MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (4) … LETTERA AD UN PROFESSORE …

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LETTERA AD UN PROFESSORE UNIVERSITARIO

             Caro professore, alla fine di questa mia ti nasconderai senz’altro dietro un generico “non si può fare di tutta l’erba un fascio”. Vero, non si può generalizzare e infatti non mi rivolgo alla maggioranza degli onesti ma a chi come te ha sempre perseguito il malaffare eludendo e fuorviando ogni richiamo alla responsabilità del ruolo. E allora,

             Perché professore, deleghi i tuoi doveri d’insegnamento ai cultori della materia e ai dottorandi che scegli di volta in volta dalla schiera dei giovani ancora impreparati ad insegnare e li inganni con la promessa di un futuro improbabile ? Almeno lascia a questi poveri precari una parte del tuo immeritato stipendio, in fondo non sono loro che ti permettono di usare l’università nient’altro che come prestigioso biglietto da visita per i tuoi affari privati ?

Perché professore, scrivi dei libri inutili e prolissi (anzi li fai scrivere dai tuoi ossequiosi e remissivi assistenti non pagati, che poi nemmeno menzioni) ed obblighi i tuoi sventurati studenti (nessun altro te li comprerebbe) ad acquistarli ?

Perché professore, insegni progettazione pur non avendo mai fatto un progetto edificabile ? Perché, per sopperire a questa tua incapacità creativa, fai operare i tuoi studenti su temi e luoghi di progetto, per poi appropriarti intellettualmente dei risultati e proporli senza vergogna per rubare un incarico, un progetto di concorso, una mostra, una pubblicazione o un titolo di merito ?

Perché professore, ti rinchiudi nella tua casta, tutto intento alle carriere e alle scalate accademiche, trami concorsi truccati ? Perché come in un gioco da tavolo disponi l’avanzamento o la stagnazione delle carriere, per niente condizionato dal merito ? Perché aspiri ai titoli accademici da collezionare come figurine panini, senza preoccuparti di collezionare i veri titoli, quelli sul campo ?

           Perché professore, lasci in eredità a tuo figlio un posto da docente condannandolo poi a vivere senza la soddisfazione di poter dire di aver fatto tutto da solo ? Perchè gli tramandi questa cattiva abitudine di favorire e raccomandare gli affiliati escludendo così da ogni speranza i veri meritevoli ? Ma perché lo costringi, poverino, appena laureato a diventare dottorando, poi ricercatore, poi associato e infine poco più che quarantenne lo obblighi magari ad essere ordinario, quando lui avrebbe continuato volentieri a divertirsi ancora con la moto, la barchettina a vela e il surf ?

Perché professore, organizzi convegni, conferenze, mostre e rassegne per invitare in vetrina solo i tuoi privilegiati e quando poi riesci a diventare, addirittura, il capo di qualche carrozzone lo usi per scopi familistici promuovendo le tue idee, quelle dei tuoi compagni di merende ed ignorando quelle dei possibili antagonisti o comunque di coloro che in cambio non ti potrebbero dare niente ?

           Perché professore non vuoi essere esaminato da nessuno, non vuoi essere soggetto a verifiche, che so, di una commissione esterna che attesti il tuo impegno ed il risultato della tua ricerca scientifica, della tua attività didattica e del tuo aggiornamento ?

Insomma professore, perchè non riconosci che la vera ricerca è fuori dell’università ? Non vedi che, lì fuori, i veri innovatori sono impegnati nelle loro ricerche di campo e non nelle vecchie e polverose ricerche di titoli accademici ? Non vedi che forse saranno loro a passare alla storia, mentre a te non rimane altro che passare all’incasso ?

         Caro professore, forse sei tu il male primario dell’università, altro che i pochi fondi o i troppi studenti e allora, se rinnegando il tuo passato, iniziassi a condividere che l’università è un luogo di cultura, di ricerca, di merito e non di solo potere, allora potremmo, insieme, ampliare e consegnare questo elenco di domande al nuovo ministro dell’università. Che almeno ci risponda lui.

Salvo che anche lui non sia un professore.

