La fine dell’Unione Militare …

Da Andrea Bentivegna:

“salve professore
ieri passando per via del Corso ho avuto modo,con tristezza,di rendermi conto dello scempio che è stato consentito in questo edificio
i miei saluti”

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LE BORGATE “RAZIONALISTE” … TRA “BAROCCHI” DE PRIMA … E “BAROCCHI” DE DOPO …

liuk commented on IMCL Prize a Ettore M. Mazzola …

“memmo 54, e con lui E.M.M., afferma che il barocchetto è stata l’ultima stagione architettonica romana degna di questo nome, buttando all’aria quasi 90 anni di storia, diciamo dagli anni ’30 in poi. Pur negandolo entrambi, queste prese di posizione richiamano la stessa furia ideologica, la stessa verve e lo stesso accanimento di Bruno Zevi nelle sue filippiche contro Piacentini, Bernini, Aldo Rossi o chi altro. Per rimanere all’edilizia residenziale, si nega con quell’affermazione un qualsiasi valore persino ad esperienze generalmente condivise pur se spesso criticate come l’INA casa, dal “paese dei barocchi” del tiburtino alle sperimentazioni di Muratori o Libera al Tuscolano. Oppure, consiglio di rifarsi un bel giro in quel meraviglioso, bistrattatissimo, esempio di razionalismo alla romana che sono le borgate storiche (Villaggio Breda, Quarticciolo, Trullo…), alcune meritoriamente restaurate recentemente, i cui progettisti erano ben consapevoli di innestarsi con nuova linfa nella tradizione urbana italiana ed europea, dalla città mediovale, con le sue piazze e le sue torri, fino a camillo sitte e giovannoni. Una perfetta scala umana, con una grande cura progettuale negli spazi comuni tra le case, pedonali e protetti, realizzata senza dover ricorrere, per scelta economica forse prima che ideologica e culturale, a cornici, stucchi, decorazioni, ovvero a quell’apparato tipico delle realizzazioni (splendide tra l’altro) dell’ICP romano degli anni precedenti, destinate del resto al ceto medio e all'”aristocrazia” operaia, non certo ai diseredati, sfollati e baraccati per cui venivano costruite le borgate.”

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“TRADIZIONALE” … “AGGIORNATO” …

ctonia commented on “DECADENTE” … “BAROCCHETTO” … “PROVINCIALE” …

“Mannò, caro Memmo… Hai un’idea della progettazione un po’ meccanicistica.
A quanto ottimamente scritto da Giancarlo nel thread di riferimento, aggiungo che Ettore è il massimo dello “stilismo”: difficilmente lo si può presentare come uno “spontaneo” interprete dell’architettura tradizionale italiana etc etc, come se avesse nelle mani e nella mente il modo di costruire dei nostri padri e riuscisse ad esprimerlo “direttamente”, come cantando un’aria di Verdi. La scelta di Ettore è lucida, intellettuale, e perciò perfettamente astratta. Ed è tipicamente architettonica, malgrado lui ambisca moltissimo a non essere considerato “architetto” nel senso deleterio che attribuisce alla condizione attuale di questo mestiere millenario. Questa scelta la rispetto ma non la condivido, preferisco tentare di essere “classicamente moderno” e non preoccuparmi troppo della mia epoca, che passerà e sarà sostituita da un’altra, e poi un’altra ancora e sino a quando Dio vorrà. Ettore invece, e molti suoi colleghi soprattutto americani, sono convinti che la forma antica – ripresa letteralmente tramite fotocopie anastatiche e in chiarissima funzione di reazione estetica all’oggi – possa riportare in vita un tempo che non c’è più. Poi ogni tanto realizzano qualche edificio in telai di calcestruzzo armato e lo rivestono con queste belle madeleines, previamente renderizzate con filtri anticheggianti.
Ad ognuno il suo tempo, o meglio la sua reazione al tempo presente. Però concedeteci almeno una nicchia nella quale di reagire al tempo non ce ne può importare di meno. Vogliamo progettare nel tempo che ci è capitato in sorte, e in questo “farci valere”, come scriveva il buon vecchio Mies. Per noi, per me, i maestri antichi e moderni sono contemporanei: ma non certo per le loro belle forme intese in senso letterale! Del Corviale di Ettore può andarmi bene l’idea spaziale della città compatta italiana, d’accordo, ma perché la devo imbellettare con madeleines da imbalsamatore?
Oggi l’unico architetto che io conosca, oltre all’ottimo Gilles Perraudin, che proponga un ritorno al costruire tradizionale aggiornato tecnologicamente è Massimo Carmassi: il muro portante, un’architettura fatta di masse pesanti e stabili, un’idea antica di spazi solenni e atemporali capaci di accogliere qualsiasi funzione, costruiti “senza inganno” tornando al muro e alle sue leggi compositive e strutturali classiche. Tutto questo senza il bisogno di travestimenti di scena ma incorporando quanto di meglio ha prodotto “il prossimo tuo” e cioé il Moderno.
Grazie!
C

