In margine ad un congresso … per “un’architettura al servizio del popolo” …

Visto che tutto il mondo è paese … qualche buona idea per gli amministratori romani …

in risposta al testo di De Candia relativo a piazza Bainsizza riceviamo da Sergio Brenna: …

SINTESI DELLA VICENDA EX FIERA/CITYLIFE

“L’area dell’ex Fiera di Milano, liberata dopo che nel periodo 1994-2004 un Accordo di Programma ne promosse il trasferimento nel Nuovo Polo di Rho-Pero sull’area dell’ex Raffineria AGIP, era stata prima del 1922 la nuova Piazza d’Armi disegnata dal Piano Beruto del 1899, per simmetria col Cimitero Monumentale del Maciachini, inclinata rispetto all’asse di Corso Sempione.

Nel 1937-38 e di nuovo nel 1946-51 molti studi della miglior tradizione urbanistica milanese (Bottoni-Terragni col progetto di Nuova Fiera a Lampugnano, de Finetti con una Nuova Fiera a cavallo dell’Autostrada dei Laghi, Albini-BBPR-Bottoni-Gardella-Mucchi col progetto Milano Verde, di nuovo de Finetti come rappresentante della Provincia nel piano di ricostruzione post-bellica) proposero il riorientamento dell’area della Fiera in senso parallelo all’asse di Corso Sempione, senza riuscire ad attuarli data la permanenza in sede della Fiera.

L’Accordo di Programma del 1994 prevedeva solo che l’area dell’ex Fiera sarebbe stata dismessa dagli usi fieristici senza nulla dire sulle future destinazioni e sui futuri orientamenti di impianto insediativo sull’area.

Nel 2003, in prossimità dell’ultimazione della costruzione del Nuovo Polo di Rho-Pero (il cui impianto originario non è affatto di Fuksas, come comunemente si crede, ma dell’Ing. Vettese dell’Ufficio Tecnico di Fiera, con cui ho avuto modo di discuterlo nel periodo 1994-1998 da Assessore del Comune di Rho; l’impianto anticipa quello poi riproposto anche per la Nuova Fiera di Roma, dove l’asse centrale funziona assai meglio di quello poi voluto da Fuksas su incarico del general contractor Astaldi, che con le sue coperture vetrate è impercorribile nella stagione primaverile-estiva-autunnale), Fondazione Fiera, proprio a causa dei maggiori costi indotti dalle “vele” di Fuksas, necessitava di circa 250 Milioni di Euro per concludere i lavori.

Fondazione Fiera propose allora di destinare l’area della vecchia Fiera a usi edificatori privati con un indice in grado di garantire il conseguimento di quella cifra ai prezzi correnti della rendita fondiaria, pari a circa 800-900 Euro/mq slp realizzabile. Per realizzare quella cifra occorrevano, quindi, circa 300.000 mq di slp (pari a circa 900.000 mc) che divisi per l’area di 255.000 mq danno un indice territoriale di 1,15 mq/mq. Prima ancora che un’integrazione all’Accordo di Programma del 1994 sancisse quella richiesta, Fondazione Fiera avviò una procedura pubblica di offerta di compravendita dell’area con una base d’asta di 250 Milioni di Euro indicando i seguenti indici

St= 255.000 mq   Iut=1,15 mq/mq

Qe=255.000×1,15= 293.250 mq slp

Isp residenza=44 mq/ab    Isp terziario= 80% slp   Isp produttivo= 20% sl

Sp realizzata= min 50% di St

e chiedendo agli aspiranti di indicare insieme alla cifra offerta una proposta di progetto insediativo liberamente determinato dagli usi fondiari, senza alcuna indicazione dei problemi di riorentamento urbano sopra indicati.

L’integrazione del 2004 all’Accordo di Programma tra Comune, Provincia, Regione e Fondazione Fiera ha accolto passivamente tale scelta.

