LA “POETICA” … DEL “MURO” …

Pietro Pagliardini commented on “TRADIZIONALE” … “AGGIORNATO” …

“Come ti è noto, ctonia, non sono un sostenitore di Carmassi, che ho conosciuto in due occasioni a distanza di anni ricavandone un’impressione, umana e intellettuale, completamente diversa. Molto più matura e umanamente vera l’ultima. Non voglio però insistere su fatti più personali in mancanza di documentazioni dato che, all’ultimo convegno sul Vasari ad Arezzo, non potei filmare proprio il suo intervento in cui bacchettò solennemente due giovani promesse (e anche qualcosa di più che promesse) dell’architettura italiana, condannandone non solo l’architettura (usò parole forti davvero) ma anche l’atteggiamento prosopopeico rispetto a questa. Ricordo che alla fine disse: se avessi saputo di dover venire ad una roba del genere sarei rimasto a casa (o qualcosa del genere). Ebbene quelle parole, che io e altri applaudimmo, le avrebbe potute dire E.M. Mazzola e sarebbe stato trucidato.
Ma questi sono accessori, veniamo all’essenziale. L’architettura di Carmassi, pur certamente impostata sulla massa muraria, non è meno falsa o non è più vera di altre. Non ha nulla di tradizionale, non crea spazi “costruiti “senza inganno” tornando al muro e alle sue leggi compositive e strutturali classiche”. Tu saprai come sono costituiti e costruiti i suoi muri: un muro a sacco con i due paramenti in mattoni al cui interno c’è …..calcestruzzo. Questo muro è di Carmassi. Punto. Ma non ha alcuna logica costruttiva, non è diverso da un telaio in c.a. rivestito di mattoni, anzi è diverso perchè peggiore, nel senso che non potresti certo costruire in questo modo una civile abitazione.
Questo modo di costruire è la “poetica” di Carmassi o se preferisci il marchio Carmassi, un modo intelligente di vendersi come architetto del rigore, ma giraci intorno quanto vuoi, tutto si riduce al mi piace o non mi piace, allo stile Carmassi. Non cercare, perchè non le troverai, coerenze impossibili tra tipologia e costruzione. Fare un progetto di case popolari come un acquedotto romano è una bella “trovata”, lo ammetto, ma spiegami perchè le residenze devono essere uguali ad un acquedotto se non per stupire. Spiegami da un punto di vista compositivo i suoi muri di forma lenticolare ripetuti all’infinito ovunque.
Vieni ad Arezzo e guarda il cimitero. Carmassi chiama quello spazio compreso tra la parete del cimitero, il muro curvo e il muro ad archi “piazza”, che solo occasionalmente, secondo lui, è utilizzato come parcheggio. Cazzata colossale: quello è un parcheggio e non potrebbe essere altro. Non c’è nessuno spazio “costruito senza inganno” nel senso che quello non è uno spazio, se non di servizio all’esaltazione dei suoi muri, ricchi di massa muraria ma estremamente astratti, uno spazio ancillare all’architetto.
Poichè l’uomo è intelligente e colto, non posso pensare che lui pensasse davvero potesse essere in alcun modo una piazza, quindi ci gioca, o meglio ci ha giocato sopra. E vi è chi ha abboccato. Lo dico al passato perchè adesso ha lasciato la professione (me lo ha detto lui). Non dico che non sia meglio abboccare a Carmassi che alle infinite stupidità che circolano, su questo sono del tutto d’accordo con te, consapevole che il meglio è nemico del bene. Però, paradossalmente, è un’esca culturalmente più subdola perchè sotto il profilo della composizione geometrica, astratta dal materiale, è la stessa di qualsiasi architettura moderna.
Lo stile esiste, c’è quello migliore di cui parla memmo54 e c’è quello peggiore dell’outlet, ma voler continuare a negarne l’esistenza perpetra l’equivoco della impossibile ricerca del “classico-moderno”, vera contraddizione di termini: anche la lingua nel linguaggio conta.
Detto questo, rivolgo un saluto deferente e cordiale a Carmassi, se mi legge, soprattutto all’ultimo Carmassi
Ciao”
Pietro

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3 risposte a LA “POETICA” … DEL “MURO” …

  1. Il ragionamento ci sta tutto.
    E chissà se la spiegazione delle “stagioni” di Carmassi può essere sufficiente a spiegarne la saggezza sulla soglia della pensione e ad assolvere quel tanto di vuota posa che affiora e non convince in tre quarti del suo lavoro.
    Invecchiando sembra si sia potuto permettere meno stupidate acquedottiche per convincere i clienti vogliosi di ARCHITETTURA.
    Viste in progressione gli ultimi lavori giustificano i precedenti (resta il problema che in architettura anche le cose imbarazzanti non si possono cestinare come un file e restano a testimoniare i limiti di un autore).

