpianto e nostalgia … grande appassionato ed esperto di musica si districava con abile familiarità tra Mozart e Valéry, attingendone metafore fulminanti …
ci ritrovammo poi ancora, che non è passato neanche un anno, nella perugina Sala dei Notari, in occasione della presentazione del suo ultimo libro (da lui curato insieme a Bruno Mario Broccolo e pubblicato dalla Banca Popolare di Spoleto nel 2005), intitolato Rocca albornoziana di Spoleto, studi e riflessioni sul restauro, un vero e proprio testamento spirituale dedicato al monumento principe della sua citta, a parlare, ancora una volta, … di Architettura … antica, moderna … chissà?

Per quel volume avevo preparato una breve nota, che qui di seguito vi ripropongo … per non interrompere un dialogo iniziato tanti anni fa … con un amico che ha dedicato la vita alla scuola …
Monumenti antichi e progetti “moderni”.
“Si è fatto un gran parlare, ancora in questi ultimi anni e soprattutto nel nostro paese, del rapporto tra l’architettura contemporanea e quella del passato più o meno remoto delle nostre città e dei nostri monumenti. Molte pubbliche amministrazioni hanno così intrapreso un’attiva stagione di interventi sul proprio patrimonio al fine di valorizzarne attraverso forme d’uso rinnovate la funzionalità, la vitalità economica, la rinnovata centralità culturale ed estetica. Nell’insieme e negli obiettivi ultimi si è trattato, per lo più, di tentativi assai complessi di dismissione, recupero e valorizzazione cui non è stato sempre agevole far corrispondere esiti condivisi e convincenti. Troppo spesso infatti si è trattato di una forzatura procedurale, amministrativa e finanziaria, messa in atto in periodi di emergenza economica che, a partire ormai da qualche decennio, almeno da quando si è cominciato a parlare di “giacimenti” culturali, ha innescato nel paese, sotto forma di progetti stategici, di programmi Fio e di quant’altro avesse per scopo il più generale recupero dell’ovvia centralità del bene culturale nel nostro paese, una serie di perversi percorsi politico-amministrativi che sulla scorta di una generica e ambigua nozione di “cultura”, ha consentito ad alcuni settori già decotti della nostra economia e della nostra imprenditoria di sopravvivere nelle piege di una burocrazia interministeriale fatta di comitati, commissioni, consulenti e interventi di emergenza, cui si sono di volta in volta sovrapposte ed intrecciate le diverse emergenze sismiche, frane, alluvioni, crolli e quant’altro. In questo contesto la vicenda sintomatica della Rocca di Spoleto rappresenta nel coacervo delle sue palesi contraddizioni e nell’evidenza patetica dei suoi esiti materiali la sintesi di una tipica “storia italiana”. Qui si incontrano infatti, solo a riferirci agli ultimi trent’anni tutti gli argomenti specifici di una contraddizione, lo ripetiamo, tipicamente italiana, ove vengono a mescolarsi i temi della storia e quelli della cronaca, quelli della burocrazia e quelli e quelli dell’amministrazione pubblica, quelli della politica, e per venire finalmente a noi architetti quelli del “restauro” e quelli della “composizione”. Naturalmente non è questa la sede per analizzare nel dettaglio tutto l’insieme dei tanti argomenti così coinvolti ché, per opportunità, ci limiterremo soltanto ad alcune notazioni specifiche attinenti quindi ai temi del progetto di architettura, ma ci piacerebbe tornare altrove e altrimenti sul tema anche generale perché siamo certi che è proprio dall’analisi di questi contesti, di questi condizionamenti ambientali, che possono meglio comprendersi le dimensioni reali
attraverso le quali si forma o, meglio si è andato deformando, il significato stesso del “progetto di architettura” nel nostro paese in questi ultimi disgraziati decenni.
Volendoci perciò limitare agli aspetti relativi al nostro edificio e alla nostra disciplina non v’è quindi chi non veda le evidenti contraddizioni metodologiche che hanno portato allo stato attuale della fabbrica, alla sue più e meno palesi aporie che si sintetizzano, anche visivamente nell’incongruità del fastigio di coronamento delle torri.
I testi e i materiali raccolti in questo volume documentano al di là di ogni ragionevole dubbio la evidente precarietà di una soluzione raggiunta a scapito di un’attenzione più approfondita e meditata nei confronti delle ragioni della storia intesa quale scenario di una distesa e complessa esperienza culturale e materiale, ove intervengono ragioni anche contraddittorie che vanno affrontate quindi con cautela e insieme con coraggio, ove quindi non valgono le scorciatioe di un’adesione contingente ad una moda, fossanche l’ultima e perciò stesso la più facile preda di un consumo ravvicinato.
La proposta che qui viene avanzata, e che ha dalla sua la dichiarata dimensione accademica che ne funge da scenario e da premessa metodologica, non ponedosi come risposta tecnica di immediata fattibilità, consente quindi di valutare al meglio e al di fuori delle contingenze materiali, il valore, il significato e la necessità di un approccio alle diverse tematiche in oggetto cui la scuola può e deve offrirsi quale luogo privilegiato di esperienza.
E’ proprio partendo dalle contraddizioni dei palesi anacronismi del progetto di recupero e di restauro recentemente realizzato che meglio si possono comprendere le ragioni di una proposta che ancorché circoscritta alla dimensione accademica contingente, riesce a toccare i gangli vitali, i nervi ancora e vieppiù scoperti di una metodologia di intervento densa di lacerazioni metodologiche ancora difficili da sanare.
