Non c’è proprio niente da ridere …

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36 risposte a Non c’è proprio niente da ridere …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    se ci fosse da ridere sarebbe senz’altro quello di mezzo (Sacripanti)!
    Se le cose venissero prese seriamente – come si dovrebbe – allora sarebbe il caso di prendere in considerazione il terzo progetto (la mia studentessa Caterine Veasey) che, “dal basso del suo terzo anno di studi”, e dal brevissimo tempo dedicato al progetto (4,5 settimane), ha sicuramente dimostrato (come tutti gli altri studenti della Notre Dame) di avere a cuore via Giulia molto più dei vari tromboni “sapienti” che hanno speso del tempo per sanare la ferita di via Giulia.
    Si rammenta ancora una volta che i progetti dei miei studenti miravano semplicemente a dare le linee guida per il Bando di Concorso che non c’è più stato.
    Invito comunque, se si fa ancora in tempo, ad andare ad esprimere il vostro dissenso presso Palazzo Ricci dove sono esposte le 7 schifezze “in gara” … considerato che gira un volantino che istiga a votate per il progetto Diener (si suppone per il fatto che, non presentando nulla tranne un prato e degli alberi impossibili sul solaio di copertura dell’autorimessa più un muro di recinzione … non sia mai che lo spazio risultasse pubblico …, è quello che fa più comodo all’impresa che sta costruendo l’autorimessa che, così facendo, non necessiterà di modificare un progetto che non prevede nulla in superficie)
    Tra l’altro, per avere un’idea di quanto quel progetto sia stato calibrato per via Giulia, vi ricordo che si tratta di un PUP “frutto di tre rilocalizzazioni, che vuol dire che prima di approdare a Largo Perosi era stato originariamente collocato prima in piazza Novella (zona Vescovio) poi in Viale Marconi” … meditate gente … meditate!!

    A presto
    Ettore

  2. simona granata ha detto:

    ” la mia studentessa” ? ” i miei studenti” ?? Sacripanti fa ridere??? 7 schifezze? ma come parla professor Mazzola ??? un pò di modestia forse non stonerebbe e servirebbe a farci comprendere meglio il rischio che Alemanno intende far correre a via Giulia ( e a tutti noi). Ci provi vedrà che ne è capace. Per il Sindaco ogni suggerimento mi pare inutile. s.g.

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    cara Simona Granata,
    innanzitutto si calmi, perché quando si arrabbia (o forse a causa di qualche pregiudizio) non capisce il senso delle parole che vengono scritte.
    Che c’entra la modestia? ho forse parlato di me stesso?
    Ho parlato della mia studentessa perché mi pareva cosa buona e giusta indicare gli autori dei due progetti affiancati alla foto storica di Palazzo Ruggia e Palazzo Lais.
    Quanto al fatto che il progetto di Sacripanti faccia ridere, il commento si rifaceva al titolo del post, se poi ho colto in pieno non me ne voglia.
    Sulle 7 schifezze c’è una tale comunione di pensiero tra la gente che ha avuto modo di vedere quelle vergogne, cui andrebbe aggiunta la vergona dell’amministrazione comunale che le ha volute, che mi pare assurdo che si faccia salire il sangue agli occhi … cosa c’è di male ad usare il nome delle cose di cui si parla? O lei ritiene che le proposte siano appropriate a quel sito?

  4. simona granata ha detto:

    caro professor mazzola,
    la tranquillizzo, io oggi sono calma anche se, a volte, mi capita di non esserlo. Sa la precarietà fa brutti scherzi, ma oggi, mi creda, non è una di quelle giornate anche se a proposito di precarietà, a differenza di mercedes sousa, “ todo no cambia “ .
    Con calma mi permettevo di notare che trovo improprio, parlando di studenti con cui si lavora collettivamente a usare l’ aggettivo possessivo “ mio “ ( “ miei”). Tutto qui. Seguendolo un po’, su questo blog, mi ero ” disegnato” un professor Mazzola diverso dai professori che ho dovuto subire a Valle Giulia . Pensavo che lei fosse qualche cosa di diverso dai vari etreschi, palumbo… tanto per citare qualche d’uno di loro. Non credo d’aver mai letto di ” miei studenti” in un testo del nostro ospite Giorgio Muratore. Per Sacripanti chiedo solo il rispetto che si deve a un architetto diverso dal pattume ( termine non improprio) professionale
    che ha costruito e costruisce la nostra città. Ovviamente, proprio perché ,anche a me, le 7 proposte non paiono aver compreso il luogo in cui si calano( pesantemente) , mi chiedevo se definirle schifezze fosse un modo disinvolto ( troppo) per eludere la necessaria riflessione collettiva sul disastro annunciato a partire dalla facile e scontata scelta del giardinetto come da lei accennato. Con tranquillità la saluto. S.G.

