I RESTAURI … “OFFERTI” DALLA PUBBLICITA’ …

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Napoli, la parabola dei restauri «offerti» dalla pubblicità …

“Napoli, la parabola dei restauri «offerti» dalla pubblicità

È prossimo l’intervento sull’arco di trionfo del Maschio angioino: nel ‘98 se ne occupò
la Fondazione Napoli99 che coinvolse esperti di fama, oggi tocca a una società
di pubblicità. La parabola degli ultimi trent’anni della città d’arte sta tutta qui”

Eduardo Alamaro

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Stadio Roma, Franceschini “Non interverrò sul vincolo”

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Stadio Roma, Franceschini
“Non interverrò sul vincolo”

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“Era la prima volta che andavo a Tor di Valle … principalmente per vedere l’ippodromo di Lafuente” …

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Sergio 43 su:

“Ci passai un bel pomeriggio con il mio futuro cognato. Due ventisettenni. Era la prima volta che andavo a Tor di Valle, principalmente per vedere l’ippodromo di Lafuente, e non ci sarei più tornato. Con il mio futuro suocero ero stato per la prima e unica volta anche a Capannelle. Non ero portato al gioco delle scommesse. Non ero un Mandrake. Non ho mai creduto alla fortuna anzi, cristianamente, ho sempre pensato che la fortuna così conquistata, se arriva poi, è un’altra forma di disgrazia, Ma la bellezza spettacolare dei cavalli, l’eleganza (allora!) degli spettatori sulle tribune, tutti forniti di binocoli, l’agitarsi più popolare con le grida appassionate in basso, il momento dell’arrivo al fotofinisch, era uno spettacolo esaltante. Io e mio cognato ci mettemmo 50.000 lire ciascuno per le giocate. Lasciai a lui la fatica di andare a scommettere mentre io fotografavo le tribune, le divertenti scale per i piani superiori sagomate come cavalli al galoppo, la kermesse intorno. Eravamo arrivati all’ultima corsa e chiesi a Tonino come stavamo. Erano rimaste 5.000 lire! “Senti, Tonino, quest’ultima giocata, tanto per vedere come si fa, la faccio io!”. Leggo l’elenco dei cavalli: i soliti astrusi nomi affibbiati agli incolpevoli puledri. Due nomi mi attraggono: “Grande” e “Buccio”. “Senti, Tonì! Io gioco Grande e Buccio. Qui ci vuole solo una bella dote di grande bucio per vincere!”. Vinco l’accoppiata! Non mi ricordo quanto vinsi ma ricordo bene che ci riprendemmo la posta. Tanto avevamo dato e tanto avevamo ripreso.
Adesso rimaniamo in attesa di quest’altro grande buco nel terreno. Scommettiamo su quest’altra gara. Chi arriverà primo al traguardo? Il buco dello Stadio del Presidente della Roma o il buco del Mausoleo del primo Imperatore di Roma?”

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SEMBRA IMPOSSIBILE …

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FORZA ROMA … TOR DI VALLE … MISTERO LAFUENTE …

VINCOLARE LAFUENTE … MEGLIO TARDI CHE MAI …

JULIO LAFUENTE … IPPODROMO TOR DI VALLE … ATLANTE IUAV … DIVISARE …

E … FINALMENTE … ANCHE REPUBBLICA … BUTTA LAFUENTE NELLA MONNEZZA … ‘NFAMONI …

JULIO … TOR DI VALLE …

LAFUENTE … NELLE MANI DEL PRESIDENTE …

NON DIMENTICHIAMO LAFUENTE …

ILPARADOSSO DI TOR DI VALLE …

SALVIAMO LAFUENTE … ULTIMO APPELLO …

TOR DI VALLE UN “MONUMENTO” MODERNO …

SALVARE LAFUENTE …

LA DIFFICILE SOPRAVVIVENZA DEL NOVECENTO ROMANO: E LAFUENTE CHE FINE FARA? …

TOR DI VALLE … DA “MONUMENTO” … A “RUDERE” …

DAL VELODROMO A TOR DI VALLE? …

LA GRANDE TRISTEZZA …

CEMENTO SULL’IPPODROMO? … CASE NELLE FOGNE? …

SE QUESTA NON E’ … “ARCHITETTURA” … CHE ALTRO SAREBBE? …

INTERESSE PUBBLICO … “TUTTO PRIVATO” …

CAMBIARE ROMA? …

A BERDI’ … NUN TE SCURDA’ …

CATALANO … TANGUERO … IMPRIGIONATO NELLE SUE GEOMETRIE …

VERAMENTE … SAREI ANCH’IO … UN “PARABOLOIDE” … E PER DI PIU’ … “IPERBOLICO” …

“FEBBRE DA STADIO” …

FEBBRE DA STADIO …

MISSIONE SPECIALE “STADIO” … ‘NA SICUREZZA PE’ ROMA …

VAI SORDATI’ … VAI …

“ACCANIRSI CONTRO IL NUOVO”? …

FEBBRE DA CAVALLO …

JULIO E RAFAEL … DUE CASTIGLIANI DE ROMA …

DALLIPPODROMOALLOSTADIO? …

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“Tutto quello che ora ci manca ma che abbiamo avuto la fortuna di vivere” …

