Skyscraper City … No … Grazie …

DP79

In urbanity we trust …

Da Wikipedia:
SkyscraperCity è un sito web basato su un forum principalmente focalizzato sulla costruzione di grattacieli e sullo sviluppo urbano oltre alla loro relativa discussione …
Alcune delle caratteristiche del sito sono rappresentate da un concorso settimanale di foto ritraenti paesaggi urbani, diversi sondaggi e una lista degli skyline più significativi del mondo …
Il motto di SkyscraperCity è In urbanity we trust (in italiano, noi crediamo nello sviluppo urbano)” …

Probabilmente a molti sarà capitato di imbattersi nelle pagine di questo sito globale e straordinario che registra in tempo reale le peggiori nefandezze mai realizzate un po’ in tutto il mondo … che si eccita alle alle più volgari performances del metro cubo … e che sembra fatto apposta per la gioia dei palazzinari grandi e piccini … e di tutti coloro che, infatuati della “modernità” e adoratori della verticale, aspirano ad entrare nella loro corte miracolata …
Ma da qualche settimana …
dopo i grandi crak autunnali ci chiediamo sconsolati: …
tutto questo che fine farà? …
Della grande sòla …
della grande bolla …
cosa resterà? …
e così caduti, di nuovo e per caso, nel sito infernale …
ci è venuto in mente un pezzullo ad hoc, … buttato giù qualche tempo fa per le vecchie, care zie di Italia Nostra e per il loro storico Bollettino, … giusto intitolato al Gratta … gratta … grattacielo … che, poichè da ‘ste parti nun se butta gnente, … qui vi riproponiamo pari, pari: …

Il Grattacielo, una tipologia vecchia e disgustosa.

