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NEL NOME DI TERRAGNI … UN VERO MAESTRO …
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VECCHIO PARACULO: … TE LA DO IO LA “SEZIONE” AUREA” …
Andrea Di Martino su “Qualità, stile e ricercatezza” … FINE DI UN MITO …
“Questo paraculesco “ritorno all’ordine” di Eisenman mi sembra il manifesto del gregottismo, ovvero quella formula critica coniata da Portoghesi con riferimento a tutti quelli che vorrebbero “conciliare, imbalsamandoli in uno stucchevole minimalismo, razionalismo e classicismo, spogliando il razionalismo del suo lievito anticlassico e spogliando il classicismo del suo linguaggio codificato”. Se lo scapigliato Eisenman può annunciare candidamente il ritorno alla sezione aurea, come possibile fondamento di un ipotetico “classicismo dell’anticlassico”, allora la scapigliatura di Giulio Romano ci ricorda, una volta di più, che l’unico antidoto al gregottismo è la formula opposta, ovvero l’anticlassicismo del classico: http://www.stilearte.it/candida-hofer-reportage-nella-casa-degli-dei/#”
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“ACCOGLIENTE” E “UMILE” …
L’Opera Don Minozzi – Chiesa di Santa Maria Assunta – Amatrice …
Manuela Marchesi su: “UTILE ET HUMILE E PREZIOSA E CASTA” …
“Amatrice, fontana delle pecore presso l’Istituto maschile per orfani di guerra costruito da Padre Giovanni Minozzi” …
“L’Istituto di don Minozzi e’ uno strano posto che racchiude opere notevoli di notevoli artisti, alcuni piu’ che noti, altri meno conosciuti ma di altrettanto valore. Sono particolarmente intenerita dalla pubblicazione di questa fontana primo perche’ e’ “accogliente ” e “umile” ( mi si intenda sulle parole…) e poi perche’ Monteleone e’ stato un pezzo della mia vita in quanto era vicino di studio a via Margutta di mio zio Angelo Della Torre, pittore, scultore anche lui e a Monteleone molto amico. Mi ricordo il suo studio, enorme e incasinato come spesso lo sono gli studi, e mi ricordo i due vicini che si chiamavno per un consiglio o per una critica costruttiva. ” Angelino, vieni a vedere che ne pensi…” e ” Monteleone, da’ un po’ un’occhiata…”. Questo era il clima e questo ho visto e apprezzato. Fu proprio Monteleone che in tempo di guerra e anche di persecuzione razziale, suggeri’ a don Minozzi il pittore Angelo Della Torre per affrescare la Basilica Inferiore dell’ Istituto con le Stazioni della Via Crucis. Il lavoroIo e’ ancora la’, non finito perche’ ad un certo punto i tedeschi si erano avvicinati ad Amatrice e mio zio, ebreo, dovette scappare. Qualche anno fa sono andata a vedere gli affreschi che conoscevo solo attraverso foto professionali in bianco e nero; e’ stata una rivelazione inattesa, tanto piu’ li ho apprezzati quanto poco mi avevano detto in foto. Anche loro pervasi di severa dolcezza, una gamma cromatica che ben si coniuga con il Mistero del Sacrificio e dell’Amore…Basta.. .L’Istituto e’ ancora tutto da scoprire e da far conoscere meglio perche’ ci sono lavori di tanti validissimi artisti che hanno contribuito a creare l’ambiente di bellezza che, secondo la visione di don Minozzi, contribuiva alla cura e all’educazione degli orfani che nell’Istituto venivano accolti.”
……….
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“Qualità, stile e ricercatezza” … FINE DI UN MITO …
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L’Eiffel di Santa Palomba …
Riceviamo da Stefano Salomoni: …
L’Eiffel di Santa Palomba
Gustavo dell’EIAR – settore progettazioni, voleva fare a modo suo la rivoluzione.
A Santa Palomba.
“La Torre Eiffella è di trecentoventi metri? Allora la nostra svetterà a tre e settanta! Nuova stazione radiofonica…l’antenna più potente, la più alta!”
Così tanto acciaio alla Palomba! Ché fino ad allora, solo zolfo, pecore e torri di tufo, il marchese aveva visto.
“Esagerata st’antenna!”, osservò il pastore.
“Tentenni co sta ‘ntenna? Ma de che te intenni? Tanta altezza è per Sua artezza. Stavorta, al completamento, facessimo scacco matto puro a Vladimiro Suchov.”
“Più in alto! Più in alto!”, l’Agro in coro.
Sulla Ardeatina: edifici della radiofonica di qua, antenna di là.
E così fu. Più o meno.
A gennaio del 1930, l’inaugurazione: radiatore verticale poggiato su di un unico isolatore, trecentosettanta tonnellate, altezza duecentosessanta metri.
Non trecentosettanta metri!…Tonnellate!
“Come mai Gustà?”
“…Pè probblemi de diplomazzia, se sò abbassati”.
Mentre i pennacchi dei treni di Pennacchi segnalavano impassibili, il viavai di gente.
Santa Palomba. Stazione di Santa Palomba.-
“Ma ‘ndo li stanno a portà quei cristi?”
“Quaggiù, all’Opera”
Nazionale Combattenti.
Poi tutto cambiò alla Palomba.
Nel 1956, giù il traliccio di Gustavo, sostituito da due nuove torri. Poi una da centottantasei affiancata da altre strallate.
Infine: chiusa la stazione, chiusi gli immobili. Dismissioni. Oggi ne rimane solo una: “l’Eiffel di Santa Palomba”.
“A forza de strignese tra gli opifici della Cassa e i villini decò-struttivi, l’ONC ha passato il testimone alla NONC ”, dichiarò l’ormai anziano Gustavo.
“E la tua rivoluzione?”
“Mò la faccio, tanto sò pensionato!”
E i pennacchi dei treni di Pennacchi traslocarono sulle ciminiere delle fabbriche americane.
“Respira! Respira! Lo senti l’odore der bucato in lavatrice?”
Sulla Ardeatina: onde medie, baraonde massime.
Dove al sette di marzo, segue sempre il nove.
ΣS
Per approfondimenti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Trasmettitore_di_Santa_Palomba
http://www.mediasuk.org/archive/orario.jpg
http://www.mediasuk.org/archive/orario2.jpg
http://issuu.com/ilpontino2014/docs/il_pontino_nuovo_1-14/20
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