LE BUFALE DI DOMUS …

valle giulia

Valle Giulia esclusa dalla top schools di architettura per Domus

“Stimato professore,

la ringrazio, perché il suo blog è uno spunto divertente per essere più curiosi o riflettere meglio sulle problematiche circondano noi architetti. La ringrazio, soprattutto, per dar voce anche a noi giovani studenti. Cosa molto rara ai giorni nostri.   A tal proposito le volevo porre all’attenzione una, se vogliamo, sciocchezza. Una piccola goccia che fa traboccare il vaso… Ma come si dice qui a Roma, è una sciocchezza che “me fa rode” e che può comunque aiutarci a riflettere sulla nostra condizione.  La sciocchezza è questa. 

http://www.domusweb.it/it/notizie/2014/

/16/domus_la_guida_2015.html

Con il numero di Domus 986 di dicembre uscirà, per il terzo anno consecutivo, una Guida alle scuole di architettura e design d’Europa. Una top 100, dato che va di moda stilare delle classifiche di università, contesti e città totalmente differenti e quasi imparagonabili perché ognuno unico a modo proprio. Comunque sia, è una curiosità. Una cosa che si apre e si legge tanto per, per vedere se c’è la tua facoltà, cosa ne dicono, come è vista, per confrontare con università di tutta Europa… Quindi già l’anno scorso lessi la passata guida: Tutto a posto. C’eravamo. Non per meriti interni particolari, se non per i grandi nomi che sono usciti dalla facoltà e per il contesto romano, ma c’eravamo.    Anche quest’anno la mia curiosità è tanta. Non posso aspettare il cartaceo, vado a vedere il libretto sul web. L’avessi mai fatto.  Ora, parliamo di architettura, non di design (con tutta la stima e l’affetto ai miei colleghi). Incentriamoci su quell’istituzione che è sempre stata la Prima Facoltà di Architettura e mi riferisco particolarmente a quel cocuzzolo di Valle Giulia.  Vado a cercare la mia facoltà sulla guida delle scuole d’architettura. Non la trovo. Com’è possibile? L’anno scorso c’era… Riscorro di nuovo. Niente. Non c’è.    Nelle schede delle 50 top scuole di architettura d’Europa non figura La Sapienza. Per l’Italia ci sono i 3 politecnici, Bari Milano Torino, Ferrara, IUAV di Venezia, Roma Tre e Bologna e Firenze. La Sapienza, per quanto riguarda l’architettura, fa un passo indietro.  Ora. Sempre una sciocchezza rimane se si pensa che Domus rimane una rivista radicata nell’ambito milanese, o che è una semplice lista. Ma se ci sia della verità in tutto ciò??? Come fa una facoltà come la nostra ad essere esclusa da una guida del genere, che peraltro sarà letta dagli italiani stessi per primi?  A cosa è dovuta questa decadenza? Crisi? Immobilità della professione e del mercato? Strutture universitarie inadeguate quanto belle? La Sapienza? Professori che non ci mettono più passione e curiosità? Organizzazione sbagliata o sorpassata del corso di laurea? Forse un po’ tutto?                

Parlo per me, ma l’opinione molto probabilmente è condivisa da altri studenti. Mi sento abbattuto, seppur da queste piccole sciocchezze. Abbattuto e impotente nel vedere la nostra facoltà sempre più screditata, criticata o peggio, dimenticata. Per ora rimango con la già conosciuta idea che La Sapienza è una scuola di vita. Con tutti i suoi pregi e difetti che in fondo riflettono la nostra società, il nostro mondo del lavoro e quindi ti preparano. Ma forse è sbagliato ancora aggrapparsi per l’ennesima volta a quest’idea. Chissà.

Con stima e molta speranza (spero non vana),

suo studente.”

