Roma, via dei Fori addio un gruppo di esperti
per eliminare la strada voluta da Mussolini
Sull’appello al Ministro Bray per il Padiglione Italiano alla 14^ Biennale
di Ettore Maria Mazzola
“Nelle scorse settimane è partita una petizione indirizzata al Ministro dei Beni Culturali e Turismo, Massimo Bray. L’iniziativa, promossa da “Zeroundicipiù” e dal “Giornale dell’Architettura” intende rammentare all’attuale Ministro quanto il tempo sia tiranno e quanto urga, per evitare cialtronerie dell’ultima ora, provvedere alla nomina di un curatore per il Padiglione Italiano della prossima Biennale di Venezia. Il nostro Padiglione infatti, risulta essere l’unico a non conoscere ancora il nome del suo curatore!
Vista così la cosa potrebbe avere sicuramente un senso. Il Paese ospitante dovrebbe infatti essere in anticipo rispetto agli altri, piuttosto che essere il fanalino di coda. Tuttavia, vista da un’altra angolazione, la cosa dovrebbe dar da riflettere.
Le ultime edizioni della Biennale sono state un fiasco totale, esse sono infatti state l’ennesima vetrina della più becera edilizia spacciata per architettura, perfino “sostenibile”!
Alla luce di tali risultati credo che non abbia alcun senso investire del denaro pubblico per mostre insulse, mostre che interessano solo agli architetti ideologicamente compromessi, nonché a un certo ambiente radical-chic, o intellettualoide che dir si voglia.
Certe manifestazioni dovrebbero mirare a ricostruire un rapporto sano tra il costruito, l’ambiente e gli esseri umani, piuttosto che promuovere l’ego di certi demiurghi.
Considerate le condizioni economiche di questo Paese allo sbando, non mi meraviglierei se il mio stesso dubbio possa aver sfiorato la mente di chi dovrebbe prendere delle decisioni in materia … non avrebbe alcun senso continuare ad investire in imprese senza futuro.”
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Sull’appello al Ministro Bray per il Padiglione Italiano alla 14^ Biennale
“Quella della carenza di aree pedonali a Roma è infatti un problema che si protrae da tempo. Il primo a promuovere la chiusura di spazi alle macchine per renderli più usufruibili alla cittadinanza fu il sindaco Giulio Carlo Argan, eletto nel 1976 come indipendente nelle liste del Partito Comunista. Fu lui a pronunciare la frase: “o i monumenti, o le macchine”.
Nel 1980 il suo successore, il sindaco del PCI Petroselli, fece demolire via della Consolazione, una strada che collegava via dei Fori Imperiali con piazza della Consolazione, e che divideva il Campidoglio dall’area del Foro. Fu sempre Petroselli a far chiudere al traffico veicolare l’area fra il Colosseo e l’Arco di Costantino, rendendola la prima area pedonale d’Italia, e a promuovere le prime domeniche di chiusura al traffico di via dei Fori Imperiali, andate poi avanti fino ad oggi.” … ???
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BELLA STRONZATA …
salvatore digennaro su … PANTERE DI UNA VOLTA …
“Bellissima. La presenza di quel fregio sul cofano, che parrebbe non avere altra funzione se non quella di fendere l’aria, sembra quasi la designazione grafica di una carrozzeria che già pretende, sia pure timidamente, di essere disegnata dal vento, come nella migliore tradizione delle Alfa che verranno di lì a poco. Simboli di un made in Italy che non era ancora in crisi, ma piuttosto garanzia di lavoro, oltre che sinonimo di eccellenza, tanto nel campo dell’ingegneria quanto in quello del design. Mi sono chiesto spesso se quel rapporto ingegneria-design che presiede ogni tentativo di integrazione architettura-arredamento (come se l’una fosse il complemento dell’altro, e viceversa), si possa applicare, in qualche modo, anche al mondo dell’automobile (che, nel bene e nel male, era (e resta) uno dei simboli dell’era moderna). Ebbene, qualora si voglia dare una risposta oggettiva a tale domanda, non si può prescindere da quelle Alfa “tubolari” degli anni Sessanta (quelle vestite da Zagato, pe’ capisse), il cui telaio (tubolare, appunto), concorda spontaneamente con quelle ricerche pioneristiche sulle strutture a traliccio, ovvero quelle ricerche finalizzate ad ottenere il massimo di resistenza col minimo di materiale, che poi non è altro che quel concetto di “resistenza per forma” che è uno dei princìpi della moderna scienza delle costruzioni. La cosa curiosa è che quelle automobili sono molto posteriori al famoso “palazzo di cristallo”, e purtuttavia sarebbero apparse complementari a quell’architettura non meno di quanto gli arredi di Mies sono complementari all’architettura dello stesso Mies”