IMCL Prize a Ettore M. Mazzola …

riceviamo da Stefano Serafini:

“Gentili Amici,

qui il video, e sotto la traduzione italiana della premiazione conferita al prof. arch. Ettore M. Mazzola dallo International Making Cities Livable, in occasione della 49a Conferenza di Portland, USA, per il suo progetto sul Corviale di Roma. Si tratta di un premio prestigioso, che è calato a sorpresa sul suo lavoro svolto in Italia, senza la pressione di alcuna lobby, e senza che Ettore sapesse di esservi stato candidato. Fa veramente piacere per lo spirito di lotta, il coraggio, e il grande talento di Ettore, e anche per il nostro Paese. E anche per il Gruppo Salingaros. Con le più vive congratulazioni a Ettore!”

S. Serafini

IMCL Prize a Ettore M. Mazzola

…………………

naturalmente …

complimenti a Ettore …

e da adesso in poi …

niente pernacchie …

mi raccomando …

certo che …

prorio la proposta per Corviale …

dovevano premià? …

mannaggia a la paletta …

‘st’americani …

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57 risposte a IMCL Prize a Ettore M. Mazzola …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    grazie Stefano, e grazie professore!!

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    questo è il video sottotitolato

  3. E bravo l’Ettore corvialicida che mi ricorda il Quaroni altaredellapatricida.

    Pero’ pero, da Archiwatch, qualche pernacchia ogni tanto…

    In questo blog ce ne sono per tutti e fanno male solo ai permalosi, e come sai la stupidità è direttamente proporzionale all’essere permalosi.

    Le perrnacchie archicefaliche sono indispensabili a ridimensionare gli eccessi di castronerie o a distinguere il grano dalla pula.

    Fiduciosi restiamo qui ad aspettarti al Pritzker..

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Caro Giancarlo, fermo restando che tra la proposta di Quaroni di matrice ideologica e quella mia di natura sociologica passa un oceano, dico che da parte mia l’ironia è sempre benvenuta. Quando si riesce a prendere la vita alla leggera ironizzando in maniera corretta c’è solo che da compiacersi, quando invece si calca la mano per ignoranza, presunzione e ideologia, allora le cose cambiano radicalmente

  4. Stefano Serafini ha detto:

    Sovente è la stupidità a essere direttamente proporzionale alle trombe…

    Quanto a “st’americani”, non lo sapevate che nella giuria c’era Falso Cascioli? Per quello hanno scelto Corviale. Pensava agli amici, il malandrino!

  5. Stefano Serafini ha detto:

    Ehm… vorrei aggiungere… Ettore Mazzola alla biennale di Mosca: http://www.riarealty.ru/multimedia_photo/20120522/397796503_2.html

  6. Maria ha detto:

    Ecco dove era andato a finire il nostro Ettorino… a Portland!! Dove Corviale € Zen sono certo di casa..

  7. Angelo Gueli ha detto:

    Complimenti Ettore.
    Ho più volte indicato a colleghi e allievi il tuo lavoro sul Corviale come un esempio di progettazione urbana intelligente e moderna (scusa la volontaria ironia… )

    • ettore maria mazzola ha detto:

      grazie Angelo … prima o poi presenterò quello per lo ZEN, un progetto davvero complicato e stimolante che parte dalle stesse problematiche sociali ed economiche e che, a differenza di questo per Corviale che ho fatto come risposta alla vergognosa politica dell’ATER, della Regione e del Comune, è stato a me richiesto da dei cittadini palermitani che dopo aver visto il progetto per Corviale, si sono uniti in gruppo, autotassandosi, al fine di fare ciò che non sono mai riusciti ad ottenere nè dal Comune, per ragioni che possiamo immaginare, né dall’università di Palermo – troppo intimorita dal mettere in discussione Gregotti, ovvero un progetto di rigenerazione urbana per risolvere l’annoso problema del peggiore quartiere d’Italia!

      • ester ha detto:

        Lo Zen è un progetto degli anni 70 quando sindaco di Palermo era Ciancimino e Gregotti e Purini insegnavano, o l’avevano fatto per qualche tempo, nella facoltà di architettura. E’, come si può vedere visitandolo, un quartiere non finito e che ha scontato nella realizzazioni il fatto di essere stato suddiviso in una miriade di appalti che non hanno trovato nell’ATER la necessaria regia. Il progetto può non piacere certo, ma il taglio tipologico delle ” insulae” lo trovo ancora convincente ( ma questa è una mia opinione e non pretendo di imporla a nessuno e non lo dico,ovviamente, per piaggeria verso Gregotti e Purini che non conosco nè verso l’ex sindaco Ciancimino o la regioen Sicilia che quel progetto ha programmato).
        Personalmente penso che allo Zen, come a Corviale ,oltre le proposte di abbattimento drastico del professor Mazzola che tanto entusiasmano gli americani si potrebbe pensare ad opere di recupero attraverso laboratori di progettazione
        in cui coinvolgere la stessa cittadinanza. Far riposare la terra preservandola dalla realizzazione di nuovi edifici e recuperare il tanto costruito male può essere un programam di lavoro?

  8. Angiolino Imperadori ha detto:

    il paese dei barocchetti

    • memmo54 ha detto:

      Il cosiddetto “barocchetto” è l’ultima impronta che l’Architettura lasciò fuggendo questi lidi…
      Rifarsi all’ultima cosa sensata mi sembra inoppugnabile e forse inevitabile.
      Saluto

  9. Quoto il discorso di Ester e trovo apologetica la giustificazione “sociologica” sbandierata dal premiato ma resta il fatto indiscutibile che, quando si presenta un progetto, per quanto possa essere orrendo, dotato di tutti i crismi architettonicamente disciplinari, pianta alzato prospettive, a fronte di interventi teorici, ipotesi possibili, passeggiate culturali, orti, spettacoli stagionali eccetera eccetera eccetera eccetera eccetera…
    A fronte di un progetto dunque, per quanto imbarazzante, le chiacchere stanno a zero.
    Comprese le mie.