( tratto da: “Mauro Andreini. L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (3) …

L’INTELLETTUALE ED IL BAR SPORT …

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PASSI PERDUTI …

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Sergio 43 su: “LE PERSONEL EST-IL VRAIMENT POLITIQUE?” … Lettre à Giorgio Muratore (1) …

“Caro Prof, posso dire, anche io, caro Giorgio, perché, anno più anno meno, siamo tutti coetanei, stessi professori, stesse aule, stessi “corridoi dei passi perduti”, stessi incontri, poi dispersi nel vasto mondo, chi di qua chi di là, come nell’esplosione finale di “Zabriskie Point” (Michelangelo Antonioni – 1970), ognuno portandosi appresso, come una zavorra sulle spalle, quelle esperienze personali e veramente politiche. Leggevo la bella lettera di Giovanni Merloni e, colpito di trovare un altro compagno d’armi, mi veniva da chiosarla quasi riga per riga. Poi mi sono ricordato che di quegli episodi, di quei nomi, di quegli eventi, mollichella mollichella, passo dopo passo, ne avevo scritto fin dal 2008, appena introdotto in “Archiwatch” da mia figlia, da pochi anni laureata. La prima cronaca, scritta con un po’ di vergogna perché pensavo fosse troppo personale e troppo datata, fu appunto, per i quarant’anni del 1968. Raccontai la mia personale esperienza, botte e ferite comprese date e ricevute a Valle Giulia, soltanto perché sul blog si tornava a parlare di quella data e tu, Giorgio. con mia sorpresa, la pubblicasti. Poi la conoscenza è diventata personale, l’apprezzamento per il tuo anti-conformismo, per il tuo radicamento nella Storia, per la tua sempre giovanile passione da “ragazzaccio”, si è fatto convinto e siamo ancora qui. Una volta, scherzando con Giancarlo Galassi, gli dissi, e ne rise, che “Archiwatch” era, come per il “legnoso” Allen, il mio personale lettino dello psicanalista.
Allora, oggi 2 ottobre è la festa dei nonni e le nipotine mi hanno portato le pastarelle, dopodomani è il decennale di “Archiwatch” e non lo sapevo. Ma una bevutina per un brindisi da qualche parte, facendo “a la romana”, no?”

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Vittorio Corvi su: “LE PERSONEL EST-IL VRAI…

“Io conservo ancora la vecchia spilletta inaugurale. Se il prof. ne volesse emettere una nuova, celebrativa, mi prenoto e chiedo cortesemente dove posso venire a ritirarla.
Auguri!”

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“BRILLANTE, SPIRITOSO, AMANTE DELLA BUONA CUCINA E DEL BUON VINO” … “GENIALE” … “INTELLIGENTE” … “VERO EROE DEL NOSTRO TEMPO” …

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“Caro Professore,
Questo Dudler ha proprio una faccia simpatica!
Le dispiace se anch’ io faccio qualche considerazione su di lui?
Non lo conosco direttamente, ma alcuni amici mi dicono che non è affatto una persona noiosa, come certi commenti sembrano far pensare.
Anzi, sembra che sia brillante, spiritoso, amante della buona cucina e del buon vino.
Conosco, invece, per ragioni di lavoro, i suoi complessi residenziali e le posso assicurare che raramente ho visto abitazioni che, allo stesso tempo, soddisfano in pieno il mercato e incontrano i favori della critica, che funzionano bene nella distribuzione e che contengono, perchè no, perfino un nucleo poetico.
Ma attenzione (mi corregga se sbaglio, professore) quella di Dudler non é la poesia tradizionale del poeta. É invece, quella, tutta contemporanea, del neurologo che sa dove mettere le mani per suscitare sentimenti artificiali, o dello psichiatra che ha studiato le emozioni in laboratorio e quando le manipola difficilmente sbaglia. Che sa dosarle e piegarle per il verso giusto, che è quello dell’economia. Lo so che lei, Professore, storcerá il naso, ma non si può fermare il mare con le mani.
Vede Professore, questa è, secondo me, la differenza tra il suo bravo Passi e il geniale Dudler.
Passi è più poeta (ho visto dei suoi disegni che ho trovato bellissimi) ma è un uomo del passato, il romantico che fa un passo indietro e si rifiuta di capire l’essenza della modernità. Dudler sarà pure meno raffinato, ma è intelligente (nel senso che sa leggere meglio dentro le cose) e sa immergersi totalmente nella realtà delle cose.
Ne vive in pieno le contraddizioni e, vero eroe del nostro tempo, riesce a non pagarne il prezzo. Non mi pare poco. Senza falsi moralismi: tanto di cappello.
Un devoto saluto dalla sua”
Perla

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Se lo dice lei …

P.S.