Metropolis la pellicola-culto di Fritz Lang che nel 1927 profetizzava il trionfo e la catastrofe della civiltà della macchina era una città di grattacieli. Una città utopica verticale vissuta come un incubo da un intellettuale europeo alle soglie della grande crisi del ’29 nella quale all’acme della poetica espressionista venivano a sintetizzarsi, catalizzandosi criticamente in forma visiva, tutti gli umori di un modernismo esasperato da ben più di mezzo secolo di trionfo industriale che a partire dai lontani fasti del Cristal Palace londinese passando per Eiffel sarebbe approdato al Chrysler newyorkese dopo essere passata per i capolavori sullivaniani della scuola di Chicago.
Un itinerario affascinante quello dei primi decenni del grattacielo americano che avrebbe poi trovato, ancora e soprattutto nelle due già citate metropoli statunitensi, modo di affermarsi con l’Empire State Building e con il Rockfeller Centre, da un lato, e con le prime grandi opere verticali di Mies van der Rohe, dall’altro, che finalmente affacciandosi sul Michigan trovava modo di coronare un sogno pluridecennale coltivato fin da quando, nei primi venti, aveva progettato il suo profetico grattacielo di cristallo sulla Friedrichstrasse berlinese e che troverà modo di concludere la sua conquista del cuore americano con l’esemplare Seagram Building piazzato proprio nel baricentro finanziario di Manhattan.
Dall’Art-Deco al Razionalismo più radicale quindi e, da lì in poi, di successo in successo, il grattacielo americano continua la sua ascesa fisica e simbolica contaminandosi con i linguaggi più corrivi dei decenni successivi, dall’International Style al Post-Modern, dai monumentali manufatti dello studio Skidmore, Owings & Merril, fino ai totemici stilismi postmodernisti dell’ultimo Philips Johnson. E saranno poi ancora gli architetti europei a riflettere criticamente sulla portata simbolico-figurativa di quella ormai storicizzata tipologia verticale quando Rem Koolhas uno dei profeti della globalizzazione decostruttivista degli ultimi trent’anni (sponsorizzato dall’immarcescibile e luciferino Philip Johnson), nel suo bestseller “Delirious New York” ne riprenderà, in certo modo il testimone, per poi dilagare a livello internazionale sull’onda della globalizzazione finanziaria e tecnocratica degli ultimi tren’anni. Non c’è infatti ormai regione, sia pur remota, della terra a non essere assoggetata alla presenza di questa tipologia edilizia che, se da un lato, rappresenta la cristallizzazione più ingenua e volgare delle aspirazioni dei nuovi ricchi, dall’altro testimonia del prevalere di un know-how tecnologico e progettuale dove la grande industria di ultima e penultima generazione, e l’apparato economico-finanziario che ne è espressione e sostanza strutturale, trovano modo di autorappresentarsi con facilità attraverso la vasta e disponibile schiera di progettisti e di archistar che ne sono prolungamento a livello figurativo, decorativo, stilistico e architettonico.
Si assiste quindi, e non da oggi, al proliferare di grattacieli di tutte le taglie e di tutte le fogge, un po’ in tutto il mondo, dai distretti commerciali delle metropoli occidentali alle sempre più numerose città nuove che si affollano a decine dall’oriente estremo fino alle, un tempo, desolate e pastorali plaghe dell’asia centrale, dalle assolate, assetate e desertiche realtà del Golfo fino alle più remote e paradossali situazioni latino-americane, tutte località, a vario modo, assoggettate a questa nuova forma di colonialismo tipologico, ove il protagonismo di massa del grattacielo la fa ormai da padrone indiscusso. Migliaia di grattacieli, una volta confinati in rari esemplari nei distretti finanziari delle grandi metropoli statunitensi, dilagano ormai senza freno dai deserti alle praterie, dalle spiagge alle savane del mondo intero. Soprattutto nei luoghi dove è più debole la storicità e la memoria stessa dei siti al grattacielo sembra affidato il ruolo fondante di edificio-pioniere, quasi a segnalare una nuova presenza, a testimoniare con arroganza una presa di possesso, a testimoniare l’orgoglio volgare di un finalmente raggiunto dominio simbolico e materiale sui luoghi.
Per nostra fortuna il nostro paese, per tutta una serie di evidenti priorità di ordine culturale, ma anche e soprattutto di limiti economici e finanziarii era stata fin qui evitata una simile violenza. Qualche “torre” a dire il vero era spuntata, soprattutto negli anni del rapido benessere qua e là, a Milano, a Genova, all’Eur di Roma e in qualche cittadina piuttosto derelitta sul piano urbanistico come Livorno, Nettuno, Cesenatico, Gallipoli, tanto per fare qualche esempio diffuso sul piano nazionale. Casi, al fondo, sporadici di periferica isterìa da campanile, senza contare che il caso milanese ha, comunque, prodotto almeno due edifici di rilevante significato architettonico come la Torre Velasca e il “Pirellone”.
Purtroppo però in questi ultimi anni sull’onda di un laissez-faire di stampo anarco-liberista, molte barriere, anche etico-psicologiche sono crollate e sono quindi sempre più numerosi i casi in cui il nostro patrimonio ambientale e paesaggistico viene aggredito in forme concitate, avventate e agressive in nome di una sedicente modernizzazione che trova, proprio nel grattacielo, la sua formula più immediata, sbrigativa e redditizia, perciò, vincente.
Basterebbe considerare il caso di Roma, città fin qui, sostanzialmente, scampata al rischio grattacielo, ove sono già previsti almeno cinque interventi in tal senso che, se portati sventuratamente a compimento, stagliandosi sulla campagna romana, snaturerebbero, per sempre e in forme irreversibili, il, più che prezioso, profilo capitolino.”
G. M. 08.08

Alla faccia di SkyscraperCity … e del suo modello di sviluppo …

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26 risposte a Skyscraper City … No … Grazie …

