“Ma chi sei Cacini ?” …

memmo54 commented on “TRADIZIONALE” … “AGGIORNATO” …

“Qualcosa non torna !
Si apprezza la città italiana ma la si vorrebbe costrutta da solenni cubi di calcestruzzo, da “svettanti” prismi di vetro, o recinta da mesti e modesti muri di mattoncini rallegrati da aperture perdipiù casuali e disparate. Senza rinunciare al gagliardo dettaglio; allo “stacchetto” dell’esile e slanciato pilastrino che sorregge la plastica soprastante ovvero all’entusiasmante quanto pomposamente definito “attacco a terra” ; che attacco non è ma fonte imperitura di preoccupazione per i malcapitati esecutori e gli ingenui clienti.
Ciò perchè si ritiene necessario, sopra ogni cosa, essere attori del proprio tempo; armare la prora e darsi lo slancio, farsi valere, accettare le sfide intavolando un dialogo intimo con il Nulla o la Divinità; ammirevole gioco di scoperta ed avventura ma in fondo lusinga di vanità. Troppo poco, troppo individuale Troppo immorale. L’ imbarazzante apostrofe a Roma potrebbe essere : “ma chi sei Cacini ?”
Ruolo, dunque, difficilissimo e temo senza speranza dal momento che questo cambia perfino nel breve tragitto che separa l’abitazione dallo studio.
La mentalità parapositivista del continuo superamento dell’ “in fieri” perenne ha mostrato la corda, e prodotto molti disastri; nel territorio, nella società, nell’economia; non ultimo quello che viviamo ora: un castello di carte afflosciatosi miseramente; dozzinale gioco da fiera perversamente coniugato con la peggiore catena di Sant’Antonio elevata a livelli planetari.
Però anche i cuori più semplici intendono che non è precisamente la stessa cosa (… o equipollente…) una Venezia o una Firenze in cui si sostituiscano gli edifici esistenti con copie semplificate ed aggiornate (..all’ultimo quarto d’ora..poi si vedrà..)
Non c’è “classicismo moderno” che tenga; neppure nella più larga e benevola accezione.
Non me ne vogliano i simpatici sostenitori cui auguro cattedre od incarichi fino a rifiuto.
Ciò che fa la differenza, tra un moderno “quartiere italiano” fatto di cubetti di cls e quanto ancora rimasto, sterminato e forse irriducibile patrimonio dell’umanità, è il linguaggio e/o lo stile (… orribile dictu !…).
Fatto di elementi propriamente linguistici come colonne, architravi, “cornicette”, stipiti, archi e quant’altro nonchè materiali tratti dallo stesso contesto geografico (…che ne sarebbe del “trullo di Pagano” se fosse costruito in calcestruzzo: un arredo del pianeta di Papalla…) veri o citati come i biscottoni d’intonaco visti qualche post addietro. Questo governa la lettura ed il riconoscimento, l’inquadramento concettuale, del manufatto all’interno del proprio ecumene.
Tra i tanti elencati da Ettore qualcuno in qualche, rara, occasione ha dato prova di notevole acume e padronanza del mestiere. Tuttavia il più delle volte si è trattato di vestire con la ricchezza di un linguaggio completo modestissimi stabili costituiti da banali serie di cellule affiancate.
Eppure il risultato non è stato affatto deludente o di molto inferiore agli esempi più chiari.
La “dolcissima” portineria apparsa qualche giorno addietro non sta alla pari con gli ingressi che Sabbatini realizzava (…udite…udite..) nelle case “quasi popolari” a costi più che concorrenziali eppure quelle quattro decorazioni, le modiche cimase sulle cassette delle lettere, le porte bugnate, quel semplice pavimento, alludono inequivocabilmente all’architettura più grande cui si dichiarano devote .
Inferiori ma non in-significanti.
Orbene cercare di comporre qualcosa dandosi un vocabolario limitatissimo di pochi incerti simboli spesso misteriosi ed incomprensibili ai più (…non tutti i cittadini vanno in giro con le planimetrie del proprio caseggiato…anche se a qualcuno – e penso al Corviale – farebbe comodo per rincasare …) , è impresa vana e senza costrutto. Si finisce nel puro calcolo combinatorio: nell’Architettura di Babele.
Omero, Virgilio, Dante, Shakespeare, sono ancora efficaci (…mi scappa …” immortali”…) perchè accanto ai contenuti hanno sciorinato un linguaggio all’altezza: l’Iliade senza il verso sarebbe il verbale delle peripezie d’un uomo arrabbiato; la Commedia una noioso resoconto di timori e fobie.
Il linguaggio “è” , senza mezzi termini o infingimenti “il mondo”
E cosa data: ci appartiene e noi gli apparteniamo. L’abbiamo nel sangue (..o nei geni.. per non deludere gli scienziati…) tutti: anche coloro che danno a vedere di non curarsene.
Sembra molto illogico pensare che Ettore non l’abbia al pari di tutti gli altri.
Ci sarà da lavorare parecchio; in tanti lo vedono ancora come fumo negli occhi; obnubilati dall’ideologia modernista (..e qui Ettore ha ragione da vendere..) che ha distrutto cuori e menti.
Tornare ad essere sinceri con se stessi sarebbe già un passo avanti…aiuterebbe a capire…
Saluto”

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