La soluzione adottata dal progetto Dardi risente infatti e in forme tanto evidenti di un clima culturale, tipico degli anni settanta, ove al crollo di alcune certezze ideologiche e metodologiche, nella scuola e in certa professione, si fece strada il, tentativo ricorrente di conciliare i temi del progetto di architettura con quelli di un’avanguardia figurativa che aveva le sue ragioni in una piuttosto banale forma di mimesis ideologica di stampo utopico-macrostrutturale da un lato e di stampo effimero-minimalista dall’altro. In questo senso i contributi di Costantino Dardi, come quelli di Franco Purini e di alcuni altri ben si intrecciarono con la dimensione sperimentale della prima gestione nicoliniana della cultura romana e trovarono poi il loro coronamento nella famosa Biennale veneziana dell’ottanta che sancì il definitivo incontro tra lo storicismo neobarocco di Paolo Portoghesi e il realismo magico di Aldo Rossi. Furono allora individuate, nella professione, facili vie di fuga dalla volgarità di tanta produzione edilizia commerciale e, nella scuola, altrettanto e ancor più facili scappatoie tese a privilegiare, da un lato, una definitiva separatezza dalla realtà materiale delle cose del mondo, e dall’altro l’arrogante censura nei confronti di metodologie più meditate e peraltro radicate da decenni (per non dire secoli) nella vicenda stessa delle scuole di architettura italiane.
Non che non esistessero ragioni evidenti e contingenti alla base di quelle scelte, ma i risultati, men che miserevoli, stanno ancora oggi a testimoniare del disastro perpetratosi in quegli anni nella scuola e quindi delle sue implicite riverberazioni sulla ricerca e sulla stessa pratica della costruzione.
Da un lato, si è quindi assistito alla sedicente fuga in avanti di una pratica compositiva incapace di confrontarsi con i dati ancorché minimi di un realismo procedurale indispensabile per rendere concreto qualsiasi intervento progettuale e, dall’altro, nel campo del cosiddetto restauro, si è assistito alla messa a punto di una specie di percorso “politicamente corretto”, fatto di analisi, di confronti, di schedature e di contiguità con l’apparato amministrativo, ma del tutto incapace di confrontarsi con i significati veri, con i valori e la qualità intrinseca di un Progetto di Architettura degno di questo nome.
La sistemazione attuale della Rocca di Spoleto è il frutto evidente di quell’insieme di condizionamenti incapaci di andare oltre una superficiale visione della storia complessa del monumento e per di più impaniata da una malintesa dimensione effimera, neo-avanguardistica e post-moderna insieme, del progetto.
Bene fanno quindi i promotori di questa pubblicazione nel sollecitare una ripresa di attenzione e di interesse nei confronti di un approccio ai temi del progetto di architettura che sia in grado, come nel passato, una volta disarticolata la speciosa dimensione delle attuali discipline (non corrispondenti ad altro che all’attuale suddivisione para-specialistica dei poteri accademici), di ritrovare una qualche e più complessa sinteticità nell’approccio ai temi complessi e congruenti del progettare.
Magari potesse essere anche questa un’occasione per ritornare sui temi della storia e del progetto capace di riportare all’attualità il contributo di quanti, in un passato ormai lontano, furono in grado, con modestia, ma con consapevolezza, di far avanzare gli argomenti e le ragioni di una disciplina la cui riscoperta non potrà non portare nuova linfa e nuove ragioni alle dimensioni del progettare contemporaneo.
In questo senso la riscoperta del fondamentale contributo di un personaggio da molti dimenticato come Ugo Tarchi appare sintomatica di un ritrovato interesse per la storia dei nostri monumenti e per il progetto di architettura cui quel grande Accademico dedicò tante energie nel suo magistero nella scuola perugina. E ci piace quindi qui ricordare proprio con le sue parole quale fossero stati allora gli obiettivi di un’attività didattica cui, dopo tanto tempo, pare giusto riguardare con rinnovato interesse proprio per l’attualità intrinseca del suo fondamentale contributo didattico e metodologico.
Scriveva il Tarchi presentando con semplicità i risultati didattici dei suoi corsi all’Accademia di Belle Arti di Perugia pubblicati per i tipi di Bestetti e Tumminelli nel ‘23: “Intento precipuo e costante di ogni insegnamento è stato quello di alternare, con sano discernimento, ai temi di composizione, lo studio dei monumenti più meritevoli … i primi costituendo il più alto e indispensabile esercizio per educare e stimolare le singole attitudini all’originalità ed all’assiduità più operosa, l’altro affinando grandemente lo spirito d’osservazione e d’assimilazione, nonché il gusto delle forme e del bello. Fu quindi sollecitudine del maestro scegliere e vagliare ogni miglior studio di restauro e ripristino di quelle opere che, a causa del tempo o di inconscie devastazioni, subirono gravi mutilazioni e manchevolezze e che al presente reclamano, per l’imperioso decoro dell’arte, maggiori cure e cautele …
Ciascuno sa che ogni monumento ha la sua particolare ragione di essere nei tempi in cui fu eretto e che non può essere ben compreso senza riportarne l’esame a quell’epoca; che occorre inoltre scoprire ed analizzare le molteplici trasformazioni da esso subite durante le vicende della storia e, ove fosse stato profondamente deturpato, riconoscerne le aggiunte o le manchevolezze; cose tutte che richiedono una rara competenza storica. … Si è fatta così opera prudente di storico e di archeologo.