  1. Lorenzo Ferrari ha detto:

    Trascurando la sua critica della tipologia edilizia presentata nel suo blog che su può essere anche condivisibile, mi pare particolarmente denirgratorio e gratuito l’attacco ad un forum che a differenza da quanto lei citato: “che si eccita alle alle più volgari performances del metro cubo … e che sembra fatto apposta per la gioia dei palazzinari grandi e piccini … e di tutti coloro che, infatuati della “modernità” e adoratori della verticale, aspirano ad entrare nella loro corte miracolata …”

    Primo perché evidenzia una totale ignoranza riguardo i temi trattati nel forum, che non si limita ad un superficiale esaltazione dell’edificio, bensì viene criticato o apprezzato discusso, ma soprattutto conosciuto!
    Ho potuto conoscere il suo intervento critico verso i grattacieli proprio perché è stato riportato sul forum!

    In secondo luogo può trovare molti utenti che esprimono la Sua stessa idea di fonte a progetti che sono l’archetipo della speculazione edilizia, non tutti sono acciecati da specchi ed acciaio in bella vista.

    Terzo la partecipazione è sempre gradita, in particolar modo la critica quando è ben argomentata è sempre ben accetta.

  2. stefano salomoni ha detto:

    L’impressione è quella di un Paese che oppone resistenza ai cambiamenti o alle “novità”, costi quel che costi. Successivamente (dopo decenni), lo stesso Paese torna, di frequente, sui propri passi e rivede tutte quelle posizioni che un tempo erano date come regole.
    I risultati di tale atteggiamento: molti dibattiti interni non sono attuali, le tecnologie sono digerite, i passi intrapresi sono preceduti da orme definite (Olanda, Francia, Spagna, ect.). Ne deriva – ma questa rimane pur sempre una opinione -, che la violenza sta nella “delega”. Sarebbe interessante, ma non conveniente, salire di tanto in tanto sul primo treno, pur mantenendo posizioni ragionevolmente non centrali. Con la clausola: se il tragitto non piace, si scende prima, senza afflizione.

  3. gabrielemari ha detto:

    Vorrei approfittare di questo scritto per chiedere la vostra opinione su un edificio citato nel testo che io non ho mai capito: la Torre Velasca.
    Ho provato a interessarmene, ma non riesco proprio a non considerarlo uno degli edifici più brutti di sempre.
    A due passi dal Duomo, distrugge lo skyline di Milano, e nessuno che non sia un architetto ha il coraggio di difenderlo.

    Allora vorrei chiedervi: qual è il senso della Torre Velasca?

  4. Davide Cavinato ha detto:

    Mi spiace professore, ma, da iscritto a skyscrapercity, le dico che qui si sbaglia. Nel senso, è vero che in skyscrapercity c’è chi si eccita di fronte alle erezioni edilizie, ma esattamente come ce ne sono tra gli abituali frequentatori anche nel suo blog. Succede perché è un sito globale e altamente democratico, in cui ognuno può dire la sua, addetto ai lavori o non addetto ai lavori che sia: poi, può essere vero che abbia come imprinting iniziale quello della venerazione dei grattacieli, ma posso dire con assoluta certezza che si è grandemente evoluto, e che anzi ci sono thread in cui ci sono discussioni anche di un certo respiro. La cosa grandiosa di questo sito è che è veramente una finestra in tempo reale sull’architettura contemporanea e non di tutto il mondo, in cui tra l’altro, grazie all’intraprendenza di utenti in pieno spirito open source, è possibile reperire materiale iconografico assolutamente inedito su cantieri e quant’altro. Quindi, anche qui, la colpa non è del forum, ma dell’uso che se ne fa. O meglio, del bassissimo livello della cultura architettonica media, ma qua è storia vecchia…

  5. Gruber ha detto:

    Intriso di vetero comunismo e antiamericanismo in modo allucinante.

    odia i grattacieli perchè simbolo in primis degli USA e del capitalismo selvaggio di NY e della scuola iperliberista di Chicago.
    odia i grattacieli delle altre città del mondo, Singapore, Hong Kong, Shanghai, e via dicendo perchè sono la dimostrazione che il modello vincente nella vita di tutti i giorni non è quello che lui sperava.
    Veterocomunismo e antiamericanismo da perfetto sessantottino, è nato nel 1946 e ha frequentato l’università in pieno 68.
    Peccato che un docente universitario infici le sue tesi e quindi i suoi testi e le sue lezioni con elementi e pregiudizi politici che tra l’altro vedono lui nella parte del perdente, dello sconfitto e del fallito storico.

