MAURO ANDREINI … “A CHI DEDICO QUESTA CANZONE” …

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A CHI DEDICO QUESTA CANZONE

“Di certo non

a chi parla sempre di sé, spesso perché nessuno parla mai di lui

a chi non ti ascolta mentre gli parli, perché sta pensando a quello che ti deve dire dopo

a chi ha una buona trama per un racconto breve ma sente l’esigenza di farne un romanzo

a chi pensa di essere un furbetto, inconsapevole di essere stato già scoperto e tollerato

a chi è interessato a partecipare comunque, salvo poi ritirarsi se non ci scopre il tornaconto

Di certo non

a chi ha bisogno di una “claque” su facebook perché la vita reale gliel’ha negata

a chi ambisce a diventare famoso, non potendo diventare bravo

a chi scodinzola dietro i personaggi “importanti” per far vedere che ci sono in confidenza

a chi, in tempi di carestia, santifica la povertà pur vivendo nella Grande Abbondanza

a chi disdegna l’autoironia e la modestia, ai falsi modesti

Di certo la dedico

a tutti i pipistrelli, considerati mammiferi dagli uccelli e uccelli dai mammiferi

e che per questa loro condizione indefinita, vivono il mondo con quasi nessuna certezza”.

Mauro Andreini

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PRESUNZIONE … ARROGANZA … IGNORANZA … DEI PROGETTISTI … DI GIBELLINA …

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ettore maria mazzola commented on: METODO GIBELLINA? … NOOOO …

Ma Gibellina ha ancora bisogno di opere d’arte contemporanea? Errare humanum est … perseverare autem diabolicum! di Ettore …

“cara Viviana,

sicuramente questa non è architettura, né soprattutto è ubbanistica, quindi non andava fatto questo abominio.

Per quamto attiene il presunto “museo a cielo aperto”, gli introiti che ha portato (e che avrebbe portato anche in un altro Paese … perché non è colpa degli italiani e della mafia -come si è giustificato Gregotti per difendere il suo abominevole ZEN di Palermo- se certe schifezze non interessano a nessuno) sono talmente esigui che non si uò affatto giustificare l’operazione né, soprattutto, il ripetersi della stessa.

Tra l’altro in questi anni gli unici visitatori – come te e me – sono stato stati gli studenti di architettura (tu mandata da Venezia e il da Purini) che ci raccontavano delle meraviglie da vedere … il resto della gente – non essendo passato tramite il tentativo di lobotomia delle facoltà di architettura – non ha provato, né mai proverà interesse per visitare le “meraviglie” della ricostruzione del terremoto del Belice, a differenza dell’incredibile interesse manifestato a livello mondiale per le Meraviglie reali della ricostruzione del Val di Noto.

Nel 1968, la presunzione, l’ignoranza e l’arroganza dei promotori e, soprattutto, dei progettisti di Gibellina, che decisero di ignorare la grandiosa lezione della ricostruzione successiva al devastante terremoto del 1693 sono le uniche responsabili del colossale fallimento di quell’operazione ignobile!

Il Cretto di Burri, che a te sembra affascinante, a me e a molti altri fa schifo.Se mai almeno Burri si fosse sforzato di rispettare pedissequamente il tracciato delle strade e piazze originali, forse avrebbe potuto suscitarmi qualcosa…. oggi l’unica cosa che mi sucscita è un mal di pancia colitico!

Un caro saluto”

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METODO GIBELLINA? … NOOOO …

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Ma Gibellina ha ancora bisogno di opere d’arte contemporanea?
Errare humanum est … perseverare autem diabolicum!

di Ettore Maria Mazzola

“Leggendo su Artribune dell’iniziativa DeviAzioni – Gibellina Urban Art, un dubbio mi sorge spontaneo: ma se l’operazione intellettualoide iniziale si è mostrata un fallimento assoluto, come è possibile che, a 49 anni di distanza, l’assessore alla “cultura” gibellinese possa aver deciso di riprovarci?

E come è possibile che la cosiddetta stampa specializzata possa celebrare – in nome dell’ideologia imperversante – il presunto successo di chi non sia in grado di imparare dagli errori del passato?