E’ facile dimostrare come tali indici siano tra loro urbanisticamente incongruenti: infatti, gli spazi pubblici prescritti per soddisfare la quantità insediativa consentita ammontano ad almeno 260.629 mq (anche a voler concedere che i parcheggi pubblici siano realizzati completamente interrati), cioè una quantità superiore all’intera area, se si volessero realizzare i 44 mq/abitante prescritti. Ma anche a voler concedere che sull’area si realizzino solo i 26,5 mq/ab prescritti dalla L.R. 51/75 (all’epoca vigente) come standard di zona (consentendo cioè di monetizzare i 17,5 mq/ab di parchi territoriali e servizi urbani generali), occorrerebbero 174.000 mq di aree pubbliche (sempre con parcheggi pubblici interrati), pari al 68% dell’area. E’ anzi possibile dimostrare che con la cessione a uso pubblico del 50% dell’area e l’indice edificatorio 1,15 mq/mq la dotazione di spazi pubblici realizzata è di 13 mq/ab. inferiore persino ai 18 mq/ab prescritti dal DM 1444/68.

La prescrizione del 50% minimo di spazi pubblici realizzati sull’area non ha, cioè, alcuna spiegazione logica e razionale, ma serve solo ad accreditare una falsa immagine di equa spartizione mezzadrile tra pubblico e privato, in realtà iniqua data l’alta densità edificatoria sia territoriale che fondiaria. Infatti, nonostante le norme dell’AdP nulla prescrivano al riguardo, è facile desumere che con la cessione a uso pubblico del 50% dell’area la densità fondiaria è già di 7 mc/mq, mentre se si cede il 68% necessario a realizzare 26,5 mq/ab essa sale a ben 10,8 mc/mq, in contrasto con il disposto degli artt. 7 e 8 del DM 1444/68, che in tal caso prescrivono l’altezza massima degli edifici preesistenti e circostanti (mentre qui le norme di AdP lasciano libero il limite di altezza). Insomma, a voler rispettare le disposizioni del DM sui limiti di densità fondiaria il 50% non è il minimo, ma il massimo di superficie pubblica cedibile (ovviamente con dotazioni pubbliche per abitante insufficienti).

Altrettanto ovviamente, con densità fondiarie così elevate bisogna realizzare edificazioni molto alte e ravvicinate (come era prevedibile dalle simulazioni da me effettuate ancor prima di conoscere i progetti degli aspiranti acquirenti), tanto ravvicinate che per renderle minimamente appetibili al mercato degli utenti finali tutti i progetti degli aspiranti acquirenti propongono di “affettare” gli spazi pubblici infilandoli tra le edificazioni private per diradarle almeno un po’. Ciò porta ad edificare in gran parte sui bordi dell’area una cortina di edifici alti 20-25 piani, mentre dall’altra parte delle strade di contorno (che hanno dimensioni urbane limitate) vi sono edifici preesistenti di 8-10 piani di altezza, ovviamente tra le proteste degli abitanti del quartiere. Un po’ meno peggio degli altri il progetto di Renzo Piano per Pirelli RE che concentra le edificazioni a NO a ridosso dell’unico edificio fieristico di cui si prevede il mantenimento (lo “steccone” di Mario Bellini lungo viale Scarampo), un’unica torre centrale e il verde pubblico a SO verso i quartieri preesistenti. Nessuno dei progetti proposti ha affrontato il problema del riorientamento dell’area secondo la direttrice di Corso Sempione.

Fin qui le contraddizioni urbanistiche di un procedimento che parte dalle aspettative di rendita fondiaria della proprietà, subordinandovi gli interessi pubblici della città e dei cittadini.