    Un docente di architettura che definisce i grattacieli come: “Il Grattacielo, una tipologia vecchia e disgustosa”….non credo vi sia molto da commentare….poveri i suoi studenti….

    Parla di “colonialismo ideologico” perchè nelle steppe asiatiche si erigono grattacieli!
    I cattivi ameriKani capitalisti esportano la loro Kultura del Kazzo.
    Come spiegare ad un professorone di architettura moderna che storicamente dai tempi della Grecia Antica il modello vincente che dominava le regioni vicine non colonizzava solo con le armi, ma anche con le lettere, la filosofia e finanche con l’architettura.
    Cosa sarebbe mai stata Roma senza la filosofia greca?
    Cosa sarebbe mai stata la città di Roma se non fosse arrivata l’architettura greca?
    E cosa sarebbe mai stata l’Europa tutta, ma anche Washington se Roma non avesse esportato e colonizzato architettonicamente l’Europa e poi addirittura la capitale degli Usa nei suoi pià celebri monumenti?

    Ma debbo spiegarlo io ad un professorone di cotanta Kultura?
    VIVA I BARONI…

    Pessimo professore….
    Il 68 continua a fare danni anche a distanza di 40 anni e comunque…nomen omen…doveva fare un altro mestiere…
    __________________

  6. Pietro pagliardini ha detto:

    Ke Kazzo c’entra la filosofia greca con i grattacieli? Dov’è che trova anti-americanimso e/o vetero-comunismo nel testo del prof. ?
    Vetero-comunista sarà lei, caro Gruber, che pretende, in nome di non si sa cosa, di imporre a tutti la sua visione del mondo.
    Ma poi…no, non vetero-comunista perchè molti di loro almeno erano tosti, non mandavano lettere anonime, se le davano di fronte a tutti. E poi non è neanche un’offesa, è solo un modo di essere e di pensare che merita rispetto.
    Io, classe 1950, università nel 68, ex-comunista, sono innamorato dell’America, degli americani, ho la bandiera a stelle e strisce nello studio di casa, faccio collezione di gadgets Coca-Cola, mi piaceva Reagan e perfino Bush, senta un pò, MA NON MI PIACCIONO I GRATTACIELI!
    Lei voleva sfogarsi con qualcuno e l’ha fatto. Bravo!
    Adesso però impari a leggere quello che uno scrive e a scrivere spiegando a chi legge, non a lanciare inutili e rancorosi anatemi.

    Pietro

  7. manuela marchesi ha detto:

    Torino : il grattacielo della San Paolo che si vorrebbe costruire a Torino, rientra nella logica del Grattacielo-Fiore all’occhiello di una città in cui non mancano siti e interi stabili da dedicare alla stessa prestigiosa funzione.
    Il mio trasporto per Torino deriva dal fatto che a me appare ancora poco imbrattata da velleità “moderne”, mentre ha saputo rinnovare in modo abbastanza corretto la parte antica. E sta puntando sulla cultura e conseguente turismo qualificato. Tale e quale a Roma…

  8. Stereo Mike ha detto:

    Io odio i grattacieli perchè espressione di una città anti-tradizionale.