Stefano

Schermata 2014-12-22 a 14.00.30

Carissimo Stefano …

la guida di Domus è , con tutta evidenza, una bufala …

come una solenne stronzata sono tutte le graduatorie …

più e meno “scientifiche” …

che negli ultimi anni hanno decimato la ricerca …

tutte frutto più e meno avariato …

dell’effetto Bolkenstein …

tuttavia le ragioni non mancano …

per escludere la Valle Giulia di oggi …

da qualsiasi graduatoria …

basta guardarsi intorno …

uscite di scena le ultime due …

sia pur discutibilissime star …

Portoghesi e Purini …

che ci resta? …

niente …

meno di niente …

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BUONE FESTE …

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“Buone Feste per agnostici e Buon Natale per i cristiani. Che portino buoni pensieri a tutti e, con i buoni pensieri, anche buone architetture, come auspica l’allegro Babbo Natale che svolazza sugli AAppennini alla guida di una slitta condotta dalle renne (io avrei messo alla stanga più robusti buoi di razza marchigiana). Ogni volta, con gli auguri di Buon Anno, si spera che i buoni pensieri durino per i successivi 365 giorni e non cadano a terra come gli aghi degli abeti che adesso, splendenti di luci e addobbi, adornano Piazza Venezia, Piazza San Pietro e mille altre piazze. Ci vorrebbe un abete che non sfiorisse ma e che, con il suo puntale e addobbi indistruttibili, ci avvertisse ogni giorno, attraversando una piazza, di non dimenticare le promesse e i buoni propositi fatti sotto un ramo di vischio. Sì!, ma vallo a trovare! Io un’idea ce l’ho (la solita!) e, con i miei migliori auguri a Giorgio, a Giuseppe Pasquali, a Edoardo, a Manuela Marchesi, a Sergio De Santis, a Ctonia, ad Andrea Di Martino, ad Anna Civita, Andrea, Memmo 54, a Sergio Brenna, a Stefano Nicita, con il ricordo di chi i ha lasciato, il caro Giancarlo Galassi e a tutti quanti si danno appuntamento in questa Place de la Discorde (un jingle anche a biscarrosse2012,) la ripropongo di nuovo in questa schermata e sono sicuro che, se qualcuno dirà “Che Palle!”, sarà per la suggestione di poter vedere, ogni volta che si va a spedire un pacco, a comprare una Prima Emissione alla Posta di San Silvestro, quell’ammirabile puntale e quegli addobbi bronzei, perenni come le palle del cavallo di Marco Aurelio.
Sergio 43

……………

e, naturalmente, …

i migliori auguri …

anche a Sergio 43 …

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“Quel che manca soprattutto alle nostre grandi città: luoghi tranquilli e ampli, di grande estensione, per la meditazione” … “Quando andiamo errando in queste logge e giardini, è noi che vogliamo aver tradotto in pietra e pianta, è in noi che vogliamo passeggiare” …

017c3Andrea Di Martino su: Ron Bacardi y Compania, S.A., Administration Building, Santiago, Cuba, project., Interior perspective. 1957. MoMA 2

“Giusto per ribadire la sacralità dell’architettura in quanto tale, è interessante notare come gli spazi di Mies, al di là della specificità del tema, ma anche al di là delle possibilità tecniche che li rendono a loro volta possibili, non sembrano concepiti per la produzione in serie (basti pensare al suo uso dei fotomontaggi per differenziare ciò che la tecnica tende a rendere indifferenziabile), nè tantomeno alludono all’ostentazione della tecnica in quanto tale (basti pensare ai “tradizionali” muri di mattoni delle sue case a corte, che, dall’esterno, occultano completamente la sottile trama metallica dell’interno). Parrebbero piuttosto degli spazi concepiti per la meditazione, dove l’isolamento delle corti, nella loro natura semplice e disadorna, non sembra avere altra funzione che quella di alludere alla perfetta circolarità delle stagioni, e quindi del tempo. L’eterno ritorno di cui parla Nietzsche trova così rappresentazione negli spazi miesiani, cui Inaki Abalos ha giustamente rilevato un’eco del Zarathustra nicciano. E in effetti, di tali spazi, lo stesso Nietzsche sembra fornire una profetica descrizione nel seguente passo de “La gaia scienza”: “Bisognerà una volta, e probabilmente in un prossimo futuro, renderci conto di quel che manca soprattutto alle nostre grandi città: luoghi tranquilli e ampli, di grande estensione, per la meditazione, luoghi con grandi loggiati estremamente spaziosi per quando c’è brutto tempo o troppo sole, nei quali non penetra il frastuono dei veicoli o degli imbonitori, e in cui un più squisito rispetto delle convenienze vieterebbe anche al prete di pregare ad alta voce: costruzioni e giardini pubblici che esprimerebbero nel loro insieme la sublimità del meditare e del solitario andare. (…) Quando andiamo errando in queste logge e giardini, è noi che vogliamo aver tradotto in pietra e pianta, è in noi che vogliamo passeggiare”.