Ma la cosa più sorprendente è che all’apertura delle offerte si scopre che tutti hanno offerto circa il doppio della base d’asta: da 450 a 523 milioni di Euro, cioè circa 1500-1800 Euro/mq di slp realizzabile. Il doppio del prezzo di mercato corrente per la rendita fondiaria a Milano: molte sono le spiegazioni possibili, nessuna pienamente esaustiva. Eravamo nella fase alta della bolla immobiliare, i finanziatori non sono gli immobiliaristi ma direttamente banche e finanza che ragionano sull’orizzonte dei 20-30 anni quando i prezzi saranno più che raddoppiati e l’importante è essersi conquistati il mercato in anticipo.

Sta di fatto che un’Amministrazione comunale seria e non succube della dirigenza ciellina di Fondazione Fiera (cui appartengono anche gli assessori all’urbanistica Lupi e Masseroli, che si sono susseguiti nel tempo) avrebbe chiesto a Fondazione Fiera di dimezzare gli indici edificatori, realizzando comunque più dei 250 Milioni attesi, ma sgravando la città da un peso insediativo incongruo.

Invece Fondazione Fiera si è tenuta gli indici concessi e i 523 Milioni offerti da Citylife: con 250 milioni ha concluso il polo esterno, con gli altri 250 ha comprato a prezzo agricolo le aree circostanti su cui ora si prevede di realizzare per sei mesi Expò 2015 e dal 2016 restituirle a Fondazione Fiera rese edificabili (circa 1 milione di mq a indice 1 mq/mq!; l’affare del secolo), pronte per un nuovo giro di giostra iperspeculativo su aree urbanisticamente infelici per un uso residenziale, strette come sono fra autostrade e ferrovie.

Il progetto di Citylife, al pari degli altri, è urbanisticamente insensato e infelice: edifica sui bordi edifici di 20-25 piani e mette al centro tre torri alte 60-80 piani (da 1,5 a 2 volte il Pirelli o il nuovo Palazzo del Governatore della Regione), le cui ombre si proietteranno sugli edifici circostanti per buona parte della giornata. Anche a non voler rimettere in discussione l’affare fatto da Fondazione Fiera (per Citylife, invece, oggi i problemi finanziari sono gravissimi dato l’alto onere fondiario pagato e la crisi in corso che obbliga a dilatare i tempi di attuazione), e quindi gli indici urbanistici pur incongrui, si potrebbero limitare i danni concentrando le edificazioni lungo la diagonale NO-SE dell’area. L’abbiamo proposto col progetto che ti allego, ma sinora nessuno ha voluto darci retta. Noi proseguiamo coi ricorsi amministrativi al Consiglio di Stato.”

S.B.

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Dalle parole ai fatti … in margine ad un Congresso …

Dalle parole ai fatti:   in margine ad un Congresso.

NUOVI MODELLI  DI TRASFORMAZIONE  URBANA WORKSHOP  INTERNAZIONALE

“  Città Storica: le aree dismesse come provocazione allo sviluppo “

” Ecco invece come in realtà l’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Roma aveva ufficialmente già deciso di “riqualificare” la prima area pubblica in corso di dismissione nella Città Storica, quella cioè dell’ex Deposito ATAC di Piazza Bainsizza:

1)  Vendita all’asta dell’area (oltre un ettaro e mezzo) ed annullamento della sua destinazione a fini pubblici;

2)  Autorizzazione allo stesso privato acquirente del suolo a costruirvi – in deroga ad ogni norma del Nuovo PianoRegolatore – più edifici comprendenti un centinaio di appartamenti di lusso (per complessivi 8.500 mq.) edalcune centinaia di servizi privati, quali uffici, studi professionali, negozi, ristoranti, residenze temporanee,ecc.(per un totale di altri 7.500 m.q.), oltre a servizi sportivi privati (2.000 mq.) parcheggi residenziali, ecc.In sintesi, si trattava di un programma di massiccia cementificazione che, nel progetto dichiarato ufficialmente vincitore del concorso pubblico bandito dal Comune (con relativo premio in denaro), si estendeva anche sul retrostante giardinetto di Via Sabotino (oltre un ettaro), così da occupare totalmente l’unica area rimasta ormai libera da fabbricati in un intero quartiere (quello Delle Vittorie) che, secondo un recente studio del CNR, risulta tra i più densamente cementificati della città (47,59 % al suolo), privo di verde pubblico e con le più basse percentuali di suolo nudo (1,04 %):