    Barak Obama (o chi per lui), «Dreams of my Father»:

    “La bottega era male illuminata, ma nel retro potei intravvedere la figura di una giovane donna coreana che cuciva a mano, mentre un bambino dormiva accanto a lei. ‘La scena mi riportò alla mia infanzia, ai mercati dell’Indonesia: gli ambulanti, gli artigiani del cuoio, le vecchie che masticano la noce di betel e scacciano le mosche sulla loro frutta con scopini di corda… Ho sempre visto quei mercati di Jakarta per quel che erano: cose fragili, preziose. La gente che là vendeva i suoi beni poteva essere povera, anche molto più povera della gente che abita ad Altgeld (il quartiere più degradato di Chicago, dove Obama ha fatto lavoro volontario). Quella gente portava venti chili di legna da ardere sulle spalle ogni giorno, mangiava poco, moriva giovane. Eppure, nonostante tutta la loro povertà, nelle loro vite restava un ordine discernibile, un arazzo la cui trama è fatta di strade verso il mercato e di mediatori, di piccole tangenti da pagare e di usanze da osservare, i costumi di una generazione recitati ogni giorno in mezzo ai mercanteggiamenti e al rumore e alla polvere. Era la mancanza di tale coerenza a rendere Altgeld un posto così disperato, mi dissi».

    Voglio visitare Jakarta!

    Ciao!

  9. Gruber ha detto:

    tu saresti del 1950, hai fatto il 68 e scrivi sui blog usando le K come un ragazzino di 18 anni…ex comunista con la bandiera degli USA…
    ci sono solo 3 possibilità:

    hai 18 anni anagraficamente.
    hai il cervello di un 18 enne nel corpo di un 58enne.
    sei Walter Veltroni.

    In ogni caso non meriti una risposta.

  10. Angelo Gueli ha detto:

    Anche se ne sono un assiduo frequentatore nonché lettore di queto blog questa è la prima volta che invio un commento.

    A spingermi a scrivere Lei Sig. Gruber trovo il suo commento estremamente riprovevole, volgare e mi passi il riferimento storico politico, qualunquista.

    Personalmente da gestore di un blog non avrei mai permesso ad un commento come il Suo di essere pubblicando esercitando la giusta attività censoria che a parer mio dovrebbe essere applicata all’idiozia.

    P.S.
    Io avrei timore a ritenere “Il modello vincente nella vita di tutti i giorni” come una buona argomentazione per suffragare le mie tesi, Le consiglio di ragionarci un po’ su.

    P.P.S

    L’arte del saper murare è cosa sublime. Credo che l’ultimo capoverso del suo commento La qualifichi come un classista di bassa lega.

  11. Gruber ha detto:

    Caro Angelo, come vedi anche gli idioti come te possono scrivere su questo blog.

  12. gabrielemari ha detto:

    Gruber, ti sei dimenticato la 4 possibilità: Pietro ti stava prendendo per il kulo…

    PS: se non siete interessati all’argomento pazienza, ma io davvero sono curioso di sapere la vostra opinione sulla Torre Velasca.

  13. Cristiano Cossu ha detto:

    A me la Velasca affascina, anche se non ne sottovaluto le forse inattese implicazioni pop: potrebbe sembrare una guglia del Duomo di Milano ingigantita alla scala di un edifcio a torre! Se non ricordo male Gino Valle accusò i BBPR di “aver portato un elefante in città e di averlo per di più mascherato”, e penso volesse dire che invece la sua di torre, che non ricordo più dove fu fatta, era migliore, scabra, senza tante giacchette contestuali… Forse è uno dei pochi casi in cui non ha avuto ragione?
    Ha una scala dimensionale che rimette in scala quella zona di Milano, cioè fa di nuovo sembrare alto ciò che deve essere alto (monumenti) e omogeneo ciò che deve essere omogeneo (tessuto). Voi direte, ma chi glielo ha detto a Rogers che il suo era un monumento… Avete ragione, ma gli architetti son fatti così :-)
    Ricordo anche che i BBPR passarono mesi a tentare di proporzionarne i prospetti secono una ragione aurea e altre molto raffinate.
    E’ antigraziosa, questo è sicuro. Poco trendy, al limite “brutta” ma secondo me molto intelligente… Insomma, una “casa alta” che tenta di parlare con la storia di Milano. L’invenzione degli ultimi piani a sbalzo mimava direttamente le architetture dell’arte pittorica medievale e l’edilizia storica. Oggi è uno stratagemma che gli architetti globali infilano dappertutto, con sbalzi mostruosi e ipertrofici.
    ciao
    c