  5. ettore maria mazzola ha detto:

    gent.ma Simona Granata,
    spero davvero che non voglia confondermi con i suoi professori, che ahimè sono stati anche i miei … sono talmente tante le brutte esperienze vissute a Valle Giulia (da studente e da assistente iperprecario) che non vorrei proprio averci più nulla a che fare!
    Se definisco la studentessa “mia” è perché i “miei” studenti sono come i “miei” figli, quando insegno cerco di dar loro tutto ciò che posso, come faccio con i miei figli, e per questo ho mantenuto intatti e vivissimi i rapporti con tutti i miei ex studenti (italiani e stranieri). A me piace darmi del tu con gli studenti, e quando lavoriamo insieme cerco sempre un rapporto alla pari, detesto le distanze, forse proprio perché il rapporto con i miei professori/dittatori mi ha sempre disturbato (per non usare un termine più colorito)
    Ai miei studenti dò la massima libertà di linguaggio, nel rispetto del luogo in cui ci si trova, ovviamente, quando ero studente sin dal primo anno mi venne imposto di utilizzare il linguaggio che garbava al professore e, quando ne chedevo la ragione, non c’era mai una risposta sensata (una volta mi venne detto “questa architettura in questa università non si può fare!”) Quella forma di dittatura, che risale sino ai primi anni del ritorno in Italia di Bruno Zevi, è all’origine delle “schifezze” (mi passi il termine perché quando ci vuole ci vuole) che stanno proliferando a Roma grazie a chi comanda. Per esempio, il mio assistente di Composizione 1 è stato il compagno di studi (mai finiti) di Rutelli, ovvero colui il quale impose il progetto di Meier che ha sancito la fine della salvaguardia del centro di roma e l’arrivo dei nuovi barbari.
    La soprintendenza alle “demolizioni e cementificazioni”, dopo aver avallato l’edificio di Meier a taciuto davanti alla frase arrogante di Odile Decq (“siccome ci hanno detto che dovevamo rispettare le facciate abbiamo deciso di smontarne un pezzo per far vedere che c’eravamo anche noi”) e così via, siccé oggi siamo qui a chiederci se sia giusto o meno violentare via Giulia e l’edificio dell’Unione Militare. Se ne può concludere che, come dice Muratore, “non ci sia proprio niente da ridere!”
    cordiali saluti
    Ettore

  6. simona granata ha detto:

    Gentilissimo professor Mazzola grazie dell’immediata risposta. Solo un appunto ( l’ultimo lo prometto) in merito al possesso. I figli forse sono come gli studenti, ma credo che tutti e due ( studenti e figli) dopo un pò debbono finire di appartenerci e andare per la loro strada. Quel pò segna la differenza di tempo che trascorriamo insieme a loro. Credo che lo stesso possa valere per i progetti e, in generale, per le idee. Grazie per aver dedicato un pò del suo, immagino, prezioso tempo a questa chiaccherata. simona granata.

  7. ctonia ha detto:

    Figlio! Figlio! Figlio non mi tradire! :-)))) (citazioni per chi sa…)
    saluti
    c

  8. Roberto Pagani ha detto:

    Non entro nella civile e pacata polemica di cui sopra,ma ribadisco,con la modestissima forza dei miei interventi, che la stragrande maggioranza degli architetti di POTERE e di REGIME meriterebbe di essere tenuta fuori dalle Mura Aureliane,entro le quali vorrebbe affannosamente guadagnarsi un posto nell’Olimpo degli Immortali.Grazie al loro Ego ipertrofico,alla loro ambizione di soldi e di Fama, che meriterebbe un sano bagno d’umilta’,stiamo rischiando,nel Centro di Roma, una spirale di volgari interventi quali non si vedevano dagli anni sessanta.Bellissimo schiaffo morale quello di giovani aspiranti alla professione di Architetto,che ridicolizzano tutti i progettastri delle cosiddette Archistar.
    Ma per questi Soloni modernisti(la peggiore genia che esista sulla faccia della terra,in ogni settore),rimarranno “Falsi storici”.Secondo loro,l’equilibrio di un Centro Storico deve essere “valorizzato”dai volgari pugni negli occhi abortiti dai loro cervelli.E non rispettando il Colore,gli Stilemi,i Linguaggi,il Calore e l’Autenticita’ dell’architettura tradizionale.

