“BRILLANTE, SPIRITOSO, AMANTE DELLA BUONA CUCINA E DEL BUON VINO” … “GENIALE” … “INTELLIGENTE” … “VERO EROE DEL NOSTRO TEMPO” …

max dudler vallegiulia

“Caro Professore,
Questo Dudler ha proprio una faccia simpatica!
Le dispiace se anch’ io faccio qualche considerazione su di lui?
Non lo conosco direttamente, ma alcuni amici mi dicono che non è affatto una persona noiosa, come certi commenti sembrano far pensare.
Anzi, sembra che sia brillante, spiritoso, amante della buona cucina e del buon vino.
Conosco, invece, per ragioni di lavoro, i suoi complessi residenziali e le posso assicurare che raramente ho visto abitazioni che, allo stesso tempo, soddisfano in pieno il mercato e incontrano i favori della critica, che funzionano bene nella distribuzione e che contengono, perchè no, perfino un nucleo poetico.
Ma attenzione (mi corregga se sbaglio, professore) quella di Dudler non é la poesia tradizionale del poeta. É invece, quella, tutta contemporanea, del neurologo che sa dove mettere le mani per suscitare sentimenti artificiali, o dello psichiatra che ha studiato le emozioni in laboratorio e quando le manipola difficilmente sbaglia. Che sa dosarle e piegarle per il verso giusto, che è quello dell’economia. Lo so che lei, Professore, storcerá il naso, ma non si può fermare il mare con le mani.
Vede Professore, questa è, secondo me, la differenza tra il suo bravo Passi e il geniale Dudler.
Passi è più poeta (ho visto dei suoi disegni che ho trovato bellissimi) ma è un uomo del passato, il romantico che fa un passo indietro e si rifiuta di capire l’essenza della modernità. Dudler sarà pure meno raffinato, ma è intelligente (nel senso che sa leggere meglio dentro le cose) e sa immergersi totalmente nella realtà delle cose.
Ne vive in pieno le contraddizioni e, vero eroe del nostro tempo, riesce a non pagarne il prezzo. Non mi pare poco. Senza falsi moralismi: tanto di cappello.
Un devoto saluto dalla sua”
Perla

………………….

Se lo dice lei …

P.S.

Pare, dicono …

si sussurra, si mormora …

che canti anche da Dio …

e non è tutto …

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (3) … L’INTELLETTUALE ED IL BAR SPORT …

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IL RAPPORTO CONFLITTUALE TRA L’INTELLETTUALE ED IL BAR SPORT

              Stavo scrivendo un pezzo piuttosto acido sui critici d’architettura e loro annessi e connessi (comprese le marchette e le servette) quando come d’incanto mi è apparso sul monitor un pensiero, anzi una frase, di Pier Paolo Pasolini, datata 1974, “Noi intellettuali tendiamo sempre a identificare la ‘cultura’ con la nostra cultura: quindi la morale con la nostra morale e l’ideologia con la nostra ideologia. Questo significa che esprimiamo, con questo, un certo insopprimibile razzismo verso coloro che vivono, appunto, un’altra cultura”.

Ubi maior minor cessat. D’altra parte gli intellettuali influiscono sul pensiero collettivo (o almeno lo credono loro), i critici tuttalpiù influiscono su qualche biennale. Beninteso, intrigarsi in una dissertazione sulle differenze di pensiero tra gli intellettuali di quarantanni fa e questi contemporanei non è senz’altro alla mia portata, se non altro per motivi anagrafici. Invece, da popolano e populista quale sono, da frequentatore di bar periferici e utilizzatore di luoghi comuni mi incuriosiscono molto di più le cose terra terra. Anzi, dell’ intellighenzia, quella attuale, preferisco riderne della facciata, delle apparenze e dei comportamenti omologati piuttosto che riflettere sul suo pensiero. Che qui al bar poi non servirebbe affatto.

Oggi vedo l’intellettuale un po’ snob, un po’ chic, un pò paternalista, un po’ narcisista. Dichiara di non avere la tv in casa ma farebbe l’impossibile per andarci come ospite, in tv. Nel parlare di notizie gossip (tanto per far vedere che è alla mano) dichiara di averle apprese dal barbiere, in realtà è famelico lettore di giornaletti scandalistici. Ama e riabilita il trash, quello che trentanni fa derideva, oggi lo rivaluta. E’ per forza opportunista.

Oggi vedo l’intellettuale che a parole, ma senza l’intento, si proclama paladino del popolo pur evitando scrupolosamente di relazionare col popolo ed evitando al figlio la carriera di operaio e tantomeno di sposare un’operaia. Fomenta al socialismo ideologico ma interloquisce solo con la casta di appartenenza, meglio se cattedratici, e non certo col cassiere del supermercato. Fa il rivoluzionario dal lunedì al venerdi per poi gustarsi un sabato di shopping firmato. E’ per forza ipocrita.