Parole, semplici, ponderate, condivisibili ancora oggi e che ci fanno intravedere in quell’opera “prudente di storico e di archeologo” la naturalezza di una condizione mentale di un architetto che, al di fuori e al di sopra di surrettizie alchimie disciplinari, si assume la responsabilità di un progetto che è sintesi necessaria di dimensioni conoscitive ed espressive, filologiche, linguistiche, estetiche e formali al di fuori delle quali non potrà mai esistere un risultato progettuale decente.
Ci piace quindi riandare ancora con la memoria al quella stagione straordinaria che vide nascere le nuove scuole di architettura italiane e dove la capacità di riflettere con capacità, intelligenza e disinvoltura sul proprio passato consentì di raccogliere i frutti di una tradizione importante di lì a poco travolta da un’acerba adesione ai miti di un facile modernismo troppo spesso privo di radici consistenti.
Le proposte del Tarchi anche per la Rocca spoletina ben si inquadrano quindi in questo clima culturale che, particolarmente in Umbria, era da tempo sensibile ad una rinnovata attenzione ai motivi contestuali di una memoria storica cui i prevalenti caratteri medievali, a partire dagli anni dell’Unità nazionale, costituirono lo scenario, anche teorico, di una più vasta riappropriazione simbolica cui non restarono esenti motivi, politici, ideologici, etici, estetici e culturali.
Il progetto di restauro degli antichi edifici medievali riveste così attraverso la sua forte connotazione simbolica un ruolo fondamentale nella costruzione di una moderna presa di coscienza civica del patrimonio storico cui la rimodellazione procede nei termini di una marcata contemporaneità. I nomi di Boito, di D’Andrade, di Schellino, di Rubbiani, di Partini, di Fumi, di Cavalcaselle si affiancano nella memoria a quelli di Schinkel, di Viollet-le-Duc, di Ruskin, di Morris a definire uno scenario che porterà ad una rinnovata consapevolezza critica e storica insieme.
Per l’Umbria, esempi numerosi in tal senso si sono avuti a Perugia e ad Orvieto, soprattutto, dove la prodigiosa attività di un architetto straordinario quale Paolo Zampi ha rappresentato al meglio proprio questo tentativo di riconnessione e di riconversione figurativa della stessa immagine urbana secondo un modello cui più tardi lo stesso Tarchi, appunto, sembra volersi ricollegare anche nelle sue proposte per la Rocca e cui lo stesso giovane autore della proposta che qui presentiamo pare implicitamente volersi riferire nelle sue “invenzioni” architettoniche così attente all’evocazione di una riappropriazione figurativa ove l’immagine sublimata del passato torni da protagonista nella costruzione di un’architettura futura.
Con un procedimento analogo a quello che porterà attraverso la lezione di Giovannoni il giovane Vincenzo Fasolo a riflettere sulle matrici figurative della nuova architettura tradizionale, anche qui rintracciamo le matrici di un percorso logico-filologico fortemente segnato dai motivi e dalle aspettative di una creatività imperniata sul contemporaneo e insieme metologicamente affine alla tradizione più sperimentata.
Sempre attuale quindi, ancora una volta e anche in questo caso, il monito del Boito “Vergogna ingannare i contemporanei; vergogna anche maggiore ingannare i posteri” che vede riaprirsi un dibattito di assoluta attualità e coinvolti temi e problemi ancor oggi vivi e rispetto ai quali il confronto si rinnova quotidiano. E’ appunto sull’eterno argomento che ancora affligge la cultura architettonica italiana che Boito già si dilungava da par suo mettendo a nudo le contraddizioni dei comportamenti prevalenti sempre in bilico, allora come oggi, tra l’istanza della conservazione e quella dell’innovazione, tra il rispetto dell’antico e la necessità del moderno, tra l’urgenza della salvaguardia, della protezione e della valorizzazione del patrimonio storico e i modi attraverso i quali intervenire per meglio raggiungere l’obiettivo di un progetto capace di dirsi contemporaneo senza tradire i valori della storia, dell’ambiente e del monumento.
In pochi versi scherzosi sintetizzò quindi il senso che, ancora oggi, in fin dei conti, mutatis mutandis e dopo tanto dibattere accademico tra metodi e teorie, potrebbe valere di ammaestramento a chiunque si accingesse ad intervenire sui monumenti del passato: “Serbare io devo ai vecchi monumenti / L’aspetto venerando e pittoresco; /E se a scansare aggiunte o compimenti / Con tutto il buon volere non riesco, / Fare devo così che ognun discerna / Esser l’opera mia tutta moderna”. …”

GM, novembre 2005

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63 risposte a Gian Carlo Leoncilli Massi … e la Leggenda del comporre …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    Grazie Professore

  2. Andrea Piatti ha detto:

    Grazie Professore

  3. Andrea Trincardi ha detto:

    Gian Carlo Leoncilli Massi è stato il mio professore di composizione 1, il primo anno di architettura a Venezia (1979-80). Un grande professore, non accademico, che per insegnare l’arte dell’architettura indirizzava verso la poesia, la letteratura la musica il cinema e la pittura. Esigeva rigore nell’argomentare le scelte, per il resto piena libertà. Frequentando il suo corso si sono formate grandi amicizie, un gruppo, che ancora dura.
    Un caro ricordo.

  4. Bruno ha detto:

    Grazie Professore

  5. Sebastiano ha detto:

    Sono rimasto colpito e deluso nel constatare che alle esequie del Professore Leoncilli Massi, di cui sono stato allievo a Firenze, non era presente neanche un professore dell’ateneo fiorentino.
    Spero che tutto ciò che lui ha rappresentato e rappresenta per noi suoi ex studenti e per l’insegnamento di questa affascinante disciplina non vada perso nel nulla.
    Grazie Professore

  6. Salvatore Risoli ha detto:

    Il professore Gian Carlo Leoncilli Massi sarà sempre il mio professore.
    Io per sempre il suo allievo lui il mio MAESTRO, mi diceva spesso … NON MI TRADIRE … e io gli rispondevo NO PROFESSORE!!! Sarò forte.