  2. ctonia ha detto:

    Caro Pietro, non condivido quello che scrivi e cerco di spiegare velocemente perché. Parto dalla fine: il classico-moderno non esiste? E addirittura sarebbe una contraddizione in termini? A mio parere ti sbagli di grosso, vai a rivedere tutto il Novecento italiano, i libri di Elena Pontiggia, le opere e i testi di de Chirico, Mario Sironi, Paul Valery, Jean Clair, le foto di Pagano nel sud Italia, e insomma tutte quelle fonti che dimostrano come questa “tendenza” abbia permeato una grande parte della cultura artistica europea. Essere classicamente moderni significa semplicemente ricercare un equilibrio atemporale nella forma e nello spazio: ma la Pontiggia lo ha spiegato molto meglio di me, leggila se vuoi! Oppure ripercorri Gunnar Asplund, magari attraverso i pezzi dell’ottimo Galassi qui sul blog.
    E veniamo ai muri di Carmassi… Mi stupisce che consideri un telaio rivestito analogo ad un muro a sacco: sono due cose lontane mille miglia, per comportamento statico, e per contenuto concettuale o se vuoi compositivo. I muri a sacco di Carmassi sono muri romani, costruiti oggi con gli opportuni adattamenti tecnici, ma sempre muri romani rimangono: una linea di carico continua sul terreno, uno spessore significativo, proporzioni coerenti col tema spaziale che essi incarnano, un comportamento scatolare per piani e non per linee/punti, e soprattutto un effetto spaziale anch’esso coerente con il tema architettonico, con la figura del muro: grandi spazi unitari, relativa indifferenza alla funzione (al pari delle grandi architetture tradizionali) e capacità di adattamento al suo variare nel tempo, grande inerzia termica e acustica, senso di protezione da parte di qualcosa di pieno, di massiccio, privo di pelli, contropelli, anfratti, cavedi, pareti ventilate, rivestimentini da 10mm e così via. Per chi non guarda le architetture da spettatore ma da regista, cioé per chi è interessato al come si producono gli spazi e molto meno al come questi vengono visti da chi non capisce nulla di architettura (così come io non capisco nulla di odontoiatria o di leggi tributarie o produzione di melanzane etc), ecco, in questo senso la differenza tra un telaio e un muro è radicale, direi ontologica se non avessi paura di esagerare :) Aggiungo poi che il getto di calcestruzzo, soprattutto se debolmente armato, è un “atto” romano per eccellenza, soprattutto se calato dentro cortine murarie destinate ad accoglierlo. Poi possiamo discutere se i progetti di Carmassi siano validi o meno, ma i nostri giudizi non dovrebbero farci fraintendere il senso basico dei suoi muri. Anche ricordando che non sono tutti stati realizzati o progettati allo stesso modo, cioè come quelli che citi e che risalgono ormai a molti anni fa. Se non erro, ha sperimentato o ipotizzato diverse tecniche costruttive – compreso il telaio rivestito, attenzione!, ciò che rappresenta un buon segno di flessibilità mentale – ma sempre finalizzate a produrre un muro pieno e continuo.
    Per descrivere il suo lavoro trovo perfetta la famosa frase loosiana riportata anche da Muratore in un nuovo post: così come costruisco io avrebbero costruito gli antichi romani.
    Penso che con il sistema murario continuo si possano costruire architetture di ogni tipo, e soprattutto residenze. Oggi vediamo invece che anche per piccole costruzioni civili il progettista medio usa l’orrendo telaio cementizio, tamponato poi alla sanfason, come si dice. Salvo casi fortunati. E’ un sistema veloce, le imprese credono di saperlo costruire bene e guadagnandoci, il calcolatore va a nozze perché fa la pratica mentre cuoce il sugo e da una carezzina alla moglie, e gli acquirenti … se ne fregano, loro guardano i renderini fiammeggianti dell’agenzia immobiliare.
    Calcestruzzo gettato dentro pareti litiche o laterizie e calcestruzzo armato “libero” sono due mondi distinti e distanti. Ma non dimenticherei altri sistemi murari eccellenti e forse più flessibili per le piccole costruzioni: come il fantastico blocco di calcestruzzo alveolare autoclavato (Ytong, Gasbeton, etc etc), materiale più unico che raro con il quale puoi fare casa tua senza usare altro per muri, solai, scale, tetto. E avere al contempo la possibilità antica di modificare i muri che hai fatto per aprire una nuova porta, finestra, per fare aggiunte e altre piccole modifiche in ragione del fatto che è un materiale facilmente segabile. Aggiungi che è strepitoso il suo comportamento coibente e capirai perché dico che del telaio in cls non so che farmene. Al massimo lo userei per fare il basamento della cantina, stop.
    Ma un muro lo puoi fare persino in legno, con la tecnica X-Lam, che genera pareti continue di questo meraviglioso materiale antisismico, isolante, naturale e di più lunga durata di qualsiasi dannatissimo cemento armato.
    Avevo proposto una moratoria sull’uso del cemento armato, ma non ha avuto successo :))
    In ogni caso, viva il muro e saluti a Romano Carmassi!
    baci
    c

  3. ctonia ha detto:

    Dimenticavo: l’unico dal quale accetterei di farmi fare una casa in telaio di cemento armato è morto. Auguste Perret…

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