MAZZOLA … SULL’EDIFICIO SOPRAVVISSUTO …

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“Caro professore,

In questi giorni di dolore ho preferito non esprimermi per non essere accusato di sciacallaggio ideologico, sebbene abbia avuto più di una volta la voglia di far notare come, ancora una volta, gli edifici che erano stati sovraccaricati e irrigiditi con “moderni interventi di adeguamento sismico” in cemento armato si siano polverizzati.

Non nascondo che abbia provato molta rabbia quando ho sentito giustificare il crollo del campanile della Chiesa di San Francesco “consolidato” da pochissimo, crollo per il quale il sindaco s’è permesso di dire: “un crollo del genere, per un edificio snello e antico come quello ci può stare, non è colpa di nessuno!” … fingendo di non sapere che, prima di venir “consolidato in maniera moderna”, era sopravvissuto a terremoti ben più importanti!

Il mio silenzio autoimposto ha però raggiunto il limite dopo aver sentito che Renzi ha convocato Renzo Piano – l’ultima persona che, con i suoi osceni progetti parigini dovrebbe essere tirata in ballo parlando di città e edifici storici – per dare il suo “parere tecnico”.

Oggi è arrivata la ciliegina sulla torta con l’articolo dell’Huffington Post (che in realtà gira già da qualche giorno) nel quale si parla dell’orripilante edificio sopravvissuto al centro di Amatrice.

http://www.huffingtonpost.it/2016/08/26/terremoto-amatrice-palazzo-intatto_n_11715820.html

Ebbene, ritengo che chi scriva certi articoli dovrebbe magari rendersi conto che gli edifici crollati erano stati manomessi da una massa di ignoranti che li aveva sovraccaricati e/o irrigiditi con nuovi piani, nuovi solai e tetti in cemento armato!

L’età – come qualcuno ha voluto giustificare – non c’entra affatto!

Anche a L’Aquila ed in Emilia, ci sono stati crolli di edifici antichi manomessi e, anche in quel caso, accanto a degli edifici crollati, c’erano degli edifici del 12° secolo che non presentavano nemmeno una minima crepa … la loro struttura era coerente, ma nessuno s’è preso la briga di scrivere un articolo per far notare la “stranezza” … la cosa sarebbe apparsa come un tentativo di demonizzazione del prodotto dell’industria edilizia a favore di quella artigianale!

In questo caso, l’abominio di Amatrice è sopravvissuto perché, nella sua bruttezza, aveva comunque una sua struttura coerente, mentre gli edifici accanto erano stati modificati.

Se ci fosse onestà intellettuale da parte degli autori di certi articoli, essi dovrebbero far notare come, gli edifici antichi crollati, fossero sopravvissuti a terremoti ben più violenti di quest’ultimo, ragion per cui, il motivo della loro longevità andrebbe ricercato nel fatto che nessun imbecille, fino alla metà del XX secolo, li aveva manomessi inserendo materiali e pesi inammissibili.

Gli edifici in muratura e travi in legno, se ben costruiti, si danneggiano, eventualmente crollano, ma non ammazzano, perché il loro crollo avviene per fasi, durante le quali le strutture tendono a trovare una nuova “stabilità temporanea” che lascia molte più possibilità di sopravvivenza che non dei solai monolitici che cadono su se stessi schiacciando uniformemente quello che c’è di sotto!

L’autore dell’articolo dell’Huffington dimentica che ad Amatrice è sopravvissuta anche l’antichissima torre civica vedere foto che lui stesso ha inserito!) ed altri edifici: … come mai nessuno usa quella immagine come slogan per questa campagna denigratoria dell’edilizia tradizionale?

Ingegneri, architetti e geometri che non sanno nulla delle tecniche e dei materiali tradizionali dovrebbero essere interdetti in materia di restauro e/o ristrutturazione degli edifici storici!