    Volevo riportare alcune righe della prefazione in:
    “L’ETRUSCO TORNA A SCRIVERE”
    SAGGI, RIFLESSIONI, ARTICOLI E SCRITTI DIVERSI
    DI RICERCA ARCHITETTONICA
    DI GIAN CARLO LEONCILLI MASSI

    AA.VV.
    ALINEA editrice – Firenze, gennaio 1996

    “L’Etrusco torna a scrivere”

    Solo una spietata e dolorosa coerenza può permettere a Gian Carlo Leoncilli Massi di presentarsi con questo titolo al pubblico universitario.
    Il definirsi Etrusco, secondo l’epiteto attribuitogli dal maestro veneziano Carlo Scarpa, non è soltanto una grande provocazione rivolta a coloro che hanno contribuito alla scoperta dei valori in un “oggi” malato.
    E’ il richiamo ad una condizione lontana della coscienza che fonda le proprie radici nel passato e che ritesse quel filo rosso della Storia, mai dimenticata, alla quale appartiene.
    E’ questo stesso sentimento del tempo a costruire un luogo dal quale poter solitariamente “tornare a scrivere”, potendo osservare con sguardo sereno il divenire dei fatti, lontano da una prospettiva falsamente consolatrice.
    E’ la fatica di chi ha lottato e lotta per restituire un senso all’operare.
    La figura dell’Etrusco è ben lontana dall’essere un’immagine da poter affiancare a quella degli Adoni della carta patinata. E’ la cruda sintesi della vita culturale di un individuo, Etrusco come nascita, e quindi patrimonio, ed Etrusco come fine della propria personale ricerca.

  7. David Foddanu ha detto:

    “La casa di Adamo”….”Il Danteum fiorentino….la sua voce roboante che incuteva timore nei corridoi del dipartimento…la prima revisione col cuore in gola…il Suo profumo che rimaneva sugli “spolveri” traccia indelebile che anche a casa ti faceva sentire la Sua presenza, e poi il Suo amore per l’insegnamento, per i Suoi allievi, cadetti di una scuola controcorrente che Ti faceva nascere un amore viscerale e stima infinita verso quella Figura riconosciuta indiscutibilmente come Maestro.
    Maestro Si! unico , grande vero Maestro che mi ha fatto amare questa nobile arte..Unico grande vero Maestro che io riconosca all’interno della nostra facoltà.
    Non dimenticherò mai il Suo sguardo le sue frasi i suoi abbracci che ti facevano sentire piccolo e speciale allo stesso tempo.

    Grazie Professore.

  8. Claudio Di Gennaro ha detto:

    Caro professor Muratore, anche se di solito i miei interventi sono stati sovente polemici nei suoi confronti, devo dire che in questo caso le sue parole commemorative nei confronti di una figura come il professor Massi, che purtoppo e con gran dispiacere, non conoscevo, mi hanno toccato nel profondo e mi hanno fatto capire che talvolta sono stato molto ingiusto nel trarre dei giudizi impulsivi nei suoi confronti e Le chiedo scusa… Il suo mestiere lo sa fare molto bene e spero mi potrà perdonare. Con affetto Claudio Di Gennaro.

  9. Paolo Barboni ha detto:

    Il professore Gian Carlo Leoncilli Massi ha lasciato qualcosa di molto importante,
    il suo insegnamento, la sua figura di antico Maestro, saranno sempre presenti a ricordarmi che l’Architettura non muore.

  10. Stefano Niccoli ha detto:

    Grazie Professore,
    ti devo molto, l’ho detto più volte….
    tanti anni insieme, ma avevo ancora bisogno di te.
    quello che sono, quello che faccio e soprattutto come penso,
    lo devo a te, alla TUA SCUOLA, non alla facoltà.
    un abbraccio

  11. Rosanna Corini ha detto:

    Grazie Professore,
    da una Tua allieva:
    anno accademico 1980-81
    IUAV.

  12. cosimo gori ha detto:

    un amico mi ha fatto conoscere il Professore Leoncilli Massi, ricordo ancora con gioia le sue splendide lezioni.

    con rispetto e ammirazione
    Cosimo

  13. Michele Grazzini ha detto:

    L’ unico Professore di Architettura che io abbia conosciuto alla facoltà fiorentina.

    Grazie Professore.

  14. MAISANO WLADIMIRO ha detto:

    Possa tu ora finalmente trovare quella verità tanto cercata in tutta la vita. Mentre a me rimane “quel nulla di inesauribile segreto”. NON DIMENTICARTI L’ETICA CHE TI HO INSEGNATO mi dicevi, ed io restavo immobile, acerbo com’ero e sarò sempre ma sempre meno. GRAZIE PROFESSORE ED AMICO. Con affetto, il tuo figlio dello sceicco; Wladimir.

    Anno accademico 93-95

  15. Anna Nuzzaci ha detto:

    Ciao Prof,
    sei stato un pezzetto della mia vita studentesca (e non solo), mi hai insegnato la bellezza di vivere inseguendo una PASSIONE…era bello andare in facoltà e non vedere l’ora che iniziassero le tue lezioni…
    Anna

  16. mauro ha detto:

    Grazie Professore, per le Sue splendide lezioni, per la Sua capacità di trasmettere ed insegnare il “mestiiere del comporre”.
    Mauro.

  17. Giovanni ha detto:

    Grazie e scusa…..ora sei nella gerusalemme celeste….