Pare, dicono …

si sussurra, si mormora …

che canti anche da Dio …

e non è tutto …

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (3) … L’INTELLETTUALE ED IL BAR SPORT …

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IL RAPPORTO CONFLITTUALE TRA L’INTELLETTUALE ED IL BAR SPORT

              Stavo scrivendo un pezzo piuttosto acido sui critici d’architettura e loro annessi e connessi (comprese le marchette e le servette) quando come d’incanto mi è apparso sul monitor un pensiero, anzi una frase, di Pier Paolo Pasolini, datata 1974, “Noi intellettuali tendiamo sempre a identificare la ‘cultura’ con la nostra cultura: quindi la morale con la nostra morale e l’ideologia con la nostra ideologia. Questo significa che esprimiamo, con questo, un certo insopprimibile razzismo verso coloro che vivono, appunto, un’altra cultura”.

Ubi maior minor cessat. D’altra parte gli intellettuali influiscono sul pensiero collettivo (o almeno lo credono loro), i critici tuttalpiù influiscono su qualche biennale. Beninteso, intrigarsi in una dissertazione sulle differenze di pensiero tra gli intellettuali di quarantanni fa e questi contemporanei non è senz’altro alla mia portata, se non altro per motivi anagrafici. Invece, da popolano e populista quale sono, da frequentatore di bar periferici e utilizzatore di luoghi comuni mi incuriosiscono molto di più le cose terra terra. Anzi, dell’ intellighenzia, quella attuale, preferisco riderne della facciata, delle apparenze e dei comportamenti omologati piuttosto che riflettere sul suo pensiero. Che qui al bar poi non servirebbe affatto.

Oggi vedo l’intellettuale un po’ snob, un po’ chic, un pò paternalista, un po’ narcisista. Dichiara di non avere la tv in casa ma farebbe l’impossibile per andarci come ospite, in tv. Nel parlare di notizie gossip (tanto per far vedere che è alla mano) dichiara di averle apprese dal barbiere, in realtà è famelico lettore di giornaletti scandalistici. Ama e riabilita il trash, quello che trentanni fa derideva, oggi lo rivaluta. E’ per forza opportunista.

Oggi vedo l’intellettuale che a parole, ma senza l’intento, si proclama paladino del popolo pur evitando scrupolosamente di relazionare col popolo ed evitando al figlio la carriera di operaio e tantomeno di sposare un’operaia. Fomenta al socialismo ideologico ma interloquisce solo con la casta di appartenenza, meglio se cattedratici, e non certo col cassiere del supermercato. Fa il rivoluzionario dal lunedì al venerdi per poi gustarsi un sabato di shopping firmato. E’ per forza ipocrita.

Oggi vedo l’intellettuale declamare la scuola pubblica pur avendo i propri figli rigorosamente iscritti a scuole private. Parla bene della cultura contadina, declamandola come matrice della società moderna, ma non uscirebbe mai a cena con un contadino. E’ per forza incoerente.

Oggi vedo l’intellettuale, anche quello giovane, che parla e scrive complicato, usa discorsi articolati e detesta l’ironia, di autoironia poi nemmeno l’ombra. Confonde il semplice col semplicistico, l’essenziale col banale, il complicato col complesso, lo schematico col povero. Non vivendo per strada non conosce affatto la saggezza del bar, preferendole quella delle aule universitarie e dei salotti polverosi dove la realtà approda quasi sempre con qualche anno di ritardo. E’ per forza fuori tempo.

Oggi vedo l’intellettuale buonista a prescindere. Per lo zingaro ubriaco che investe e travolge un gruppo di ciclisti, ricerca la colpa nell’emarginazione sociale. Per lo stupratore di gruppo, nell’educazione infantile. Per il pedofilo, in un ormone impazzito. Per il rapinatore, nella mancata ripartizione della ricchezza. E’ per forza conformista.