Sentir parlare i presunti “esperti” come l’ingegnere giapponese e/o il nostro Renzo Piano del come si dovrebbe intervenire è un’offesa inaccettabile, perché chi non ha esperienza del settore e si interessa di nuove costruzioni non potrà mai conoscere certe cose.

In campo medico nessuno si permetterebbe di andare a chiedere ad un famoso chirurgo estetico il parere su di un intervento a cuore aperto!

Chi opera nel restauro inserendo materiali pesanti ed irrispettosi del comportamento statico delle preesistenze trasforma quegli edifici in bombe ad orologeria in attesa di esplodere al prossimo sisma!

Occorre fare un distinguo tra nuove costruzioni e restauri e, soprattutto, occorre diffidare dagli articoli come questo!

Cordiali saluti”

Ettore

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19 risposte a MAZZOLA … SULL’EDIFICIO SOPRAVVISSUTO …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    grazie professore!

  2. Maurizio Gabrielli ha detto:

    C’è molto da lavorare, illustre Mazzola e non solo per il rischio sismico ma anche per le menti terremotate da stampa e TV di potere, da molti anni ormai. Detto fra noi quando il sindaco ha pronunciato quella frase ho provato la stessa reazione Sua. Poi, lentamente, si è fatta strada in me l’ombra del sospetto, perché solo la menzogna produce ombre così lunghe e strane !

  3. Carlo ha detto:

    La critica nei confronti di Renzo Piano non la trovo giusta in quanto ha parlato di ricuciture e cantieri leggeri. Ad ogni modo di fondo trovo che comunque non si possa ricostruire “in stile” ma vadano eseguite ricostruzioni con architetture consone alla nostra epoca; io immagino la nuova Amatrice in grado di dare, ad esempio, un posto alle tantissime automobili e veicoli che usiamo per vivere, al risparmio energetico e tanto altro che, lo slogan “dov’era, com’era” non può contemplare.

    • Ettore maria mazzola ha detto:

      Sinceramente sentire un personaggio come Piano – autore di abomini irrispettosi del centro di Parigi e Londra – definire gli italiani “indegni del patrimonio” è alquanto più inaccettabile del mio commento. Quanto al modo di ricostruire Amatrice ritengo assurdo dire che si debba farla “al passo con i tempi” visto che campava soprattutto di turismo interessato alle sue bellezze. È tempo di mettere da parte l’ideologia degli architetti lobotomizzati in nome del modernismo, ricordando che in certi casi non basta ricostruire delle case ma l’identità di popolo ferito

      • carlo ha detto:

        A parte che quelli che lei definisce “abomini irrispettosi del centro di Parigi e Londra” sono meta di turisti da tutto il mondo ed hanno riqualificato zone della città prima mortificate da degrado, ma quelli sicuramente sono “lobotizzati”, è tutta gente che non capisce niente, non sono intelligenti come voi. Magari provate ad andare a parlare con gli uffici turistici per fargli cambiare depliant, non si sa mai che li convinciate delle vostre idee e buttano giù tutto e ci fanno un edificio “in stile”…
        ad ogni modo il soggetto del discorso non era l’architetto Piano (da lei nominato, non da me) ma un approccio progettuale che sia FATTIBILE per la rinascita di quei paesi, onde evitare la ghettizzazione dei container e degli alloggi in fantomatiche “new tows”. Significa avere a cuore la sorte di quelle comunità PER DAVVERO, perché li debbono tornare a vivere ma in quei luoghi occorrono progetti che SERIAMENTE possano dare in un tempo certo un nuovo alloggio e non mediante restauri assurdi del “ciottolo” che non hanno nessuna fine come sta avvenendo a l’Aquila.
        Amatrice (quale poi? quella del 600? quella riedificata ex novo dopo il 1703? Quale preferite visto che erano due città completamente diverse…) non esiste più egregio architetto professor Mazzola, fatevene una ragione e provate a proporre una soluzione che sia realizzabile con le risorse che sono a disposizione (scarse), il resto sono ideologie e, da quello che leggo qui, ce ne sono molti che le fanno molto meglio di Renzo Piano. Saluti.