  14. lorenzoleggeri ha detto:

    Mi dispiace, ma la Torre Velasca è assolutamente inspiegabile (e diffida di tutti gli architetti che cercano entusiasticamente di spiegartela; la realtà è semplicemente che fa cagare)

    Adesso la domanda la faccio io, spero qualcuno mi dia una risposta: “Ma quanto è coglione sto Gruber?”

  15. filippo de dominicis ha detto:

    della torre velasca c’è una bella lettura di Luciano Semerani ne “L’esperienza del simbolo”. un testo che vale la spesa, comunque non eccessiva, per il tono con cui affronta certe questioni spinose spesso forse mai realmente sciolte.

  16. Lorenzo Ferrari ha detto:

    Io non ho ancora ricevuto risposte, né qui né su skyscrapercity.

  17. gabrielemari ha detto:

    Cristiano, grazie per la risposta…
    Fondamentalmente le cose che scrivi corrispondo agli argomenti di chi apprezza la Torre Velasca. Il fatto è che mi sembra che la torre sia un’opera “concettuale”: non dialoga con lo spazio circostante, ma con la Storia dello spazio circostante.
    E quando un edificio ha bisogno di essere spiegato, per essere compreso, per me c’è qualcosa che non va, perché le persone che lo vivono o con cui entra in contatto, tutto questo non possono percepirlo.
    Vedono solo un grosso scatolone dalla forma abbastanza goffa.

    Insomma è un edificio snob. Fatto dagli architetti per essere apprezzato dai soli architetti. E a me questo tipo giochetto non piace per niente.

    Ciao :)

  18. emanuele arteniesi ha detto:

    Bellissimo il commento di Cristiano Cossu. Mi viene da pensare che come al solito la monumentalità non la decise un Rogers ma che forse aleggiava da anni nella Milano della ricostruzione…Riti ri fondativi… ad una tale “testa di morto” appesa esageratamente per i piedi non poteva non seguire un’altra colossale testa eretta verso il cielo. La storia dell’arte è comica… torri brutal-giottesche in vece di david riccioluti… società generali in vece di medici cesarei…
    Pacificazioni… D’altronde Milano è la città dei monumenti civili, da Sant’Ambrogio che sembra roba di chiesa ma…è soprattutto di cittadinanza

  19. biz ha detto:

    Secondo me Cavinato ha ragione a “spezzare una lancia” a favore del forum Skyscraper city. Certo, si può sorridere o prendere in giro l’atteggiamento da tifosi dei grattacieli. Ma questi tifosi, non di rado, stratificano con puntiglio e passione molta documentazione a riguardo di un’opera e quindi stanno facendo un’opera che sarà di vantaggio per gli storici della architettura degli anni a venire.
    Sul serio.
    Quella lancia la spezzo anch’io. Certo, il livello del dibattito non è granchè, ma è un forum … quello che è deprimente, sempre, è la focalizzione del dibattito, propria dei “tifosi” di ogni parte, della antinomia “moderno – non moderno”.
    Di ogni parte …

  20. Pietro Pagliardini ha detto:

    Biz, moderno-non moderno non è come Lazio-Roma, Milan-Inter, rossi-neri, cioè non è uno schierarsi in nome del nuovo o del vecchio, non è un sentimento che nasce spontaneo come l’amore o l’odio. O meglio, è anche questo, come in tutte le cose umane in cui la componente istintiva, personale, caratteriale c’è sempre più o meno esplicita e consapevole, ma è soprattutto una scelta razionale che parte dalla evidente, logica, lampante constatazione che la gran parte di ciò che si classifca come moderno, temporalmente e stilisticamente, è un fallimento (in campo urbano e architettonico).
    Si è voluto voltare pagina del tutto, dimenticando ciò che c’era scritto nelle pagine precedenti: ecco è il momento di dire che è stato un errore, grave, gravissimo, e che bisogna ricominciare. da dove? Direi da dove si era interrotto.