Fortunatamente, la attuazione di questo programma fu personalmente bloccata in extremis dal nuovo Sindaco Alemanno. Non sappiamo però se in via definitiva e non vorremmo che esso sia ripreso  dall’attuale Assessorato all’Urbanistica e che possa costituire il modello di sviluppo che si intende applicare per la  “trasformazione”delle attuali e future aree dismesse cittadine, aree preziose e, come  tali,  oggetto di ovvii e malcelati appetiti speculativi.”

Luigi Candia  per il Comitato Cittadino Delle Vittorie

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Da Capri a Sperlonga …

Da Eduardo Alamaro: …

“Si sa, Ë notorius, che Libera fece il suo delitto perfetto con
Malaspartes. In diretta da Punta Masullo di Capri news. Complice
assoluto il capomastro sapiente Adolfo Amitrano, caprese. Anzi
crapese. Fu lui il sicario Muratore che agÏ. Che affondÚ il coltello
costruttore nel duro masso de La pelle isolana. Tosta a morire.
Líartefice che saldò quello sfizio malaspertuto da Libera al luogo
antico. Che innestò quel giallo architettonico-letterario all’italiana
sul sito rupestre romito. A quella location. Regia di Bottai, che da
Roma dette il via Libera ministeriale al delitto razionale perfetto.
Furono quelle congiunzioni astrali irripetibili, assolute, oggi
impensabili. Che tempi, che diretta radiofonica! Tutta l’architettura
minuta per minuta, schizzo per schizzo, mattone per mattone!Leggo
invece oggi, su questo amabile blog internet dei muratorini, che De
Renzi ñ genio eclettico alla romana – rispose in differita tv alla
radiofonica sfida architettonica caprese di Libera. Dallo studio-casa
sua di Sperlonga, ventíanni dopo, nellíItalia ridimensionata e
democratica-cristiana. A occhio senza croce, riflettendoci alla
sveltina blog, credo che De Renzi prenda ecletticamente, irridente et
miscredente qual pare, la pianta Liberata distesa sullíisola di
Malaspartes e la alzi beffardo. La finge possibile prospetto. Mette
quella pianta inselvatichita allíerta. Vigile, drammatica, inutile
sentinella díarchitettura che fu. Che fru-fu. Niente di nuovo
allíorizzonte, nessun pirata d’architettura in vista. Torre saracena
del Nulla. CioË di un Dio smarrito, inquieto De Renzi. Che scruta alla
ricerca del locus perduto díItalia. Che aggiunge, salda, azzecca
stanze e scatole cementevoli. Sfonda prospetti regolari, brutalizza lo
spazio interiore nostro. Per vedere meglio l’orizzonte comune, le
Sirene dellí Ulisse nostro sperduto nella post/modernità. Itaca mia,
addÚ staje cchi˘. Penelope sei ëna zoccola!!! Che proci, che tempi! CosÏ
posto e sup-posto, cosÏ giocherellando e pazzianno, tutto sommato
sento pi˘ vicino, preferisco stamattina, a questíora di pranzo, questa
seconda villa. Quella di De Renzi. Che trovo lacerante, sregolata,
sgraziata, visto anche il contesto, la condizione attuale che ci
restituiscono le struggenti foto díArchiwatch.
Questa mia ideuzza dellíinnalzamento della regula antica tradita della pianta
caprese nel prospetto di Sperlonga potrebbe forse trovare un appiglio
decente e dicibile nellíelastico detto di De Renzi. Simpaticamente
riportato dallíottimo Michele Granata: ìCome la tiri su, la viene, Ö
l’Architettura Ë a pelle!!!î. Odierni cazzoni e coglioni díItalia a
parte, aggiungerei. PerchÈ si sa, Ë sempre una questione di Palle. All’uopo
appongo una cerasella sul babà ora confezionato e in via di spedizione
e-mail. Cari muratorini, rileggete -quando avete tempo e voglia- un
paio di paginette del romanzo-film memoriale ìLa pelleî. Il nostro
Malaspartes sfinge di ricevere, nella primavera 1942, autorevole
visita (guidata e sorvegliata) a Capri. Il famoso fietmaresciallo
Rommel, ìla volpe del desertoî, rende omaggio alla sua ardita
architettura. Conversando e sconsiderando sulle sorti del planeta in
guerra per il bello e líordine nuovo, i due compiono il giro della
villa. Perfidamente líitaliano fa salire e scendere pi˘ volte il
teutonico per la famosa sua scalinata-tetto del mondo. Un bunker
assoluto coi finestroni aperti sul più struggente paesaggio della
Storia antica. Da Tiberio a Malaspartes, appunto. Si
fermarono i due di botto, ohibÚ. Díuna botta, alfin!. Rommel stava
infatti per prendere congedo, ma esitava. Chiese allíintrasatto: ì
Herr Malaspartes, siete stato Voi a projektieren e a kostruiren questa
perfecta haus?. Il perfido toscano rispose: ìNo Herr Rommel, la haaus
mi preesisteva gi‡. Ma il paessaggen, il landschaft di Capri,
Faraglioni compresi, lího disegnaten io!î Sembra che in quel momento
Rommel-la volpe intuÏ che ci sarebbe stato un 25 luglio. E poi un 8
settembre dellíArchitettura nostrana. Tutti a casa da De Renzi, a
Sperlonga! (Portatevi le sedie e i panini da Capri, se magna). Saluti”