Soprattutto mi chiedo – considerato il costante sperpero di denaro pubblico e la costante carenza di servizi, specie in luoghi come Gibellina, dove l’acqua corrente è quasi un’utopia – come sia possibile da parte di Artribune raccontare con orgoglio quelli che furono i sotterfugi messi in pratica dal sindaco promotore della ricostruzione di 49 anni fa:

“I fondi, negati dallo Stato – che non volle destinarli all’arte – Corrao li ottenne con manifestazioni, battaglie parlamentari e mille escamotage (come quando travestì i lavori per il Cretto da “opere di sistemazione idrogeologica”), contando soprattutto sulla generosità di artisti e residenti”.

Considerato lo stato in cui versano tutt’oggi Gibellina e il suo territorio, e considerato lo scempio paesaggistico ed economico (il recente restauro del Cretto è costato un’enormità), bisognerebbe aprire un’indagine in Procura contro quel politico, piuttosto che celebrarne il suo “mecenatismo” operato coi soldi nostri!

Tornando ad oggi, nel pezzo di Artribune si legge che, a ideare l’operazione di questi giorni è stato il giovane assessore alla cultura Giuseppe Zummo, il quale ha sostenuto che:

“L’elemento d’ispirazione sono state le contaminazioni artistiche che Gibellina ha avuto negli anni, e di conseguenza lo sviluppo di un metodo. La ricostruzione della città è un caso unico al mondo. Sono passati trent’anni e i concetti di arte pubblica, sostenibilità, estetica, conservazione, si sono modificati”.

Detto questo, Zummo ha sciorinato una serie di termini e frasi messe lì per operare il consueto lavaggio del cervello, nel vano tentativo di convincere che l’opera sarebbe cosa buona e giusta:

“Oggi il coinvolgimento dei cittadini diventa fondamentale. Il contatto con gli artisti è più diretto. E i linguaggi si fanno più immediati, economicamente sostenibili. Come per la Street Art”.

Orbene, memore della mia prima visita a Gibellina, quando ebbi modo di registrare la disapprovazione – in taluni casi una vera e propria rabbia – dei residenti nei confronti dei “professoroni” ed “artisti” che avevano realizzato quell’ignobile luogo metafisico, dove la vita non è di casa, sarei davvero interessato a conoscere quale sarebbe il fondamentale coinvolgimento dei cittadini!

Il pezzo di Artribune ci viene subito in aiuto chiarendo come i cittadini vengano considerati alla stessa stregua del popolo romano da parte del Marchese del Grillo:

“I passanti che ci vedevano a lavoro erano incuriositi, alcuni (pochi) non approvavano. Quanto a noi, siamo rimasti stupiti della grande risorsa culturale concentrata in un solo luogo”.

Inutile chiedersi come e perché il linguaggio dell’arte in oggetto risulti più “economicamente sostenibile” … è chiaro che ci troviamo davanti all’ennesimo abuso terminologico, per il quale chi lo pronuncia si interessa solo della possibile rivendicazione della frase, piuttosto che della reale messa in pratica del suo contenuto … chi fa abuso dei certi termini, infatti, lo fa nella consapevolezza che il “popolo bue” – quello che crede fedelmente nella parola di chi di certe cose se ne intende – gli crederà senza proferire verbo, né investigare sulla realtà dei fatti!

L’articolo va quindi avanti celebrando “il metodo”:

“È da qui che si riparte, rimettendo in campo un sogno e provando ad accordarlo alle pratiche del tempo.”

Torniamo quindi ai “sogni” di folli visionari che si trasformeranno in incubi per le cavie di turno!

A conferma del metodo, Zummo dichiara:

“I ragionamenti alla base del progetto sono frutto dei confronti che ho spesso con amici artisti, curatori, musicisti. Cerchiamo di stimolare la comunità con nuovi input. E devo dire che in questo caso ci siamo riusciti, ma solo dopo grandi confronti con le istituzioni”.