  9. memmo54 ha detto:

    A me piace molto il lavoro della studentessa americana.
    Semplice dignitoso e rispettoso: con il bugnato d’angolo dove ciascuno si aspetta di trovarlo, dove è sempre stato e dove è bene che stia.
    Sottotono com’è giusto perchè nell’area c’è già da svariati millenni il meglio dell’architettura.
    Piace perchè dopo qualche mese chiunque potrebbe benissimo dimenticare si tratti di un edificio costruito da poco, un intruso in fasce in un club millenario.
    Come la chiesa di S. Eugenio che oltre ad essere ben fatta e ben proporzionata, tra ulteriori sessent’anni, o centosessanta, o ducentosessanta, sarà ancora più interessante, viva, utile ed attuale di adesso.

    Saluto

    • salvatore digennaro ha detto:

      Siamo sempre al punto di partenza: quale linguaggio scegliere per il nostro tempo?
      A me piace riconoscere l’epoca di appartenenza di un edificio, fermo restando il rispetto del contesto.
      Forse nel confronto in oggetto manca una TERZA IMMAGINE.

      • ctonia ha detto:

        Bravo Salvatore, lo sostengo anch’io da tempo in opposizione ad un certo pensiero binario molto comodo… Credo che la storia del nostro mestiere – visibile nelle nostre città Ottocentesche e Novecentesche, ma forse molto di più a Barcellona, Berlino, Stoccolma, Zurigo… – dimostri come sia possibile costruire seriamente “nuove” architetture senza scadere nè nell’uno nè nell’altro estremo (perchè per me entrambi tali sono).
        ciao
        c

  10. salvatore digennaro ha detto:

    Grazie Cristiano
    si ricomincia con le scaramucce…personalmente non sò quale sia la strada giusta certamente nessuna delle 2…avrei qualche idea ma adesso non mi va di riparlarne…

  11. ettore maria mazzola ha detto:

    perché invece di parlare di terza strada (a parole) non mostrate con immagini cosa intendete? La cosa è un cavallo di battaglia di tanti professori e architetti che, non sapendo come confrontarsi con il contesto, e non essendo in grado di dialogare con la storia (spesso per ignoranza e presunzione) vogliono mostrare (a parole) un’attenzione alla storia senza rischiare di “sporcarsi le mani” con la “falsificazione della storia” … perché non prendete finalmente una posizione che sia vostra e di nessu altro che ve l’ha inculcata, e non dimostrate con dei progetti (almeno disegnati) che cosa proponete di concreto???
    Grazie

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      Eh sì, devo dire, e non perchè Ettore Maria è un caro amico, che ha proprio ragione. I discorsi sono belli, il caldo non agevola certamente, ma gli esempi….scarseggiano. Berlino? Berlino a Berlino o Berlino a Roma? Berlino a Berlino rasa al suolo dai bombardamenti (per quanto….) o Berlino a Roma praticamente integra?
      Questo pensiero binario mi sa che se non è l’unico possibile poco ci manca. Fino a prova contraria.
      Per adesso vedo che la “ricerca” porta solo fallimenti contrari al semplice buon senso e sarebbe il caso di proporre una moratoria creativa.
      La ricerca facciamola in campo scientifico, sulle malattie ad esempio, che è meglio.
      Ciao
      Pietro

  12. ctonia ha detto:

    …Erik Gunnar Asplund, Marcello Piacentini, Rafael Moneo, Gino Valle, Giovanni Michelucci, Hans Kollhoff, David Chipperfield, Louis Kahn, Mario Ridolfi, Saverio Muratori, Gio Ponti, Muzio, Figini-Pollini, Giuseppe Terragni, Massimo Carmassi, Adolf Loos, Giancarlo Leoncilli, Luciano Semerani, Giorgio Grassi, e infiniti di cui non conosco il nome che hanno costruito le nostre città sino a ieri…
    L’elenco è lungo, ma tanto per darti un’idea di architettura viva e vegeta, nè clonazione (Salingaros) nè avanguardia (mettici quelli che vuoi tu). Come vedi, niente “stile”, ma risposte architettoniche diverse al problema della città, storica e contemporanea.
    Ah, dimenticavo. Nessuno mi ha inculcato alcun che, per me quello dell’università è stato un periodo faticoso ma felice :-)
    ciao
    c
    ps: scusa Salvatore mi son fatto trascinare :-)

