Cristiano Cossu risponde a Pietro Pagliardini: …
“Cari Nikos e Pietro, la vostra eterna litanìa mi commuove per costanza, insistenza, abnegazione e sprezzo del pericolo anche di fronte a bersagli totalmente errati come, in questo caso, l’opera di un architetto completamente diverso dai vostri soliti bau-bau della contemporaneità… A Pietro, inoltre, dico che il suo giudizio impressionistico e romanticheggiante, soprattutto se accostato all’entusiasmo per l’edificio dell’amico (se dovessi giudicarlo dalle foto che ci mostri, niente più che l’ennesima scuola post-kahniana-post-rossiana, decorosa ma non si capisce perchè così lodata, matttoni compresi) mi pare di nuovo un passaggio di una battaglia puramente retinica, di superficie, anziché architettonica.
Ma veniamo al cimitero.
Se lo si fosse intonacato che ne avreste detto? Se lo rivestissimo della pietra della fortezza vi piacerebbe? Ecco, due domande stupide solo per evidenziare che voi il progetto, il suo spazio e le sue modalità di formazione-costruzione, nemmeno ve le filate, non vi interessa, ve ne infischiate allegramente. Siete il perfetto contraltare di Renzo Piano (o di Meier per l’Ara Pacis) quando disse di aver usato il piombo e il travertino nell’Auditorium: Roma oh cara, eccomi, sono tutto tuo! Ma quei tre bacarozzi ovviamente a Roma ci stanno come il parmigiano nel caffè. Così voi, però all’opposto, non vedete gli stessi materiali del luogo, e subito bollate come estraneo il progetto del cimitero: ma guardate bene, maremma ladra! Prendetevi le piante, i disegni, le foto di Mario Ciampi (eh si, una buona foto aiuta a intuire l’architettura, i suoi temi, le sue forme e relazioni), e cercate di capire di che pasta è fatta quella costruzione di muri portanti, coglietene il posizionamento, le altezze, le pieghe, i disassamenti mai casuali, i temi architettonici (ricordando che è costruito solo in parte e che non ha goduto certo di imprese edili svizzere), gli scarti e le aperture rispetto al contesto, pensate all’acquedotto, certo!, ma l’acquedotto è un muro cribbio, è il re dei muri, e cosa non è il nuovo cimitero se non un omaggio continuo al muro dell’acquedotto? Dico omaggio, cioè intelligente variazione sui contenuti tipologici e spaziali invarianti, non certo caricatura da outlet.
Non dico che l’edificio carmassiano sia esente da difetti o aspetti discutibili, non è il Tempio di Salomone, ma io fra questi difetti fatico ad annoverare l’uso del mattone a vista “perchè nei dintorni non ci sono altri esempi”. Da quando un’architettura in mattoni guasta il contesto di una città storica italiana? E soprattutto, come può un’architettura in muratura portante, come questa, cioè con la stessa identica logica spaziale, compositiva e strutturale con la quale è costruita Arezzo antica (e Firenze, e Siena, etc) risultare indigesta al suo contesto? Potrei capire se fosse un pessimo progetto che se ne sta lì, nel contesto eccezionale, a insozzare l’armonia (o quello che ne è rimasto) delle dolci colline toscane. Allora non ci sarebbero materiali a giustificare alcunché, se fa schifo fa schifo, siamo pieni dappertutto di orribili edifici in pietra (incollata alle pareti), mattoni, coppi e tegole, intonaci ai silicati, malte biologiche, infissi che respirano e via con tutte le ormai imprescindibili prescrizioni del corretto architetto contemporaneo.
Ma un pessimo progetto, questo ampliamento, a mio parere non è affatto. Se volete, se ne avete voglia, ne parliamo. Ma lasciamo stare l’Ikea, i frattali, il fondamentalismo geometrico: è roba che in questo caso “non attacca”, come dire, non c’entra nulla.”
Ciao
C.C.