Aldo Rossi e Gianfranco Caniggia …

“Aldo Rossi doveva molto ai lavori fine anni ’50 – primi ’60 di Saverio
Muratori su Venezia e Gianfranco Caniggia su Como e, per loro tramite,
contraeva anche un debito indiretto sull’idea di organicità di
architettura e città con tutta la Scuola Romana pre-Zevi che a sua
volta utilizzerà questo stesso concetto facendolo coincidere con il
vuoto spaziale e non più con il pieno edilizio.

Tipologia e organicità erano dunque idee fortemente identificative
della Scuola di Architettura di Roma grazie ai lavori iniziali di
Fasolo e Milani e forse questo «genius loci» didattico non dovrebbe
andare del tutto perso nell’attuale poltiglia culturale della Giulia
Quaroni.

Il debito che Rossi aveva contratto, per quel che ricordo, non era
stato mai onorato nemmeno con una citazione in bibliografia. Del resto
la scuola muratoriana era condannata alla damnatio memoriae da tutta la
cultura italiana a partire dalla Roma zeviana e dell’isolamento che ne
è derivato ha fatto in qualche modo la sua forza grazie soprattutto
alla “pervicacia” di alcuni allievi.

Ricordandomi delle recenti chiacchere sul Rossi, ormai scomparse tra
gli “articoli successivi”, ho fotografato questo foglietto ingiallito
incorniciato in un angolo dello studio Caniggia e che curiosamente lo
stesso Rossi si premurò di mettere in bella copia e recapitargli
autografato. Riporta il giudizio da lui espresso nella commissione
didattica che promuoveva Caniggia alla docenza.

Forse non era troppo tardi per sanare i debiti. Anche se non in
pubblico.

Giancarlo Galassi

 

 

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10 risposte a Aldo Rossi e Gianfranco Caniggia …

  1. giancarlo galassi ha detto:

    Tra l’altro, guardandolo dalla distanza dello schermo c’è da dire che Aldo Rossi, che non era ancora ALDO ROSSI, ha composto l’immagine con un acribia anche un po’ paranoide, da architetto; ci avrà messo pure un certo impegno a impaginare tutto per benino calibrando quei larghi bordi, lasciando giusto lo spazio per la firma all’altro capo diagonale del titolo.
    Mi chiedo come l’ha fatto. In tipografia?
    Sembra una pagina della Casabella di Persico.
    Si vede che ci teneva.

  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    E’ vero, c’è solo quel quarto rigo, con quell’essere lievemente arretrato che non è “risolto”. Ma non c’era mica word!
    Voglio sperare, per chi l’ha fatto, non sia stato scritto con i “trasferibili”: sarebbe stato un vero supplizio.
    Pietro

  3. isabella guarini ha detto:

    La chiusa non è entusiasmanta, anzi induce al dubbio; …” tra le molte pubblicazioni inutili e fumose, quelle del Caniggia sono un lodevole esempio di concretezza e di contributo costruttivo nella scuola italiana” Concorderete che si potrebbe equivocare il giudizio positivo unico tra molti negativi. In sintesi è come dire beati i monocoli in terra cecorum. Poco per andare in cattedra!

  4. giancarlo galassi ha detto:

    L’ho pensato anch’io ovviamente. Dai, non ci vuole molto a pensarlo.

    Ma subito ho considerato che se fosse vera l’ipotesi “Nel paese dei ciechi beato chi ha un occhio”, è inspiegabile perchè Aldo Rossi si sia tanto peritato a disegnare e impaginare senza-a-capo questo biglietto e a regalarlo a Caniggia. Più sensatamente mi sembra che la sottolineatura rossiana sia nel disprezzare una diffusa e inutile pubblicistica architettonica e un certo modo di fare ricerca nell’università.
    E capisco anche che questo mio passaggio possa passare l’impressione di una difesa d’ufficio da parte mia del Caniggia. Della mia banalità quindi chiedo venia.

    Ma forse colpisce soprattutto la coscienza di se’ di Rossi che lo porta a inquadrare in modo lapidario una sua frase da commissione d’esame e pensare che questo basti per compensare quanto è travasato, senza citazione, della scuola muratoriana/romana nel suo «Architettura della città», perfino l’argomentazione crociana 4×4 che è poi la cosa più banale.

    Si sente l’autore autorevolizzato da Tafuri nella chiusa dell’Architettura Contemporanea del 1976. Lo stesso Tafuri è con Caniggia, «figura su cui la critica ha mantenuto sinora un riserbo perplesso, quando non è intervenuta con ostracismi», che concluderà, con pochi altri e dieci anni anni dopo, la seconda edizione della sua Storia dell’Architettura Italiana 1944-1985.

    Infine vi chiedo: non pensate sia strano che occorra utilizzare un blogghetto perso nel nulla e bigliettini privati su cui casualmente casca l’occhio per dimostrare l’organicità e l’interdipendenza della cultura architettonica italiana divisa sul campo da battaglie culturali feroci e pseudopolitiche in cui i protagonisti perdono non solo la misura dell’argomento (che l’architettura non merita apologie) ma anche l’equilibrio della loro intelligenza.

    vs.
    giancarlo

  5. isabella guarini ha detto:

    I cambiamenti non partono mai dalla massa tanto meno della cultura consolidata. Sono sempre in pochi coloro che rompono gli schemi per cui non definirei “blogghetto nel nulla” Archiwatch.it di Giorgio Muratore che è l’unico non allineato con la cultura architettonica globale che si insegna nelle Università. Per quanto riguarda il giudizio di Aldo Rossi su Gianfranco Caniggia, in occasione di un concorso universitario datato, mi sembra che sia un giudizio che valorizza l’attività di ricerca propedeutica alla progettazione, in un momento storico in cui erano d’obbligo i gesti eretici e l’invenzione antistorica. In ciò sta la svolta per il superamento dell’imitazione degli stilemi moderni, ma il passaggio dalla ricerca teorica alla progettazione è ancora tutto da scoprire!

  6. Pietro Pagliardini ha detto:

    Che dire GG, troppe e tutte fantasiose quanto plausibili potrebbero essere le interpretazioni! Bisognerebbe aver conosciuto Aldo Rossi di persona per inquadrare il personaggio e il perchè della meticolosità grafica per una lode un po’ ingessata. Siamo nel campo della psicologia ma senza conoscere, per quanto mi riguarda, il soggetto.
    Potrebbe essere la prova di un apprezzamento personale verso Caniggia ma fatta, come dire, dall’alto, da una gradino superiore sul quale forse lui si poneva, non foss’altro per la diversa posizione accademica. Insomma, della serie “bravissimo, ma non quanto me”. Però potrebbe essere pura ipotesi maligna, da investigatore che in assenza di prove analizza tutti gli scenari possibili, le ipotesi investigative, tutti colpevoli fino a prova contraria, per poi espungerle una ad una fino a scegliere quella più plausibile.
    Alla fin fine, un discorso del tutto inutile, un gossip accademico.
    Resta il foglietto che, come minimo, è un altro ottimo ricordo per chi resta.
    Quanto al blogghetto, beh, tutto sommato dell’uno e dell’altro restano le opere, cioè quello che conta, nel bene o nel male, e quindi va benissimo il blogghetto che può essere un punto di partenza da cui ognuno può partire, se vuole, per riflessioni o approfondimenti personali. Se la critica non se ne preoccupa più di tanto, ha parlato tanto in passato, e anche molto a vanvera, che un po’ di silenzio non guasta mica
    Saluti
    PP

  7. stefano salomoni ha detto:

    Le incorniciature su misura destano personale perplessità.

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