  18. donatella diolaiti ha detto:

    grazie Professore

  19. Giovanni de Felice ha detto:

    Dopo tanti anni dal 1° anno di corso di architettura vi Venezia (1982-83)avrebbe detto “…figlio mio” così amava chiamare i Suoi studenti.
    Il professore Giancarlo Leoncilli Massi inniettava nelle vene degli studenti la passione per l’Architettura.
    Le Sue lezioni sono state un anello Wagneriano, tracce indelebili per anime che sanno ascoltare e trattenere nel proprio intimo l’essenza del sapere.

  20. Ivo Magnabosco ha detto:

    Caro professore, la passione per l’ architettura, per la cultura , per l’ arte , per il rigore e la precisione , per il sacro ed il sacrilego , rimarranno per sempre indelebili nella memoria di chi ha avuto la fortuna di poter assistere alle Vostre meravigliose lezioni, sempre dense di forti emozioni.

    Venezia 1981- 1982

  21. andrea tiberi ha detto:

    All’interno della facoltà di Architettura di Firenze il mio incontro con il Professore ha rappresentato il passaggio da un mondo rumoroso, fumoso e in sovrannumero, dominato da tanti maestri del nulla, ad un mondo fatto di silenzio, rigore e amore per lo studio e la paziente ricerca. Vorrei dire una scuola di vita che in me ha inciso sul modo di essere e di pensare.
    Un affettuoso ringraziamento e un ricordo che porterò sempre con me.

  22. MARCO FAVARO ha detto:

    Ho appreso solo oggi della scomparsa dell’ARCHITETTO Leoncilli, mi sono lauretao in architettura a Venezia nell’85, ho seguito il suo corso nell’anno accademico ’79/’80, e a tutt’oggi ricordo le sue lezioni e, non solo le riascolto avendole registrate tutte. Sono addolorato della sua scomparsa mi mancherà quello che reputo un “MAESTRO” del fare architettura!!

  23. Annalisa ha detto:

    Ho partecipato solo per caso ad una lezione del professore Leoncilli a Firenze nel lontano settembre 1999. Ero una vera e propria infiltrata tra gli aspiranti architetti fiorentini: ero in realtà da poco iscritta a Lingue a Bologna. Avevo deciso di assistere alla lezione più per fare piacere ad una persona a me cara che per mio vero interesse. Si è trattata comunque di un’esperienza illuminante, del mio primo ingresso nel mondo universitario ad opera di una figura forse a tratti un pò ruvida, ma certamente molto carismatica e coinvolgente.
    Il mio pensiero va allora a quella persona cara che mi ha dato l’opportunità di conoscere il suo amato professore e che ha perso, oltre ad un maestro stimatissimo, anche un grande amico e un’insostituibile guida.

  24. Alessandro Bianchi ha detto:

    Spesso riprendo in mano i suoi libri, talvolta i sui disegni, intrappolati qua e là nella carte di quegli anni all’Università di Firenze. Ogni volta mi torna in mente una frase, una smorfia, un monito ed una risata: le ore trascorse con lui erano così dense che solo pochi attimi di sua presenza mi riempivano di pensieri l’intera giornata. Fortunatamente questi ricordi mi torneranno per tutta la vita, e saranno lì a confortarmi nei momenti difficili.

  25. Alessandra ha detto:

    Apprendo solo ora per caso della scomparsa del prof. Leoncilli Massi.Ho seguito per 2 anni a Firenze i suoi corsi non trovando mai il coraggio di sostenere l’esame…incuteva un tale timore reverenziale. Ma è stato l’unico, assieme a qualche suo “discepolo”, ad avermi insegnato cosa è la vera architettura.
    Grazie professore.

  26. antonio biancucci ha detto:

    Te ne sei andato anche tu.
    Quest’anno ho perso un altro maestro.
    Avrei voluto che le cose andassero diversamente tra di noi.
    Ma su questo il tempo credo cancellerà le impurità.
    Mi hai dato la forza, in un momento per me molto difficile, lontano dalla mia isola, dai miei valori, di ritrovare la verità dell’architettura e la passione del progetto.
    E di questo ti sarò grato, grande costruttore di orizzonti.
    Non ti dimenticherò mai.
    Grazie
    Antonio Biancucci, Palermo.

  27. leonardo piscazzi ha detto:

    a firenze, nel 1989 al corso di composizione I,
    mi sono beccato un fulmine…nei suoi esoneri i voti erano espressi in lumen…
    questo fulmine continua a fornirmi energia…
    grazie

  28. giorgio matita ha detto:

    per Anna Nuzzaci:
    anche per me quel tempo e quelle lezioni sono associate a bellissime sensazioni.
    mi ricordo di te a lezione da Leoncilli.
    grazie professore.
    bwalking69@yahoo.it
    mi farebbe piacere scambiare 4 righe.
    ciao

  29. Marialodovica Delendi ha detto:

    Mi ha dato la forza, l’entusiasmo, la sicurezza di potere pensare e progettare cose meravigliose , il rigore e la consapevolezza dei significati di ogni scelta.
    ci ha fatto volare alto all’inizio della via, grazie professore

  30. edoardo barboni ha detto:

    Ho conosciuto il professor Leoncilli nel 1996 alla facoltà di arcihtettura da studente di medicina grazie a mio fratello Paolo. Mi colpirono la passione che si leggeva nello sguardo degli studenti che accompagnavano il professore, le sue sonore sberle volanti da padre affettuoso e difficile da accontentare. Affascinato dai racconti di mio fratello e dai progetti che trovavo tutti i giorni sul suo tecnigrafo, partecipai anche a qualche lezione di progettazione all’università, nella speranza di conoscere meglio un uomo che mi sembrava tanto misterioso e severo, tanto colto e forse anche un po’ strano. Quando a Perugia nel 2006, nell’aula dei priori, alla presentazione dell’ultimo lavoro del professore provai orgoglio e stupore ascoltando mio fratello parlare, capii che dovevo quel successo alla tenacia del suo maestro e al commovente quasi filiale legame tra loro, accompagnato da un non comune senso del bello e dall’amore per la loro architettura e per l’uomo. Da medico, poi conobbi Leoncilli anche per i suoi motivi di salute e per quello che mi fu possibile cercai di aiutarlo quando me lo chiese e apprezzai la sua compagnia, i suoi consigli, i suoi buffetti nelle guance e le impareggiabili battute.
    Professore preghi per me che pregherò per lei!