Eldorado

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Comunque, … ovunque, … sulle orme di Tiberio …

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I ragazzi del muretto …

i ragazzi del muretto …

http://www.dagospia.com/rubrica-5/cafonal/articolo-14642.htm

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De Renzi … un genio eclettico alla romana…

Michele Granata rispondendo a “memmo54”:

“Mi domanda troppo.
Io non so come il concetto architetturale di De Renzi abbia potuto evolversi e non so’ neanche se fosse “un convinto sostenitore del moderno”.

Per quanto io ne so, ha voluto sempre trovare la soluzione architettonica legandola al luogo, ed (o) al momento, non ad uno stile unico ed immutabile.

Dalle foto che il professor Muratore ha avuto la gentilezza di presentare, possiamo notare che in nessuna si puo’ indovinare che si tratta di un solo progettista.
Barocchetto romano, Secessione viennese (?), neo-neo classicismo, futurismo, modernismo.
Non uno stile unico ma costruzioni legate al momento storico, e, come nel caso della villa di Sperlonga, legata al luogo.
A tal proposito, a Zevi spiego’ quello che aveva voluto fare: una torre saracena.
Uno di quei avvistamenti antichi che si trovano lungo le coste italiane.
Comunque a me nessuno leva dalla testa che quella fu anche una risposta alla villa Malaparte di A. Libera.

Certamente Il barocchetto a De Renzi gli si addiceva molto.
Aveva un tratto di matita geniale, che gli ha permesso di disegnare quei complicati progetti.
Con un semplice “gesto” poteva esprimere esattamente quello che voleva realizzare.
Una volta venne in ufficio, fra Natale e Capodanno, in nostra assenza, e a mo’ di auguri fece uno schizzo di un profilo di una casa colonica.
Non so’ che avesse di misterioso questo disegno, ma quel suo gesto architettonico per le sue proporzioni , con la sua semplicità, esprimeva tutto il suo modo di vedere l’architettura.
Saluti”

M.G.

