UN’UTOPIA URBANISTICA DEL ‘500 …

Sergio Cardone commented on La bellezza di Via Giulia é la sua “stratificazione” …

“Assolutamente d’accordo e, anzi, proporrei la generalizzazione “la bellezza è nella/della stratificazione”, tanto più in contesti fortemente stratificati come Via Giulia. Proporre uno strato per così dire contemporaneo, in termini di linguaggio, non credo voglia dire cancellare tout court gli strati precedenti, la memoria storica di quel luogo. Al contrario, può essere uno dei modi – senza sostenere che sia l’unico possibile, come spesso leggo su questo blog – per mostrare la natura di quel dato luogo.
Per quanto riguarda il progetto nello specifico, al di là della resa grafica accattivante, lo trovo molto misurato, adeguato, convincente. Insomma..non lo trovo affatto abominevole, prima che venga tacciato di essere tale :-)
Certo, il linguaggio è personale (e vorrei vedere!) e si vive di alti e bassi ma non credo che rimpiangere i bei tempi andati o, peggio ancora, pensare di riproporli nella forma (perché tutte le sovrastrutture sono inevitabilmente mutate, e dunque di sostanza non se ne può parlare), sia utile né metodologicamente corretto.
Questo però è un parere frutto della lobotomia praticata su noi, giovani ignari studenti della facoltà di architettura di Venezia :-)
Saluti,
Sergio Cardone

PS: dopo tutto anche Via Giulia è “una utopia urbanistica del 500”..certamente qualcosa di profondamente diverso da ciò che già c’era.

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“IN RELIGIOSO PELLEGRINAGGIO” …

aldofree commented on DA UN MITO ALL’ALTRO …

“Siccome molti anni fa ci sono andato in “religioso pellegrinaggio”, direi che non tutte le villes nouvelles fanno cagare, ricordo soltanto i discutibili, ma molto d’impatto interventi di Bofill a Marne-la-Vallée
http://www.idehist.uu.se/distans/ilmh/pm/bofill-abraxas.htm
e gli stupendi edifici di Henri Ciriani a Lognes o la casa dell’infanzia a Torcy…beh ad averne in Italia di questi quartieri squallidi e spersonalizzanti.”
http://www.treccani.it/enciclopedia/henri-edouard-ciriani_(Enciclopedia-Italiana)/

…………….

le vacanze di tutti noi sono state funestate da faticosi, religiosi pellegrinaggi in terre straniere …

quando fu il tempo della Francia anche queste erano le stazioni della penitenza …

e i due soggetti in questione la fecero a lungo da protagonisti …

e tutti, nikon al collo e ginocchioni adoranti; …

ognuno legato al suo carrozzone politico, …

quei due, cubarono città intere …

chi alla maniera di un Corbu rincitrullito, ipertrofico e volgarissimo …

chi protagonista di un cinico post-modernismo altrimenti minchione …

e ambedue avevano il loro avatar politico-cultural-nostrano …

Portoghesi e Aymonino …

che furono a lungo i loro reciproci referenti …

dalla città dei Dogi e dalla città dei Papi …

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LUCE RADENTE … FACCIATA SORRIDENTE …

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La bellezza di Via Giulia é la sua “stratificazione” …

Roberto commented on VIA DELLO STRUZZO … VIA DELLE PRIGIONI … VICOLO DELLA PADELLA …

“Quando dico che sia assurdo caratterizzare questo vasto spazio attraverso un solo linguaggio architettonico mi riferisco al fatto che Via Giulia é permeata da una forte eterogeneitá architettonica. Se si osserva il complesso scolastico Piacentiniano é interessante notare come a mio parere la facciata delle scuole medie adiacente alla chiesa Spirito Santo dei Napoletani rappresenti un interessante “variazione” nel panorama stradale . Ma osservando il lato opposto, nonostante gli sforzi di differenziarlo attraverso volumi e altezze , l appartenenza allo stesso Architetto rimane evidente. Con questo non posso dire se sia giusto o sbagliato tale atteggiamento, ma ritengo di gran lunga piú interessante che un cosí vasto spazio diventi luogo di incontro per molteplici scritture architettoniche cosí come é avvenuto per tutta la via.
E` chiaro che l edificio a L abbia “un unico linguaggio”, é pur sempre frutto di un espressione progettuale personale e cosí credo debba anche essere; ma la situazione Urbana che si viene a creare con gli altri due corpi (il primo adibito ad abitazione ed il secondo presso il rumoroso lungotevere ad uffici ) lasciano Spazio ad altri Architetti. Nei prospetti di Via Giulia Infatti oltre alle cubature non vengono delineate le facciate.
Uno sguardo piú attento mostra come sempre l edificio a L accostato a via delle prigioni nella sua lunghezza sia composto da due volumi ben distinti che permettono per cosi dire due “volti” differenti affacciati uno su via Giulia ed uno sul Lugotevere.
Qual´é il contesto al quale si fa riferimento in Via Giulia; é forse la grandezza di Proporzioni delle carceri nuove di Antonio del Grande,o quella delle “case di Raffaello” presso San Giovanni dei Fiorentini, Il Borrominiano Palazzo Falconieri o forse ancora le strutture in parte medievali sull altura dei Planca Incoronati. La bellezza di Via Giulia é la sua “stratificazione” architettonica;e´ pertanto necessario che in un luogo tale si possa essere testimoni del proprio tempo senza rompere con il passato. (un esempio a mio modesto parere puo esserlo la biblioteca Lateranense a Roma)
Il contesto al quale si vuole fare riferimento (oltre a rapportare le dimensioni dei Volumi con gli edifici prospicenti ) é quello della materialitá delle Carceri Nuove e del Liceo Virgilio ; le costruzioni massive che attraverso le loro aperture mostrano la loro profonditá sono anche testimonianza di peculiaritá costruttive del passato. E´anche per questo che si scelgono facciate massive che raggiungono uno spessore di 50 cm circa.
La professoressa Kahlfeldt ha ricevuto la borsa di studio presso l´Accademia Tedesca di Roma a Villa Massimo nel 1997, pubblicando un breve lavoro dal titolo “Un progetto per Via Giulia”.
Distitinti saluti”
Roberto