  31. catj ha detto:

    finalmente qualcuno che scrive cose interessanti!
    grazie!

  32. MARCO FAVARO ha detto:

    ………………non trovo il libro La leggenda del comporre, sa dove si può trovarne ancora una copia?
    Grazie e saluti
    Marco

  33. Cristiano Cossu ha detto:

    Salve Marco, il libro uscì da Alinea Editore di Firenze, attualmente è esaurito. Per adesso lo trovi solo nelle biblioteche di facoltà, oppure con un colpo di fortuna nelle bancarelle di libri usati…
    ciao
    cristiano

  34. andrea dragoni ha detto:

    ….solo oggi, per caso, scopro questo blog…
    sono commosso perchè ritrovo amici e compagni di università che
    ormai fanno parte della mia storia personale…..il caro Salvo!!!
    come tutti ho apprezzato le qualità dell’uomo Leoncilli ancor prima
    delle sue qualità di Docente e Architetto…che grandezza, che
    spessore, paragonate a quello che l’università e il quotidiano ci propone.
    Ma in fondo la bellezza e la profondità sono a disposizione di chi ha gli occhi
    per coglierla.
    Giancarlo…qualsiasi cosa ci potrà succedere….ed in epoche come questa c’è poco da stare tranquilli…nessuno ci potrà togliere quello ci hai insegnato…grazie!!!!

    Un saluto affetuoso a tutti.

    PS
    Per Marco Favaro,
    ti consiglio di monitorare il sito AbeBooks.com, ci sono in rete tutte le principali librerie che si occupano anche di volumi rari e da collezione
    Per Salvatore Risoli,
    Salvo questa è la mia mail : dragoni.a@tin.it fatti sentire!!!!!

  35. David Foddanu ha detto:

    Per tutti gli interessati, questo è il link su cui ho potuto ordinare 2 copie dell’ultimo libro del Professore:
    http://www.libreriauniversitaria.it/leggenda-comporre-leoncilli-massi-giancarlo/libro/9788881256679

    Per Salvatore Risoli, la mia mail è david.foddanu@libero.it
    Aspetto tue notizie

    Ps.: per chi di Voi come me ha ancora contatti con la Facoltà, perchè non organizzare una mostra sui lavori fatti duranti i corsi del Professore?
    Io mi rendo disponibile

  36. Vincenzo Lucidi ha detto:

    solo poco fa ho saputo del Professore…quanti ricordi mi tornano ora alla mente…Salvatore, se mi leggi, non so che fine hai fatto, ma non sai quanto ti sento “vicino”… anche a me il Professore diceva sempre la stessa cosa… ma io non sono stato bravo quanto te nel seguirlo fino in fondo, nel ricambiare tutte le sue aspettative. Lui era un passionale, un innamorato che sapeva come trasmettere tutto quello che lui “sentiva”. Era teatrale, burbero, roboante, ogni sua lezione era qualcosa di unico. Perché amava davvero l’Architettura, quella vera, quella che ti procura le stesse sensazioni del Requiem di Mozart. Non amava mezzi termini, Lui, voleva sempre il massimo. Perchè valeva la pena solo sporcarsi le mani per quello. Grazie Prof.

  37. Salvatore Risoli ha detto:

    Ciao Vincenzo, il Professore ci chiamava figli e in fondo lo siamo.
    Pur essendo lontani e sparsi per l’Italia, in un certo senso ci sentiamo legati in lui.
    a presto
    il mio indirizzo di posta elettronica è – s.risoli@virgilio.it

  38. Cristiano Cossu ha detto:

    A chi è interessato segnalo che sul primo numero della rivista Ordinè si può leggere un bel ricordo del Professore, a firma di Andrea Ricci.
    La rivista è gratuita e in formato pdf scaricabile gratuitamente da questo indirizzo, registrandosi al sito che la ospita:
    http://www.lulu.com/content/874291
    Un saluto a tutti
    cristiano

  39. Roberto Zanon ha detto:

    l’ho saputo ieri … grazie professore! (aa 1982-83, venezia).
    roberto
    designrz@yahoo.it
    ps: per marco favaro: se hai le lezioni registrate, sarebbe magico se potessi fare un cd …

  40. Lorenza Bologna ha detto:

    Professor Leoncilli… grazie.
    Mi mancano le parole, sarebbe molto più semplice “disegnare”…
    Lorenza, Progettazione I- Firenze A.A 1994-95

  41. Lorenza Bologna ha detto:

    Nel caso fosse possibile organizzare qualcosa per ricordare insieme il Professore- che sia una mostra di lavori, di schizzi, una raccolta di “scatole degli arnesi” o, magari, un CD con le sue Lezioni- io sarei disposta a collaborare/partecipare.
    Lorenza, lorenzabologna@hotmail.com

  42. MARCO ha detto:

    Dopo G.Leoncilli, se ne è andato anche Gianugo Polesello, i maestri dell’architettura italiana sono sempre meno. Perchè non organizzare una mostra itinerante nell’territorio dei “Maestri” dell’architettura Italiana con a latere dei convegni?
    Debbo essere sincero, di architetture con la A maiuscola, se ne vedono sempre meno, o meglio sono interventi di pura estetica!!!

