“La posizione di Loos non potrebbe essere più chiara … La parola “muratore” vale come metafora di artigianato in senso lato” …

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Andrea Di Martino su: CHI HA STUDIATO IL LATINO?…

CIBO PER LA MENTE … averroè46 su: METAFISICO LOOS … “Interessanti considerazioni di Luigi Puglisi Prestinenza …

“La posizione di Loos non potrebbe essere più chiara. La parola “muratore” vale come metafora di artigianato in senso lato, non meno di quanto il “latino” da lui agognato vale come metafora di cultura classica in senso lato. Non dimentichiamoci che le sue case abbondano di recessi e anfratti, e quindi di mensole e mobili da incasso, tutti rigorosamente fatti su misura. Perfino gli acquari di casa Muller non sono dei meri soprammobili, ma ulteriori oggetti da incasso. Naturale quindi che il modus operandi di Loos presupponga la difesa dell’artigianato, così come presuppone la rinuncia all’ornamento inteso come “creazione artistica”. L’uso estensivo di marmo e legno, checchè ne dica Puglisi, non è ornamentale, giacchè la loro bellezza è un fattore intrinseco alla materia, non certo la conseguenza di un qualche artificio ai danni della stessa (ovvero un artificio dal quale scaturirebbe, come ammonisce Loos, un duplice spreco: di tempo e di denaro). Non a caso, un altro dei suoi aforismi auspica che la casa appaia “discreta” all’esterno e manifesti all’interno tutta la sua “ricchezza”. In altri termini, la natura intimistica della casa postula il pricipio secondo cui, perfino il vetro, se usato in eccesso, si configura come ornamentazione applicata. Di fatto, Loos, per intelligenza e cultura, non poteva credere alla semplicistica equazione secondo cui la massima quantità di vetro avrebbe prodotto automaticamente l’architettura moderna, come se tutto si riducesse ad una questione ponderale. La verità è che quella loosiana è una poesia sanguigna, che in quanto tale presuppone l’appropriazione intimistica delle cose, nella quale la cultura intellettuale (se di cultura intellettuale vogliamo parlare), rievoca quella del divino Goethe, ai cui occhi, le sbavature sentimentali della Secessione sarebbero apparse non meno invise di quanto apparissero agli occhi di Loos. In ultima analisi, una poesia, la sua, in grado di esprimere la stessa carnalità delle opulente figure di Botero, mentre quella di Wittgenstein è soltanto una prosa: meravigliosa quanto si vuole, ma pur sempre una prosa. Vi è in essa, la raffinata figura dell’intellettuale, ma manca la sanguigna figura del muratore, appunto.”

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