LEONARDESCO NIENTE MALE …

Pietro Pagliardini commented on INSERIRSI NELLA STORIA E NEL PAESAGGIO …

“A me pare proprio che il ponte “leonardesco” non sia affatto male. Infatti non è stato nemmeno menzionato. Forse perchè non è aereo? Forse perchè sono stati molto “scorretti” rivestendo in pietra i piloni in c.a., con ciò compiendo quel reato che la nostra cultura ufficiale individua come un “falso”? Certo sono stati un po’ ingenui: non avrebbero dovuto dirlo. Si potevano inventare una stupidaggine su qualche nuovo prodotto che rende la muratura in pietra infinitamente migliore del c.a. e tutti avrebbero abboccato. Alle novità non si può che abboccare: chi è che corre il rischio di dichiarare non essere aggiornato?
Notare, anche in questo caso, il rituale omaggio all’ecologia e al risparmio energetico, ormai un minimo sindacale per essere ricevuti almeno in sala d’attesa.
Saluti”
Pietro

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“Finalmente un ponte” …

ctonia commented on INSERIRSI NELLA STORIA E NEL PAESAGGIO …

“Stupendo il ponte su setti!

http://europaconcorsi.com/projects/200979-Ponte-sul-fiume-Arno-a-Figline-Valdarno

bravissimi, finalmente un ponte che non sembra uno scheletro gettato tra due rive.“

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CICORIA E MENTUCCIA …

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ARCHITETTI “IN PIAZZA” …

memmo54 commented on “La passeggiata critica” … della Pantera …

“I degradatori fanno la marcia antidegrado… !!!!
Volpi che si lamentano dei furti nei pollai …”

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DECORO ROMANO …

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QUELLI CHE IL PARCO …

Quelli che il Parco (@Comitato_Parco) on Twitter

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INSERIRSI NELLA STORIA E NEL PAESAGGIO …

UN PONTE … “LEONARDESCO” …

NATURALMENTE …

HA VINTO …

‘STA CALATRAVATA …

Nuovo ponte sul fiume Arno a Figline Valdarno 

Europaconcorsi

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COSCIENZA SPORCA? …

IL RESTAURO DEL PAESAGGIO

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ROMA TRA BARDI E BORROMINI …

 

Ettore Maria Mazzola commented on “TRADIZIONALE” … “AGGIORNATO” …

“Caro Memmo,
il tuo commento è verissimo e splendido, complimenti davvero!!
In materia di dettagli è utile ricordare che, a seguito del lavoro di progettazione partecipata operato da Domenico Orano e il suo “Comitato per il Miglioramento Economico e Morale di Testaccio”, e grazie alla messa in pratica delle indicazioni del Comitato da parte di Giulio Magni e Quadrio Pirani, si registrò un incredibile miglioramento comportamentale da parte dei residenti, oltre che una drastica riduzione della mortalità degli stessi, sicché il presidente dell’Istituto Romano Case Popolari, Malgadi, nel 1918, nel testo “il nuovo gruppo di case al Testaccio” potè affermare: «Parlare di arte in tema di case popolari può sembrare per lo meno esagerato; ma non si può certo negare l’utilità di cercare nella decorazione della casa popolare, sia pure con la semplicità imposta dalla ragione economica, il raggiungimento di un qualche effetto che la faccia apparire, anche agli occhi del modesto operaio, qualche cosa di diverso dalla vecchia ed opprimente casa che egli abitava […] Una casa popolare che, insieme ad una buona distribuzione degli appartamenti unisca un bello aspetto esteriore, è preferita ad un’altra […] e dove questo vi è si nota una maggior cura da parte degli inquilini nella buona tenuta del loro alloggio e in tutto ciò che è comune con gli alloggi del medesimo quartiere […] Una casa che piace si tiene con maggiore riguardo, ciò vuol dire che esercita anche una funzione educativa in chi la abita» fu così che l’ICP coniò lo slogan “La Casa Sana ed Educatrice”.
Purtroppo, durante il fascismo e la sua politica a favore dei privati costruttori a discapito dell’ICP, avvenne un bombardamento mediatico da parte dell’industria edilizia che investiva a Roma pur non essendo romana, spesso nemmeno italiana, questa, tramite Moderne Bauformen, Casabella, La Nuova Architettura, ecc. accusava gli edifici popolari romani di essere dei «vani tentativi di nobilitare le “case popolari” con strumenti eccessivi e ridondanti di decorazioni». Questi “nuovi filantropi” sostenevano che «alcune case sembravano ministeri, mentre altre sembravano costruite da Borromini per un cardinale».
Così, nel 1930, Giuseppe Nicolosi si spinse a sostenere che si dovesse «badare maggiormente ai problemi funzionali ed ai costi di esecuzione», poiché riteneva che «la casa popolare mantiene alcune caratteristiche della casa media che incidono notevolmente sui costi, per cui è necessario ridurre alcuni spazi che non rappresentano un reale fabbisogno» … infatti i suoi edifici alla Garbatella sono i più brutti e spersonalizzanti dell’intero quartiere.
Ovvio che queste idee divenissero quelle egemoni, specie dopo che era stata mostrata al Duce l’idiota “Tavola degli Orrori” di Pier Maria Bardi cambiandogli il modo di intendere l’architettura! Era troppo allettante l’idea di tagliare le gambe all’artigianato edilizio puntando all’industrializzazione … solo che, conti alla mano (si vedano i dati che ho pubblicato in “La Città Sostenibile è Possibile”, Gangemi 2010), quegli edifici che si accusava essere troppo costosi, in realtà sono costati meno della metà di quelli industriali, nonché di quelli odierni e, spesso e volentieri, sono stati costruiti in tempi brevissimi (lotto 24 della Garbatella in tre mesi, edifici di Pirani sulla piazza di San Saba in 4, intero quartiere degli “sbaraccati e sfollati” di G.B. Trotta alla Garbatella in 6, ecc.) e, molto spesso, non sono ancora mai stati restaurati … un bel risparmi per le casse pubbliche, non pensate??
Ancora grazie Memmo!”

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“La passeggiata critica” … della Pantera …

La marcia antidegrado degli architetti “Città stravolta da populismo e abusi “

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