  13. biz ha detto:

    Probabilmente già parlare di “terza via” significa insaccarsi a priori. Però, indubbiamente, non si può sic et cimpliciter riproporre un linguaggio antico. Non si può, perché sono cambiati i modi di produzione, i modi di abitare, il gusto ecc. Non ha senso dire meglio o peggio. Non si può e basta. Anche a prescindere dai dati produttivi, anche se fosse letteratura, troveremmo ridicolo uno scrittore che dicesse – correttissimamente – codesto, imperocché ecc.
    Ora, questo non significa che si debba fare una urbanistica dissennata sui superatissimi modelli impostati da L.C. riveduta e corretta -(ecologgica e sostenibbile), ove il blob architettonico è gradito perché serve a mascherare la più deprimente standardizzazione del prodotto. Non significa pensare che vada bene tutto purché sia “nuovo”, “maivisto”, ecc.
    Il vero guaio è che, mi sono accorto, se si cerca di fare una urbanistica seria con una architettura contemporanea giusta, semplice, ordinata, finisce che ti prendono per fascista perché assomigli un po’ a Piacentini … se va bene :-)
    Forse, non è solo un problema di architettura, ma proprio di modi di produzione edilizi.
    Insomma, non se ne esce. Ma vedi Ettore, forse non è un caso. Non sarà il nostro destino, non quello degli innumerevoli nostri colleghi, ampliare le città, fondarne di nuove; ma invece compattare, serrare, lavorare sugli interstizi; rifare pezzi.
    Forse, per i nostri compiti, essere un po’ eclettici non è poi così sbagliato.

  14. Stefano Serafini ha detto:

    Che bello, Architetti, sentirvi discorrere così. Spero che la discussioen continui, perché è finalmente molto interessante, finalmente si parla di vita. Io spezzerei una lancia solo per non ridurre Mazzola alla sua caricatura, mi pare che anche la sua sia ricerca contemporanea. Certo, la contrapposizione secca col M.M. non gli giova, ma non si può negare che contro certe muraglie (soprattutto arroccate così bene nelle Università e nei circoli che contano) servono colpi d’ariete.

  15. ettore maria mazzola ha detto:

    Cristiano,
    per me quell’elenco non ha alcun senso, mi devi mostrare le tue immagini per convincermi che hai una terza via, e che questa non appartenga nè alla corrente modernista, nè a quella tradizionale.
    Tra l’altro quegli esempi (su molti dei quali avrei molte riserve) sono anch’essi datati, sebbene qualcuno ancora operante, ma sono loro, non Cossu o DiGennaro!
    Tu accusi in maniera del tutto gratuita e, passami il termine, patetica, i “salingarosiani” di clonazione … non si sa bene di cosa, tuttavia non ti accorgi che dopo qualche rigo entri in contraddizione con te stesso, quindi ti domando: se i saligarosiani “colonano” ciò che la tua ideologia aborre, come mai tu saresti disposto a “clonare” i tuoi “maestri” della terza via? Detto ciò chiedo ai “Terzoviani”: Perché vi spaventa tanto che qualcuno si adoperi per un’architettura e un’urbanistica di matrice tradizionale? Perché fingete di promuovere il pluralismo per poi mettere in pratica il monismo?
    … e vi suggerisco una “quarta via” … Ma non è che sotto sotto temete che i comuni mortali, ovvero le persone che non hanno subito la lobotomia ideologica dei banchi universitari possano fare il confronto tra la vostra pseudo terza via e l’architettura che non necessita di parole?

    • ctonia ha detto:

      Ma io non “ho” proprio un bel nulla, Ettore, sono architetto e sono fiero di esserlo e prego tutti i giorni per trovare un briciolo della sapienza dei maestri che ti ho indicato e dei costruttori delle città che ammiro mentre cammino per Lecce o Bari o Canicattì. I miei progetti sono un pallido esempio, ho preferito citare maestri, per non cadere troppo in basso.
      Per me i vostri progetti sono clonazioni, non opere (non “figli”, quindi, ma fotocopie anastatiche, come scrisse Giancarlo Galassi). Rimango della mia idea, ma sono consapevole che potrebbe essere sbagliata.
      ciao
      c

    • mauro ha detto:

      Arch.Mazzola, l’elenco dei Maestri citati da Cossu, è ben altro che un semplice elenco che, a suo dire, non significa nulla, è una questione di metodo compositivo, del metodo compositivo di quei maestri; un metodo che ha prodotto “opere” perfettamente integrate nella storia dei luoghi dove sono state inserite; intendendo come storia, una storia fatta di figure architettoniche, e della loro “variazione”, molto più “ampia” e più “vasta” di come considera lei la storia nel rapporto con il luogo nel quale si inserisce la nuova architettura.
      Una info tecnica: mi potrebbe mandare un link di riferimento dei vostri studi progettuali relativi agli interventi nel comune di Pieve di Cento? Considerato che credo di conoscere quelle “tipologie insediative” volevo valutare se trattasi di “clonazione”. Grazie
      Mauro

  16. ettore maria mazzola ha detto:

    allora ti invito a mostrare uno, che sia uno, dei miei progetti posto a confronto con la “fotocopia anastatica” da cui sarebbe stato preso.
    Io nei miei progetti non ricopio nemmeno me stesso, quindi la tua accusa è talmente stupida da commentarsi da sola, semmai accompagnata dalla storia della volpe e dell’uva.
    Faresti bene invece a metterti in discussione piuttosto che accusare senza senso gli altri. Galassi ha detto tante cose giuste e ha preso tante cantonate visti i commenti che a suo tempo ricevette per alcuni suoi post proprio su via Giulia, e sembra che anche lui se ne sia reso conto. In ogni modo in questo momento il buon Galassi non c’entra proprio nulla …. tranne per il fatto che per te risulti molto utile tirare in ballo frasi di TERZI che fanno comodo: ECCO, HO FINALMENTE CAPITO COSA SIGNIFICHI IMBOCCARE LA “TERZA” VIA!!!

  17. Angelo Gueli ha detto:

    Trovo che il progetto della studentessa di Ettore (per quel poco che si può vedere dall’immagine) sia garbato e ben fatto.
    Aspirare ad un architettura non urlata, che parli e canti all’unisono con quelle che la circondano è certamente un importante punto di partenza. Specie per un/a giovane.

  18. Stefano Serafini ha detto:

    Mah, Ctonia, effettivamente sei andato un bel po’ sopra le righe, e poi di solito sei più distinto. Accusare Salingaros di fare progetti clone poi è il culmine, visto che Salingaros non è un architetto, e che poi gli architetti che si ispirano alle sue idee son di scuole e visioni diverse [ne sappiamo qualcosa, vero Ettore? ;-) ]. A parte ciò, mi piaceva l’idea che si parlasse finalmente di architettura entrando nel merito, usando lo spirito della lotta tra bande come propulsore critico… ma si finisce invece sempre in sbadiglio. Insomma, se qualcuno riuscisse a mostrare un suo progetto e a spiegarlo, mica sarebbe male. Il partito avverso si sbizzarrirebbe a farlo nero, quello pro a incensarlo, ma qualche lume – magari sanguigno – su come vanno le cose e sul loro perché ne uscirebbe fuori. Magari imparano anche gli architetti, non solo noialtri.

  19. Stefano Serafini ha detto:

    Ecco… per es… a proposito di terze vie e clonazioni… pure “l’omaggio a LC”… http://www.selpress.com/cesar/immagini/210611R/2011062144702.pdf

  20. ettore maria mazzola ha detto:

    Mauro, l’elenco di Cossu sarebbe questo: Erik Gunnar Asplund, Marcello Piacentini, Rafael Moneo, Gino Valle, Giovanni Michelucci, Hans Kollhoff, David Chipperfield, Louis Kahn, Mario Ridolfi, Saverio Muratori, Gio Ponti, Muzio, Figini-Pollini, Giuseppe Terragni, Massimo Carmassi, Adolf Loos, Giancarlo Leoncilli, Luciano Semerani, Giorgio Grassi, gradirei vedere uno, che sia uno, di progetto appartenente a uno solo di questi (forse salverei qualcosa di Muratori) che possa ritenersi “un’opera perfettamente integrata nella storia dei luoghi dove è stata inserita”
    Magari si vada a leggere un po’ di storia vera, non quella ufficiale, per esempio quella relativa alle malefatte di Terragni a Como e a quelle che furono le reazioni dei comaschi al Novocomum e alla Casa del Fascio, magari inizierà a capire che cosa è la storia e se ne guarderà bene prima di offendere in maniera infantile e gratuita chi la storia la conosce a fondo!
    Poi mi spiegherà meglio come fa a dire che la storia come la intendo io sia diversa da quella che intende lei … forse perché a me piace raccontare la verità e a lei piace accettare passivamente lo storicismo ideologizzato che le è stato impartito da studente? Forse perché lei non ha il coraggio di rimettere in discussione i suoi maestri e andare a leggere la storia che non le è mai stata insegnata? Ma lei lo sa cosa è il rispetto per gli altri? … a proposito di rispetto, il suo “maestro” Ridolfi insegnò al suo allievo Fiorentino, che se ne vantò dopo aver costruito il Corviale (altra opera bene integrata nel suo contesto) che «ci sono due modi di fare Architettura … o forse ce n’è solo uno … c’è quello semplice e pacato dell’utilizzazione degli schemi super testati che l’edilizia pubblica in Italia – e non considero solo quella romana – ha più o meno accettato. E poi c’è quello sperimentale, che è il metodo a cui l’esperienza di Corviale appartiene. Io ricorderò sempre come Ridolfi, che è stato il mio vero maestro, sempre mi diceva: “quando progetti per un cliente (e l’edilizia pubblica è un cliente come un qualsiasi altro privato), senza rivelarglielo tu devi sempre sperimentare” perché, in effetti, queste sono esattamente le opportunità nelle quali gli esperimenti possono essere fatti!»

