MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

Copia di senza titolo

 LE 7 INVARIANTI PER ESSERE “ALLA MODA”

  1. La FORMA deve essere informe e assomigliare seppur vagamente ad un posacenere, ad una scultura o ad un suppellettile, ad un elemento antropomorfo o di natura vegetale. Mai evocare la forma della casa o del palazzo così come concepiti negli ultimi 50 secoli. Concepire l’architettura come una scultura abitabile, come un insieme di piani piegati, pendenti e sghembi, di bell’aspetto.
  1. Le finestre vanno spruzzate casualmente sulla FACCIATA, guai a regolarizzarle in modo seriale. Far assomigliare le facciate il più possibile alla trama delle tovaglie ricamate a mano dalle nonne. Fare rampicare a caso in qualche parte della facciata un po’ di vegetazione e qualche alberello nelle terrazze. L’importante che siano verdi il giorno dell’inaugurazione.
  1. Evitare riferimenti tipologici o semantici al PASSATO, tantomeno alla Tradizione. Inventare sempre qualcosa di nuovo ed eclatante. Rifuggire dall’ideare cose semplici e normali. Aver paura della normalità che quasi sempre è troppo banale.
  1. Dare prova, ogni volta, del proprio talento creativo mirando all’ORIGINALITA’. Inventare non Innovare. La moda non è moda se non azzera tutto il passato e va contro la Vecchia Accademia per sostituirla con qualcosa che diventerà presto Nuova Accademia.
  1. Non preoccuparsi affatto del rapporto col CONTESTO, anzi cercare con il proprio colpo di lapis di donarle valore e genius. Concepire la città nuova come un agglomerato, seppur scoordinato, di singolarità ed unicità. Come insieme di oggetti firmati. Concepire l’edificio come indifferente al contesto. Il contesto è una cornice alla propria creazione.
  1. Evitare nel progetto gli SPAZI VECCHI ed ormai inutili come le piazze, le strade, le corti, i vicoli, gli slarghi e le finestre comunemente intese.
  1. Concepire il progetto in funzione della CRITICA e mai in funzione degli abitanti, quindi strabiliare con il rendering anche rappresentando cose che non staranno mai in piedi. Descrivere i propri progetti con parole forbite, inusuali e criptiche in modo da non essere compreso da tutti. Il rischio delle parole semplici è infatti quello di essere compresi e scoperti. E l’architetto, per il suo bene, non deve affatto farsi comprendere né scoprire.

( tratto da “Mauro Andreini. L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

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5 risposte a MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

  1. Maurizio Gabrielli ha detto:

    E pensare che l’architettura sarebbe una cosa semplice: la porta per passare, le finestre per affacciarsi, per l’aria e la luce, il tetto per coprire…ecc. Il contesto non esiste così come la società non esisteva nelle parole della liberista inglese Tatcher negli anni 80…e via cazzeggiando.

  2. Vittorio Corvi ha detto:

    Troppo forte ‘sto Andreini. E non solo nell’arte del cazzeggio… ho visto or ora anche qualche suo progetto… onweb.

  3. Antony ha detto:

    Se faccio un’architettura a forma di hamburgher con patatina che fuoriesce divento famoso, per il semplice fatto che nessuno mai ha osato così tanto. Sembra paradossale, ma la situazione odierna sembra questa. Un mondo informe che privilegia lo sgorbio informe, tacciando di arretratezza chi realizza a regola d’arte un edificio che risponde al suo scopo. Se Ridolfi e Libera vivessero oggi sarebbero considerati architetti mediocri. Il bello è che su tali assurdità si costruiscono pure le carriere universitarie, coi professoroni pronti a buttare giù dalla torre d’avorio chi non sia ben disposto verso il cazzeggio formale!

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