Non dunque il dichiarato coinvolgimento dei cittadini che diventa fondamentale, bensì il frutto di una serie di incontri tra personaggi, ideologicamente compromessi, il cui unico intento è quello di realizzare, a spese degli altri, opere che possano celebrare il proprio ego.

Questa gente è così miope da non accorgersi che quella che le appare come l’avanguardia più evoluta dell’arte, rappresenta invece una povertà intellettuale mai registrata in precedenza!

… e la chiamano cultura!

Vi riporto il link al post di Archiwatch dove trovate il link al pezzo di Artribune e quello al mio vecchio articolo su Gibellina”

https://archiwatch.it/2017/01/24/97182/

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ettore maria mazzola su: SPRECO … ARROGANZA …UTOPIA … FALLIMENTO …

Gibellina, 49 anni dopo … Da Burri a Sten Lex …

“Titolo perfetto professore, meriterebbe di essere incisa su una lastra di marmo ed esposta nella “piazza” di Gibellina (disegnata per fare atterrare lo Shuttle!
Sull’ignobile caso di Gibellina, e soprattutto sull’inutile celebrazione e popolarità di quella vergogna, solo perché realizzata da personaggi accademici italiani, tempo fa scrissi questo pezzo:

http://www.simmetria.org/simmetrianew/contenuti/articoli/43-altri-articoli/805-perche-gibellina-di-emmazzola.html

Cordiali saluti”
Ettore

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“ARCHITETTURA DELLA CITTA'” …

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Sergio Brenna su: MAURO ANDREINI … “LA BIENNALE DI VENEZIA E’ COME IL FESTIVAL DI SAN REMO” …

LA BIENNALE DI VENEZIA E’ COME IL FESTIVAL DI SANREMO  “Appena il tempo della nomina delle due signore straniere alla …

“Sulla Biennale tutto vero e condivisibile; c’è da dire, però, che il loro progetto di ampliamento della Bocconi è la sola realizzazione milanese degli ultimi decenni che non pecchi di presuntuosa autoreferenzialità e che – invece – abbia saputo esprimere una “architettura della città”. Chiedo scusa se vi pare poco, ma con questa premessa forse possiamo sperare di assistere ad un’edizione meno “autoriale” persino di quella di Aravena, che, nonostante tutta la sua pretenziosamente dichiarata ambizione di “architettura povera”, dall’autorialità autoreferenziale non mi pare sia riuscita a scrollarsi gran che”.

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MAURO ANDREINI … “LA BIENNALE DI VENEZIA E’ COME IL FESTIVAL DI SANREMO” …

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LA BIENNALE DI VENEZIA E’ COME IL FESTIVAL DI SANREMO

 “Appena il tempo della nomina delle due signore straniere alla curatela della prossima Biennale di Venezia che la gente d’architettura si scatena in dissertazioni caprine sulle due “malcapitate” e su chi sarà poi il curatore del Padiglione italiano.

Gente d’architettura, suvvìa, siate meno seri. Il Padiglione italiano alla Biennale è per l’architettura un po’ come il Festival di Sanremo è per la musica. Per entrambe grandi attese e grandi aspettative, poi il solito copione.

Il direttore artistico che si affanna nel declamare l’unicità del suo evento. Tutte le case discografiche a sgomitare per essere accontentate. I pianti rabbiosi degli esclusi. I critici che si azzannano e si avventano come formiche sulla mollica di pane, prevedendo in Mengoni il futuro Modugno e nella Amoroso la nuova Mina.

Chi a giurare che il futuro della canzone italiana stia sul ritmo jazzato di Gualazzi chi, invece, sulla scopiazzatura della mitica Amy Winehouse.

Di possibili nuovi Dalla, De Gregori, Vasco o Zucchero però nemmeno l’ombra.

Ma in fondo in fondo, dai, entrambe le manifestazioni sono innocue. Dopo la chiusura nessuno si ricorda più i cantanti e tantomeno le canzoni.

Fino al prossimo Sanremo, anzi volevo dire fino alla prossima Biennale.”