    • ettore maria mazzola ha detto:

      caro Giancarlo,
      mi dispiace che tu metta in discussione la matrice sociologica del progetto, evidentemente ignori la storia del come e perché sia nato, ma non posso farci nulla. Del resto il tuo DNA ti impone di polemizzare anche quando potresti evitare di farlo.
      Non dubito che per te, e per altri come te, il progetto possa risultare imbarazzante, oppure orrendo, la cosa non può che lusingarmi, specie davanti al fatto che tanti italiani “puri”, perché le loro menti non sono state distorte nelle facoltà di architettura, (ma anche molti architetti più onesti con se stessi e con gli altri), lo apprezzano molto.
      Fa specie che all’estero, quell’estero che cerchiamo di scimmiottare nelle facoltà di architettura per le sue peggiori produzioni, premi un progetto italiano definendolo un modello per migliorare le proprie città massacrate da una visione distorta della modernità.
      Fortunatamente chiudi dicendo che “le chiacchiere stanno a zero”

  10. ettore maria mazzola ha detto:

    gent.ma Ester,
    nessun “laboratorio di progettazione” potrà mai portare alcun beneficio ad un quartiere follemente ideologico.
    Basta riflettere sulla dichiarazione secondo la quale il progetto avrebbe dovuto essere la “nuova Gerusalemme”, ovvero il luogo della pace, della fratellanza e dell’assenza di distinzione di classe sociale, (che a parole sembrerebbe una meraviglia), e confrontarla con ciò che Gregotti ha risposto ad Enrico Lucci de “Le Iene”, dichiarando che lui allo ZEN non ci vivrebbe perché lui “fa l’architetto e non il proletario”!! per rendersi conto della verità.
    Davanti a questa vergognosa affermazione non può esserci difesa che tenga, né giustificazione sull’insuccesso, perché l’affermazione di Gregotti dimostra che quel quartiere criminogeno è nato intenzionalmente per ghettizzare chi, con la sua condizione sociale, dà fastidio ai privilegiati.
    Quel quartiere, come tutti i quartieri che sono stati progettati per ghettizzare, piuttosto che seguendo i sani principi che portarono nel 1918 l’ICP a coniare lo slogan “La Casa sana ed educatrice”, è una vergogna da cancellare.
    Gli architetti, i docenti di architettura e gli studenti ossequiosi (o semplicemente lobotomizzati) immaginano chissà quali benefici possano riceversi dai “laboratori di progettazione”, tuttavia questi servono solo a fare castelli in aria e sperperare denaro pubblico. Basti vedere ciò che accade al Corviale, dove diversi “non residenti” beneficiano di vagonate di denaro pubblico per organizzare mostre e convegni inutili, fingendo di portare benefici ai “corvialesi”.
    Tra l’altro lo ZEN (così come il Corviale, le Vele, ecc.) è costruito con una tecnica e dei materiali a rapido deterioramento, e infatti è in pessime condizioni, e l’eventuale manutenzione (a vita) va fatta a spese dei contribuenti: che senso ha tutto ciò?
    Diversamente, sostituire la vergogna, con un progetto da costruire con i residenti, secondo il principio teorizzato da Montemartini e messo in pratica nella realizzazione del Testaccio a partire dagli anni ’10 dello scorso secolo, (Testaccio di allora era più pericoloso dello ZEN di oggi!) creando cooperative artigianali coordinate dall’ATER, dove i residenti si costruiscono la casa e si creano un lavoro, potrebbe creare davvero un cambiamento radicale alla vita di questa gente, parcheggiata lì da degli ipocriti che dovrebbero esser condannati a vivere in ciò che realizzano
    Cordialmente

  11. Pietro Pagliardini ha detto:

    Sono mancato per una decina di giorni e trovo una sacco di cose nuove. Sarà dura rimettersi in pari con i compiti.
    Già sapevo, è ovvio, del premio ad Ettore, ma non potevo mancare di lasciare i miei complimenti pubblici su questo rispettabile sito.
    Una invettiva sull’argomento a breve sul mio blog, così, tanto per fare arrabbiare un po’ Giancarlo Galassi cui so non piacere molto l’approccio polemico generalizzante da me invece tanto strumentalmente prediletto.
    Complimenti a Ettore
    Pietro

  12. memmo54 ha detto:

    Ciò che non si perdona ad Ettore è l’assoluta mancanza di riferimenti “illustri” recuperati tra i maestri internazionali. Quelli citati sulla vulgata bibliografia che ogni architetto pone innanzi a se come dichiarazione d’appartenenza
    Non una citazione di alcun personaggio di spicco: non si intravede Mis Vanderrò, non si scorge Gropìus, tantomeno Le Curvasier.
    Difetta anche di Dudok, Asplund, Bonatz, Oud, De Klerk ud ed altri nordici.
    Ciò è letteralmente imperdonabile.
    Ci si può ispirare al più lontano maestro islandese , finlandese, lappone, swahili o polinesiano..
    Chiunque è benvento ed apprezzato: riconosciuto ed omaggiato.
    La storia di tutti (…indistintamente “tutti”…di tutte le epoche di qualsiasi tendenza e/o ispirazione) è seriamente ed ampliamente considerata nonchè apprezzata.
    Quella propria no !
    Robetta, minuzie di cui non vale la pena interessarsi.
    Stanche rimasticature beaux arts… al massimo “barocchetto” decadente. Le più astiose s’imperniano intono al mesto concetto di “falso storico”: come se la storia fosse solo quella nostra, contingente, e tutto il resto un sogno: incubo indotto da un demone pervicace.
    Come definire quest’atteggiamento che lascia fuori, sminuisce e dileggia, per definizione, ciò che appartiene ed è sempre appartenuto alla propria cultura.
    Provinciale ? Ci sono, forse, termini più adatti ?
    Autolesionismo ? Cupio dissolvi ?
    Eppure si sentono “impapocchiare” fumose spiegazioni sul al passo con i tempi, vagheggiamento di tempi futuri cui adeguarsi necessariamente, laboriose subornazioni della sociologia progressiva e democratica nonchè altre amenità .
    M proprio questa mancanza, questo profilo quotidiano, dimenticato ma vero, è la carta vincente.
    Saluto

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Caro Memmo,
      infatti gli accusatori della “falsificazione” non si pongono problema alcuno se la “falsificazione” è quella di modelli decontestualizzati e inappropriati. Esistono migliaia di “falsi Terragni”, “falsi Le Corbusier”, “falsi Asplund”, ma anche tante “falsificazioni” di Ghery, Zaha, Koolhaas, Meier, ecc. … tra chi non è in grado di confrontarsi con i luoghi esistono due pesi e due misure, risulta molto più facile non avere regole ed autoproclamarsi “poeti”, basta poi inventarsi che “l’architettura contemporanea va fatta comprendere al popolino ignorante” e la frittata è fatta!
      In questo caso, anche a causa del luogo e del tipo di progetto, i miei modelli, e/o maestri sono quelli del periodo in cui la ricerca architettonica e urbanistica s’è addormentata, o meglio è stata manipolata. Ecco perché ritengo che risulti molto più utile riscoprire e rivalutare figure come quelle di Fasolo, Energici, Brasini, Giovannoni, Pirani, Sabbatini, Palmerini, i Piacentini, Guidi, Magni, Marconi, Marino, Martini, Milani, Sforza, Broggi, De Renzi (prima della follia) Aschieri (prima maniera), Vicario, Wittinch, ecc. … troppi ne ho dovuti omettere in questo messaggio