P.S. Mi diceva:
“L’Architettura è come la pelle d’i co….ni, come la tiri viene”
Professore se è troppo volgare la censuri pure

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Caro Michele, … la volgarità è ben altra … de ‘sti tempi …

… sono anch’io d’accordo sull’ipotesi di una risposta, differita, a Villa Malaparte …

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Ara Pacis: un’idea “superba”, … la “rivisitazione” del muretto …

L’Architetto del Muretto di Ripetta …

Un’idea superba: …

la “rivisitazione” del muretto …

La sagra dei cazzari …

Battono le agenzie: …

“Il muro che separa la teca dell’Ara Pacis dal lungotevere a Roma verrà abbattuto. Il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, che non ha mai nascosto la sua insofferenza per l’opera, ha compiuto un sopralluogo alla struttura con l’autore del progetto, l’architetto americano Richard Meier, che ha approvato la modifica. L’abbattimento del muro consentirà una migliore integrazione tra la struttura e il lungotevere. Il progetto definitivo prevede, nell’arco dei prossimi 18 mesi, il recupero di tutta l’area che verrà pedonalizzata.Il traffico, invece, verrà incanalato in un sottopassaggio tra ponte Cavour e ponte Regina Margherita che sarà costruito contestualmente a un parcheggio interrato da 300 posti. I costi stimati per tutta l’operazione si aggirano intorno ai 40 milioni di euro.”

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ROMA – «C’è l’ok da parte di Richard Meier: abbatteremo una parte del muretto esterno». Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno durante il sopralluogo all’Ara Pacis annunciando una rivisitazione del progetto dell’architetto americano.

IL PROGETTO – Sono stati proprio il sindaco Alemanno e l’architetto Meier, insieme al sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro, ad illustrare il progetto complessivo di rivisitazione della zona dell’Ara Pacis. Progetto che prevede, oltre alla riqualificazione di piazza Augusto Imperatore già avviata, la creazione di un sottopasso per le auto che renderà pedonalizzabile l’area del lungo Tevere antistante alla teca progettata dall’architetto americano. Questo permetterà così di eliminare il muro che divide la piazza dell’Ara Pacis dallo stesso lungo Tevere che, come ha precisato Meier: «era stato pensato proprio per creare una separazione tra il traffico e lo spazio dell’Ara Pacis». L’architetto americano, che collaborerà al nuovo progetto insieme al comune e al Mibac, l’ha definito «un’idea superba, che avrei avuto il piacere di proporre io se avessi saputo che era possibile interrare il lungo Tevere». Secondo Alemanno si tratta di «una scelta che mette insieme aspetti significativi dell’area superando contraddizioni e polemiche».

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ROMA: INGEGNERI, RIMOZIONE MURETTO ARA PACIS STRAORDINARIO PASSO AVANTI

(ASCA) – Roma, 7 apr – ”L’annuncio del sindaco Alemanno sulla rimozione del muretto che divide la piazza dell’Ara Pacis dal lungotevere e’ uno straordinario passo in avanti verso la restituzione ai cittadini romani e ai turisti di un complesso monumentale di inestimabile valore”. E’ quanto dichiara Francesco Duilio Rossi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Roma, che aggiunge: ”Non e’ un caso che lo stesso architetto Meier abbia dato il suo benestare all’intervento, che fa parte di un piu’ ampio progetto, teso a valorizzare pienamente l’Ara Pacis e l’area circostante.
Questa e’ la strada giusta per far crescere davvero Roma”.