Oggi vedo l’intellettuale declamare la scuola pubblica pur avendo i propri figli rigorosamente iscritti a scuole private. Parla bene della cultura contadina, declamandola come matrice della società moderna, ma non uscirebbe mai a cena con un contadino. E’ per forza incoerente.

Oggi vedo l’intellettuale, anche quello giovane, che parla e scrive complicato, usa discorsi articolati e detesta l’ironia, di autoironia poi nemmeno l’ombra. Confonde il semplice col semplicistico, l’essenziale col banale, il complicato col complesso, lo schematico col povero. Non vivendo per strada non conosce affatto la saggezza del bar, preferendole quella delle aule universitarie e dei salotti polverosi dove la realtà approda quasi sempre con qualche anno di ritardo. E’ per forza fuori tempo.

Oggi vedo l’intellettuale buonista a prescindere. Per lo zingaro ubriaco che investe e travolge un gruppo di ciclisti, ricerca la colpa nell’emarginazione sociale. Per lo stupratore di gruppo, nell’educazione infantile. Per il pedofilo, in un ormone impazzito. Per il rapinatore, nella mancata ripartizione della ricchezza. E’ per forza conformista.

Oggi vedo l’intellettuale che mai guarda negli occhi il suo interlocutore e quasi sempre ne storpia il nome o il cognome a voler dimostrare che non lo tiene in alcun conto, che lo snobba apertamente. In realtà, sappiamo bene che conosce per filo e per segno tutta la biografia dell’interlocutore per la quale ne è irrimediabilmente geloso e invidioso. E’ per forza ridicolo.

Se incontrassi un intellettuale cosa potrei chiedergli ? Lo pregherei di tornare qui con noi al bar, per riprendere il filo del discorso. E forse del pensiero. L’aperitivo lo offro io.

( tratto da “Mauro Andreini. L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

Copia di senza titolo

 LE 7 INVARIANTI PER ESSERE “ALLA MODA”

  1. La FORMA deve essere informe e assomigliare seppur vagamente ad un posacenere, ad una scultura o ad un suppellettile, ad un elemento antropomorfo o di natura vegetale. Mai evocare la forma della casa o del palazzo così come concepiti negli ultimi 50 secoli. Concepire l’architettura come una scultura abitabile, come un insieme di piani piegati, pendenti e sghembi, di bell’aspetto.
  1. Le finestre vanno spruzzate casualmente sulla FACCIATA, guai a regolarizzarle in modo seriale. Far assomigliare le facciate il più possibile alla trama delle tovaglie ricamate a mano dalle nonne. Fare rampicare a caso in qualche parte della facciata un po’ di vegetazione e qualche alberello nelle terrazze. L’importante che siano verdi il giorno dell’inaugurazione.
  1. Evitare riferimenti tipologici o semantici al PASSATO, tantomeno alla Tradizione. Inventare sempre qualcosa di nuovo ed eclatante. Rifuggire dall’ideare cose semplici e normali. Aver paura della normalità che quasi sempre è troppo banale.
  1. Dare prova, ogni volta, del proprio talento creativo mirando all’ORIGINALITA’. Inventare non Innovare. La moda non è moda se non azzera tutto il passato e va contro la Vecchia Accademia per sostituirla con qualcosa che diventerà presto Nuova Accademia.
  1. Non preoccuparsi affatto del rapporto col CONTESTO, anzi cercare con il proprio colpo di lapis di donarle valore e genius. Concepire la città nuova come un agglomerato, seppur scoordinato, di singolarità ed unicità. Come insieme di oggetti firmati. Concepire l’edificio come indifferente al contesto. Il contesto è una cornice alla propria creazione.
  1. Evitare nel progetto gli SPAZI VECCHI ed ormai inutili come le piazze, le strade, le corti, i vicoli, gli slarghi e le finestre comunemente intese.
  1. Concepire il progetto in funzione della CRITICA e mai in funzione degli abitanti, quindi strabiliare con il rendering anche rappresentando cose che non staranno mai in piedi. Descrivere i propri progetti con parole forbite, inusuali e criptiche in modo da non essere compreso da tutti. Il rischio delle parole semplici è infatti quello di essere compresi e scoperti. E l’architetto, per il suo bene, non deve affatto farsi comprendere né scoprire.