…………………..

Chissa’ se le galline di Mies …

conoscevano quelle di Tessenow? …

 RAZIONALISMOAVICOLO …

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“SACRALITA’ DELL’ARCHITETTURA” …

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Andrea Di Martino su: Se fumarono a Zazà …

“le ciminiere sono sempre belle perchè ci ricordano che una torre non è necessariamente un sibolo di potere laico e/o religioso. Fanno parte della sacralità dell’architettura in quanto tale”

https://www.facebook.com/277076915777436/photos/a.283937208424740.1073741832.277076915777436/283938265091301/?type=3&theater

https://archiwatch.it/2014/11/24/se-fumarono-a-zaza/?replytocom=26139 – respond

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LA PROCURA INDAGA …

Schermata 2014-10-17 a 20.41.22Stadio Roma a Tor di Valle, la procura indaga

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“Frammenti certi per una ricostruzione delle città” …

canella rossi segrateAndrea Di Martino su: CHIARO … NO? …

“La strada da noi prescelta nell’uso della storia è quella di spostare l’osservazione, la descrizione, l’analisi dei …

“Voi potete educare un giovane architetto a una forma compiuta di composizione architettonica ma dovete necessariamente lasciarlo di fronte alla personale responsabilità della scelta. Questa personale responsabilità, che è ciò che manca ai mediocri, diventa nell’artista una necessità e l’elemento che permette di portare in primo piano l’accezione personale dell’esperienza.
La scelta presuppone dei termini fissi dell’architettura, degli elementi definiti che costituiscono un discorso obiettivo; i monumenti romani, i palazzi del Rinascimento, i castelli, le cattedrali gotiche, costituiscono l’architettura; sono parti della sua costruzione. Come tali ritorneranno sempre non solo e tanto come storia e memoria ma come elementi della progettazione.
Si potrebbero distruggere e ricostruire, si possono ridisegnare o inventare; sono i frammenti di una realtà sicura.
Gli stessi grandi progetti dell’architettura moderna (…) offrono dei frammenti certi per una ricostruzione delle città. Così a volte guardo con occhio archeologico le città moderne”. (A. Rossi).
Sebbene con uno sguardo limitato (il mio), posso dì che de Canella me ne so’ servito pur’io? (spero a buon fine)… Visto che qua se va avanti pe’ citazioni, ‘na vorta tanto mi permetto di citare me stesso (come modesto contributo all’osservazione e alla descrizione di cui parla il virgolettato postato da SDS, e che presumibilmente dovrebbe essere di Canella)… https://www.facebook.com/277076915777436/photos/a.277094375775690.1073741828.277076915777436/277103739108087/?type=3&theater
Postilla (per SDS): la recensione me la faccio da me (anzi, in un certo senso me la so’ già fatta: recensione autarchica, diciamo così)…

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“Chi cammina in una piazza non capisce cosa succede nell’altra” … TUTTO SI PUO’ DIRE DA UNA CATTEDRA …

K. F. SCHINKEL BATHAndrea Di Martino su: DOPO L’INFERNO …

Da Ettore Maria Mazzola: … “Caro professore, Spero di far cosa gradita segnalandole questo post su “La Capanna in …