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Roma: Meier dà il via libera, via muretto dall’Ara Pacis

“L’architetto Richard Meier ha dato il via libera all’eliminazione del muretto esterno che separa la piazza dell’Ara Pacis dal Lungotevere”, lo ha annunciato il sindaco di Roma Gianni Alemanno alla presenza dello stesso Meier e del sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro. Sarà così in parte rimossa la struttura creata dall’architetto americano per proteggere l’Ara Pacis, il monumento eretto nel 9 dopo Cristo in onore dell’imperatore Augusto. (Notizia su AGI, Ansa, …)

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alla fine: …

la solita sceneggiata capitolina per far ripartire il vecchio progetto del parcheggio sotto il lungotevere …

cambiano le amministrazioni, …

ma le imprese sono sempre le stesse …

e la politica costa sempre più cara …

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Alemanno e … “gli italianissimi” … “talenti di casa nostra” …

ITALIA NOSTRA

COMUNICATO   STAMPA

Roma, 24.03.10

CARLO RIPA DI MEANA  AL SINDACO ALEMANNO:

“INVITA VELTRONI E RUTELLI

ALLA TUA INIZIATIVA SUGLI ARCHISTAR IN NOME DELLA COERENZA E DELLA CONTINUITA’ ”

Roma 24 marzo 2010

Al Sindaco di Roma

Gianni Alemanno

Gentile Signor Sindaco,

abbiamo ricevuto il programma del Convegno Internazionale di due giorni promosso dalla sua Amministrazione l’8 e il 9 aprile all’Auditorium della Musica, Sala Petrassi: “Roma 2010-2020 nuovi modelli di trasformazione urbana”.

Dopo aver letto attentamente il programma dei lavori e, dopo aver scorso i nomi dei maggiori relatori, avanzo la sommessa proposta che per il programma dei lavori, sia scelto come definitivo e finale titolo dell’iniziativa, più dell’attuale insapore “Progetto Millenium” questo: I problemi irrisolti delle aree dismesse e delle periferie romane al vaglio delle Archistar internazionali.

Appare dunque indispensabile, anzi doveroso, che Lei inviti ad aprire i lavori l’Onorevole Francesco Rutelli  e a concluderli l’Onorevole Walter Veltroni rendendo così pubblica la continuità della Sua politica su questo punto, in particolare sulle periferie e le aree dismesse. Anche in considerazione di quella che fu la Sua appassionata  e radicale e recentissima polemica contro l’opera dell’architetto Richard Meier di cui auspicava la distruzione e, più tardi, lo spostamento in una località diversa. Risulta credo più corretto che Lei eserciti compiti onorari di presidenza. La contiguità infatti di appena un’ora tra la sua prolusione e l’intervento di questo autore Le consentirebbe, come Presidente Onorario del Convegno di distanziarsi e insieme, di offrire all’Onorevole Rutelli che fu il committente dell’Ara Pacis – Meier di trasmettere quella cordialità e quella fiducia che Rutelli Sindaco riservò all’autore Meier e che l’autore certamente gradirà molto.

Per quanto riguarda poi l’Onorevole Walter Veltroni l’intero Convegno è in continuità e in coerenza con la sua indimenticabile politica per la città fatta, tra molte altre cose, di ponti d’oro riservati agli arrivi e ai ritorni delle Archistar internazionali, a cominciare dalle iniziative grandiose di accoglienza, di permanenza e di emolumenti per i soggiorni e la permanenza nelle pubbliche occasioni promozionali nel corso delle progettate realizzazioni delle opere.

Quanto poi ai problemi delle aree dismesse e delle periferie romane quelli furono allora per i suoi predecessori e oggi per Lei problemi rimasti tutti aperti nella continuità della Sua opera con quella  dei Sindaci indimenticabili che operarono nel quindicennio precedente il Suo.

Ma su questo, sul merito dei lavori, la nostra Associazione non mancherà, appena conclusa la fase elettorale, di parteciparLe il proprio punto di vista.

