
Ludovico … pur dolce come un fico …
era in realtà di una crudeltà assassina …
capace di veleni sottili e inebrianti …
una sirena-killer di intere, sprovvedute, generazioni …
capace di navigar zig-zagando per lidi viscidi e procellosi …
come solo un’università curiale come la nostra può offrire …
uno dei suoi raffinati strumenti di lavoro …
anzi vero e proprio laboratorio nel laboratorio della scuola romana …
era il gruppo frastagliato dei suoi assistenti …
tanto numerosi quanto capaci di rappresentare al meglio tutti i vizi, …
le perversioni culturali e le ubbìe del personaggio …
che li calamitava e dominava usandoli come marionette …
ricordo nettamente che tutti scattavano in piedi all’unisono …
battendo i tacchi ad ogni suo ingresso per poi ripagarlo di un …
commovente, democratico e cameratesco “Tu” …
compagni di classe … compagni in classe …
era quello un piccolo zoo rappresentativo della buona società degli architetti di allora, …
tutti o quasi, (erano almeno una quindicina), miracolosamente …
imparentati a qualche potente boiardo, ministri, prelati, politici, …
segretari, presidenti, sottosegretari, principi, generali, cardinali …
si inseguivano, parenti potenti, tra i tanti che proni assistevano il Maestro …
prima lezione, introduttiva al corso, tutti schierati in aula magna …
rigorosamente il ventidue di dicembre di ogni anno …
(più tardi sarebbe stato peraltro accademicamente impossibile, pena l’annullamento del corso), …
poi la delega al nutrito branco fino al fatidico esame che più veniva procrastinato meglio era per tutti …
sei mesi … un anno … il prossimo appello … il prossimo anno …
mai, meglio ancora, … ma come puoi pensare di concludere un progetto in pochi mesi? …
ne va della qualità … del metodo … che diamine …
ma in questo acquario di piranha da allevamento …
i personaggi più in vista erano specialmente due …
diversissimi, eppur complementari …
uno, che sembrava uscito, da protagonista, …
da una versione aggiornata e partenopea del Lazzarillo de Tormes …
autentico Sancho Panza vesuviano …
di una simpatia travolgente …
saremmo diventati poi amici e gli avrei fatto per un po’ anche da assistente …
disegnava da Dio …
e mi affascinava il fatto che fosse riuscito a far carriera senza mai scrivere una sola riga …
cosa che per un architetto non è poi così male …
anzi direi, ancora oggi, è un fatto decisamente positivo …
l’altro, che si atteggiava con movenze lente e pose da western all’italiana, …
Ray-Ban nerissimi, spolverino tre-quarti e feltro sulle ventritré, …
denti neri e unghie zozze di nicotina …
sedicente architecte-maudit, tenebroso e indecifrabile, …
dai misurati e oscuri mugugni critto-cosmici …
una vera coppia di furfanti a ben guardare …
ma anche simpatici e intelligenti a modo loro …
capaci comunque di schivar fatiche e bibliografie per una vita intera …
e che poi saranno inopinatamente tra i più prolifici fondatori di nuove accademie …
sulla terra ferma e nelle già derelitte nostre colonie e altrui …
non credo che, insieme, abbian di poi sommato più di una mezza dozzina di pagine a stampa …
i due insieme, naturalmente, …
infinite, invece, le relazioni ministeriali cartacee e umane …
confusi, confondenti, inconcludenti “documenti programmatici”, “programmi preliminari” e …
soprattutto “metodologie” e “metaprogetti” , molto, molto “aperti” …
a coglionar burocrati e politicanti nel guado tra Craxi, Spadolini, Forlani e Berlinguer, …
ma questo verrà poi … all’imbrunire, …
ma tornando al dunque …
quando Ludovico il grande tornò da uno di quei favolosi viaggi in quel di oriente …
che già allora era parecchio frequentato da imprese nostre il crescente ancor per poco petrolifero …
portò seco un pacchettino …
di carta velina rosina ancora ciancicata dall’ispezione aereonautica …
e quindi richiusolo col suo bel spaghino porporino …
che lanciò rumoroso con un tonfo sul tavolo dello studio …
dicendo ai due convocati in furia e insieme candidati ad unico posto …
di non so quale gerarchica accademica provincia …
“questo è per voi” …
figuriamoci … naturali e facili ritrosie …
si shermiscono entrambi i poverini …
magari dentro c’è il solito cestino di loukoum …
sarebbe assai poco dignitoso sbranarsi per quel dolciume appiccicoso …
apro io … apro anch’io …
magari, invece, un sacchetto di pistacchi …
come l’altra volta …
era già capitato al ritorno da Tunisi …
roba da pezzenti …
ecco quindi che il maestro, salomonico e luciferino, sbotta finale: …
“vabbè … ve l’apro Io” …
e tra la meraviglia e lo sgomento degli astanti due …
(terzo dei quatto, casualmente, lì c’ero io) …
scarta con lentezza studiosa e baronale il pacchetto e …
opplà …
vengono fuori due coltellacci a serramanico scintillanti dalla presa rosso-rubino …
e con voce flautata e sguardo mefistofelico …
allungando le lame prima all’uno e poi all’altro …
sibila sorridente e velenoso: …
“IL POSTO E’ UNO SOLO …
VINCA IL MIGLIORE” …
(continua …)

LULU’ … UN MAESTRO? … UNO DEI MIEI MAESTRI …