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Sinceramente penso che sia molto più ingiusto ed offensivo per tutti noi che un personaggio come Renzo Piano – autore di immondi scempi, irrispettosi del centro di Parigi e Londra – possa permettersi di definire gli italiani “eredi, indegni, di un grande patrimonio che ci è stato lasciato”!
      I nostri politici e giornalisti dovrebbero evitare certe patetiche mosse mediatiche, andando a chiedere i parere ad un personaggio che di restauro e di centri storici non sa nulla e, probabilmente, nemmeno gli interessa di sapere visto che tutti i suoi progetti sono orendi e autoreferenziali!
      Quanto al modo di ricostruire Amatrice e gli altri comuni e frazioni devastati dal sisma, ritengo oltremodo assurdo affermare: “Ad ogni modo di fondo trovo che comunque non si possa ricostruire “in stile” ma vadano eseguite ricostruzioni con architetture consone alla nostra epoca”.
      Quando si ricostruisce dopo un evento traumatico come questo, bisogna imparare a mettere da parte l’ideologia modernista, frutto della lobotomizzazione universitaria, e ricordarsi che non basta ricostruire gli edifici ma, soprattutto, occorre ricostruire l’identità di un popolo che ha perso tutto. Se non si ricostruisce il senso di appartenenza non ci sarà più una vera comunità!
      Non dimentichiamo poi che Amatrice campava soprattutto del turismo di chi era interessato alle sue bellezze e non solo all’Amatriciana. Quei turisti, qualora si costruissero edifici “al passo coi tempi”, troverebbero certamente altre mete per i loro viaggi, piuttosto che andare a vedere l’ennesima anonima bruttura in cemento, vetro e acciaio.
      Infine, se lei è tanto interessato all’ambiente, immaginare “la nuova Amatrice in grado di dare, ad esempio, un posto alle tantissime automobili e veicoli che usiamo per vivere, al risparmio energetico e tanto altro che, lo slogan “dov’era, com’era” non può contemplare” farebbe bene a rendersi conto che progettare edifici pseudo-sostenibili per un centro pensato per le automobili più che per gli esseri umani ha molto poco di ecologico!

      • Maurizio Gabrielli ha detto:

        Trovo che nel lungo passaggio da “Ebbene” fino a “…dell’edilizia tradizionale ?” risieda il cuore del problema, descritto con spiccato senso realistico, senza ipocrisie e competenza assai rara. Bisogna aver visto all’opera sciami di professionisti in cerca di reddito in questi 30 anni, per capire il perché di tante manomissioni e dell’omissione dei doverosi controlli. Il caso del crollo a Roma pochi mesi fa sul Lungo Tevere Flaminio di chi è figlio ?

      • ettore maria mazzola ha detto:

        Giustissimo Maurizio!

      • carlo ha detto:

        Quindi ne deduco che:
        a) da bravo cultore delle tecniche tradizionali usa il cavallo per spostarsi, come gli abitanti di quei borghi al tempo della loro edificazione. Oppure:
        b) non è di nessun interesse per lei la modalità di fruizione degli spazi urbani nella nostra epoca: si debbono restaurare “in stile” le case per ridare ai luoghi le loro “bellezze” ma poi si possono tranquillamente inquinare quegli stessi spazi urbani come se fossero degli sfasciacarrozze della Palmiro Togliatti e congestionandone gli spazi.

  4. Alessandro ha detto:

    Certe cose giuste, dette con meno acredine, risultano più efficaci!

  5. Alzek Misheff ha detto:

    Totalmente d’accordo con Arch. Ettore Mazzola!