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“DECADENTE” … “BAROCCHETTO” … “PROVINCIALE” …

memmo54 commented on IMCL Prize a Ettore M. Mazzola …

“Ciò che non si perdona ad Ettore è l’assoluta mancanza di riferimenti “illustri” recuperati tra i maestri internazionali. Quelli citati sulla vulgata bibliografia che ogni architetto pone innanzi a se come dichiarazione d’appartenenza
Non una citazione di alcun personaggio di spicco: non si intravede Mis Vanderrò, non si scorge Gropìus, tantomeno Le Curvasier.
Difetta anche di Dudok, Asplund, Bonatz, Oud, De Klerk ud ed altri nordici.
Ciò è letteralmente imperdonabile.
Ci si può ispirare al più lontano maestro islandese , finlandese, lappone, swahili o polinesiano..
Chiunque è benvento ed apprezzato: riconosciuto ed omaggiato.
La storia di tutti (…indistintamente “tutti”…di tutte le epoche di qualsiasi tendenza e/o ispirazione) è seriamente ed ampliamente considerata nonchè apprezzata.
Quella propria no !
Robetta, minuzie di cui non vale la pena interessarsi.
Stanche rimasticature beaux arts… al massimo “barocchetto” decadente. Le più astiose s’imperniano intono al mesto concetto di “falso storico”: come se la storia fosse solo quella nostra, contingente, e tutto il resto un sogno: incubo indotto da un demone pervicace.
Come definire quest’atteggiamento che lascia fuori, sminuisce e dileggia, per definizione, ciò che appartiene ed è sempre appartenuto alla propria cultura.
Provinciale ? Ci sono, forse, termini più adatti ?
Autolesionismo ? Cupio dissolvi ?
Eppure si sentono “impapocchiare” fumose spiegazioni sul al passo con i tempi, vagheggiamento di tempi futuri cui adeguarsi necessariamente, laboriose subornazioni della sociologia progressiva e democratica nonchè altre amenità .
M proprio questa mancanza, questo profilo quotidiano, dimenticato ma vero, è la carta vincente.
Saluto”

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“PROGRESSIVO” … “MODERNO” … “INTERNAZIONALE” …

sergio 43 commented on IL NONNO DI CORVIALE … LA MADRE DI TANTE STRONZATE …

“Già! I circoli di Quaroni e gli esagoni di Wright…Poi mescolare il tutto! ‘Sta foto è una Summa di urbanistica ! In basso a sinistra l’impianto urbano per Centocelle di Saverio Muratori, in mezzo il Piano 167 del Casilino 23 di Quaroni (nel progetto anche le scuole e la chiesa erano tanti circoli che speculavano sul senso di rotazione del quartiere. Poi non se n’è fatto niente: la chiesa dei Passarelli non è passata e, per le scuole, venne adottato una schema comprato chiavi in mano. Infatti i servizi stridono con il contesto) e in alto il tessuto fitto e caotico del Pigneto tra villini, baracche e condomini. Fate voi se questa è una città! Io che vi abito, per il calzolaio, il barbiere e altre piccole attività commerciali vado nel paesone che é Centocelle, per il footing, una déjeneur sur l’herbe, una partita a tennis o a calcetto il Casilino 23 è attrezzatissimo, per la trattoria e la pizzeria e per un pizzico di movida percorro le strade del Pigneto. Come diceva Mao: “Grande confusione sotto il cielo! La situazione è eccellente!”