    E non mi dire che non si può cancellare un secolo! Si può e si deve cancellare, come è stato giusto cancellare un secolo di nefandezze politiche, di stermini di massa, di opprimenti e semi-planetarie dittature. In ognuna di esse c’è chi riesce a trovarci del buono, e forse è anche vero, ma partendo da un comune, consolidato, condiviso giudizio di condanna. Il paragone è un pò forte, ma regge.

    La critica al “moderno” non può essere di tipo salottiero o accademico (quella interessa a pochi): o è radicale o non è. Insomma, il Muro di Berlino è caduto non simbolicamente ma realmente e la gente si è riversata ad ovest e non è stata a fare un dibattito se buttarlo giù o meno perchè in fondo, sai, c’è del buono, ecc: mazze, picconi e giù.

    Puoi non essere d’accordo (ma un pò lo sei se ogni tanto lo scrivi) ma per favore basta con i distinguo tutti fatti “dalla parte della modernità” che servono solo da alibi per salvare il non salvabile.

    Saluti
    Pietro

  21. Biz ha detto:

    Voglio dire Pietro, che un conto sono le preferenze personali, anche estreme. Vanno bene, sono legittime ecc. Ci guidano passionalmente nelle scelte, anche operative.
    Però un altro conto è il piano del discorso sulla disciplina, direi scientifico. E lì, sono certo che anche tu sei d’accordo, ogni “schieramento” è dannoso. Perchè? Perchè si rischia di fare categorizzazioni grosse invece di entrare nello specifico.
    E invece, nella nostra disciplina, tutto è specifico, particolare. E’ un’arte.
    Una cosa può venire bene, essere giusta e significativa, con premesse sbagliate e viceversa venire fiacca, sbagliata con premesse giuste.
    Per cui, non solo se mi piace un Porphirios, non è detto che debba amare, dico un nome a caso che non conosco bene, un Tagliaventi, e invece rifiutare in toto Zazzà o Gehry. Ma non solo … dobbiamo riservarci il gusto di selezionare anche sulle opere di ciascuno. (del resto, sappiamo che anche noi facciamo cose che vengono meglio e altre peggio, e dopo, ma solo dopo e forse, sappiamo perchè)
    Krier ad esempio è emblematico di ciò. Sull’urbanistica dice cose giuste; ma non di rado come architetto fa scelte che disapprovo (non su un piano generale – perchè “antimoderno” – ma particolare (perchè talvolta non mi piace come risolve stilisticamente il modo “antimoderno”).
    Analogamente, posso apprezzare alcune follie di Eric Moss ma non per questo approvarne in toto l’opera e il suo approccio. Ma magari, in certi posti, in certe condizioni, è più giusto Moss di Porphirios.

    Quindi, il mio era semplicemente un appello al dovere di ciascuno di discernere, al di là delle categorizzazioni e generalizzazioni. Specie se grosse e molto ideologiche quali quelle “moderno” e “non moderno”. E per farlo, occorre comunque mantentere una apertura su tutto.