  6. Bartolomeo ha detto:

    https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoti_in_Italia_nell%27antichità_e_nel_Medioevo

    Questo solo per dire che la frase “Gli edifici in muratura e travi in legno, se ben costruiti, si danneggiano, eventualmente crollano, ma non ammazzano” è alquanto leggera, perchè il tutto sta non nell’antico contro il moderno ma nel “se ben costruiti”, come vale per gli edifici “ben adeguati”.
    Le costruzioni “antiche” non erano sempre sicure, non facciamo passare il messaggio (sbagliato) che dietro l’adeguamento o il miglioramento sismico manchino basi, spesso non c’è sufficiente diffusione delle conoscenze moderne, empiriche e teoriche che porterebbero a una significativa riduzione dei danni.

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  8. anna civita ha detto:

    Appunto non vi è sufficiente conoscenza né dell’antico né del moderno. Abbiamo svuotato di contenuti i corsi universitari. Materie come consolidamento o geotecnica non sono mai state obbligatorie ma opzionali ; ad Architettura ! A restauro si studiano solo i monumenti , ma come mettere mano ad una casetta d’epoca ? In provincia vige l’egemonia del geometra che molto spesso è quasi l’unico di zona e magari oltre ad avere lo studio in paese è stato pure dirigente tecnico , poi assessore e pure sindaco.
    Per non parlare poi dello sciamo di tecnici che invece di essere seri e professionali stanno o in tv o nei vari dipartimenti, municipi e uffici tecnici delle amministrazioni a fare i ruffiani!
    Finisco con il cittadino che del bene casa si preoccupa più del colore delle mattonelle e di fare quanta più cubatura possibile che della sicurezza dell’edificio e degli impianti. Vi ricordate che fine hanno fatto fare al fascicolo del fabbricato le varie associazioni dei proprietari??! Poi tutti sgomenti , Certo è doloroso vedere paesi distrutti e vittime e feriti ma con altrettanto realismo quante delle vittime si sono mai preoccupate delle sicurezza delle loro case? Oggi, vista la vasta possibilità di accesso all’informazione non c’è più giustificazione per nessuno.
    Finisco dicendo che uno stato come il nostro che non fa altro che produrre inchieste per ogni azione, che è stato incapace di imparare dagli errori del passato , che continua a dare spazio a ruffiani incompetenti , che continua a tassare per sperperare, che non riesce a produrre efficienza a chi altri può rivolgersi se non all’uomo immagine del momento che cavalca l’onda con sapiente demagogia! Che amarezza e quanta tristezza ! Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore!

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  10. Mauro Mazzoni ha detto:

    Nelle nostre città (scrivo da Lucca) ormai quasi tutti gli edifici sono sottoposti a normative antisismiche. Si filtra per così dire il moscerino, per ingoiare poi il trave, perché l’attenzione alla normativa fa dimenticare tutto il resto. Ma questo è inammissibile soprattutto pensando alla professionalità di chi progetta modifiche e/o dirige i lavori. Mi pare che in questi casi la meraviglia che desta il fabbricato recentemente messo a norma e pure miseramente crollato appartenga di fatto a chi ancora non ha compreso quanto indicato da Mazzola. Purtroppo bisogna anche aggiungere che certe ristrutturazioni, soprattutto nelle città d’arte, sono supervisionate dalle Sovrintendenze e spesso anche realizzate da tecnici e anche ditte da loro stesse indicati ….. Dov’è allora la competenza se manca già a partire dall’alto? Poi assistiamo alla caccia dei cosiddetti responsabili … Mi pare che sia tutto un sistema che funziona male e che i primi responsabili siano proprio coloro che sono preposti a tutti i controlli. In ultimo l’informazione distorta ha anch’essa importanti responsabilità. Ringrazio Mazzola per il suo intervento e penso anche che avrebbe dovuto farlo prima e soprattutto disporre di un ben più ampio bacino d’ascolto. Mauro

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  12. Giuseppe CALIANDRO ha detto:

    Sono giorni che sostengo “in famiglia” la Sua stessa tesi. Mi Congratulo con Lei per l’iniziativa di averla pubblicamente espressa.

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