( tratto da “Mauro Andreini. L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

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INAUGURAZIONE EX GIL FORLI’ … UN “RESTAURO” … DA … MANUALE …

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Da Gian Carlo Gatta: …

“Carissimo,

venerdì 18 settembre è stata inaugurata la restaurata ONB, opera progettata, come ben sai, dall’architetto Cesare Valle. In realtà i lavori non sono finiti, manca tutto il cinema e altre porzioni ma, in Italia, inaugurare opere incomplete è ormai la prassi.
Perché venerdì 18 settembre, non si sa; è una data come altre, senza riferimenti storici particolari, o almeno, io non ne ho trovati.
Mi ero riproposto di non andare, ma essendoci anche una mostra sull’architetto Cesare Valle con documenti provenienti dal fondo di famiglia, con i miei collaboratori, abbiamo deciso di andare.
Giunti sul posto, mi sono ricordato che mi ero riproposto di non andarci.
Non entro nel merito di come sia stato progettato e eseguito il “restauro” di questo monumento della modernità anche perché, avendo avuto tutte autorizzazioni necessarie, ivi comprese quelle della Soprintendenza, evidentemente va bene così.
Una cosa però devo dirla, perché la ritengo esilarante. Nella palestra dove un tempo vi era una splendida piscina, è presente una tribuna spettatori. Probabilmente perché le dimensioni dei parapetti o la struttura del solaio a sbalzo non sono più a norma, è stata resa inaccessibile, murando le entrate. Mi immagino come si possa, o potrà, pulire dalla polvere o come si possa, o potrà, recuperare un pallone che, rimbalzando da qualche parte, finisca in tribuna (considerando che la palestra è utilizza sia per la pallacanestro che per la pallavolo).

Tornatoci ieri, ho visto la mostra dedicata a Valle e mi è piaciuta, molto localizzata sulle opere realizzate in Romagna, ma vi erano delle tavole esposte che mi hanno colpito e che non avevo mai visto, in particolare gli arredi interni dell’ONB. Molto interessanti, nonché a colori, che mi ricordano quelli visti e redatti da Oriolo Frezzotti. Mi sono permesso di prendere una copia in più del catalogo perché ho intenzione di inviartelo domani mattina.

In via del tutto generale, ho colto quell’atteggiamento diffuso, se non solito, che aleggia nel nostro mondo (l’Architettura) ovvero che, in fondo in fondo, quegli edifici là, non sono altro che edifici e tali vanno trattati.
Non una parola su Eugenio Ferrauto, poco e niente su Renato Ricci, sol citato Del Vecchio ma men che meno il suo Manuale, confusione fra ONB e GIL, date sbagliate, nomi confusi, poca attenzione ai dettagli, didascalie imprecise, citazioni incomplete, i materiali impiegati a suo tempo un mistero, parapetti originali sostituiti non si sa perché, colori improbabili. Edificio e storia, due cose diverse.
Allego qualche immagine.

A presto risentirci,”

Carlo

p.s. La rampa per disabili mi sembra un gioiello di tecnologia applicata. Per fortuna, la scala elicoidale pendente in una delle palestre, non è stata (ancora ) toccata.

……………..

Speriamo bene …

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

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ECOSOSTENIBILITA’ DEMAGOGICA O DEMAGOGIA ECOSOSTENIBILE

Mamma natura, mi hai sempre insegnato le regole pratiche della giusta messa a dimora dell’albero, dell’arbusto, del cespuglio o del fiore a seconda dell’insolazione, dell’orientamento, del clima, del vento e mi hai sempre insegnato del loro difficoltoso mantenimento e della loro delicata sopravvivenza.

Mamma natura, mi hai sempre insegnato che ogni cosa deve stare al suo posto, gli alberi nei boschi e l’erba nei prati.

Mamma natura, ora vedo questo proliferare di vegetazione sui progetti di grattacieli, di palazzi, di case, vedo terrazze piene di alberi, di arbusti, di cespugli, come piccoli boschi pensili, vedo facciate annullate dai rampicanti, tetti che non sono più lastrici di cemento ma parchi verdi con nidi di rondini e di aquile.

Mamma natura, ma t’immagini che si può passeggiare in terrazza, si può portare il cane a pisciare sul tetto, e da dietro la siepe spiare la strada, ma t’immagini che non c’è più bisogno d’uscire di casa, il fuori è venuto in casa.

Mamma natura, scherzavo dai, sono palazzi e case per ominidi, automi e marziani, è tutto un verde di plastica, non sono alberi veri, non sono siepi vere, non potrebbero sopravvivere.

Mamma natura, lo sai come sono gli architetti, gli piace tanto giocare con le cose che conoscono poco, come giocare con te.

