MATTEO IEVA E CARMINE ROBBE A CANOSA DI PUGLIA …

A venticinque anni dalla scomparsa di Gianfranco Caniggia credo che non ci sia migliore modo che ricordarne l’insegnamento mostrandone gli esiti costruiti nell’opera di Matteo Ieva, forse il suo allievo più convinto e tenace, al quale siamo debitori, di questa e altre architetture che chissà se presenteremo tra questi pixel, di alcuni testi che tentano di ampliare anche l’edificio teorico della “scuola” caniggiana nella cultura architettonica contemporanea.

Questa che Ieva, con Robbe, ha costruito a Canosa di Puglia è una semplice casa in linea, in parte destinata a uffici, che programmaticamente, polemicamente e in modo esemplarmente didattico, tenta di eliminare dalle responsabilità dell’architetto tutto quello non strettamente inerente l’Edilizia, cioè l’Architettura come Arte con la maiuscola. Prima domanda: è’ possibile provarci ancora, dopo tanti tentativi, oppure oggi, come mi sembra, è una scelta “artistica” anche questa tra le altre possibili? Silenzio e inespressività, negazione e anedonia, cioè incapacità di provare piacere o dispiacere.

Seconda domanda: non è paradossale illudersi di poter ridurre cento anni di meticciato con le altre arti (pittura, scultura, letteratura) a problemi soltanto di ottimo artigianato edilizio, di corretta correlazione tra costruzione e distribuzione, di “simmetrica” composizione di muri e pilastri, di gerarchia di elementi, di buon uso di materiali e tecnologie locali in nome del massimo rendimento?

Programmaticamente non c’è scelta in Ieva che non sia motivata da vincoli e limiti tutti e soltanto e-di-li-zi. Esemplare la simulazione con il rivestimento di un’ossatura muraria  che segna di marcadavanzali le facciate in nome del linguaggio locale, un disegno subito contraddetto e aggiornato da logge e portici che rendono leggibili la verità costruttiva cui obbliga il rischio sismico: strutture portanti a telaio in c.a.

La lezione caniggiana sembra ben appresa proprio nel tentativo, riuscito, di far scomparire nel lavoro tecnologico sull’organismo la propria firma autoriale. Scompare il nome dell’autore in nome del principio di necessità. Caniggia stesso voleva farsi vedere scomparendo in una Scuola (Romana) di cui si sentiva figlio, al punto che, forse, non bisogna più  ricordare lui ma, in nome di quella scuola, occorrerebbe citare Milani, Foschini, Aschieri, Piacentini, Vagnetti, ecc…

E allora, con Ieva, con Caniggia e tutta la banda degli architetti FINTI anonimi, molto volentieri mi illudo di sparire anch’io e a titolo d’introduzione alle raffinatezze del rivestimento che corruga la facciata dell’edificio di questo edificia a Canosa lascio parlare un Vincenzo Fasolo del 1959 dalla sua “Introduzione alla Storia dell’Architettura” :

«Nella norma costruttiva della corrente edilizia le strutture offrono oggi termini estetici nei quali, come si è già detto, si afferma il concetto della corrispondenza forma-struttura rivelato dalla Storia. E quindi il criterio generalmente ammesso della rivelazione diretta del telaio costruttivo, fatto espressivo dal rapporto di dimensioni i cui fattori, pur rigorosamente calcolati, lasciano adito di possibili proporzionamenti affidati alla sensibilità armonica dell’architetto (sezioni di pilastri, rapporti di altezza-lunghezza di luci, di aperture).