  22. S-Luca-S ha detto:

    Egr. professore, sono d’accordo con lei: in generale (e sottolineo il termine) il forum è una tana di tifosi scriteriati, che vivono l’architettura solo in senso verticale, impazzando davanti ad un render o davanti ad una classifica dei 100 scatoloni più alti e invivibili d’Italia. Ad esempio, fa riflettere che la maggior parte degli iscritti, al momento di indicare la città di provenienza, scriva: “area metropolitana di…”, “Roma”, “Milano”, “capoluogo della regione …”: quasi nessuno dichiara di provenire da un paesetto, da una cittadina… Sembrano ossessionati da questa idea che architettura = grattacielo = città = metropoli… Questo è il limite più grande di un forum che avrebbe del potenziale. Infine, mi rendo conto che il tema del suo intervento non sia delineare un quadro completo dell’architettura contemporanea italiana, tuttavia mi amareggia il fatto che per l’ennesima volta l’opera di Giovanni Michelucci sia totalmente ignorata dalla critica in favore dell’arcinota Torre Velasca (sarà che non digerisco il bruTTalismo) e messa sullo stesso piano delle torri di Cesenatico o Gallipoli…

  23. Semplice lettore ha detto:

    Gentile professore, il suo per altro interessante commento, equivale (nella mia seppur umile opinione) a quello di chi dicesse “un forum che parla di serial killer, è composto da serial killer”. Lei, sempre nella mia modesta e umile opinione, oltre a sfruttare un comodo pars pro toto non giustificato per portare acqua al suo mulino, forse per disattenzione e scarsa informazione (ancora comprensibile: è infatti facile pensare che un sito dedicato a un argomento sia frequentato principalmente da suoi appassionati, invece che – come accade – anche da oppositori), confonde il mezzo (oltre che l’argomento) con chi ne parla (e questo è già meno comprensibile, visto che quando si parla di qualcosa, a maggior ragione poi se la si critica, sarebbe auspicabile un minimo di logica, prima ancora che di informazione). Cordialmente, la invito a frequentare quel forum: noterà che non tutti sono grattacielisti sfegatati. Anzi. E noterà che se si parla di grattacieli, o di qualsiasi altra opera di impatto rilevante, lo si fa principalmente perché si amano le proprie città, e i luoghi in cui tali opere finirebbero collocate, non le opere fini a se stesse :)

  24. marcello ha detto:

    In Skyscrapercity, oltre a parlare di grattacieli, si parla di infrastrutture, di urbanismo, di architettura storica, di vita cittadina e relative news.

    Tutto nella massima libertà, con buona precisione e completezza, con la sintesi e velocità di Internet, in ambito mondiale.

    Evidentemente il destare malumori anche in mondi cosi asettici come quello accademico e’ un sintomo del suo successo.

  25. martin ha detto:

    concordo con chi ha scritto:
    edificio “fatto dagli architetti per essere apprezzato dai soli architetti. E a me questo tipo giochetto non piace per niente”. da quando mi interesso di architettura e dopo aver letto i sacri testi nonché 10 anni di abitare (ma non casabella) ho capito che gli architetti sono così, tutti. autoreferenziali, e, si noti bene, che nessuna altra categoria professioanale è così: tutti criticano leggi, sentenze, operazioni chirurguche, opere d’arte liberamente, senza saperne una mazza sotto il profilo tecnico. ma gli edifici, no! uno critica una casa, una chiesa o qualche altro edificio malcagato (il 90% di quelli costruiti dopo il 1950) e subito gli si dice “taci, tu, non sei architetto, non puoi capire, non hai le categorie” etc. etc..
    concordo anche al 100% con gruber, oltre che con marcello.

  26. Gabriele ha detto:

    Ho scoperto da poco Skyscrapercity.
    Ho cominciando leggendo i thread sulla mia città di nascita (Milano), io che ora vivo in una piccola cittadina pugliese (Trani).
    A dispetto del nome gli argomenti del Forum vanno ben oltre i soli grattacieli.
    Le consiglio di leggere i thread su MILANO sparita (o ROMA sparita, o qualsiasi altra città sparita): vedrà che ci sono molti iscritti che con passione discutono delle scelte del passato con competenza e passione.
    Pensi… c’è pure, nella sezione estero, del forum italiano, un thread sul grattacielo più brutto del mondo, nel quale per uno strano destino, il post di apertura è dedicato alla Torre Velasca.

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