Poveri mosaici … nella pagodina in lamellare … griffata Sgarbi …

villa armerina pagoda

“Caro professor Muratore,
Attraverso le pagine del blog che lei cura nell’ambito di Europa Concorsi ho talvolta letto dei contributi in merito alla delicata vicenda del restauro della Villa romana del Casale di Piazza Armerina.
Ho notato che ha sempre rimarcato l’importanza di un corretto intervento sui mosaici romani e, di recente, ha veicolato alcune immagini inerenti il “progetto” proposto dal Centro del Restauro della Regione Siciliana.
Ora è noto che anche l’intervento sui mosaici è particolarmente distruttivo, perchè prevede operazioni ad alto livello di distruttività (strappo, ricollocazione, riconfigurazione e addirittura messa in quota!).
La prego di visitare le nuove pagine dell’Associazione culturale Monumento-Documento per avere delucidazioni in merito al “progetto”:
http://www.unipa.it/monumentodocumento/villadelcasale/progetto/index.html
La saluto con cordialità,
Massimo Ventimiglia”

Appena ricevuta questa lettera … ho visitato con attenzione le pagine segnalate e sono rimasto sinceramente sbigottito dall’evoluzione degli eventi e soprattutto dall’evolversi dell’ormai famigerato “progetto Sgarbi” …
Sicuramente, non mi sarei stracciato le vesti per interventi anche radicali relativi al “restauro” Minissi … lo avevo scritto tempo fa … beccandomi anche i rimproveri dei Minissi Boys … quando accennavo al fatto che, al fondo, il problema di Piazza Armerina è, e resta, quello della prioritaria salvaguardia degli straordinari mosaici … il “restaturo” e la conservazione del “restauro” minissiano, non è certo cosa che non interessa, ma è ragionevole considerarla questione di, relativo, minor conto …

Ma, dalla documentazione ultima che abbiamo potuto quindi consultare … lo spettacolo che si offre è, a dir poco, sconcertante … gli elaborati (Sgarbi), ormai prendono forma … dapprima incerti e quasi latenti … poi, via via, più ricchi di dettagli … e denunciano, con una certa chiarezza, quali siano le intenzioni definitive di un progetto di allestimento buono, forse, per i baracconi di una fiera di paese …
La squallida pagodina in lamellare che dovrebbe, ricostruendo … proteggere … quanto resta del Frigidarium, tanto per fare un esempio, grida vendetta, come del resto le impacciate e sommarie proposte di allestimento leggibili nel sito regionale … ma … vogliamo tornare ai mosaici … e citiamo dal sito antagonista, monumentodocumento:

… “La parte che desta maggiori perplessità è sicuramente quella relativa alle previsioni di opere da svolgere sui mosaici …
Ancora una volta si può verificare l’assoluto disconoscimento dei principi fondamentali della Carta Italiana del Restauro, che in proposito indica perentorie norme di comportamento per evitare le falsificazioni, che invece, in questo caso, sembrano il tema conduttore.
Il primo allarme avremmo dovuto percepirlo dalle parole del progettista, … che in più occasioni, a nome del gruppo dei consulenti, a proposito del restauro dei mosaici, ha proclamato: “
saremo i dentisti della Villa Romana del Casale” (GdS, 23-7-06), forse alludendo ai costi eccessivi o alle tecniche di sostituzione ed impianto di singole protesi e dentiere complete. Ma tralasciando ogni ironia, occorre denunciare che quanto previsto nel progetto sommario è assolutamente messo al bando da parecchi decenni per la sua altissima distruttività. Basti pensare che oltre a generalizzati interventi di pulitura e di estrazione dei sali sono previste opere di “riconfigurazione delle superfici” per la totalità dei mosaici. Proposito oscuro che non lascia immaginare niente di buono.
La previsione più distruttiva, però, è la “
rimozione meccanica e rimessa in quota” per circa la metà dei mosaici che conservano ancora la “piccola” particolarità di essere pressoché originali, ancora con le malte di allettamento dell’epoca in cui furono realizzati e nella stessa giacitura del ritrovamento. L’operazione di “rimozione meccanica e rimessa in quota” significa che si avrebbe intenzione di strappare i mosaici dal loro posto e dalla posizione ondulata (che potremmo dire tipica di pavimentazioni archeologiche) per risistemarli su nuovi supporti in cui si potrà conferire la perfetta orizzontalità, come se fossero appena realizzati.
Altre operazioni previste … senza alcuna giustificazione conservativa dei mosaici di epoca imperiale, ma che, al contrario, sono assolutamente da evitare, riguardano un inconsulto trattamento estetico “
anche se dopo la pulitura e il risanamento l’aspetto dei mosaici avrà un notevole recupero estetico, lo stato rugoso della superficie di questi agirà da diffusore della luce per cui il recupero del contrasto cromatico non sarà ancora ottimale”. Per ovviare dunque allo “spiacevole inconveniente“, ovvero all’impressione che i mosaici della villa del Casale diano di essere vecchi e rugosi, gli “amorevoli” specialisti hanno pensato all’impiego di una tecnica di ringiovanimento: “un trattamento con ossalato d’ammonio… dà luogo, talvolta, a risultati estetici notevoli di recupero del contrasto cromatico.“ …