  43. Giorgio Giantomassi ha detto:

    Noi architetti che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di conoscere e frequentare l’architetto di architetture Giancarlo Leoncilli Massi, non possiamo esimerci dal continuo ed incessante confronto con i suoi insegnamenti sull’architettura come risultato di un atto compositivo. Il ricordo è forte e nitido, “…non mi tradire….”, era il suo saluto accompagnato da un buffetto sul viso a coloro con cui si intratteneva nelle pause accademiche tra le aule e il baretto dello IUAV. Siamo suoi discepoli e onoreremo in ogni occasione i suoi principi.
    IUAV A.A. 81/82

  44. isabella guarini ha detto:

    Quasi vi invidio perché avete avuto la fortuna di avere un docente da ricordare come maestro.

  45. Wladimiro MAISANO ha detto:

    Salute Marco FAVARO,
    nell’eventualità che tu non abbia ancora trovato “LA LEGGENDA DEL COMPORRE” ho la possibilità di aiutarti, con un eventuale scambio. Fammi sapere via e.mail all’indirizzo mad007@tele2.it

  46. Juri Battaglini ha detto:

    Solo ieri ho saputo della scomparsa del professore. Ricordo ogni sua lezione. Eri li incollato alla sedia a tremare per la paura di non sapere, e quanto non sapevamo e non sappiamo. “L’architettura deve tornare ad essere criptica” urlava. Solo ora capisco la profondità di questa frase e la meraviglia e l’imperscrutabilità delle idee e della fantasia. Ci sono e basta! Grazie professore. Ciao professore.

    P.s. Ciao Wladimiro, fratello.

  47. Wladimiro MAISANO ha detto:

    Sorpresa dopo tanto d’un “Amore”,
    credevo d’averlo sparpagliato per il mondo.
    Caro amico e fratello Yuri, cosa ci impedisce di riprendere, anche piano piano i conttatti.
    Quanti bei ricordi!!
    La vita è davvero straordinaria, si serve delle strade più impensabili.
    CIAO.

  48. sandro cacciatore ha detto:

    grazie professore.
    ho appreso oggi , casualmente la scomparsa del Nostro amatissimo Professore.
    mi sento quasi in colpa di non averlo saputo prima.
    E’ come un fulmine a ciel sereno. Chi colmerà questo vuoto?
    Non si può dimenticare una persona del genere.
    Con lui se ne va parte della favola e un pò di tutti noi che l’abbiamo conosciuto rispettato e amato.
    Addio architectus classicus sarai sempre parte di noi

  49. giovanni maggi ha detto:

    grazie professore.
    Il periodo passato con te, unico e pieno e di speranza,
    è stato un forte sogno;
    unica certezza

    Sono felice di avere un elenco di architetti nella mia MEMORIA
    un abbraccio a tutte/i .

  50. sandro cacciatore ha detto:

    Rispondo a MARCO: concordo con la tua idea.
    email: sandrocacciatore@hotmail.com
    Un saluto a Yuri: in bocca al lupo per il dottorato

  51. mauro ha detto:

    Un ricordo del Professore Leoncilli Massi
    Ad un anno dalla morte, ricordo come un anno fa, senza sapere della sua scomparsa, mi trovavo a Spoleto e raccontavo come la Lezione del Professore mi fosse sempre e ancora presente nei ricordi, che spesso ritornavano alla mente, della sua città, che si confondevano, nelle visite di quei giorni, con gli splendidi disegni del duomo con il velario della loggia, mostrato a lezione o pubblicato. Poi al rientro, apprendo la notizia da questo Blog e da allora tanti sono i ricordi che ho continuato a leggere; con modestia (la stessa che richiedevano la costanza e l’applicazione che erano necessarie per assistere alle sue splendide lezioni) e la consapevolezza che il modo migliore per ricordarlo sia, forse, ribadire quanto abbia insegnato e trasmesso ai suoi studenti (figli miei, diceva…). Un Insegnare “diverso”, fatto di tanta passione per il “ritorno al mestiere del comporre” (perfino il corso di progettazione, preferiva chiamarlo Composizione, perchè il mestiere dell’architetto era come quello del compositore, diceva….); fatto di assistenti e studenti che lo seguivano durante le lezioni/revisioni (architetti preparatissimi, ricordo il Prof. Andrea Ricci, il Prof. Cristiano Cossu, che spesso mi seguiva le revisioni…).
    I suoi Corsi ti trasmettevano, prima di ogni cosa, la Passione per il comporre architettonico (quello dei maestri come Ridolfi, che spesso ricordava, come Scarpa, che lo chiamava, come diceva, l’Etrusco), “l’Occultissima arte” spesso ci diceva e poi le sue lezioni t’insegnavano a leggere compositivamente le “figure architettoniche della Storia”, quelle che poi nei progetti diventavano nuove forme spaziali attraverso la variazione compositiva: spesso diceva “avere parole nuove, in merito alla vecchia forma..”.Tanta era la “fatica” e la dedizione che richiedeva, durante le Lezioni e gli esami, agli studenti per farci comprendere quale “nesso” accomunasse l’Alberti, l’umanesimo fiorentino, Kanh, Terragni, Libera….; ci diceva piante, prospetti e sezioni, appunto “il segreto della pianta”, Mi rimane viva, del Professore Leoncilli Massi, una Lezione di Vita , che mi ha trasmesso e insegnato un “metodo progettuale”, ma anche il ricordo di un Docente Ordinario di Composizione, anzi “Straordinario” come diceva sempre…..
    Grazie Professore

  52. Salvatore "il sardo" ha detto:

    “Il sardo”, cosi mi chiamava l’amato PROFESSORE per segnalare il mio essere sardo, appunto. Questo resta e resterà per sempre il mio nome per lui.
    Amatissimo professore, maestro di vita, di architettra, padre saggio con i suioi figli.
    I suoi figli eravamo noi, gli studenti di architettura della facoltà di Firenze, e figli resteremo per sempre, continuatori di quella lezione di architettura che ormai non esiste più ma che il nostro PROFESSORE, amava infondere nelle nostre menti e nei nostri cuori.