“però lo vedi che ciavevo ragione io, ettorì? Se anche tu vai a rileggerti il testo noterai che hai usato anche tu il termine “pittoresco” (sia pure indirettamente attraverso una citazione di Marconi)… Qui se tenta addirittura de giustificà la serpentina romana (che poi come dici è ‘no “steccone”) co’ la serpentina genovese, che è appunto ‘na serpentina in senso letterale (proprio come il Royal Crescent di Bath), e che nel suo articolato adagiarsi alle curve di livello pretende di sortire qualche effetto pittoresco, ma solo in pianta (e non oltre una certa misura), mentre il tuo progetto è pienamente pittoresco sia in pianta che in prospetto, nel senso appunto sintetizzato da Marconi. La verità è che c’è pittoresco e pittoresco, per il semplice motivo che c’è architettura e architettura. Come certamente saprai, Zevi era solito dire che anzichè giudicare il moderno sul metro dell’antico, bisogna giudicare l’antico sul metro del moderno. Ebbene, se giudicassimo il Royal Crescent sul metro della serpentina genovese, allora il primo ci parrebbe perfino meglio di quello che è (e probabilmente è già notevole se giudicato in se stesso), ma questo non significa che bisogna ricalcarne lo stile in ogni luogo e in ogni tempo. Significa soltanto che l’operazione genovese, così tanto decantata (anche da parte di Zevi), poteva essere portata avanti con un po’ più di fantasia, fermo restando quella modularità di fondo che tutto sommato traspare anche a Bath (ed è bene che sia così, giacchè l’architettura, non dimentichiamocelo, è anche e soprattutto una questione di natura tecnica; in fondo è lo stesso motivo per il quale Loos amava così tanto l’architettura dell’antica Roma). Dicevo poc’anzi che c’è pittoresco e pittoresco. Ecco, potrei anche dire che c’è modularità e modularità. E ciò indipendentemente dallo stile e dal contesto, anche nell’ipotesi che le due cose siano (o debbano essere) legate. Perciò una scuola di architettura degna di questo nome dovrebbe insegnare a padroneggiare tanto la modularità quanto la “pittoreschicità” (mi si passi il temine un po’ pittoresco). Ma per far questo, bisognerebbe ripartire dalle questioni di natura tecnica, e, dal punto di vista urbanistico, mi verrebbe da dire anche di natura tipo-morfologica (rapporto tra tipologia edilizia e morfologia urbana), se nun fosse che poi verrei accusato de “filorossismo” (manco se er concetto de tipologia l’avesse inventato Rossi). Insomma, tutta una serie di questioni che prescindono completamente dallo “stile” così come viene inteso dal New Urbanism ma anche dai docenti nostrani (vale a dire la “porosità” di Holl e altre stronzate di cui gli stessi docenti troppo spesso si riempiono la bocca). Solo così possiamo avere la certezza di non uscire mai dal campo dell’architettura, e soprattutto dal campo dell’urbanistica. Sennò famo come quer Colarossi che di fronte al mio progetto di urbanistica 2 ebbe a dire: “il progetto manca di qualità urbana perchè chi cammina in una piazza non capisce cosa succede nell’altra” (come se un concetto che vuole essere di natura tecnica potesse prescindere perfino dal significato semantico della frase)…

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“LA CAPANNA IN PARADISO” …

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Enrico Bardellini su: DOPO L’INFERNO …

Da Ettore Maria Mazzola: … “Caro professore, Spero di far cosa gradita segnalandole questo post su “La Capanna in …

“A parte le battute chi ha voglia di dire la sua (si accettano critiche ma non insulti) può leggersi la seguente serie di articoli che iniziano con: http://lacapannainparadiso.blogspot.com/2013/10/crimini-estetici-del-modernismo-1.html

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SOLUZIONE D’ANGOLO … PRATICAMENTE … “FUORI GIOCO” …

Schermata 2014-10-12 a 01.01.34

sergio de santis su: VIA GIULIA … DU’ BRAMANTE … ALL’AMATRICIANA …

Aldo Bianchi su: … “Cosa avrebbe pensato Bramante di questa soluzione d’angolo?” ………………. “In occasione del …