( tratto da “Mauro Andreini. L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

 

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I “PALAZZI” … ANDREINI … A MONTALCINO …

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Schermata 2015-09-17 alle 19.50.09Mauro Andreini, “I Palazzi” Montalcino 1995 -’98

A MONTALCINO …

SULL’APPENNINO …

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DISEGNARE DIPINGENDO … DIPINGERE DISEGNANDO … DARIO PASSI …

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IDEE … IMMAGINI … E PUPAZZI …

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termini d'elia

Gianluca D’Elia · Termini · Divisare

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“Se vivessimo in un altro Paese, più onesto e civile, se vivessimo in un Paese dove demagogia e ipocrisia non esistessero, se vivessimo in un Paese dove i furbetti del quartierino non avessero vita facile, se vivessimo in un Paese dove non si elargissero (per ragioni politiche) fondi pubblici per organizzare eventi e manifestazioni inutili per migliorare la vita di luoghi come il Corviale” …

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ettore maria mazzola su: RIGENERARE CORVIALE? …

“Concorso internazionale Rigenerare Corviale http://rigenerarecorviale.aterroma.it/ Nella foto (del 7/9/2015) lo scultore …

“L’attuale concorso per Corviale è l’ennesima vergogna di un Paese in cui l’ottusa idologia degli architetti e dei docenti universitari, emuli di Le Corbusier & co., fa sì che si ritenga assurdo demolire un mostro energivoro, spersonalizzante, criminogeno e che richiede costanti costi (PUBBLICI OVVIAMENTE) di manutenzione, mentre al di là delle Alpi la Francia negli ultimi 10 anni ha investito oltre 60 mld di Euro per demolire le mostruosità urbanistiche fallimentari realizzate tra gli anni ’70 e ’80!

Fare un concorso di “rigenerazione”, dove a priori è deciso che si debba mantenere in piedi (con soldi pubblici, ovviamente) questa schifezza non ha senso!

Col mio progetto ho dimostrato che non solo è possibile sostituire il mostro senza costi per la collettività, ma che addirittura si potrebbero avere notevoli guadagni (ben 511 mln di euro!!) e generare moltissimi posti di lavoro, ho dimostrato che è possibile restituire 11 ettari di terreno alla campagna e che è possibile insediare 2000 nuovi abitanti ed una serie di attività attualmente inesistenti, inoltre sarebbe possibile realizzare un parco pubblico e che è possibile realizzare un “borgo” autosufficiente pensato per tutte le fasce d’età … il tutto senza cacciare di casa nessuno, grazie al programma graduale di sostituzione edilizia!

Tuttavia gli organizzatori del concorso, in pompa magna e con tutta la dovuta demagogia del caso, hanno deciso di mascherare col termine “rigenerazione urbana” (preso in prestito non autorizzato, uno slogan che con diversi miei colleghi con i quali portiamo avanti da molti anni … evidentemente hanno fiutato l’interesse) la regolarizzazione (a condono edilizio chiuso e non rinegoziabile) degli immobili abusivi del 4° piano. Complimenti davvero!

Il mio progetto, (regolarmente ostracizzato dai loschi personaggi che, campando grazie all’attuale Corviale, ne decidono le sue sorti), ha ricevuto tre importantissimi premi internazionali da parte dell’IMCL (International Making Cities Livable) e dell’INTBAU (International Network for Traditional Building Architecture & Urbanism), è stato preso come modello di sviluppo di nuovi quartieri che stanno sorgendo in Russia e, nello scorso maggio, sono stato chiamato a spiegare come risolvere i problemi dell’edilizia popolare in Brasile … mentre qui in Italia continuerò a vita ad esser considerato un estremista rivoluzionario, semplicemente perché metto al centro della progettazione gli esseri umani e l’ambiente, piuttosto che l’ideologia alla moda … meglio così, sono talmente schifato dall’Italia che la cosa mi inorgoglisce!

Se vivessimo in un altro Paese, più onesto e civile, se vivessimo in un Paese dove demagogia e ipocrisia non esistessero, se vivessimo in un Paese dove i furbetti del quartierino non avessero vita facile, se vivessimo in un Paese dove non si elargissero (per ragioni politiche) fondi pubblici per organizzare eventi e manifestazioni inutili per migliorare la vita di luoghi come il Corviale, quella vergogna urbanistica, dovuta alla folle sperimentazione ideologica su delle ignare cavie umane, sarebbe già stata demolita e sostituita con qualcosa a dimensione umana … come del resto richiesto dalla totalità dei residenti regolari di Corviale nel 2000 (vedere atti del convegno “Recupera Corviale” tenutosi presso il San Michele nel lontano 2001)

Spero che nessuno partecipi a questa vergogna ispirata (o momento culminante se preferite) dal progetto di Guendalina Salimei (rigorosamente “figlia d’arte”) e l’ignobile macchina mediatica creatagli intorno dallo squallido film “scusate se esisto” … che delusione vedere una brava attrice come Paola Cortellesi, svendersi alla pubblicità!

Non posso che esprimere il mio cordoglio nei confronti dei cittadini onesti di Corviale, costretti a restare nel proprio falansterio “rigenerato”

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A MONTALCINO … SULL’APPENNINO …

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ANDREINI A MONTALCINO …

MAURO ANDREINI …

NELLE TERRE DI NESSUNO …

TERRE DI NESSUNO …

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