Mauro Andreini

 

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JULIO LAFUENTE … IPPODROMO TOR DI VALLE … ATLANTE IUAV … DIVISARE …

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METTONO A REDDITO ANCHE AUGUSTO …

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Manuela Marchesi su: “Il nostro è un atto … chiamiamolo così di mecenatismo puro” …

Il «nuovo» Mausoleo di Augusto tra registi da Oscar e animazioni

Luca Josi … Luca Josi è il nuovo chairman officer di …

“l’ennesimo colpo al cuore. Hanno tolto tutte le piante che facevano il verde intorno al mausoleo. (manco mi va più di scriverlo con la Maiuscola…) Hanno messo ponteggi attaccati al mausoleo stesso. Hanno pavimentato di ghiaino bianco il camminamento circolare di sotto. Girano persone coi caschetti da cantiere. Un dolore e la rabbia di fronte a quanta, e tanta stupidità di amministratori “moderni” che hanno fatto pappa e ciccia coi poteri del mattone-cemento-“restauro”…Sono ancora di più avvelenata sapendo che lo scempio oramai è opedrativo e quindi fine del gioco, se di gioco si può parlare. E’ bruttissimo vedere il nullo rispetto con cui viene trattato uno oramai storico verde urbano, piccolo quanto si vuole ma pensato col cervello e forse anche col buonsenso. E’ in arrivo la famosa e tanto vituperata “spianata bianca”, e mi chiedo perché mai alcuni architetti, molti architetti, siano fautori del “famolo strano”, dell’originalità a tutti i costi, dello stupire la gente facendo leva sul Nuovo Finalmente. Un dispiacere e tanta tanta rabbia.”

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Progetto di riqualificazione di Piazza Augusto …

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ABOMINEVOLI VETRATE …

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ettore maria mazzola commented on: LA PARANOIA DELLA … “MESSA A NORMA” … E … L’AFFARE … DELLLA “CLIMATIZZAZIONE” …

Manuela Marchesi su FREEZER … BRERA… “Mi chiedo come si facesse prima dei condizionatori e climatizzatori. La Galleria …

“… e che dire delle abominevoli “vetrate” dell’aula principale dei Mercati Traianei “donate” da un produttore di impanti di climatizzazione?

Poco dopo l’installazione, essendo mutate dopo quasi 2000 anni le condizioni climatiche interne, vennero giù dei frammenti delle malte della volta … nessuno osò collegare il crollo alle chiusure.

Lo slogan dei produttori è spesso “Noi creiamo soluzioni all’avanguardia per problemi che non esistono ancora … e voi stupidi modaioli al passo coi tempi non potrete più farne a meno!”

Ricordo con assoluto disgusto l’episodio …

sul “dono” …

non ero aggiornato e mi piacerebe saperne di più …

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MAURO ANDREINI … “I POLITICI E IL POPOLO” …

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I POLITICI E IL POPOLO

“Ho finalmente trovato una foto emblematica che ben simbolizza il rapporto tra i Politici ed il popolo italiano. E’ tratta dagli “Angeli del Fango”, catalogo della mostra fotografica sull’alluvione di Firenze del 1966, edito da Giunti.

Come vedete l’allora presidente della repubblica Giuseppe Saragat ed altri Politici nazionali e locali sono sopra la camionetta, con la quale volevano visitare il disastro del centro storico, senza però sporcarsi le scarpe.

Ad un certo punto la camionetta rimane impantanata nel fango e guardate bene: i giovani fiorentini a spingere la camionetta per disincastrarla dal fango, i politici sopra a guardare.

Mica scesero a spingere anche loro o quantomeno ad alleggerire il peso.

Il popolo dei fiorentini fu troppo educato e perbene per lasciare la camionetta impantanata e, tra un mugugno blasfemo ed un “andate via lasciateci lavorare”, con fatica la liberarono.

Io a quel tempo ero troppo piccolo per andare a spalare il fango, ma sono sicuro che se ci fossi stato non avrei spinto la camionetta, anzi sarei stato tentato dal tirargli addosso una bella “palata”.

E’ cambiato qualcosa da allora ? Nella logica dei Politici, intendo.”

Mauro Andreini

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