    • Mauro ha detto:

      Egr. Architetto Mazzola, non ho intenzione di rispondere a chi scrive offendendomi.
      Ritengo di poter dire che Lei, non abbia alcun titolo per sentirsi superiore, quanto alla conoscenza della storia, ad alcuno.
      Sicuramente nessuna superiorià rispetto al sottoscritto.
      Mauro

  21. ctonia ha detto:

    Vabbuò, dopo questa lezione di storia ci rinuncio.
    bacioni
    c

  22. Pietro Pagliardini ha detto:

    Ecco qua, fresca , fresca un altro esempio di terza via… sovrintendenziale:
    http://www.selpress.com/cesar/immagini/210611R/2011062144702.pdf
    Ma di cosa si sta a discutere?
    Pietro

  23. ettore maria mazzola ha detto:

    egr, Mauro,

    ritengo esattamente l’opposto di ciò che lei ha detto.
    E’ lei che, non avendo alcun argomento concreto attacca offendendo le persone. Ci mostri qualche suo progetto e qualche sua ricerca storica per dimostrare il contrario, e la smetta di menare il can per l’aia per tirare l’acqua al suo mulino. Fino al suo assurdo messaggio, benchè ci fossero toni forti, nessuno ha offeso personalmente gli altri circa il modo di interpretare la storia e, soprattutto, si identifichi con nome e cognome, in modo che tutti possano essere al corrente di chi è lei e cosa faccia. La superiorità (presunta) l’ha mostrata lei nel suo messaggio accusatorio, non è mia intenzione ritenere me stesso superiore a nessuno, semmai è vostra intenzione sminuire tutto ciò che non si trovi allineato con la vostra mentalità, io ho anzi detto che bisognerebbe essere in grado di essere pluralisti e non monisti. A tal proposito, senza ricevere risposte plausibili, ho chiesto di spiegare perché, ogni volta che c’è qualcuno che parla, o mostra immagini, di progetti rispettosi della tradizione, vi sentite schiacciare i piedi

    • Mauro ha detto:

      Egr Mazzola, circa i miei progetti: generalmente mi occupo di recupero e ristrutturazione di edifici rurali vincolati con categorie d’intervento (risan e restaro conserv tipo A e B), QUINDI RECUPERI FILOLOGICI DELLE TIPOLOGIE ORIGINALI.
      Senza nulla vantare (lei insiste a chiede a chiunque titoli e pubblicazioni!!!!!!), con qualche ricerca e testo anche pubblicato sulle tematiche sopaccitate del recupero.
      Non intendo mostrarLe nulla, per non seguirla su tale terreno.
      Circa la progettazione del “nuovo” ed il rispetto del contesto storico, delle matrici figurative storiche e della loro reinterpretazione (variazione compositiva), non appena avrò approntato il sito (serve tempo), le invierò privatamente il link.

      Sicuramente, non lo dico con ironia, ho moltissimo da imparare dalla sua esperienza, ma non è l’unico che conosce la storia e la sa interpretare riapettandola nella fase progetuale.

      Non si creda troppo superiore agli altri…..non maltratti Cossu (conoscenze compositive da vendere e un grande Maestro alle spalle, si fidi).

      Ossequi.
      Mauro
      Ps come scritto in un post precedente, se le va, mi mandi un link della sua ricerca su Pieve di cento (avendo studiato per anni quelle tipologie insediative avendo abiatto in zona per anni, volevo darci un occio)

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