MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (12) … IL TUTTOLOGO …

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IL TUTTOLOGO

Quella del tuttologo è una delle professioni più recenti e più diseducative. Recente perché è nata e si è sviluppata nell’era del pressappochismo televisivo, diseducativa perché lascia credere che basta leggersi un paio di libri su un argomento per diventarne subito un esperto. In realtà il tuttologo ignora la conoscenza e sputtana la cultura.

In questo mondo veloce e senza più i filtri della competenza specifica c’è un brulicare (un’esondazione, direi) di personaggiuncoli tuttofare e tuttodire. Che solitamente sanno poco di tutto anziché saper tutto di poco.

In un’epoca dove trovi cuochi in giurie sui concorsi di pittura e artisti opinionisti di gastronomia. Politici che fanno i commentatori di calcio e cantanti che fanno analisi politiche. Architetti che fanno gli assessori e assessori che fanno gli architetti. Insomma in un’epoca dove ormai è consentito tutto, si sta perdendo sempre più la specificità e la specializzazione che una volta garantiva attendibilità di giudizio.

Ho avuto modo di imbattermi in un giornalista che si ritiene esperto e scrive indifferentemente – con la medesima saccenza – di religione, di politica, di enogastronomia, di moda, di abbigliamento, di storia, di buone maniere, di pittura, di musica e di tutto quello che gli capita sottomano, perfino d’architettura che entra sempre dappertutto. D’altra parte, chiunque sia dotato di respiro è autorizzato a parlare d’architettura.

Bene, il nostro si è costruito una cospicua claque fondata sulla quantità dei seguaci più che sulla qualità intellettiva dei medesimi. Dispone di un gregge di pecoroni che hanno bisogno di un montone capofila perché da soli non saprebbero dove andare. La cosiddetta schiera degli italioti (metà italiani e metà idioti) a cui si affianca un bel gruppo di oche giulive che – come si sa – quando intravedono un uomo con potere e visibilità gli saltano subito sotto.

Una volta gli ignoranti venivano isolati e derisi, ora vengono idolatrati, basta che siano comunicativi e provocatori. D’altra parte, oggi come oggi, il successo lo si conquista con la televisione e con facebook, mica coi libri.

Oh, cazzo ! Mi sorge un dubbio. Dipingo, disegno, progetto, costruisco, scrivo e di recente sono stato nominato (per i miei trascorsi radiofonici) in una giuria di concorso per giovani aspiranti cantautori.

Mica sarò anch’io un tuttologo ?

( tratto da “Mauro Andreini: L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (3) … L’INTELLETTUALE ED IL BAR SPORT …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (4) … LETTERA AD UN PROFESSORE …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (5) … SE I PROFESSORINI …

MAURO ANDREINI … BISCHERATE … (6) … PER TUTTI I “PEPPINI”…

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (7) … “QUELLO CHE UN GIOVANE ARCHITETTO NON VUOL SENTIRSI DIRE” …

MAURO ANDREINI …”BISCHERATE” … (8) … SVEGLIAMOCI TOSCANI, TORNIAMO MALEDETTI …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (9) … “L’IDENTITA’ DELL’ARCHITETTURA ITALIANA” … LA STANNO ANCORA CERCANDO …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (10) … CANZONE PER NOI … ARCHITETTI DI PROVINCIA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (11) … CHE NOSTALGIA …

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“LA SERA ANDAVAMO ALLA LEF” …

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ctonia commented on: MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (10) … CHE NOSTALGIA …

CHE NOSTALGIA Erano i tempi della noiosissima urbanistica delle campiture colorate sulle città, i tempi della scomposizione …

“Alla LEF ho passato molte, troppe ore… guardato di traverso dai titolari, insieme al vecchio Leoncini forse i più antipatici e sgarbati mai visti sul suolo fiorentino: ed è tutto dire…

Eppure quei signori sempre ben vestiti, e quella signora credo bionda, non li dimenticherò mai, insieme ai loro volumi al tempo inacquistabili, alle pile di riviste che spesso avevano solo loro, al preziosissimo atrio vetrato nel quale potevi guardare cosa c’era di nuovo senza entrare dentro… “La sera andavamo alla LEF” :) Prima di Feltrinelli o le megalibrerie dove poter guardare senza comprare, si andava da LEF o da Marzocco, che in fondo in fondo aveva una stanzuccia solo di architettura, e io vi sbavai a lungo su una edizione Il Polifilo del trattato di Leon Battista a duecentomilalire…

Maremma come sono vecchio.