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D’ALTRONDE HANNO “INVENTATO” I GRATTACIELI … QUINDI SI MERITANO … QUESTO E ALTRO …

ELDORADO commented on COSE STRAORDINARIE …

“Buona sega a tutti, … a sproposito di cose d’oltre confine (e confino) ….; di invenzioni straordinarie in un paese colle palle fumanti e pensanti, leggete qui di seguito: altro che arte applicata da Napoli, Italy: basta l’etichetta ed è fatta, dai malacarne d’Italia!
:
“… Storia antica questa dell’acqua minerale: la camorra negli anni 80 aveva iniziato a esportare l’acqua campana negli Stati Uniti. Poi d’improvviso le bottiglie smisero di partire da Napoli. Eppure il commercio d’acqua in America continuava.
Cosa accadde lo ha raccontato il film di Giuseppe Tornatore “Il camorrista” (tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Marrazzo pubblicato nel 1984 da Pironti): il boss o’ Malacarne decise di spedire soltanto le etichette, che venivano incollate su bottiglie riempite con acqua di rubinetto di New York.
Bastava il marchio, perché, come diceva o’ Malacarne: “Che ne capiscono gli americani, tanto quelli bevono la Coca- Cola”…”

Da “ Camorra food Spa” di Roberto Saviano, in “La Repubblica”, 23 – 7 – 2012, p. 25 – 27

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LITTORAZIONALPROTODESIGN …

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SUR TERAZZO DE LA PENSIONE …

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COSE STRAORDINARIE …

Stefano Nicita commented on UN PAESE COLLE PALLE? …

Forse non è chiaro che noi vorremmo un’Italia migliore di com’è e non proviamo nessun piacere a invidiare i paesi oltre confine. Detto questo ogni paragone tra la produzione architettonica spagnola degli ultimi venti o trent’anni e la nostra, in periferia come nei centri storici, è a dir poco imbarazzante!
http://dovelarchitetturaitaliana.blogspot.com/2012/02/arquitectura-espanola-1975-2010.html
http://dovelarchitetturaitaliana.blogspot.com/2011/12/spagna-e-italia-cosi-vicine-cosi.html

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HOTEL AFRICA …

Quasi 800 rifugiati ammassati in palazzo occupato a Roma

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DA UN MITO ALL’ALTRO …

Ettore Maria Mazzola commented on “CIECO INNAMORAMENTO” …

“Alla fine degli anni ’80 i docenti di architettura e gli architetti italiani si lamentavano di non essere francesi … dicevano fino alla noia “almeno lì si costruisce … non come da noi!” Venti anni dopo arrivarono le rivolte delle banlieuse.
Pochi sanno che le banlieuse sono quei quartieri deprimenti dove sono stati parcheggiati (luntano da l’uocchie, luntano da ‘o core) gli operai che costruirono quegli squallidi e spersonalizzanti (e assurdamente invidiati) edifici, figli della “grandeur” di Mitterand.
Quegli operai erano stati “importati” dal Maghreb con grandi promesse, (una nuova forma di schiavitù) ma non furono ammessi a vivere nel centro della Ville Lumiere. Ricordo quando andai a visitare Cergy Pontoise, Prefecture, e altre villes nouvelles (che oggi chiamiamo banlieuse) accompagnato da un amico e collega parigino, ricordo ancora come lui (che non è un amante dell’architettura tradizionale) predisse ciò che di lì a venti anni sarebbe accaduto!
Poi abbiamo invidiato gli edifici del millennio di Londra, ignorando le verità nascoste e i fallimenti, abbiamo perfino invidiato le Olimpiadi di Atene, ora invidiamo la Spagna ….
E’ strano, ma soprattutto ridicolo, vedere come la mentalità provinciale di tanti italiani li porti ad invidiare cose che il tempo, che come dice Bennato “è galantuomo”, presto o tardi dimostrerà essere errato.
Prima di piangervi addosso, suggerisco a tutti gli Ctonia di turno, frustrati di essere architetti in Italia, di riflettere a fondo sulle 4 righe di ammonimento che Muratore ha saggiamente posto a chiusura del post
Ciao”
Ettore

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