    • Quello che difetta in Ettorino non è la citazione dei maestri, caro inviperito cinquantaquattrino, ma il mancato approfondimento di come quei maestri (alcuni e alcune volte) hanno saputo reinterpretare la tradizione e anche la classicità di conserva. E questo vale anche per Giovannoni, Marconi senior, Sabbatini che il nostro dice di conoscere e pare citare a menadito ma già il fatto di espiantarli nudi e crudi dagli anni ’20 dimostra di non aver capito quel che ancora hanno da insegnarci, ed è tanto.

      Se c’è qualcosa da rimproverare dal corvialicidio assurdo e irrealizzabile di Ettorino è che scimmiottare il barocchetto porta a Albert Uderzo de Il Regno degli Dei non a un Brasini del XXI sec.
      Per di più, difettando il nostro di ironia e di senso del ridicolo nel proprio lavoro (vedi qualche reply più su quando faceva dei distinguo tra pernacchiette e pernacchie! AHO! Le pernacchie so’ pernacchie! PRRRRRRRRRR!! ), come invece Graves Moore Rossi e pesti post, ecco che la sua edilizia è solo scenografica e particolarmente infelice.

      Fortemente stilistica e priva di spessore con un paragone patologico la si potrebbe definire solo fissazione di tipo caratteriale al pari di quella di tante archistar moderniste da lui vituperate (che hanno anche loro, vedi Fuksas, ottime matrici sociologiche). Del resto i prodotti artistici sono così inutili che in tal senso li sopportiamo e socialmente li accettiamo. Per cui Amen e in bocca al lupo.

      Certo tanti di quei maestri (tutti) provenivano da un apprendistato scolastico e professionale eclettico, neo-metti-lo-stile-che-vuoi, e per lunga pratica avevano la tradizione nelle mani prima che nella testa e come sa ogni architetto, le mani pensano tanto quanto.
      Erano insomma capaci di mettere in scena una metamorfosi processuale verso la contemporaneità in maniera leggera, meno astiosa e di caccia alle streghe e perciò felicemente più riuscita (tutta l’operazione Corviale è che hai bisogno del nemico per essere visibile tipo l’anticomunismo di Berlusconi che copriva un abiiso politico insondabile).

      E se avesse ragione e non restasse che scimmiottare ora Sabbatini ora Finsterlin?
      Ma è documentato che arriviamo a prodotti talmente mediocri che solo l’incultura diffusa accetta quali capolavori…
      oppure bisognerebbe diventare così colti e capaci da riavere nelle mani gli strumenti moderni! per sconfiggere il genocidio culturale compiuto nel secondo dopoguerra?

      Quest’ultimo periodo è letteralmente parafrasato da PPP e non lo dico per darmi un tono (oppure sì, chi se ne importa) ma solo per restituire a Cesare quel che è di Cesare dopo aver già ridato al piccolo villaggio inespugnabile dei galli a Asterix e compagnia.

      :G

      Ma le chiacchere stanno a zero.
      Del resto questo è un blog, un vero specchio della vita in questo.

      • ettore maria mazzola ha detto:

        a quanto pare le chiacchiere non stanno minimamente a zero, caro Giancarlo!
        Il tuo problema è che sei mostruosamente presuntuoso, ami parlare, e scrivere, credendo di indimidire gli altri perché pensi di mostrarti colto, ovvero parli per pavoneggiarti a modo tuo … sproloquiando!
        Se la tua vista non fosse appannata dall’ideologia e dall’esser prevenuto, ti accorgeresti che nel progetto non c’è nulla, ma proprio nulla, di ricopiato. Io penso che sia proprio tu a non aver alcuna cultura sui maestri che cito io, il tuo unico credo è Caniggia, il quale ha scritto cose meravigliose, ma ha costruito porcherie a causa del suo limitarsi a fare l’astrazione tipica, che tanti orgasmi dà a coloro i quali si sentono moderni ma si limitano ad essere modernisti, ergo a te si addice molto la pluricitata frase di Viollet-Le-Duc «amiamo vendicarci delle conoscenze che ci mancano con il disprezzo … ma sdegnare non significa provare!» Faresti bene ad aggiornarti, sei fermo a Caniggia, e lo sei a modo tuo. Molti caniggiani hanno saputo andare avanti e rivedere tante cose. Ripeto che per me Caniggia è stato UN grande teorico-ricercatore … ma non IL teorico-ricercatore

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      Caro memmo54, senza chiedere il permesso, copio questo tuo commento, al solito intelligente e originale, e lo piazzo alla fine del mio post sul premio di Ettore.
      Grazie mille
      Pietro

  13. liuk ha detto:

    memmo 54, e con lui E.M.M., afferma che il barocchetto è stata l’ultima stagione architettonica romana degna di questo nome, buttando all’aria quasi 90 anni di storia, diciamo dagli anni ’30 in poi. Pur negandolo entrambi, queste prese di posizione richiamano la stessa furia ideologica, la stessa verve e lo stesso accanimento di Bruno Zevi nelle sue filippiche contro Piacentini, Bernini, Aldo Rossi o chi altro. Per rimanere all’edilizia residenziale, si nega con quell’affermazione un qualsiasi valore persino ad esperienze generalmente condivise pur se spesso criticate come l’INA casa, dal “paese dei barocchi” del tiburtino alle sperimentazioni di Muratori o Libera al Tuscolano. Oppure, consiglio di rifarsi un bel giro in quel meraviglioso, bistrattatissimo, esempio di razionalismo alla romana che sono le borgate storiche (Villaggio Breda, Quarticciolo, Trullo…), alcune meritoriamente restaurate recentemente, i cui progettisti erano ben consapevoli di innestarsi con nuova linfa nella tradizione urbana italiana ed europea, dalla città mediovale, con le sue piazze e le sue torri, fino a camillo sitte e giovannoni. Una perfetta scala umana, con una grande cura progettuale negli spazi comuni tra le case, pedonali e protetti, realizzata senza dover ricorrere, per scelta economica forse prima che ideologica e culturale, a cornici, stucchi, decorazioni, ovvero a quell’apparato tipico delle realizzazioni (splendide tra l’altro) dell’ICP romano degli anni precedenti, destinate del resto al ceto medio e all'”aristocrazia” operaia, non certo ai diseredati, sfollati e baraccati per cui venivano costruite le borgate.

