Alterocca … il re della cartolina … addio palazzina …

alteroccaterni

Riceviamo da Michele Giorgini questa segnalazione sull’ennesimo rischio di manomissione (un specie di “analogo” del “caso” Lafuente …), ma, questa volta … siamo a Terni: …

“Caro Giorgio,
ti allego una breve scheda sulla palazzina Alterocca di Terni le cui facciate esterne il MPS di Siena ha deciso di bonificare.
Avrebbero in sostanza deciso di demolire l’apparato decorativo sostituendolo con una versione semplificata e di più facile manutenzione. Il direttore locale si sarebbe opposto alla decisione, ma pare gli sia stato detto che non c’è nulla da fare perchè l’operato della Banca sarebbe reso libero dalla mancanza di vincoli sul bene da parte della Sovrintendenza …”

LA PALAZZINA ALTEROCCA DI TERNI  (1901-1903)

“La palazzina Alterocca di Terni, ultimata nel 1903, è una delle prime opere importanti nella carriera professionale del celebre architetto romano Cesare Bazzani (1876-1939).
Il progetto viene esposto nella mostra del Pensionato Artistico Nazionale del 1903, riportandone un lusinghiero commento da parte della critica, della stampa e dello stesso Re.
La palazzina è destinata ad ospitare le molteplici attività dell’imprenditore Virgilio Alterocca, editore, tipografo, concessionario del telefono, delle affissioni, della pubblicità, direttore di giornali, socialista, filantropo, esponente di spicco della massoneria locale.
Il nome di Alterocca diviene famoso nel mondo per il grande successo riscontrato dalla  produzione della cartolina illustrata, che raggiunge livelli di produzione sorprendenti.
Bazzani ottiene l’incarico della progettazione nel 1901, vincendo un concorso al quale partecipano rinomati artisti.
La palazzina sorge nel cuore della più rinomata strada cittadina, corso Tacito, in un’area occupata da modestissime costruzioni, che si trasforma in breve in un nuovo polo di valorizzazione urbana.
L’edificio si articola su due livelli, il piano terra dedicato alle attività economico-produttive e quindi impostato su una maggiore altezza, e il primo piano dedicato all’abitazione privata di Alterocca.
La composizione dell’insieme si avvale di elementi mutuati dalle correnti innovative dell’inizio del secolo, organizzati però secondo una visione progettuale decisamente classica, che ritma le superfici e modella i volumi secondo un’originale sintesi di tradizione e modernità, caratteristica dell’opera del primo Bazzani.

Nella trattazione delle superfici della palazzina, ordito classico e trama moderna si intessono perciò finemente: ampie pilastrature impongono un ritmo modulare di partizione dei prospetti alleggerito dall’alternanza di agili e moderne colonnine in ghisa; su tutto il volume edilizio si dispiega un’ampia e composita decorazione liberty.

La geniale composizione dell’insieme è di diretta ispirazione alle nuove esperienze romane del periodo: vi si leggono il Palazzo Chauvet di Giulio De Angelis, il Policlinico Umberto I di Giulio Podesti, il Museo dell’Agricoltura (oggi Ufficio Geologico) di Raffaele Canevari e i Magazzini Piatti (oggi salone Renault) a via Nazionale, momenti di quella corrente innovativa che segna l’architettura dell’inizio del secolo e che trova ampia eco nell’opera del primo Bazzani.
L’apparato decorativo che orna la palazzina secondo gli stilemi insieme classici e liberty è assai variegato: fasce e riquadri affrescati caratterizzano i moduli di prospetto opera del pittore reatino Antonino Calcagnadoro, formelle di ceramica policroma puntualizzano il ritmo delle pilastrature, motivi geometrici arricchiscono la gronda, ma è soprattutto la terracotta a costituire la vera e propria veste formale della palazzina. È infatti in terracotta che sono realizzati capitelli, cornici e formelle, cimase e fregi, ovuli e girali del corpo centrale, dentelli e mensole dell’attico che interrompe la gronda, antefisse e mascheroni femminili della torre. È come se alla terracotta, opera di una celebre fornace perugina, l’architetto avesse affidato il compito di rappresentare il contesto classico dell’ornamentazione, sullo sfondo del quale la ceramica, il ferro, la ghisa, e gli affreschi intonano motivi liberty.
L’ornamentazione si presta anche a una lettura in chiave di simbologia massonica: la gronda decorata e le formelle in ceramica propongono croci di S. Andrea e stelle a otto punte, la terracotta è spesso vivacizzata dall’uso del colore verde, che sottolinea in particolare le collane a grani grossi appese al collo delle figure femminili della torre e riprese nei capitelli delle lesene e delle bifore, a simboleggiare la “Vedova con i figli”, o la “Setta Verde”, allocuzioni con cui si usava alludere alla Massoneria.
Nel corso del tempo la palazzina Alterocca, più volte citata positivamente dalla critica, lodata da Paolo Portoghesi, è divenuta il punto focale di corso Tacito, il vero monumento dell’asse più significativo della città, che ha trasformato un’area degradata nel modello cui uniformare l’innovazione qualitativa del tessuto commerciale e urbano che si è andata progressivamente sviluppando.
Scampata alle distruzioni belliche la palazzina, ceduta nell’immediato dopoguerra dalla famiglia Alterocca, subisce una trasformazione pressoché completa degli spazi interni a opera dei nuovi proprietari, che soltanto otto anni dopo, nel maggio del 1953, rivendono lo stabile al Monte dei Paschi di Siena. L’istituto bancario affida all’ing. Guerrini una completa ristrutturazione dell’immobile per adeguarlo alle esigenze del servizio, e con questo nuovo assetto la palazzina giunge sino al 1989, quando viene deciso un nuovo intervento di ripristino. Lo scopo iniziale è quello di adeguare la struttura alle esigenze di un servizio bancario moderno e d’avanguardia, ma ben presto a questo obiettivo si aggiunge quello più ambizioso del recupero delle valenze estetiche e delle connotazioni spaziali dell’originario assetto dello stabile. L’operazione è attuata con buon successo nonostante la complessità di varie fasi di cantiere, come nel caso del recupero delle originali colonnine in ghisa che erano state inglobate in pilastrature di cemento armato e che vengono riscoperte con operazioni manuali per evitare danneggiamenti. Il restauro si è successivamente esteso alle superfici esterne e ha richiesto l’intervento di specialisti delle varie arti applicate, vista la ricchezza e la complessità dell’apparato decorativo.
In data odierna, marzo 2009, passati vent’anni da quel restauro la palazzina ha manifestato segni di degrado dovuti ad infiltrazioni e a lesioni e distacchi della facciata e del suo apparato decorativo.
Il Monte dei Paschi di Siena sta intervenendo per il recupero, ma le fasi iniziali dell’attività hanno già comportato danni all’apparato decorativo, inserimento di opere provvisionali di pessima fattura, e si teme che si proceda all’abbattimento di un insieme decorativo per semplificare l’opera di ripristino”.

M.G.

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