“Caro prof. Cordeschi …
Mi sembra logico “adesso un concorso” …
ma un milione di volte … un milione di concorsi…
Seri!…
Non le pecorecciate di sempre …
ma quale è il motivo profondo di questo approcciare ad interventi così importanti per la città lasciando l’occasione ai soli architetti ( professori o le cosidette archistar … inorridisco) che di volta in volta si dividono i lavori più interessanti … proprio quelli rispetto ai quali ci potrebbe/dovrebbe essere un confronto aperto , allargato a tutte le capacità disponibili?
In quale modo, se non questo, si dovrebbe sondare il clima del paese,nel senso dell’espressione architettonica, della preparazione effettiva, della sensibilità del momento? … ritengo deplorevole che ‘sto concorso si faccia (forse) , come lei dubbiosamente propone, per far rientrare qualcuno o per non fare nulla come al solito …
Io spero che una volta … dico una volta … le istituzioni del settore si comportino come mi sembra logico debbano comportarsi …
invitare gli architetti e non solo i divi e i professori …
che poi ‘sta bella figura non la fanno mai …
Infatti a legge’ ‘sto blog … a farsi un giro pe’ Roma … a collezionare polemiche sui quotidiani, pare che questa categoria proprio nel momento della sua elevazione professionale al cielo scada in quella sorta di “pippaggine” che dimostra ogni volta quanto è scadente tutto quello che c’è dietro a chiacchieratine , conferenzine e cattedrine di quarta categoria …
Che assicura ‘sta roba ? … la Nuvola? Piazza san Silvestro? l’angoletto di porta Cavalleggeri … o altre amenità del genere?
Robetta fica … seria …
Ma per favore professore …
Al di la’ delle questioni di schieramento sui fatti del linguaggio, cosa che trovo assolutamente poco allineata con la questione vera , non crede che sia il momento di dare una svolta a tutto il sistema che riguarda come questi amministratori, professoroni e professorini, divi dell’architettura, tutt’insieme (gli scienziati) decidono la qualità delle nostre città ?…
Ma a ‘sto punto, vede, le dirò di più …
ma magari ‘sto concorso servisse a non fa’ niente se questo fosse funzionale a non farlo fare a quelli che come al solito lo fanno lasciando fuori tutti gli altri …
Sperando poi che una volta st’armata Brancaleone degli architetti italiani se svegliasse per farsi sentire…
Insomma … gli altri … che stanno sempre li a pietire brandelli di lavoro mai una volta la possibilità di un confronto serio che dia a qualcuno di questi (senza santi in paradiso) l’opportunità di dire qualcosa di importante per un contesto importante …
Se la sente di parlare di qualche recente disgrazia che ha riguardato Roma …
Ma perché invece di stare a pensare a quello che propone il prof. Portoghesi in alternativa al vostro non vi consumate lei e i suoi colleghi professori per una svolta di progresso ?
Ritiene che il punto come al solito sia difendere il proprio lavoretto generando dubbi sull’operato dell’altro?
Oppure che il nulla osta ed i pareri favorevoli delle autorità che per ragioni istituzionali , e sempre le solite cose, Addirittura Scritti, siano o rappresentino in questo paese la certezza della qualità? … Guardi che se lei basa tutto su questo per essere convincente proprio non ci siamo.
Ma chi ci crede più a queste storie?
Non si possono più nemmeno raccontare ai bambini piccoli per mandarli a dormire presto o perchè siano bravi … forse giusto ai nani di Biancaneve … che muti nei giardini di periferia si dispongono gentilmente all’ascolto …
Allora?
Tutto qua?
Me sembra un po’ pochino professò’!…

Baci affettuosi & abbracci,
SDS

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DOPO L’INFERNO … IL PARADISO …

borgo corviale progetto mazzola

Da Ettore Maria Mazzola: …

“Caro professore,

Spero di far cosa gradita segnalandole questo post su “La Capanna in Paradiso”. Si tratta di un approfondimento di alcune riflessioni che avevo già fatto in occasione del dibattito su Corviale che si è tenuto sul suo Blog

http://lacapannainparadiso.blogspot.it/2014/10/architettura-scienza-e-coscienza.html

cordialmente”

Ettore

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