  14. stefano nicita ha detto:

    Congratulazioni all’architetto Mazzola per il premio!
    Ho anche apprezzato il giusto omaggio ai sociologi urbani. Sono d’accordo sul fatto che spesso gli architetti sono troppo presi da se stessi per considerare le esigenze di chi abita i loro progetti. Non sono sicuro però che la soluzione risieda solo nel tornare a linguaggi architettonici di questo tipo, che tra l’altro non sono più in uso da molti anni e mi chiedo anche se le maestranze edili siano in grado di realizzarli.

    • memmo54 ha detto:

      Anche questo è merito indiscusso ed indiscutibile degli architetti.
      Fino a pochi anni fa si conoscevano le regole elementari per spartire la pavimentazione, spiccare un muro o realizzare un rivestimento.
      Poi è arrivato l’architetto con i suoi calcoli precisi di modularietà (…che non c’è mai…) ed ha imposto l’allineamento inutil ed ossessivo dei fili, delle fughe,il mito del “quadrato” , la cultura pedissequa e bizantina del centimetro ed altre amenità da orologiaio.
      Ha preteso di guidare la “manina” del malcapitato esecutore senza lasciare spazio ad alcuna interpretazione od adattamento dettato dall’esperienza.
      Un disastro planetario .
      Per forza di cose bisognerà riambientare l’edilizia nel suo mondo: strapparla ai miti geometrici ed alle schede tecniche: riconsegnarla alla vita.

      Saluto Fiducioso

  15. mario cudicini ha detto:

    Scusi Galassi non faccia perdere tanto tempo all’Ettorino con i suoi ” sproloqui” Non ha letto che lui non vuole sfruttare i giovani e deve fare tutto da solo come quel robot che, anni fa, a carosello ( sergio 43 anche io mi perdoni ricordo qualche cosa) diceva ” or che bravo sono stato posso far anche il bucato?” gli veniva risposto che ” il bucato in casa c’è chi lo fa meglio di te”, ma nel caso di Ettorino chi potrebeb sostenere che c’è un architetto migliore? Galassi si raasegni io lo ho gà fatto in attesa di sentirlo esclamare : A Mosca! a Mosca!
    m.c.

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Caro Cudicini,
      Non so chi sia, anche se posso farmene un’idea, si prende delle libertà confidenziali che non merita e dice cose sempre più patetiche.
      Probabilmente non ha alcuna esperienza, tranne tanta presunzione, quindi le dico che, quando si fanno dei progetti per i quali non c’è la certezza di poter pagare quanto giustamente dovuto i propri lavoranti, quando si tiene al cliente e non si vuole fare errori che possano compromettere il lavoro futuro, è più che giusto evitare di sfruttare la gente … ci è mai passato per un lavoro per il quale è stato sfruttato come disegnatore e non è stato pagato? Si chiama etica.
      Personalmente condanno i lavoranti che si fanno sfruttare quanto i loro sfruttatori, se non ci fossero tanti “schiavetti” tanti grandi studi farebbero la fame, e i loro titolari sarebbero costretti ad imparare a temperare le matite ed usare il computer … ci rifletta!

      • Vittorio Corvi ha detto:

        Mi aveva colpito, leggendola non so dove in un tuo precedente commento, la frase in questione (quella sullo sfruttamento degli studenti), e l’unica risposta “etica” che mi ero riuscito a dare era: ma come? questo significa che il prof. Mazzola non può pagare onestamente delle persone che possano aiutarlo nel suo lavoro.
        La risposta è arrivata e coincide con le mie congetture.
        Questo ti fa enormemente onore, ai miei occhi di ex sfruttato e di attuale progettista che avrebbe bisogno di un aiuto in ceri momenti del suo lavoro ma certo non se lo può permettere.
        Purtroppo non posso, ma se potessi (in termini di tempo e di capacità specifiche) ti darei un aiuto – gratuito – io personalmente. Non sto scherzando, perchè per me potrebbe anche essere un modo per capire quello che vai facendo e quindi prendere una posizione ragionevole in questo dibattito che è l’ETERNO dibattito all’ultimo sangue.
        Non è escluso che in futuro, quondo i figli saranno cresciuto e se divento ricco…
        In bocca al lupo, di cuore, per il tuo lavoro.

      • mario cudicini ha detto:

        Avrei due patetiche domande:

        a) Accettare lavori sottopagati perchè si tiene al cliente si chiama etica o concorrenza sleale?
        b) Tra i lavoranti che si fanno sfruttare non rientrano pure gli architetti che tenendo al lavoro accettano parcelle incongrue?
        Temperando matite porgo patetici saluti m.c.

  16. Pietro Pagliardini ha detto:

    Dell’astioso commento di Giancarlo Galassi posso accettare intellettualmente tutto (perchè non direttamente colpito), nel senso che ogni opinione è rispettabile, anche quelle dettate più da un moto dell’animo, da una presa di posizione piuttosto che da razionalità, ma c’è una frase che mi riesce difficile da digerire: “Ma è documentato che arriviamo a prodotti talmente mediocri che solo l’incultura diffusa accetta quali capolavori…”. Frase che lasciata aperta può essere indifferentemente riferita agli architetti, che io condividerei in in pieno, oppure, come più probabile, alla ggente, cosa che dimostrerebbe arroganza e mancanza di una visionedel ruolo dell’architetto. E non è citando PPP che può essere giustificata tale frase, dato che il suo giudizio sul mondo e sulle persone non era mai accompagnato da disprezzo, semmai da delusione.
    E poi di PPP non ne nasce uno al giorno, di GG, con tutto il rispetto possibile, ce ne è qualcuno di più in giro, come pure di PP
    Saluti
    PP

  17. ettore maria mazzola ha detto:

    Cudicini, ( … )
    Comunque, visto che non mi piace nascondere nulla, ti dico che il progetto a Mosca è un progetto di massima che, e come tale molto mal pagato dal privato che mi ha chiesto di farlo, se poi il progetto di massima avrà successo, allora mi verrà dato l’incarico definitivo, con bel altra parcella e ben altra possibilità di pagare EQUAMENTE dei disegnatori, che dovranno limitarsi a far quello, e non a progettare per il loro capo che si arrogherà la paternità di un progetto (come in uso nei grandi studi) Quindi smettila di provocare indegnamente le persone e vergognati per le idiozie che scrivi

    • mario cudicini ha detto:

      Appunto chiamasi concorrenza scorretta: l’imprenditore rischia a costo zero ed è proprio l’architetto ( questo tipo d’architetto) che gli permette di rischiare procurandogli, accettando d’essere come dice lei ” mal pagato”, il mezzo di rischio aspettando con il cappello in mano che se andrà bene… Io non lo ho mai fatto; per questo non riesco a vergognarmi mi dispiace. Su una cosa signor Ettorino, come la chiama affettuosamente l’architetto Galassi, ha ragione: smettiamola qui. Non vale la pena di discutere di idiozie mascherate da impegno sociale.