Oggi vedo l’intellettuale che mai guarda negli occhi il suo interlocutore e quasi sempre ne storpia il nome o il cognome a voler dimostrare che non lo tiene in alcun conto, che lo snobba apertamente. In realtà, sappiamo bene che conosce per filo e per segno tutta la biografia dell’interlocutore per la quale ne è irrimediabilmente geloso e invidioso. E’ per forza ridicolo.

Se incontrassi un intellettuale cosa potrei chiedergli ? Lo pregherei di tornare qui con noi al bar, per riprendere il filo del discorso. E forse del pensiero. L’aperitivo lo offro io.

( tratto da “Mauro Andreini. L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

Copia di senza titolo

 LE 7 INVARIANTI PER ESSERE “ALLA MODA”

  1. La FORMA deve essere informe e assomigliare seppur vagamente ad un posacenere, ad una scultura o ad un suppellettile, ad un elemento antropomorfo o di natura vegetale. Mai evocare la forma della casa o del palazzo così come concepiti negli ultimi 50 secoli. Concepire l’architettura come una scultura abitabile, come un insieme di piani piegati, pendenti e sghembi, di bell’aspetto.
  1. Le finestre vanno spruzzate casualmente sulla FACCIATA, guai a regolarizzarle in modo seriale. Far assomigliare le facciate il più possibile alla trama delle tovaglie ricamate a mano dalle nonne. Fare rampicare a caso in qualche parte della facciata un po’ di vegetazione e qualche alberello nelle terrazze. L’importante che siano verdi il giorno dell’inaugurazione.
  1. Evitare riferimenti tipologici o semantici al PASSATO, tantomeno alla Tradizione. Inventare sempre qualcosa di nuovo ed eclatante. Rifuggire dall’ideare cose semplici e normali. Aver paura della normalità che quasi sempre è troppo banale.
  1. Dare prova, ogni volta, del proprio talento creativo mirando all’ORIGINALITA’. Inventare non Innovare. La moda non è moda se non azzera tutto il passato e va contro la Vecchia Accademia per sostituirla con qualcosa che diventerà presto Nuova Accademia.
  1. Non preoccuparsi affatto del rapporto col CONTESTO, anzi cercare con il proprio colpo di lapis di donarle valore e genius. Concepire la città nuova come un agglomerato, seppur scoordinato, di singolarità ed unicità. Come insieme di oggetti firmati. Concepire l’edificio come indifferente al contesto. Il contesto è una cornice alla propria creazione.
  1. Evitare nel progetto gli SPAZI VECCHI ed ormai inutili come le piazze, le strade, le corti, i vicoli, gli slarghi e le finestre comunemente intese.
  1. Concepire il progetto in funzione della CRITICA e mai in funzione degli abitanti, quindi strabiliare con il rendering anche rappresentando cose che non staranno mai in piedi. Descrivere i propri progetti con parole forbite, inusuali e criptiche in modo da non essere compreso da tutti. Il rischio delle parole semplici è infatti quello di essere compresi e scoperti. E l’architetto, per il suo bene, non deve affatto farsi comprendere né scoprire.

( tratto da “Mauro Andreini. L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

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INAUGURAZIONE EX GIL FORLI’ … UN “RESTAURO” … DA … MANUALE …

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Da Gian Carlo Gatta: …

“Carissimo,

venerdì 18 settembre è stata inaugurata la restaurata ONB, opera progettata, come ben sai, dall’architetto Cesare Valle. In realtà i lavori non sono finiti, manca tutto il cinema e altre porzioni ma, in Italia, inaugurare opere incomplete è ormai la prassi.
Perché venerdì 18 settembre, non si sa; è una data come altre, senza riferimenti storici particolari, o almeno, io non ne ho trovati.
Mi ero riproposto di non andare, ma essendoci anche una mostra sull’architetto Cesare Valle con documenti provenienti dal fondo di famiglia, con i miei collaboratori, abbiamo deciso di andare.
Giunti sul posto, mi sono ricordato che mi ero riproposto di non andarci.
Non entro nel merito di come sia stato progettato e eseguito il “restauro” di questo monumento della modernità anche perché, avendo avuto tutte autorizzazioni necessarie, ivi comprese quelle della Soprintendenza, evidentemente va bene così.
Una cosa però devo dirla, perché la ritengo esilarante. Nella palestra dove un tempo vi era una splendida piscina, è presente una tribuna spettatori. Probabilmente perché le dimensioni dei parapetti o la struttura del solaio a sbalzo non sono più a norma, è stata resa inaccessibile, murando le entrate. Mi immagino come si possa, o potrà, pulire dalla polvere o come si possa, o potrà, recuperare un pallone che, rimbalzando da qualche parte, finisca in tribuna (considerando che la palestra è utilizza sia per la pallacanestro che per la pallavolo).