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PEZZI DI MONDO DA RICORDARE

(recensione di Mauro Andreini al libro fotografico di Nicola G.Tramonte)


Tutto quello che ora ci manca ma che abbiamo avuto la fortuna di vivere.

Vecchia coppia provata, con l’asino e le ceste vuote
Bambini seduti in gruppo sulle scale della loggia
Anziana con bastone, senza più voglia di chiedere alla vita
Vecchi amici, o forse una volta nemici, sulle scale di casa e sulla panchina di legno sotto i manifesti necrologi, aspettando il desinare
Il sorriso dei bambini in piazza, dei quali chissà chi avrà continuato a sorridere
Il pescivendolo ed il pollivendolo e l’insegna di latta
Figura nera che scende il vicolo con tutta la pesantezza della miseria
Pezzi di strade vissute, dove il decoro non serve
Sacchi di grano da mandare al mulino. Asini e muli, gli unici compagni di viaggio
La neve che fissa il silenzio, uno sguardo anziano che guarda il silenzio
Compagni di cortile al tiepido sole di febbraio su sedie sgangherate                                          Mani e viso di rughe, mani maciullate dal lavoro come vecchie stoviglie consumate Lacravatta sotto il gilet
Donna martoriata ma forse orgogliosa.                                                                                              Anziana che cuce, anziano che la guarda senza attenzione,
Fonte della piazza, mamme e figlie
Uomo solo che cammina sulla neve assolata
Piccolo cannocchiale sulla solitudine della bambina
Volti di nonne orgogliose della loro storia, volti di nonni consumati dal sole
Vicoli chiusi ed improvvise aperture, piazza Giuseppe Mazzini, anche qui
Cane sul sagrato a far la guardia a Dio
La Festa del patrono e gli uomini con la giacca, la banda in piazza, la processione, col prete, il carabiniere e la Madonna
Bambino che cammina da adulto
Primi passi sull’acciottolato alla mano della nonna
Vecchia stanchezza che aspetta la fine, sulle sedie del bar, passando ai figli la propria speranza, Vecchi pensionati. Avevo ventanni di meno e ora sono uguale a te
Calzolaio, sarto, farmacista
Al ritorno da un funerale
Bel viso di bambina che crescerà bella donna
Un corteo di matrimonio con il camion dell’OM
Vecchia stazione che non serve più
Guardare il paese da lassù, ma sognare oltre l’orizzonte
Piccolo che corre alla ricerca del futuro”

Mauro Andreini

AA … NICOLA TRAMONTE … “CONSEGNA DI UN MONDO” …
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MAURO ANDREINI … “A CHI DEDICO QUESTA CANZONE” …

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A CHI DEDICO QUESTA CANZONE

“Di certo non

a chi parla sempre di sé, spesso perché nessuno parla mai di lui

a chi non ti ascolta mentre gli parli, perché sta pensando a quello che ti deve dire dopo

a chi ha una buona trama per un racconto breve ma sente l’esigenza di farne un romanzo

a chi pensa di essere un furbetto, inconsapevole di essere stato già scoperto e tollerato

a chi è interessato a partecipare comunque, salvo poi ritirarsi se non ci scopre il tornaconto

Di certo non

a chi ha bisogno di una “claque” su facebook perché la vita reale gliel’ha negata

a chi ambisce a diventare famoso, non potendo diventare bravo

a chi scodinzola dietro i personaggi “importanti” per far vedere che ci sono in confidenza

a chi, in tempi di carestia, santifica la povertà pur vivendo nella Grande Abbondanza

a chi disdegna l’autoironia e la modestia, ai falsi modesti

Di certo la dedico

a tutti i pipistrelli, considerati mammiferi dagli uccelli e uccelli dai mammiferi

e che per questa loro condizione indefinita, vivono il mondo con quasi nessuna certezza”.