    IL TEMPO TRASCORRE INESORABILE E TRAPASSANO I RICORDI IN NOI MA IL NOSTRO MAESTRO NON MORIRA’ MAI.

    GRAZIE DI TUTTO PROFESSORE

  53. Salvatore Murineddu ha detto:

    Mi manchi professore.
    Maestro di vita e di architettura, segno profondo nella mia carriera di architetto.
    Padre per tutti noi tuoi figli.
    Unico grande e immenso PROFESSORE, tutti noi sentiamo la tua mancanza, ma sappi che hai lasciato un segno profondo e indelebile nei nostri cuori, che neanche il tempo, inesorabile consumatore, potrà mai cancellare.

    P.S. chiunque avesse una fotografia del professore, potrebbe inviarmela?

  54. Salvatore Murineddu ha detto:

    Mi manchi PROFESORE.
    Maestro di vita e di architettura, segno profondo nella mia vita di architetto.
    Padre indimenticabile per tutti i tuoi figli.
    Il tempo che trascorre inesorabile non potrà mai cancellare gli insegnamenti che hai lasciato in noi per cui tu vivrai per sempre.

    PS. Chi l’avesse, potrebbe inviarmi una foto del professore, vorrei un ricordo da tenere in studio, a memoria perenne del mio passato. il mio indirizzo è toremurineddu@tiscali .it

  55. rossella di brazzà ha detto:

    Il tuo ricordo, le tue frasi, i tuoi sguardi, i tuoi entusiasmi, mi hanno accompagnata in tutti questi quasi 30 anni…sei sempre stato presente… in così poco tempo sei riuscito a lasciare un segno così profondo…
    leggendo quello che scrivono i tuoi allievi scopro forse solo ora la vera grandezza dell’uomo e del maestro che sei stato per tutti noi e scopro anche che sei stato tu a lasciarmi in eredità i valori in cui credo e la passione per questa “missione”…
    non ho sostenuto l’esame al tuo corso perchè avevo paura di non essere all’altezza e di deluderti …ma l’averti conosciuto ed aver seguito le tue lezioni è bastato a lasciare per sempre in me la tua impronta…e dopo tanti anni posso dirti che adesso capisco e condivido la frase che mi scirvesti un giorno: “Sperando che un giorno l’architettura ti sembri complicata come la vita”…
    ciao Prof

    PS. ho letto che Marco Favaro conserva le registrazioni delle lezioni del Prof. Leoncilli dell’anno ’79-’80 che ho frequentato anch’io… mi piacerebbe riascoltarne qualcuna…è possibile? grazie

  56. giovanni "pinocchio" ha detto:

    Il mio ricordo è fortissimo per un grande ed epressivo uomo come era lei professore.
    Mi manca….
    Sono felice di essermi imbattuto nei suo insegnamenti ma sopprattutto di essermi laureao con lei grazie
    Giovanni Frateschi

  57. Alex ha detto:

    ciao “professore” o almeno è così che ti chiamano tutti quelli che ti hanno conosciuto e a cui hai lasciato una pezzetino di te…. Sono uno studente universitario al primo anno a Perugia frequentante il corso di Edile-Architettura. Prima di oggi nn ti avevo mai sentito nominare ma sentendo paralare chi ti conosce a una conferenza organizzata da chi ti vuole bene, si è capito che persona fossi.. citando un tuo allievo “dietro agli edifici raccontavi le favole” Grazie

  58. Claudia Salvatelli ha detto:

    Che bello sentir parlare ancora di quei cartoncini Schoeller…,
    del suo rigore, della sua spietata capacità critica, e della sua tenerezza verso chi gli voleva bene.
    Che bello sentir parlare dell’inattualità del mio Professore….
    Grazie Andrea, grazie Bruno….Grazie a tutti

  59. Buongiorno a tutti. Ho aperto un blog in memoria del prof. Leoncilli Massi. L’indirizzo è il seguente.
    http://leoncilli.blogspot.com/
    Spero che vorrete contribuire. Grazie.

  60. alessandro carlino ha detto:

    grazie Professore,
    grazie per le magnifiche lezioni, per le temibili revisioni, per bach e glenn gould. Grazie per i rimproveri e l’affetto. Grazie!
    Con imperitura stima e rispetto
    a.c.

    alessandrocarlino@virgilio.it

  61. Simona Rinaldi ha detto:

    …Non sapevo..Ricordo la forza, l’arroganza, lo stile..una lezione affollatissima di Composizione a Firenze Novembre 1990, con un ospite d’eccezzione, portato dal Professore ..Giovanni Michelucci..Morì il mese successivo..quella lezione durò per sempre..anche ora..Grazie..ricorderò il riflesso della luce, la polvere, i due visi con lo sgurdo rapace, per sempre..

  62. Massimo Oggiano ha detto:

    …Ciao Professore…

    Tremo ancora al pensiero di quella sua telefonata qualche giorno prima del mio esame di composizione…tra i ricordi più belli del mio periodo fiorentino.

  63. Pippo Sanese ha detto:

    Sono commosso e pensare che a Spoleto se parli con la gente “normale” nessuno sembra ricordarlo. L’Etrusco !

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