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Beati i puri di cuore, perché vedranno dio … Post01 …

«La storia dell’architettura si occupa quasi senza eccezioni
dell’architettura stilistica, cioè di quella forma d’arte edilizia
ritenuta meritevole di attenzione per il suo valore intenzionalmente
estetico e palesemente orientato a forme decorative. Nella storia dell’
architettura noi studiamo generalmente la storia del gusto
architettonico attraverso le forme auliche adottate dalle costruzioni
maggiori: i templi, le chiese, i palazzi. Quali ragioni tecniche, quali
rapporti di tradizione formale e quali influenze di carattere economico
e funzionale abbiano originato queste manifestazioni non interessano
per lo più ne il mondo degli studiosi né quello degli artisti.

Nell’esame dell’ architettura stilistica ci interessa enormemente il
«come» ma non il «perché». Accettiamo il fatto compiuto ed analizziamo
la creazione del genio come una manifestazione del gusto, come una
libera espressione dello spirito al di fuori di ogni rapporto con le
ragioni pratiche del fenomeno costruttivo. Per il fatto che l’interesse
critico degli studiosi di architettura rivolge la propria attenzione
soltanto alla massima conclusione edilizia dei diversi periodi non
possiamo ne vogliamo collegare queste conclusioni con quelle premesse
puramente utilitarie, ed inizialmente costituite da esclusivi
superamenti del fatto strutturale, economico, funzionale.»

Giuseppe Pagano Pogatschnig

Per la serie la biblioteca che non ho ma che provo a costruire
Muratore permettendo, un altro libro che da tanti anni aspetto ritorni
negli scaffali delle librerie, ma ristampe del genere pare non attirino
troppo gli architetti, è questo libretto di Giuseppe Pagano in cui si
tenta di dare fondamento al moderno non su teorie pittoriche o
espressioni dei sentimenti ma su una testimonianza della tradizione non
romantica (ma chi può essere non romantico fino in fondo?).

L’arido funzionalismo, il freddo razionalismo, l’avaro minimalismo
ricondotti ad una loro possibile origine nell’architettura rurale, all’
essenzialità del fare solo il necessario, farlo bene e concedendo l’
indispensabile ad un immagine architettonica degna di questo nome,
ovvero la triade vitruviana di utilitas, firmitas e venustas
riecheggiata, più o meno esplicitamente, da Pagano stesso a inizio di
discorso.

Parto quindi, dopo Asplund – che non interrompo (prevedevo un  post
per ogni sua architettura ma, ahimé, dopo sette paragrafi fatico solo a
entrare nella meravigliosa Villa Stennäs!) – e semino tra queste pagine
, per insofferenza della vita e delle cose d’architettura che vedo,
anche un’edizione critica di questo testo nella misura delle mie
modestissime capacità.
Visiterò il libro come fosse un edificio. Se qualcuno rivendicasse
diritti di sorta (non sappiamo a chi chiedere) si faccia vivo che
cancelliamo immediatamente tutti i post da questo blog. Comunque si
rassicuri che, anche se soldi non ce ne sono, qui nessuno ha fini di
lucro e non pubblicheremo nella sua integrità il libro ma smontato a
pezzi che è pure meglio (e fosse mai che a qualche editore non venga
voglia di ristamparlo davvero).