Tornatoci ieri, ho visto la mostra dedicata a Valle e mi è piaciuta, molto localizzata sulle opere realizzate in Romagna, ma vi erano delle tavole esposte che mi hanno colpito e che non avevo mai visto, in particolare gli arredi interni dell’ONB. Molto interessanti, nonché a colori, che mi ricordano quelli visti e redatti da Oriolo Frezzotti. Mi sono permesso di prendere una copia in più del catalogo perché ho intenzione di inviartelo domani mattina.

In via del tutto generale, ho colto quell’atteggiamento diffuso, se non solito, che aleggia nel nostro mondo (l’Architettura) ovvero che, in fondo in fondo, quegli edifici là, non sono altro che edifici e tali vanno trattati.
Non una parola su Eugenio Ferrauto, poco e niente su Renato Ricci, sol citato Del Vecchio ma men che meno il suo Manuale, confusione fra ONB e GIL, date sbagliate, nomi confusi, poca attenzione ai dettagli, didascalie imprecise, citazioni incomplete, i materiali impiegati a suo tempo un mistero, parapetti originali sostituiti non si sa perché, colori improbabili. Edificio e storia, due cose diverse.
Allego qualche immagine.

A presto risentirci,”

Carlo

p.s. La rampa per disabili mi sembra un gioiello di tecnologia applicata. Per fortuna, la scala elicoidale pendente in una delle palestre, non è stata (ancora ) toccata.

……………..

Speriamo bene …

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

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ECOSOSTENIBILITA’ DEMAGOGICA O DEMAGOGIA ECOSOSTENIBILE

Mamma natura, mi hai sempre insegnato le regole pratiche della giusta messa a dimora dell’albero, dell’arbusto, del cespuglio o del fiore a seconda dell’insolazione, dell’orientamento, del clima, del vento e mi hai sempre insegnato del loro difficoltoso mantenimento e della loro delicata sopravvivenza.

Mamma natura, mi hai sempre insegnato che ogni cosa deve stare al suo posto, gli alberi nei boschi e l’erba nei prati.

Mamma natura, ora vedo questo proliferare di vegetazione sui progetti di grattacieli, di palazzi, di case, vedo terrazze piene di alberi, di arbusti, di cespugli, come piccoli boschi pensili, vedo facciate annullate dai rampicanti, tetti che non sono più lastrici di cemento ma parchi verdi con nidi di rondini e di aquile.

Mamma natura, ma t’immagini che si può passeggiare in terrazza, si può portare il cane a pisciare sul tetto, e da dietro la siepe spiare la strada, ma t’immagini che non c’è più bisogno d’uscire di casa, il fuori è venuto in casa.

Mamma natura, scherzavo dai, sono palazzi e case per ominidi, automi e marziani, è tutto un verde di plastica, non sono alberi veri, non sono siepi vere, non potrebbero sopravvivere.

Mamma natura, lo sai come sono gli architetti, gli piace tanto giocare con le cose che conoscono poco, come giocare con te.

( tratto da “Mauro Andreini. L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

 

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I “PALAZZI” … ANDREINI … A MONTALCINO …

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Schermata 2015-09-17 alle 19.50.09Mauro Andreini, “I Palazzi” Montalcino 1995 -’98

A MONTALCINO …

SULL’APPENNINO …

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DISEGNARE DIPINGENDO … DIPINGERE DISEGNANDO … DARIO PASSI …

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IDEE … IMMAGINI … E PUPAZZI …

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termini d'elia

Gianluca D’Elia · Termini · Divisare

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