Mauro Andreini

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PRESUNZIONE … ARROGANZA … IGNORANZA … DEI PROGETTISTI … DI GIBELLINA …

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ettore maria mazzola commented on: METODO GIBELLINA? … NOOOO …

Ma Gibellina ha ancora bisogno di opere d’arte contemporanea? Errare humanum est … perseverare autem diabolicum! di Ettore …

“cara Viviana,

sicuramente questa non è architettura, né soprattutto è ubbanistica, quindi non andava fatto questo abominio.

Per quamto attiene il presunto “museo a cielo aperto”, gli introiti che ha portato (e che avrebbe portato anche in un altro Paese … perché non è colpa degli italiani e della mafia -come si è giustificato Gregotti per difendere il suo abominevole ZEN di Palermo- se certe schifezze non interessano a nessuno) sono talmente esigui che non si uò affatto giustificare l’operazione né, soprattutto, il ripetersi della stessa.

Tra l’altro in questi anni gli unici visitatori – come te e me – sono stato stati gli studenti di architettura (tu mandata da Venezia e il da Purini) che ci raccontavano delle meraviglie da vedere … il resto della gente – non essendo passato tramite il tentativo di lobotomia delle facoltà di architettura – non ha provato, né mai proverà interesse per visitare le “meraviglie” della ricostruzione del terremoto del Belice, a differenza dell’incredibile interesse manifestato a livello mondiale per le Meraviglie reali della ricostruzione del Val di Noto.

Nel 1968, la presunzione, l’ignoranza e l’arroganza dei promotori e, soprattutto, dei progettisti di Gibellina, che decisero di ignorare la grandiosa lezione della ricostruzione successiva al devastante terremoto del 1693 sono le uniche responsabili del colossale fallimento di quell’operazione ignobile!

Il Cretto di Burri, che a te sembra affascinante, a me e a molti altri fa schifo.Se mai almeno Burri si fosse sforzato di rispettare pedissequamente il tracciato delle strade e piazze originali, forse avrebbe potuto suscitarmi qualcosa…. oggi l’unica cosa che mi sucscita è un mal di pancia colitico!

Un caro saluto”

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METODO GIBELLINA? … NOOOO …

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Ma Gibellina ha ancora bisogno di opere d’arte contemporanea?
Errare humanum est … perseverare autem diabolicum!

di Ettore Maria Mazzola

“Leggendo su Artribune dell’iniziativa DeviAzioni – Gibellina Urban Art, un dubbio mi sorge spontaneo: ma se l’operazione intellettualoide iniziale si è mostrata un fallimento assoluto, come è possibile che, a 49 anni di distanza, l’assessore alla “cultura” gibellinese possa aver deciso di riprovarci?

E come è possibile che la cosiddetta stampa specializzata possa celebrare – in nome dell’ideologia imperversante – il presunto successo di chi non sia in grado di imparare dagli errori del passato?

Soprattutto mi chiedo – considerato il costante sperpero di denaro pubblico e la costante carenza di servizi, specie in luoghi come Gibellina, dove l’acqua corrente è quasi un’utopia – come sia possibile da parte di Artribune raccontare con orgoglio quelli che furono i sotterfugi messi in pratica dal sindaco promotore della ricostruzione di 49 anni fa:

“I fondi, negati dallo Stato – che non volle destinarli all’arte – Corrao li ottenne con manifestazioni, battaglie parlamentari e mille escamotage (come quando travestì i lavori per il Cretto da “opere di sistemazione idrogeologica”), contando soprattutto sulla generosità di artisti e residenti”.

Considerato lo stato in cui versano tutt’oggi Gibellina e il suo territorio, e considerato lo scempio paesaggistico ed economico (il recente restauro del Cretto è costato un’enormità), bisognerebbe aprire un’indagine in Procura contro quel politico, piuttosto che celebrarne il suo “mecenatismo” operato coi soldi nostri!

Tornando ad oggi, nel pezzo di Artribune si legge che, a ideare l’operazione di questi giorni è stato il giovane assessore alla cultura Giuseppe Zummo, il quale ha sostenuto che:

“L’elemento d’ispirazione sono state le contaminazioni artistiche che Gibellina ha avuto negli anni, e di conseguenza lo sviluppo di un metodo. La ricostruzione della città è un caso unico al mondo. Sono passati trent’anni e i concetti di arte pubblica, sostenibilità, estetica, conservazione, si sono modificati”.

Detto questo, Zummo ha sciorinato una serie di termini e frasi messe lì per operare il consueto lavaggio del cervello, nel vano tentativo di convincere che l’opera sarebbe cosa buona e giusta:

“Oggi il coinvolgimento dei cittadini diventa fondamentale. Il contatto con gli artisti è più diretto. E i linguaggi si fanno più immediati, economicamente sostenibili. Come per la Street Art”.