Ora c’è Amazon e non devo più sopportare la sublime antipatia dei librai fiorentini.

Baci!”

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IL VOLPINO RITROVATO …

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Andrea Di Martino ha detto:

“ha una vaga somiglianza con Purini…. Che si tratti di una sua antenata?! Che il famoso “volpino puriniano” (di cui da tempo si sono perse le tracce) sia in realtà un discendente diretto dello spinone qui immortalato?!”

'A NONNA DE THEO ...

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MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (11) … CHE NOSTALGIA …

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CHE NOSTALGIA

Erano i tempi della noiosissima urbanistica delle campiture colorate sulle città, i tempi della scomposizione e dell’onda lunga delle sette invarianti.

Ma soprattutto erano i tempi euforici del disegno come esplorazione dell’idea, del ricercare disegnando, del disegno visionario come premessa di qualsiasi progetto. Peccato che quest’idea del disegno a Firenze nessuno l’avesse e perciò nessuno la insegnasse. Temevano, credo, che gli studenti si facessero prendere la mano dall’onirico tralasciando la statica e la tecnologia. Così preferivano insegnare la statica e la tecnologia tralasciando l’onirico.

In entrambi i casi l’architettura nasceva zoppa. O una casa senz’idea o un’idea senza casa.  Della progettazione di Tendenza poi nemmeno l’ombra, solo a parlarne saresti stato preso di mira e bacchettato all’esame. E pensare che da tutto il mondo allora – contrariamente a oggi – guardavano ammirati l’architettura “tendenziosa” italiana.

Stando così le cose non rimanevano che gli scaffali delle librerie, l’ultima spiaggia per essere moderni, per trovare dei maestri.   Per tanti di noi erano le librerie la vera sede universitaria, i maestri stavano lontano, sulle pagine di carta.                                               Così da studenti, tra le rare lezioni che conveniva seguire – quelle frequentate da belle figliole e quelle imperdibili di Giovanni Klaus Koenig – e in attesa delle serate mondane al Salt Peanuts in S. Maria Novella o in qualche casa studentesca, si ammazzava il tempo nella mitica libreria LEF, anch’essa di recente perìta per far posto alle più stimolanti lingeries.

Che emozione i colori lucidi delle copertine, le immagini a tutta pagina di progetti mai visti, le figure nuove di un nuovo linguaggio.                                                                              Libri da sfogliare per tornare a capo chino verso casa. Libri da comprare e a cui affidarsi. Pubblicazioni che venivano da Milano, Venezia, Roma a rimarcare la marcia in folle dell’ambiente accademico fiorentino rimasto ancora ai ricordi di Michelucci, o al post-organicismo di Ricci, di Savioli e compagnìa di merende o tuttalpiù qualche fotomontaggio di Superstudio.

Un piccolo libro: “Vivere Architettando (giovani architetti italiani formati nell’ultimo decennio)”. Una raccolta di disegnatori architetti italiani, di quelli che sognano con la mente e disegnano con la mano. De Lucchi, Santachiara, Serafini, Minardi, Braghieri, Passi, e altri ancora dei quali in molti hanno fatto perdere le loro tracce. Di Rossi, Scolari, Canella, Cantafora, logicamente, sapevamo già tutto.

Una raccolta che sarebbe impensabile ai giorni nostri. Oggi forse prevarrebbero i renderisti, i photoshoppisti, quelli che disegnano col mouse perché col lapis non sono capaci, quelli che fanno i fotoritocchi, quelli che non avendo un cazzo da fare hanno “riscoperto” il disegno e quelli che ci provano (a disegnare) perché sta tornando di moda.

Oggi, il curatore di un libro simile me lo immagino con chiarezza. Selezionerebbe, di certo, per appartenenza di pensiero o di parrocchia accademica. Per fare un favore col fine di riaverlo e buttando giù dalla torre chi non è in grado di rendere il favore.                                  Prima o poi vi capiterà tra le mani un libro simile ma non compratelo. Sarebbe sicuramente una raccolta di “marchette”, più che di disegni.

Perché oggi, si sa, le cose si fanno per soldi e convenienza mica per passione e convinzione.

Che nostalgia.

