I volti … “nascosti” … di L.C. …

MGHW

Luca Ribichini ha recentemente pubblicato per i tipi di Gangemi Editore, Roma 2008, “Il volto e l’architetto” un saggio, di stampo prevalentemente iconografico, nel quale l’autore si avventura nell’interpretazione “antropomorfa”, nientepopodimenoché, di Villa Savoye
argomento misterioso e sdrucciolevole, …
ma rispetto al quale l’autore propone una sua interpretazione originale e, peraltro, assai condivisibile rileggendo, anche in chiave grafica, i complessi rapporti di Le Corbusier con l’ambiente parigino …

Valery, Ghyka, Severini, Léger, Gris, Dermée, Ozenfant,  …
che si incontrano sul prato di Poissy …
come in un girotondo di Matisse …

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5 risposte a I volti … “nascosti” … di L.C. …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Bisognerà proprio comprarlo questo libro per scoprire l’antropomorfismo di Ville Savoye!
    Se fosse vero ci troveremmo di fronte ad una rivoluzione copernicana.
    Non sarà mica come nel caso della Zaha Hadid con l’interpretazione “psicanalitica” che ironicamente da sergio 1943 del progetto del Porto dei Diamanti?
    Appena lo trovo lo compro ma se è una sòla prof. le chiedo il rimborso.
    Saluti
    Pietro

  2. isabella guarini ha detto:

    Nel caso di Le Corbusier si potrebbe affermare che l’antropomorfismo è astratto, nel senso che non vi è riconoscibilità formale, ma identità dei rapporti proporzionali alla maniera dell’arte classica. Le Corbusier nella ricerca delle regole per comporre fu ispirato dai tracciati regolatori di cui parla Auguste Choisy nella sua Storia dell’architettura. Nel dipinto, esposto nella Galleria Druet nel 1921,L.C. utilizzò due nozioni matematiche: il luogo dell’angolo retto e la sezione aurea. Queste nozioni non erano sterili applicazioni della geometria elementare, per offrire una base teorica di semplificazione formale per la produzione industriale, ma erano le regole dell’armonia desunte dall’arte di tutti i tempi, regole in cui s’incarna l’armonia del corpo umano. In questo senso Le Corbusier è un continuatore della tradizione classica mediterranea. Tutto ciò è esposto da lo stesso L.C. nei due volumi de Il Modulor, in cui vi sono interessati applicazioni e verifiche dei tracciati regolatori . L’architettura a misura d’uomo non è altro che lo spot di una complessa ricerca metodologica per trasferire nella modernità le regole del comporre desunte dalla tradizione classica. Non ho ancora letto il libro di Luca Ribichini, Il volto e l’architetto; se fosse questa la tesi esposta, potrei condividerla.

  3. Biz ha detto:

    Certamente Isabella.
    Mi chiedo, però: esiste una differenza sostaziale importante fra l’uso delle regole proporzionali come indicazione per una imitazione della “natura naturans”, ed un loro uso astratto volto ad “armonizzare” una civiltà macchinistica?
    Non so se la formulazione della domanda sia corretta, anche perchè contiene già la risposta. Cioè, SI. E’ una differenza importante; tale per cui appare, comunque la si pensi, una forzatura e un azzardo parlare di antropomorfismo in LC (benchè egli fosse particolarmente ambiguo riguardo a tali aspetti)
    A me pare insomma che infine egli volesse più meccanizzare le case e l’uomo, piuttosto che umanizzare, rendere organiche, le macchine.

    Noto, a margine, una scissione che oggi viviamo fra l’organico e naturale (vissuto erroneamente da molti come irrazionale, bizarro, irregolare) e il geometrico (visto come astratto, innaturale ed opprimente).
    Il fatto è che, se da un lato la geometria, specie nei rapporti classici, è condizione non sufficiente (però necessaria) per una imitazione della “natura naturans”, dall’altro anche la riproduzione degli accidenti della natura come manifestazione, che fatalmente si risolve in una imitazione della “natura naturata”, è condizione altrettanto fuorviata.
    Nel primo caso abbiamo l’astratto, nel secondo il naturalistico.
    Nessuno dei due va bene.

  4. isabella guarini ha detto:

    Sia che si tratti di natura naturante o naturata, come nel pensiero di Giordano Bruno e Baruch Spinoza, penso che il problema sia di rappresentazione della natura nell’arte, in quanto Dio immanente o prodotto di Dio. Comunque, la natura è Dio, e non può essere rappresentata se non attraverso l’intelligenza dell’astrazione matematico-geometrica. Anche le forme di rapppresentazione più verosimiglianti nascondono la struttura matematica e geometrica. Nella riproducibilità delle forme artistiche si perde il senso originario e si finisce con il ripetere le forme, razionali od organiche, statiche o dinamiche, senza più il senso dell’essere. Le Corbusier riprese la ricerca sulle proporzioni, studiando e misurando gli antichi esemplari, per ristabilire la ragion d’essere delle forme geometriche elementari che avevano perso di senso a causa della applicazione accademica di fine secolo. Il suo obiettivo era
    quello di dare dignità estetica ai nuovi prodotti industriali. Ma bisognava scoprire le leggi compositive dell’eterna bellezza.

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