Giancarlo Galassi :G

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CORVIALE SVELATO … APERTI GLI ARCHIVI … INTERCETTATE LE PROVE DEL COMPLOTTO …

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I COSPIRATORI … L’ORA X SI AVVICINA …

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IL NONNO DI CORVIALE … LA MADRE DI TANTE STRONZATE …

Asse Attrezzato

 Studio “Asse” per le ricerche sull’Asse Attrezzato

 “Nel 1962 il Prg di Roma propose un’ipotesi di disegno urbano basata sulla salvaguardia del Centro Storico e sulla previsione dello sviluppo della città verso ovest con la realizzazione del Sistema Direzionale Orientale. Quest’ultimo era caratterizzato dall’Asse Attrezzato, una strada a collegamento veloce tra l’autostrada del Sole e l’Eur lungo la quale collocare i nuovi centri direzionali. Per sviluppare questa ipotesi nel 1967 si costituì il gruppo chiamato “Studio Asse” – composto da V. Delleani, M. Fiorentino, R. Morandi, V.F.L. Passarelli, L. Quaroni, B. Zevi – che lavorò per circa tre anni elaborando studi analitici e ipotesi a livello di pianificazione urbanistica, impostazione architettonica (la “forma urbis”), ambito socio-economico, mobilità e traffico, fattibilità, problemi tecnologici, giuridici, amministrativi con lo scopo di definire un sistema articolato policentrico, formalizzato in una maglia continua a esagoni, che gettasse le basi per una “città territorio”. Nel 2006 la Fondazione Bruno Zevi ha organizzato al’Accademia Nazionale di San Luca una mostra e un convegno con un catalogo sulla storia progettuale dell’Asse Attrezzato.”

Fantasmi urbani a volte … ritornano … « Archiwatch

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“Non era una squadra di calcio” …

Stefano Salomoni commented on NUOVA CORVIALE …

Insediamento IACP a Corviale – Roma 1973-1981

Coordinatore generale:
Mario Fiorentino.

Gruppo di coordinamento sezione edilizia:
R. De Simoni, M. Montani, E. Piroddi;

Sezione edilizia:
Gruppo Fiorentino:
G. De Giorgi, M.Fiorentino, A. Quistelli, H. Selem, F. Sferra Carini.
Gruppo Gorio:
C. M. Briganti, S. Danielli, F. Gorio, E. Ricciardulli.
Gruppo Lugli:
R. De Simoni, P.M. Lugli, M. Montani, A. Montenero, P. Visentini.
Gruppo Sterbini:
N. Dagostin, F. Donato, E. Piroddi, G. Sterbini.
Gruppo Valori:
G. Calpini, R. Einaudi, D. Levanti, G.P. Rotondi, M. Valori.

Sezione strutture:
Gruppo Morandi:
G. Colombini, R. Morandi, M. Valenzi, G. Via.

Sezione impianti:
Gruppo Parolini:
F. Conti, G. Parolini, C. Pierini, C. Platone, R. Sbriccoli.

Sezione progettazione esecutiva e costi:
F. Novelli, G. Tardella.

Segnaletica:
S. Fiorentino.

Scultori:
N. Carrino, C. Lorenzetti, T. Magnoni, C. Santoro, G. Uncini.

da: “Mario Fiorentino, La Casa – Progetti 1946-1981”, Ed. Kappa, 1985.

N.B.: non era una squadra di calcio.

……………….

ma se non era una squadra di calcio …

era comunque una bella rappresentazione plastica degli equilibrii politici capitolini …

entro i massimali d’incarico previsti dalla legge allora vigente …

(intorno ai 500 milioni d’appalto, di allora, se non ricordo male) …

il totale previsto per il piano di zona …

dopo la lottizzazione urbanistica …

passava alla spartizione politica …

e ogni partito e quindi il suo professionista di fiducia, …

riceveva in proporzione ai seggi capitolini …

naturalmente, per i “senza tessera” o comunque “fuori area” …

erano cazzi loro …

lavorassero per i privati …

per il pubblico Cencelli docet …

in fondo …

una certa giustizia distributiva …

alla democristiana …

esisteva ancora …

non era quindi “propriamente” un sistema di tangenti …

ma ne era, sicuramente, l’anticamera …

Tangentopoli era alle porte …

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