Nei limiti strettamente tecnici del materiale le possibilità di modellazione e di determinazione della “linea” architettonica sono date da lievi risalti in orizzontale e in verticale. Da ciò il valore geometrico del partito compositivo esteriore: sul ritmo quadrato o rettangolo; sulla dominante verticalità. Le possibilità di svincolo dal rigore della intelaiatura sono tuttavia offerte dalla parte che l’invenzione corrente affida al vetro. Sono gli sbalzi di solette e di armature che consentono di superare i limiti dell’appiombo o del “filo muro”. La chiusura degli spazi è affidata a materiali leggeri e, soprattutto al vetro. Se quanto ora si è detto definisce un criterio assoluto di “purità” costruttiva, per altra via — e sotto l’ispirazione di altre idee estetiche — è lecito affermare nuovamente la validità della pratica, secolarmente attuata, consistente nella rivelazione espressiva mediante i “rivestimenti”  VF».

Vada come vada,”

Giancarlo Galassi :G

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6 risposte a MATTEO IEVA E CARMINE ROBBE A CANOSA DI PUGLIA …

  1. :G ha detto:

    DESCLAIMER

    Mi scuso con voi cari lettori di AW per i refusi dovuti allo stratificarsi tipico della scrittura elettronica tentando di stringere sintetizzare friggere sovrapporre idee man mano che arrivano intorno a quell’unica intuizione che mi ossessiona perseguire qui e altrove. Tenaci come zecche gli errori parassitano i miei testi. E non c’è rilettura che tenga: li vedo solo quando pubblicati! Avrei bisogno di lasciar decantare i testi e metterli nel blog una settimana dopo ma li troverei ridicoli e non li manderei più.
    Oppure dovrei scrivere in romanesco.
    Comunque questa mia pochezza non è mancanza di rispetto verso di voi ma interpretatela come il segno di una stanchezza e di una rabbia invincibili verso le stesure in bella copia e le fighetterie da giovin critico. E’ sklovskiiamente possibile! (Visto quanto so esser fighetto se voglio?)
    Davvero.
    E’ uno scherzo il blog, non cultura: correggetemi nella vostra testolina mentre mi leggete e sentite tutto vivo e vegeto.

  2. sergio 43 ha detto:

    Intervento forte, chiaro e senza sbavature, intendendo per intervento quello di Matteo Ieva e il suo, ;G. Chissà! Forse, a differenza della Sede della Dc all’EUR, questo edificio l’avrebbe apprezzato pure Zevi, sperando che questo non venga preso come un’offesa.

  3. Antonio Riondino ha detto:

    Quello di Ieva e Robbe a Canosa credo possa essere inteso come esempio di una corretta interpretazione di architettura della città, tra memoria, ripresa dei suoi codici e rinnovamento critico derivato dal confronto di essi con le “forme” del Presente.

  4. Grazie per i commenti che diluiscono la preoccupazione di mettersi in piazza.

    Se cliccate sull’ immagine in basso prima con il tasto sinistro del sorcio (e finite nell’archivio delle immagini AW) e poi di nuovo con il tasto destro aprendo in una nuova scheda, potete leggervi le micro scritte che spiegano la stratificazione tutta fasoliana dell’edificio.

    Il grande assente dal testo è Giuseppe Strappa, collaboratore di Caniggia nella sua ultima stagione, e maestro di Ieva. Ne ho omesso il nome per opportunità. C’era il rischio, come adesso, dell’effetto marchettone dell’assistente al professore con cui collabora ogni giorno all’università.

    Resta il fatto che Caniggia ci ha spiegato come leggere e progettare l’edilizia. E’ morto a 54 anni prima che facesse in tempo a parlarci di Archiettura con l’A maiuscola e di LINGUAGGIO con la stessa chiarezza con cui aveva parlato di case di base.

    Eppure adesso abbiamo quest’opera di Ieva e Robbe.
    Cosa è successo in questi 25 anni?

    Dove e con chi è andata avanti la ricerca fino a essere originale e nuova?

    Fatevi voi due ragionamenti oppure una ricerca su Google Books.

  5. Questo edificio rappresenta un’applicazione concreta di quello che si insegna alla Facoltà di Bari. Tra l’altro l’arch. Ieva insegnava, ai miei tempi, Caratteri Tipologici con il prof. Strappa.

  6. Pingback: “Cosa è successo in questi 25 anni?” … BOOOH??? … « Archiwatch

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