( tratto da: “Mauro Andreini, L’ARTE DEL CAZZEGGIO E’ L’UNICA MATERIA IN CUI MI SENTO PREPARATO” )

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (1) … MAMMA NATURA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (2) … PER ESSERE ALLA MODA …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” (3) … L’INTELLETTUALE ED IL BAR SPORT …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (4) … LETTERA AD UN PROFESSORE …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (5) … SE I PROFESSORINI …

MAURO ANDREINI … BISCHERATE … (6) … PER TUTTI I “PEPPINI”…

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (7) … “QUELLO CHE UN GIOVANE ARCHITETTO NON VUOL SENTIRSI DIRE” …

MAURO ANDREINI …”BISCHERATE” … (8) … SVEGLIAMOCI TOSCANI, TORNIAMO MALEDETTI …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (9) … “L’IDENTITA’ DELL’ARCHITETTURA ITALIANA” … LA STANNO ANCORA CERCANDO …

MAURO ANDREINI … “BISCHERATE” … (10) … CANZONE PER NOI … ARCHITETTI DI PROVINCIA …

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SULLO SPUNTONE …

SULLO SPUNTONE ...

Consulto Urbanistico e Architettonico su Montalcino

MAURO ANDREINI … CONSULTO SU MONTALCINO …

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MAURO ANDREINI ...

Mauro Andreini – Architetto

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MAURO ANDREINI … CONSULTO SU MONTALCINO …

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“Consulto Urbanistico Architettonico” su Montalcino: …

arriva il progetto di Mauro Andreini …

“ICASTICO … ICONICO … IRRIVERENTE …

IRONICO … COMICO … UN GRANDE!” …

ANDREINI A MONTALCINO …

A MONTALCINO …

SULL’APPENNINO …

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Santiago Calatrava, Oliver Astrologo · Calatrava …

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“La posizione di Loos non potrebbe essere più chiara … La parola “muratore” vale come metafora di artigianato in senso lato” …

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Andrea Di Martino su: CHI HA STUDIATO IL LATINO?…

CIBO PER LA MENTE … averroè46 su: METAFISICO LOOS … “Interessanti considerazioni di Luigi Puglisi Prestinenza …

“La posizione di Loos non potrebbe essere più chiara. La parola “muratore” vale come metafora di artigianato in senso lato, non meno di quanto il “latino” da lui agognato vale come metafora di cultura classica in senso lato. Non dimentichiamoci che le sue case abbondano di recessi e anfratti, e quindi di mensole e mobili da incasso, tutti rigorosamente fatti su misura. Perfino gli acquari di casa Muller non sono dei meri soprammobili, ma ulteriori oggetti da incasso. Naturale quindi che il modus operandi di Loos presupponga la difesa dell’artigianato, così come presuppone la rinuncia all’ornamento inteso come “creazione artistica”. L’uso estensivo di marmo e legno, checchè ne dica Puglisi, non è ornamentale, giacchè la loro bellezza è un fattore intrinseco alla materia, non certo la conseguenza di un qualche artificio ai danni della stessa (ovvero un artificio dal quale scaturirebbe, come ammonisce Loos, un duplice spreco: di tempo e di denaro). Non a caso, un altro dei suoi aforismi auspica che la casa appaia “discreta” all’esterno e manifesti all’interno tutta la sua “ricchezza”. In altri termini, la natura intimistica della casa postula il pricipio secondo cui, perfino il vetro, se usato in eccesso, si configura come ornamentazione applicata. Di fatto, Loos, per intelligenza e cultura, non poteva credere alla semplicistica equazione secondo cui la massima quantità di vetro avrebbe prodotto automaticamente l’architettura moderna, come se tutto si riducesse ad una questione ponderale. La verità è che quella loosiana è una poesia sanguigna, che in quanto tale presuppone l’appropriazione intimistica delle cose, nella quale la cultura intellettuale (se di cultura intellettuale vogliamo parlare), rievoca quella del divino Goethe, ai cui occhi, le sbavature sentimentali della Secessione sarebbero apparse non meno invise di quanto apparissero agli occhi di Loos. In ultima analisi, una poesia, la sua, in grado di esprimere la stessa carnalità delle opulente figure di Botero, mentre quella di Wittgenstein è soltanto una prosa: meravigliosa quanto si vuole, ma pur sempre una prosa. Vi è in essa, la raffinata figura dell’intellettuale, ma manca la sanguigna figura del muratore, appunto.”

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FMR … LABIRINTO …

Schermata 2016-02-14 alle 21.00.16Franco Maria Ricci, Mauro Davoli · Il Labirinto Della Masone …

BORGES PADANO …

F. M. R. … ‘ndo stai? …

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