Gentili saluti

Il Presidente

Carlo Ripa di Meana

Roma, Alemanno ad Italia Nostra: Ad archistar nessun privilegio

Roma, 24 MAR (Velino) – “Non posso non respingere nella maniera piu’ netta l’accusa che Italia Nostra mi rivolge di ‘essere in continuita’ con Veltroni e Rutelli per quanto riguarda la politica delle periferie e l’attenzione alle archistar'”. Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.”Ci sono, infatti delle differenze fondamentali che un’associazione qualificata come Italia Nostra non puo’ non cogliere – continua il sindaco capitolino -: la prima e’ che,insieme alle cosiddette ‘archistar’ internazionali, sono chiamati a partecipare al convegno, con la stessa dignita’ o anche con ruoli superiori di coordinamento, gli italianissimi esponenti degli ordini professionali e delle facolta’ di architettura e di ingegneria della citta’ di Roma. Quindi, il nostro workshop, pur avendo una proiezione internazionale di altissimo profilo, non trascura affatto i talenti di casa nostra.Ma la differenza ancora piu’ importante e’ che qui siamo di fronte a un workshop, cioe’ a un confronto culturale, e non alla remuneratissima concessione di incarichi professionali, magari a chiamata diretta, come e’ successo per la Teca dell’Ara Pacis affidata a Richard Meier”. (segue) (com/ped)

Roma, Alemanno ad Italia Nostra: Ad archistar nessun privilegio (2)

Roma, 24 MAR (Velino) – Questa e’ la differenza decisiva – prosegue Alemanno -.

Le proposte che raccoglieremo nel workshop dell’8 e 9 aprile ci serviranno per lanciare dei concorsi di idee e dei bandi progettuali aperti a tutti, in cui ogni studio potra’ liberamente partecipare e sara’ giudicato per il valore del suo lavoro e non per lanotorieta’ delle sue firme. Credo che, come ha fatto il presidente Sarkozy per Parigi, anche Roma meriti un dibattito di respiro internazionale per affrontare i problemi urbanistici della Citta’ storica e delle periferie, problemi che si trascinano da ormai mezzo secolo. Inoltre, in occasione di questo convegno, ci sara’ una mia visita conl’architetto Meier all’Ara Pacis per definire, possibilmente in maniera concordata, la correzione della Teca e una sua profonda ricontestualizzazione urbanistica in quella parte di centro storico. Ugualmente – conclude il sindaco Alemanno – insieme all’architetto Calatrava, visiteremo i cantieri di Tor Vergata per studiarne la migliore finalizzazione in vista della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020″. (com/ped)

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Imbarazzanti le conclusioni di Alemanno: …

Il genio italiano: i “talenti di casa nostra”, … Schiattarella, … De Santoli, …

poi il Sarkozy della marana, a passeggio pe’ Ripetta coll’americano …

e a Tor Vergata a fa’ cicoria coll’architetto dei mondiali … di nuoto …

Ma queste so’ l’Olimpiadi della presa di culo …

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De Renzi a Sperlonga … oggi …

Egrezio Professore,
Dato che sul Blog non si riesce a vedere, le mando una fotografia della situazione attuale (o quasi) della villa di Sperlonga. Cordiali saluti

Michele Granata

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Materiali per l’apologo …

Da: “Danilo Nuccetelli”

“Caro Giorgio,

ho inviato il link con i materiali per l’apologo di Luca Cieri, ricevitore ( o schivatore ? ) di formaggere al blog ma vedo che la sua pubblicazione non lo rende raggiungibile. Forse così va meglio. E poi queste formaggere si scrivono con o senza la i? Un caro saluto.”

Danilo

” trattasi del costruttore romano Luca Cieri, già condannato per abusivismo edilizio in Sardegna per un mega complesso turistico a Golfo Aranci. Qui la sentenza della Cassazione che rigetta il ricorso di Cieri e lo condanna al pagamento delle spese processuali”
http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:z80XKp_I2icJ:>> http://www.lexambiente.it/article-print>> -3105.html+luca+cieri&cd=3&hl=it&ct=clnk&gl=it >>

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Piazza Vittorio … paura dell’antico … e del moderno …

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