La fine dell’Unione Militare …

Da Andrea Bentivegna:

“salve professore
ieri passando per via del Corso ho avuto modo,con tristezza,di rendermi conto dello scempio che è stato consentito in questo edificio
i miei saluti”

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

2 risposte a La fine dell’Unione Militare …

  1. sergio 43 ha detto:

    Scusi, Prof., ma qui è il caso di battere il martello finchè è caldo e approfitto dell’amara osservazione di Bentivegna per ribadire che qui, per quello che possiamo dire e fare, non dobbiamo smettere di stare in campana. La periferia è quasi perduta alla bellezza dell’architettura e dobbiamo solo sperare che siano la legge di Roma Capitale, l’indotto della futura “Metro C” e la voglia dei cittadini a ridare slancio a una più convinta partecipazione per pretendere di vivere meglio e con un diverso significato da dare al proprio spazio. Qua e là si nota che qualcosa sta cambiando. Sarebbe interessante un documentario che ne volesse scoprire i primi tangibili segni, ancora molto sporadici. Il Centro ha problemi opposti. Troppe manomissioni, troppe ingordigie e il Centro sta sempre più perdendo la sua anima, il senso di se e della sua storia popolare. Luoghi una volta deputati al lavoro, all’incontro, allo svago sono stati occupati dalla sempre più invasiva Città della Politica, dalle omologanti multinazionali del commercio, da movide senza cultura che non producono fermenti, dalle speculazioni immobiliari, peggiori per il cittadino che vi è nato e vi vive (sempre di meno e sempre più pochi) delle peggiori demolizioni del Ventennio. Non parliamo poi di quando si muovono le magistrature cittadine (nel senso latino del termine). Vanagloria, presunzioni, ignoranza la fanno da padroni sulla carne viva di Roma. Forse è impossibile opporsi all’accerchiamento delle grandi forze economiche (che nessuno riesce più a distinguere tra legali e illegali) per cui rimaniamo attoniti, come Bentivegna, di fronte alla prossima ex-Unione Militare o scappiamo, dopo essere entrati per curiosare la recente sistemazione, dal nuovo ex-Cinema Etoile dove una solerte e ben addestrata signorina ti si impone all’ingresso per guidarti suadente, come Virgilio, nei gironi che, sopra la tua testa fendono lo spazio della Piacentiniana Galleria e tu allora rimpiangi l’elegante e silenziosa “mascherina” che ti accompagnava al tuo posto o scappi dalla nuova ex- Rinascente dove, non dico che una volta, come da Harrods, trovavi tutto dall’ago all’elefante, ma adesso vedi soltanto manichini e grucce appese. Ma, pagato pegno a queste ineluttabili e più redditizie trasformazioni d’uso di private proprietà, vorremmo una più che attenta, feroce direi, difesa di ciò che giganti del passato ci hanno lasciato in comodato. Mi chiedo se non ne avrebbe guadagnato la città, se invece del costosissimo Maxxi, si fosse portata a termine l’Ala Cosenza, altri soldi lasciati marcire, dietro la Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Bastava solo inventarsi un altro acronimo per sentirsi alla pari delle più importanti istituzioni culturali mondiali! Mi chiedo se non sarebbe miglior cosa (e questo metterebbe tutti d’accordo, Ettore Maria Mazzola, Giancarlo Galassi, Ctonia e tutti gli altri blogger!) se , invece di pensare a sottopassi lungoteverini (leggo che Alemanno, perduto questo di Ripetta, ce ne promette un altro prima di Ponte Cavour!), l’amministrazione capitolina, visto che oramai la Fiat non ha più la forza di ricattarci a favore del trasporto su gomma, ci volesse ridare le vecchie Circolari Destre e