      • Vittorio Corvi ha detto:

        Secondo questo ragionamento un qualsiasi concorso pubblico o privato sarebbe uno sfruttamento della professione ammantato da procedura democratica la più corretta. Ed in effetti io così l’ho in fondo sempre considerato. Però poi ci tocca, a me e a tanti altri che conosco, spesso e volentieri presentare delle “proposte” aggratis che otto volte su dieci si risolvono in un nulla di fatto. Si può subito presentare la parcella, mi pare, quando si hanno affidamenti politici o si è l’ultimo anello di una dinastia di stimati professionisti (o entrambe le cose insieme), ma la maggior parte di noi si trova in nessuna delle due situazioni. Perciò eccomi qui a fare il solito banale pianto… Son contento con te (Lei) che hai (ha) tutti clienti che son pronti a sborsare dinero sulla fiducia, o probabilmente (mi scuso per l’ignoranza) tutti conoscono le tue (Sue) infallibili capacità progettuali e il cliente va a colpo sicuro. Dicendo ciò non sono (completamente) ironico, non escludo questa ultima possibilità. Nel caso, mi congratulo.
        (non sapevo se usare il lei o il tu, ho usato entrambi)

      • ettore maria mazzola ha detto:

        senti ( … … ), se vuoi la denuncia non ho problemi. Sappi comunque che l’incarico per la progettazione di massima è pagato secondo quello che è la tariffa russa per quest cose, e l’imprenditore non aveva alcuna intenzione di sfruttare nessuno, quindi la tua accusa è quella di un ( …) che parla senza sapere e sparla perchè non ha argomenti.
        Mi auguro che Muratore prenda i giusti provvedimenti con ( … ) come te se vuole che questo blog possa ancora avere una credibilità. Vergognati

      • ester ha detto:

        Io l’ho capita così. Dice Mario Cudicini che l’imprenditore nel suo capitale di rischio deve contare il lavoro dell’architetto.Il pagarlo il giusto permette all’architetto disvolgere al meglio la propria prestazione e questo valorizzerà la proposta. Se l’imprenditore associa al rischio l’architetto questi, dovendo fare tutto da solo ( come eticamente ha scelto di fare nel caso moscovita il professor Mazzola), produrrà un risultato che in termini di tempo che di qualità progettuale( non d’ideazione certo)potrebeb penalizzare la proposta stessa. In una situazione di crisi , come conferma Vittorio Corvi, ci si offre e lepercentuali di accettazione da lui indicate mi paiono anche eccessive. Se l’imprenditore di Mosca ha scelto di avvalersi del Professor Mazzola trovo giusto che quest’ultimo venga compensato come merita in quanto rappresenta il ” valor aggiunto” della sua proposta rispettouna progettazione tradizionale che potrei per esempio fare io o qualche altro. Questo mi pare di capire abbia detto Mario Cudicini forse in modo poco educato, ma sostanzialmente rivendicando la dignità del nostro lavoro. Nel caso di Mosca stando a quanto ci ha raccontato il Professor Mazzola,E.M. Mazzola svolge il ruolo proprio cheil mercato globale assegna all’archistar di turno. La sua risposta costruita in modo esemplare così come ci ha raccontato e come immagino deve essere pagata come mrita una prestazione del genere. Mario Cudicini, che forse non ama l’architettura del Professor Mazzola,lo invitava a difendere il valore del suo lavoro di architetto. Anche a Mosca penso valga l’esemplare espressione di Ricucci:è’ facile fare i ….. con il …. deglia altri.

    • Massimo ha detto:

      C’è qualche differenza tra disegnare e progettare?
      Si risolve il problema facendo come Luciano Pia che, così almeno dice lui, fa tutto da solo.

  18. ettore maria mazzola ha detto:

    caro Vittorio Corvi,
    grazie per il tuo messaggio. Il tu va benissimo, specie tra persone educate e corrette come te.
    Il cliente è venuto a Roma a conoscermi perché è me che voleva. Il Master Plan era stato fatto da un mio caro amico e collega di San Pietroburgo.
    Il suo cliente, dopo aver visionato alcuni miei progetti, essendo intenzionato ad avere un certo tipo di architettura, ma volendo evitare la monotonia di un lavoro affidato ad un unico architetto, ha deciso di affidarmi questa progettazione di massima, mettendo in chiaro quelle che fossero le condizioni economiche secondo gli standard attuali di quel Paese, quindi non c’è stato alcun trucco! Cosa che mi è stata confermata dal mio caro amico e collega locale che gli aveva fatto conoscere il mio lavoro e che è venuto a Roma con il cliente per fare da interprete.
    La cosa deprimente di questa diatriba è che si è partiti da un post con il quale un mio amico ha voluto celebrare un premio che mi è stato conferito del tutto inaspettatamente … sarebbe quindi stato corretto che, indipendentemente dalle ragioni ideologiche, chi la pensa diversamente avesse accettato la cosa civilmente, invece un paio di persone, in costante malafede, hanno deviato il discorso su un vergognoso attacco personale motivato da ragioni ideologiche.
    Purtroppo gli architetti vivono nella costante rivalità e invidia, anche quando questa non ha alcun senso. Determinate persone si comportano squallidamente come i tifosi di calcio che non riescono ad accettare la vittoria della squadra antagonista, anche davanti all’evidenza, riuscendo a tirare fuori il peggio di se stessi. Davvero un peccato, perché non c’è alcuna possibilità che la cosa potrà mai risolversi visto l’odio ideologico nel quale veniamo cresciuti ed educati. Come ho detto nella cerimonia di premiazione, soprattutto per quello che è l’odio che si vive in Italia se si propone architettura tradizionale, questo premio, e le splendide parole che mi sono state rivolte dalla presidentessa dell’IMCL, sono per me una grandissima gioia, poiché sebbene il premio sia un pezzo di carta, vale per me molto più di un qualsiasi onorario si possa ricevere.