Orbene, memore della mia prima visita a Gibellina, quando ebbi modo di registrare la disapprovazione – in taluni casi una vera e propria rabbia – dei residenti nei confronti dei “professoroni” ed “artisti” che avevano realizzato quell’ignobile luogo metafisico, dove la vita non è di casa, sarei davvero interessato a conoscere quale sarebbe il fondamentale coinvolgimento dei cittadini!

Il pezzo di Artribune ci viene subito in aiuto chiarendo come i cittadini vengano considerati alla stessa stregua del popolo romano da parte del Marchese del Grillo:

“I passanti che ci vedevano a lavoro erano incuriositi, alcuni (pochi) non approvavano. Quanto a noi, siamo rimasti stupiti della grande risorsa culturale concentrata in un solo luogo”.

Inutile chiedersi come e perché il linguaggio dell’arte in oggetto risulti più “economicamente sostenibile” … è chiaro che ci troviamo davanti all’ennesimo abuso terminologico, per il quale chi lo pronuncia si interessa solo della possibile rivendicazione della frase, piuttosto che della reale messa in pratica del suo contenuto … chi fa abuso dei certi termini, infatti, lo fa nella consapevolezza che il “popolo bue” – quello che crede fedelmente nella parola di chi di certe cose se ne intende – gli crederà senza proferire verbo, né investigare sulla realtà dei fatti!

L’articolo va quindi avanti celebrando “il metodo”:

“È da qui che si riparte, rimettendo in campo un sogno e provando ad accordarlo alle pratiche del tempo.”

Torniamo quindi ai “sogni” di folli visionari che si trasformeranno in incubi per le cavie di turno!

A conferma del metodo, Zummo dichiara:

“I ragionamenti alla base del progetto sono frutto dei confronti che ho spesso con amici artisti, curatori, musicisti. Cerchiamo di stimolare la comunità con nuovi input. E devo dire che in questo caso ci siamo riusciti, ma solo dopo grandi confronti con le istituzioni”.

Non dunque il dichiarato coinvolgimento dei cittadini che diventa fondamentale, bensì il frutto di una serie di incontri tra personaggi, ideologicamente compromessi, il cui unico intento è quello di realizzare, a spese degli altri, opere che possano celebrare il proprio ego.

Questa gente è così miope da non accorgersi che quella che le appare come l’avanguardia più evoluta dell’arte, rappresenta invece una povertà intellettuale mai registrata in precedenza!

… e la chiamano cultura!

Vi riporto il link al post di Archiwatch dove trovate il link al pezzo di Artribune e quello al mio vecchio articolo su Gibellina”

https://archiwatch.it/2017/01/24/97182/

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ettore maria mazzola su: SPRECO … ARROGANZA …UTOPIA … FALLIMENTO …

Gibellina, 49 anni dopo … Da Burri a Sten Lex …

“Titolo perfetto professore, meriterebbe di essere incisa su una lastra di marmo ed esposta nella “piazza” di Gibellina (disegnata per fare atterrare lo Shuttle!
Sull’ignobile caso di Gibellina, e soprattutto sull’inutile celebrazione e popolarità di quella vergogna, solo perché realizzata da personaggi accademici italiani, tempo fa scrissi questo pezzo:

http://www.simmetria.org/simmetrianew/contenuti/articoli/43-altri-articoli/805-perche-gibellina-di-emmazzola.html

Cordiali saluti”
Ettore

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“ARCHITETTURA DELLA CITTA'” …

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Sergio Brenna su: MAURO ANDREINI … “LA BIENNALE DI VENEZIA E’ COME IL FESTIVAL DI SAN REMO” …

LA BIENNALE DI VENEZIA E’ COME IL FESTIVAL DI SANREMO  “Appena il tempo della nomina delle due signore straniere alla …

“Sulla Biennale tutto vero e condivisibile; c’è da dire, però, che il loro progetto di ampliamento della Bocconi è la sola realizzazione milanese degli ultimi decenni che non pecchi di presuntuosa autoreferenzialità e che – invece – abbia saputo esprimere una “architettura della città”. Chiedo scusa se vi pare poco, ma con questa premessa forse possiamo sperare di assistere ad un’edizione meno “autoriale” persino di quella di Aravena, che, nonostante tutta la sua pretenziosamente dichiarata ambizione di “architettura povera”, dall’autorialità autoreferenziale non mi pare sia riuscita a scrollarsi gran che”.

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