Sinistre. Servirebbero, oltre che ad alleggerire il traffico e a rendere meno oneroso il bilancio cittadino, a far scoprire a pellegrini e globe-trotter, meglio degli orrendi e invasivi bus turistici a due piani scoperchiati, le nostre bellezze e atmosfere. Mi chiedo se si sono resi conto sul Campidoglio di quanto costa, in termini di soldi, di tempo perso, di disagio, di orrori da vedere, di soluzioni da ritrovare, decidere di toccare un elemento, anche piccolo, in un tessuto così delicato come il nostro. Sembra il gioco del Domino o l’origine di una valanga. Basta spostare una pedina o smuovere una palla di neve e tutto si muove. Si abbatte (é poca cosa!) la teca del Morpurgo poi si scava alla ricerca di un porto oramai scomparso, si nomina la commissione Benevolo che addirittura vuole abbattere tutta la Piazza, si litiga sulla “Stazione di Servizio”, scompare un famoso punto di vista per recuperare il quale devi rifarti alle stampe antiche o ai primi dagherrotipi e per ritrovare il quale si decide di riabbattere un muro di travertino ricavato, dice orgogliosamente il progettista d’oltreoceano, dalle stesse cave del Colosseo. Abbattuto ‘sto muro, si apre un vuoto. Come riempirlo? “Ma è facile! Basta spostare la Fontana del Navigante e porla sulla fontana sottostante e la colonna idrometrica al posto del famigerato “obelisco”. “E questo quanto costa?” “1,4 milioni di euro!” “Me cojoni!” “E non è finito! Questo oltre i 17 milioni di euro per la Piazza del Concorso che è necessaria dopo la scomparsa di quella precedente!” “Ma quale? Quella dove Fausto Delle Chiaie esponeva sui colonnotti i suoi divertenti discorsi?” “Si! Proprio quella! Comunque è divertente pure quando la mattina vedi l’impavesata dei panni stesi ad asciugare delle rumene!” “Vorrai dire delle romane” No! Sono rumene ma è giusto, per lo ius soli, chiamarle pure romane!” “Accidenti! Tutto questo perchè ar capoccia je stava antipatica la teca? Ma allora, ascoltami! Come me vengono l’idee a me…! Abbattono il muro de ‘sto Meier?” “Si!” “Se forma uno slargo da riempire?” “Sì!” “Il monumento è dedicato all’Ara Pacis?” “E’ ovvio!” “E allora du piccioni..” “Ma chi? quelli di Fuffas?” “Ma no! Dicevo due piccioni con una fava, anzi con un par d’ulivi. Fai un gemellaggio con Brindisi, lì dove finiva la Regina Viarum e ti fai mandare, a perenne ricordo, due begli ulivi pugliesi ma di quelli centenari” “Sì, Dici niente! Con tutto’ sto traffico puzzolente davanti quanto possono resistere?” “Ma no! Si può fare! Pensa che, vicino casa mia, l’Alberone che dava nome al quartiere dopo Piazza dei Re di Roma, se stava seccando. Hanno chiamato un bravo vivaista il quale ha portato un esemplare della stessa specie, l’ha piantato, l’ha seguito amorevolmente durante l’attecchimento e mò sta su che è una bellezza, gajardo e forte. E pensa che lì il traffico è anche più pestilenziale!” Aoh! M’hai convinto! Mò ‘sta cosa me la gioco al lotto! Dunque: 23 ‘o scemo, 58 ‘o paccotto che c’hanno fatto, 76 ‘a funtana, 84 ‘a Chiesa e qua ce ne stanno due!” “Bbona fortuna!”

    • Manuela Marchesi ha detto:

      Grazie a Sergio 43 per il quadro della drammatica e anche grottesca situazione in cui si trova il Centro di Roma, lo stupido scempio che la colpisce e la travolge…Sono sentimenti che vivo quotidianamente e che, siccome non sono piu’ una fanciulla, mi riportano al prima della voglia modernistica delle nostre amministrazioni, le quali alla fine sono sempre piu’ colpevoli degli architetti e dell’ex loro ” pippe” mentali. Grazie ancora.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.