“Mentre noi ce ne stiamo in vacanza questi continuano a colorare i palazzi come je pare,
stavolta è toccato al povero Vinaccia.
Saluti”
Andrea Bentivegna

Andrea Bentivegna


Andrea Di Martino su: DIETRO IL CANCELLO … LE STORIE … LA STORIA …
The Gates at Harvard Have Stories to Tell … The New York Times
“Forse c’è anche un po’ di Italia in quelle tante Storie più o meno consapevolmente scritte da chi, a vario titolo, ha varcato quei cancelli. Al riguardo, basterebbe ricordare la citazione estratta dal necrologio su Aldo Rossi (per un breve periodo docente ad Harvard), scritto da Cesare De Seta (che non era certo uno dei suoi esegeti), il quale ebbe a scrivere:
” (…) in un dibattito a più voci a Harvard sull’architettura italiana, l’intervento di Rossi fu salutato da un’ovazione; stavo seduto accanto a lui, mi si accostò all’orecchio e mi sussurrò: “Tu che sei uno storico, che dici, mi devo preoccupare?”. Mi piace ricordare questo episodio perche’ di Aldo Rossi ci rende quella rara qualità che fu l’ironia e l’autoironia”.
Queste parole di De Seta ci pongono un interrogativo. Quanti tra gli architetti di oggi (magari anche docenti), avrebbero la stessa capacità di non prendersi mai sul serio?”


BUON COMPLEANNO …

“Mitica “poltiglia bordolese”… Ricordo benissimo di essermi imbattuto per la prima volta in cotesta (altrimenti pittoresca) espressione, quando diversi anni fa (forse neanche tanti se rapportati alla crociata pro-cipressi), frequentai l’allora corso di “tecnologia rurale” compreso nel programma ministeriale dell’allora istituto tecnico per geometri G. Valadier di Roma… Chissà se almeno quel corso ha resistito ad anni di ingiurie e/o manomissioni (in termini tecnici “revisioni dell’ordinamento”)… Del resto, come ci insegna la Monsanto, perchè sporcasse le mani de carce quanno in pochi minuti, co’ n’elicottero e ‘na bona dose de pesticidi, fai n’insorfata generale che levita in aria co’ la stessa leggiadria de la nuvola de Fuffas? “Miracoli” der progresso… Eh, sì, ho paura di essere l’ultimo esponente di quella generazione a cui venivano ancora trasmessi certi valori… Col senno di poi, mi appare perfino scontata quella passione che il docente del succitato corso pareva trasudare da tutti i pori, quando, nel normale svolgimento della lezione, non di rado aveva gli occhi lucidi… (e che naturalmente, per noi adolescenti in odore di maturità, era fonte di grande divertimento)… Chi sa… Per quanto ridicolo potesse apparire ai nostri occhi di ragazzini più o meno pervasi da goliardìa adolescenziale, forse quel docente così diverso dalla standard abituale (e quindi proprio per questo impossibile da dimenticare), intuiva di essere l’ultimo depositario di un grande privilegio: quello di poter ancora insegnare certe cose pur nell’ambito del cosiddetto “programma ministeriale”… Potrei sbagliarmi (anzi, spero si sbagliarmi), ma ho paura che gli aspiranti geometri di oggi nun sanno manco che d’è ‘sta poltiglia bordolese… E comunque buone vacanze a tutti (possibilmente a debita distanza dai campi della Monsanto)”…



Salvatore Digennaro su Par tibi … Roma nihil…

Fausto Battistel su Par tibi … Roma nihil …
ettore maria mazzola su: LA CAZZATA DEL GIORNO … BUREN AL PALATINO … Al Palatino gli stendardi di Daniel Buren “Quando …
“Concordo con Ettore Maria Mazzola,
e credo che il finale di Calvino spieghi molto bene
lo “strano” periodo in cui stiamo vivendo.”
Fausto Battistel
“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà;
se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti
i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”
da: «Le città invisibili» di Italo Calvino