  19. ettore maria mazzola ha detto:

    Gent.ma Ester, credo di esser stato chiaro, io sarò pagato secondo la tariffa prevista in quel Paese che, in questo caso, a me sta bene!
    Il problema è che il prof. Muratore non ha ancora pubblicato il mio commento in risposta allo stupido accusatore che per l’arroganza e la recidività nonostante il mio invito a moderare i toni, probabilmente riceverà una bella denuncia per diffamazione. La mia replica è infatti è ancora in moderazione da ieri sera

    • mario cudicini ha detto:

      grazie ester per aver interpretato il mio pensiero. Chiedevo solo che a Mosca come a Roma ci fosse rispetto per il nostro lavoro. Il tuo post ha permesso di chiarire che a Mosca c’è una tariffa e che questa viene rispettata nel caso in questione permettendo di renumerare quello che tu chiami ” valore aggiunto”. Così dovrebbe funzionare il mercato della progettazione.Forse come dici mi sono espresso in modo poco educato, Se è così, di questo chiedo scusa, ma sono contento, risposta dopo risposta, d’aver appreso che a Mosca esiste a differenza che qui una tariffa professionale e che questa viene rispettata. Come tutti resto in attesa di vedere gli esiti architettonici della progettazione in quetione sul cui contenuto non ho espresso commenti di sorta essendomi limitato a considerazioni generali sulla possibilità o meno di avvalersi di collaborazioni giovanili.Come tutti anche io penso d’essere stato sfruttato negli studi,ma non per aver prodotto capolavori non riconosciuti quanto per essere stato pagato meno di quanto reputassi giusto nel rapporto lavoro contro reddito.

    • Ti prego Ettore non sciupare le polemiche anche cruente di questo blog con minacce legali.

      Prima di te solo Purini in tanti anni ha fatto cassare due stupidate di Falso Cascioli e messo in imbarazzo il nostro ospite che, a memoria, solo un’altra volta ha censurato Mara Dolce.

      Quello che conta è che nessuno qui dentro, credo, come ho commentato altrove, dubita della tua buona fede nel tuo sforzo di essere eticamente corretto e allo stesso modo considero quella di Mario Cudicini solo un’uscita da parte di chi non ti conosce.

      Sappiamo che sei sanguigno, forse più di tutti qui in mezzo (Pagliardini abbaia ma non morde, se la spassa alla grande e costruisce cose sbieche per pagarsi pasta e patate) ed è utile fare palestra con te usando la tua architettura come punching ball.

      Del resto anche tu fai lo stesso con le nostre cose (a Ctonia lo ripeschi da chissàddove – forse su Europaconcorsi c’è anche qualcosa di mio) ma non ci tiriamo indietro.
      Però sarebbe un bel gesto ritirare le minacce di denuncia anche se MC non ritira le sue insinuazioni.
      Confesso che non mi sentirei più così sereno a affrontarti a colpi di vincenzofasolate e poi come rinunciare ai tuoi “ignorante! lobotomizzato! ideologico plagiato!”.

      E dopo che hai letto questo, domani Muratore, se glielo chiedi potrà pure togliere tutti i miei reply precedenti cosicché se cercando su Google il tuo nome e leggendo del premio chi legge troverà solo plausi.

      Lo farei da me se, come su latri blog, a chi posta resta la possibilità di pentirsi e cancellare quanto scritto.

      (Sai, dovresti pagarci un caffè, a me , a Liuk, a Ctonia… per la discussione che abbiamo contribuito a imbastire sul tuo lavoro dandoti occasione di spiegare le tue ragioni tenendoti in prima pagina).

      Con sincero affetto,

      :G

      • ester ha detto:

        Leggo che M.C. ha chiarito il suo pensiero. Sono contenta d’averlo aiutato anche a ricordare. spiegandosi, le lotte negli studi tra lavoro contro reddito che ti riconosco, Mario, è una bell’espressione.

      • ettore maria mazzola ha detto:

        siamo agli avvocati d’ufficio!
        Cari Giancarlo ed Ester, capisco che vogliate salvare la pelle di Cudicini, ma non potete far credere che di sia stato solo un fraintendimento. Le parole infamanti di Cudicini sono state fin troppo esplicite, e non male interpretate, come tenta di suggerirci Ester. Nonostante il mio primo invito a ritirare l’accusa infamante, Cudicini ha infatti reiterato la stessa incrementando la dose.
        Quando c’è un dibattito, per quanto aspro possa essere, se si resta su un livello colto e costruttivo, la cosa non disturba, semmai aiuta a crescere. Quando la critica si fonda su mere ragioni ideologiche e vengono lanciate accuse stupide e infondate solo perché non si condivide un determinato tipo di architettura con la quale non si è in grado di confrontarsi, la cosa può disturbare, ma resta lì, e chi legge i commenti – ed è libero da pregiudizi – è in grado di vedere dov’è la verità. Quando però, per cieche ragioni ideologiche si scende sul personale, con accuse stupide, o addirittura con accuse diffamanti, allora la cosa cambia radicalmente, e chi lo fa deve avere il coraggio di assumersi tutta la responsabilità.
        Nè dei tentativi di riparazione, con patetico e finto riconoscimento sdolcinato di un presunto “valore aggiunto” possono servire a nulla, perché l’evidenza è che certe frasi inutili sono il frutto dell’arringa dell’avvocato (Ester), che ha suggerito all’imputato di turno una scappatoia per salvare il salvabile.
        Anche il discorso sul “valore aggiunto” fa acqua, perché io non sono e non mi ritengo nessuno, e per dirmla tutta sono totalmente contrario alle vergognose parcelle delle archistar, che spesso hanno fatto ben poco nella progettazione di un manufatto che rivendicano come proprio. Queste parcelle, e certi nomi, vengono spesso giustificati come motivo di garanzia (si ricordi il sovrintendente di Roma sul Giornale dell’Architettura che difendeva con questi argomenti la teca di Meier): tutti i più grandi nomi dell’architettura internazionale hanno cause in corso per i loro esosi progetti che si sono dimostrati fallimentari, da ponti a musei, a sale convegni a grattacieli e stazioni ferroviarie, la casistica è vastissima e, da sola, dovrebbe far riflettere che nessun architetto possa giustificare più la sua parcella in nome di un presunto, e spesso autoproclamato “valore aggiunto”, l’unica ragione per cui lo fa è perché, grazie a quelle parcelle, gli è possibile tenere in piedi un mega studio dove una marea di “schiavetti” lavorano per lui, spesso sottopagati e restando nell’anonimato. A questa cosa mi sono ribellato da tempo, scrivendolo più volte ed aderendo a tutte le campagne organizzate da chiunque, inclusi tanti colleghi ideologicamente schierati dei quali non condivido affatto ciò che progettano … questo perchè, ragione vuole, che non necessariamente qualsiasi cosa una persona che la pensi diversamente da me possa essere condannata, sarebbe a dir poco stupido, e questo è il motivo per cui condanno chiunque metta l’ideologia, il credo religioso e l’appartenenza politica alla base delle sue critiche, perché esse sono il risultato di una visione distorta e parziale della realtà.
        Quanto allo sfruttamento e alle ingiustizie, vi dico che personalmente, nel 1991, ho visto un mio lavoro universitario – per il quale nononstante fossi ancora uno studente fui invitato a fare una conferenza nel principale palazzo della cittadina umbra per la quale era stato fatto – divenire a mia insaputa un progetto, progetto per il quale, venni a sapere dal segretario comunale, un docente aveva ottenuto una parcella di 85 milioni di lire (io e i miei 2 colleghi ne avevamo spesi 3 per viaggi e ricerche!). Ebbene tutto questo a me fa davvero schifo, e per questo non ho mai più accettato di lavorare per queste persone, né ho mai voluto fare altrettanto. Preferirei fare la fame piuttosto che fare ciò che queste persone senza scrupoli fanno … e di occasioni ne ho avute e mi capita di averne, ma mi sono sempre rifiutato di prendere parte a questo gioco schifoso. Anche quando ho lavorato con neolaureati, miei ex studenti de La Sapienza, ho sempre fatto in modo che venissero pagati quanto fosse giusto, pattuendo in anticipo con loro il dovuto, secondo il massimo principio della trasparenza.
        Tutto ciò per dire che a tutto si può fare buon viso a cattivo gioco, ma non ad una vergognosa accusa infamante che riguarda proprio l’aspetto più schifoso della nostra professione.
        Detto ciò dico che per questa volta Cudicini può dormire sonni tranquilli, mi auguro solo che questa storia lo aiuti a togliersi le fette di prosciutto dagli occhi riflettettendo sul fatto che la sua cecità ideologica lo porta a commettere idiozie che, prima o poi, rischiano di metterlo seriamente nei guai.
        Una volta in un negozio ho letto una frase che diceva “prima di azionare la lingua assicurarsi che il cervello sia bene inserito”.
        Ultima nota per Giancarlo.
        Tu dici: “E dopo che hai letto questo, domani Muratore, se glielo chiedi potrà pure togliere tutti i miei reply precedenti cosicché se cercando su Google il tuo nome e leggendo del premio chi legge troverà solo plausi”
        Io ti dico che non mi interessa ricevere solo plausi, mi interessa che quando si fa un dibattito si resti nei ranghi della civiltà. Se Stefano Serafini ha fatto questo post perché voleva farmi un tributo, e se le parole di elogio che mi sono state rivolte da chi mi ha premiato hanno disturbato l’animo di qualcuno che preferisce fare altro che non porre attenzione alle problematiche che mi hanno spinto a progettare il nuovo Corviale in quel modo e con quei fini, questo non significa che queste persone possano permettersi di mettere in dubbio le ragioni sociologiche ed economiche, o addirittura deviare il discorso su altri progetti, che nulla hanno a che fare con il senso del post, solo perché non hanno alcun argomento per poter partecipare in maniera civile e colta ad un dibattito che potrebbe risultare molto importante in questo grave periodo di crisi (economica e abitativa)
        Chiudo quindi con la pluricitata massima di Viollet-Le-Duc: «amiamo vendicarci delle conoscenze che ci mancano con il disprezzo … ma sdegnare non significa provare … e può esporre a gravi conseguenze!

      • MAURO RISI ha detto:

        Bellissimo pezzo Galassi, con la giusta ironia……
        Finalmente è tornato Cristiano (Ctonia), nel suo “dialogare” con Pietro (ovviamente io “quoto”, come si dice ora, il pensiero di C, per quanto può valere); poi abbiamo Ettore “contro” tutti, sempre intento a darci dei “lobotomizzati dall’ideologismo universitario”, quasi maniacale nella sua saccenza…….
        Quando Ettore Maria è in difficoltà, gli viene in soccorso – con ottimi argomenti, ma senza saccenza – tale Memmo 54…uno spettacolo…..
        Non lasciateci mai.
        Ettore, la via giudiziaria, tangentopoli insegna, là c’era il vuoto della politica, non è mai la strada migliore…e poi il povero Cudicini (anche Ester lo ha soccorso nel suo esprimersi, un po’ offensivo) è appena arrivato tra noi…….
        Senza di voi questo blog sarebbe come Porta a Porta senza il plastico; il Tg della sette senza l’interminabile anteprima; la politica senza la casta e il 2 giugno senza la (sobria) parata…..

        Forse ha ragione ettore, oggi rischio di essere lobotomizzato dalla realtà.

        CIAO

        MAURO

  20. ctonia ha detto:

    Sono disposto a tutto, ma vi prego la “giustizia” no, Ettore sii magnanimo, facciamo un incontro archiwaccico dove Muratore ci farà dei fantastici carciofi con patate ma vi prego la “giustizia” no no no…

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Cristiano,
      se leggi il commento precedente, nonostante lo lo meritasse, ho detto all’accusatore che può dormire sogni tranquilli, sperando che d’ora in poi si parli civilmente e non con accuse idiote e commenti ideologici

  21. ettore maria mazzola ha detto:

    caro Mauro, non credo di essere né saccente, né di aver bisogno di Memmo 54, semmai sono quelli che non hanno argomenti che sperano idiozie e poi si fanno soccorrere. La verità è che se in questo paese c’è un po’ più di cultura si dà fastidio, specie agli incapaci

    • MAURO ha detto:

      Egregio Ettore, Lei si sta definendo colto? O meglio un “colto che dà fastidio” ? Quasi un genio incompreso? La solita saccenza……..
      Mi permetto una citazione che mi è molto cara:
      Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso.
      Ennio Flaiano
      Saluti
      Mauro

      • ettore maria mazzola ha detto:

        Mauro, il fatto che qualsiasi cosa io dica le faccia salire la pressione e sentire la necessità di offendere è la prova di quanto ottusa e prevenuta sia la sua posizione. Chiudiamola qui perché sono davvero disgustato da lei e dai suoi consimili che non hanno altro da fare se non disturbare il dibattito ed offendere il blog

  22. Marco Papa ha detto:

    Salve,
    sono uno studente della facoltà di Architettura di Napoli, stavo visionando il video, il progetto già lo conoscevo e lo apprezzo sotto molteplici punti di vista! E’ ovvio che è rivoluzionario perchè non vi si trovano manufatti architettonici in acciaio e vetro, o con aperture di forma irregolare ..o scatoloni pseudoindustrialdesign!
    Le volevo solo chiedere due informazioni prof. architetto Mazzola: che tipo di materiali sono utilizzati per gli edifici? e ancora, se può consigliarmi qualche testo di sociologia urbana (ho solo un libro di Jane Jacobs) o comunque qualche testo in generale che possa rivelarsi utile per me.
    Grazie e ancora Complimenti

    • ettore maria mazzola ha detto:

      gent.mo Marco,
      innanzitutto grazie.
      Se ti interessa la Sociologia Urbana puoi guardare agli scritti che da Engels arrivano a Durkeim, Simmel, i coniugi Lindt, Mumford, Warner,, ecc. Puoi guardare gli “studi sul campo” del prof. Martinelli, puoi leggere tutti i bellissimi e attualissimi scritti di Zigmunt Bauman. Se leggi l’inglese ti consiglio vivamente di far riferimento al sito dell’International Making Cities Livable, dove oltre a trovare un’ampia bibliografia (che magari può aiutarti a trovare dei titoli che, sicuramente sono anche tradotti in italiano), e tantissimi saggi. Gli scritti di Henry e Suzanne Lennard sono davvero molto interessanti. Anche se non si tratta esplicitamente di Sociologia, anche i miei libri “Architettura e Urbanistica – Istruzioni per l’Uso” e “La Città Sostenibile è Possibile” contengono molti riferimenti agli studi che ho fatto per arrivare a sviluppare questi progetti. Per esempio c’è un discorso molto approfondito sulla storia del Comitato per il Miglioramento Economico e Morale di Testaccio” di Domenico Orano.
      Cordiali saluti
      Ettore

      • ester ha detto:

        Visto che stiamo approfondendo la bibliografia suggerisco due miei riferimenti lontani temporalmente. Io ho trovato, illuminante studiare l’opera di Camillo Sitte e in questo ultimo tempo mi entusiasmano molto gli scritti di Guido Viale che ( cfr suo blog) trovo esemplari rispetto il tema della riconversione ecologica. Poi aggiungerei alcuni romanzi. Tanto per iniziare che ne dice professor Mazzola potrebbe andare questa lista? per Roma ” er pasticciaccio ” di Gadda, per Napoli, in omaggio a marco papa, l’ortesiano ” il mare non bagna più napoli” e per Palermo alcune pagne di Goethe dedicate ai cortili di quella città.?
        ester

  23. Pingback: BIBLIOGRAFIA … « Archiwatch

  24. ettore maria mazzola ha detto:

    Gent.ma Ester,
    mi era parso che Marco chiedesse una bibliografia di Sociologia, ma la richiesta finale, effettivamente, apre orizzonti più ampi, quindi sicuramente il suggerimento su Camillo Sitte gli sarà utilissimo (tra l’altro è disponibile on-line l’intero testo!!) non conosco gli scritti di Guido Viale, ma mi incuriosisce il tuo messaggio (passo al tu e prego di fare altrettanto).
    Quanto a Palermo la bibliografia è vastissima, ma già un’attenta lettura del Manuale del Recupero del Centro Storico … purtroppo fuori stampa!!! … contiene notevoli informazioni e riferimenti a vecchi o antichi codici e manuali, incluse tantissime informazioni sugli antichi sistemi antisismici per l’edilizia tradizionale.

  25. Marco Papa ha detto:

    Salve
    si in realtà anche qualche titolo al di fuori dell’ambito della sociologia urbana non mi dispiace (ad es. il libro di Sitte è uno dei miei obiettivi nel campo dell’urbanistica o quelli in riferimento all’edilizia tradiz.),e ringrazio per tutti questi riferimenti che mi segno.
    PS. mi chiedevo che tipo di materiali sono stati pensati per gli edifici di progetto del Corviale
    Grazie di nuovo

    • ettore maria mazzola ha detto:

      caro Marco,
      scusami, ho dimenticato di rispondere al secondo quesito.
      In effetti l’avevo già detto precedentemente, ma forse ti era sfuggito.
      Il mio desiderio è che si operi con tecniche e materiali tradizionali che, oltre tutti gli aspetti positivi che ho raccontato più volte, aiuterebbero a “costruire a chilometri zero”, ergo aiuterebbero a sostenere la piccola e media imprenditoria locale e, soprattutto l’artigianato.
      Costruire in tecnica e materiali tradizionali aiuterebbe alla riformazione di quell’artigianato che stiamo perdendo e che ci serve per mantenere in vita i beni che andiamo perdendo … anche a causa dell’ignoranza generalizzata causata da un modo ideologico di concepire i restauri a partire dalla Carta di Atene del ’31, (peraltro voluta da storici e/o personaggi con nessuna esperienza di cantiere, né di chimica e fisica dei materiali da costruzione!). Questo ci ha portato a pedere di vista il corretto modo di restaurare, generando restauri, ristrutturazioni, consolidamenti e sovraccarichi che si comportano come delle bombe ad orologeria che, di tanto in tanto, scoppiando dovrebbero aiutarci a riflettere ma fingiamo di ammettere.
      Riformare l’artigianato e in questo settore creerebbe una vasta manodopera specializzata in concorrenza con se stessa … riducendone i costi. L’edilizia pubblica, specie se costruita e gestita come prima del 1925, è il luogo giusto dove fare quest’opera “rieducativa” delle maestranze e dei tecnici … la cosa aiuterebbe anche a risparmiare un sacco di soldi di manutenzione. Come ebbe modo di scrivere Quadrio Pirani nella Relazione allegata al Concorso per il “Progetto di un Tipo di Casa Popolare per Roma” redatto in occasione del II Congresso delle Case Popolari del 1911 «non solo la casa ”bella all’esterno e pulita all’interno” contribuisce all’elevazione delle classi che la abitano, ma che un giusto impiego di materiali durevoli, quali i laterizi e le maioliche, porta ad una diminuzione nel tempo delle spese di manutenzione degli edifici, soprattutto quando si tratti di edifici a più piani riuniti in un isolato o in un quartiere urbano »

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