Ce n’è abbastanza … da far drizzare i capelli …

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2 risposte a Poveri mosaici … nella pagodina in lamellare … griffata Sgarbi …

  1. emi bua ha detto:

    Nell’articolo a seguire i nomi dei progettisti.

    Pistola puntata su Villa Armerina
    di Vittorio Sgarbi – da “Il Giornale” di lunedì 23 ottobre 2006

    [http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=128177&START=0&2col=]

    Verrebbe voglia di lasciar perdere, di abbandonare la Sicilia. Povera Sicilia, nella quale le forze migliori sono sopraffatte non dalla mafia, ma dalla cattiva amministrazione, dall’inerzia, dalla burocrazia, e infine, dalla vana logomachia di cervelli bizantini, perpetuamente insoddisfatti e desiderosi del fallimento di chi ha conservato entusiasmo e speranza. Fra i campioni di questo atteggiamento disfattista, che favorisce l’inerzia delle istituzioni, ci sono oggi architetti e studiosi tristi e modesti come Giuseppe Guerrera, Sebastiano Dusa, Luigi Prestinenza Puglisi, Umberto Di Cristina, con il concorso esterno di un falso restauratore, avvezzo a dar corpo ai suoi deliri architettonici come Marco Dezzi Bardeschi. Tutti schierati, con le loro pistole scariche, contro il progetto di recupero della Villa romana del Casale a Piazza Armerina, proprio oggi che, dopo anni di inenarrabili traversie, sta per prendere avvio. Fantasiose interpretazioni architettoniche, strumentali difese della brutta e logora copertura di ferro e plastica maldestramente derivata da un progetto dell’architetto Franco Minissi, si oppongono alla più semplice e pura ridefinizione degli spazi che il nuovo progetto, dopo anni di incuria, stabilisce per la miglior conservazione e visione dei mosaici, ritenendo del Minissi l’utile passerella sopra i muri innalzati al medesimo livello. Ai queruli studiosi e architetti si aggiunge qualche pettegolo maledetto, infiltrato anche nel FAI che, nella lunga attesa delle autorizzazioni regionali, ha negato la mia dedizione e la mia funzione, credo essenziale, in Sicilia, per non perdere il finanziamento europeo di circa 25 milioni di euro (POR più PIT, i due programmi di finanziamento). Posso serenamente affermare che, senza la mia ostinazione, quel finanziamento straordinario avrebbe rischiato di non essere attivato e che sono stati necessari la mia determinazione e decine di visite e incontri in Sicilia per discutere, indirizzare, elaborare il progetto che, negli ultimi giorni, è stato definitivamente legittimato anche dalla Corte dei Conti. Ad ogni passaggio ostacoli, rallentamenti, tentativi di insabbiamento. E anche ora l’attività dei nemici del come sempre, distruttiva. L’impegno straordinario, anche attraverso il contributo dei migliori consulenti, architetti, restauratori, e scienziati dell’Istituto Regionale del Restauro, ha prodotto un elaborato di copertura dei mosaici, di grande misura e qualità, riabilitando i materiali originali, mattoni, legno, rame, intonaco, ed eliminando ferro, vetro e plastica che opprimevano il monumento. In perfetta trasparenza tutto l’elaborato, frutto di centinaia di ore di lavoro, e di una immane impresa di contrattacco alla burocrazia condotto da me e dal responsabile unico del procedimento (RUP), l’architetto Rosa Oliva della Soprintendenza di Enna, è consultabile nelle migliaia di carte depositate nella sede dell’Istituto Regionale del Restauro presso l’architetto Guido Meli. Molta passione e nessun vantaggio, se non per il piacere dell’impresa. Io ho lavorato, gratuitamente, per tre anni, così come tutti i consulenti legati al rischio della decadenza del finanziamento europeo, fra i quali l’ottimo Gionata Rizzi, architetto milanese noto anche per i restauri del Duomo di Parma e della Villa Reale di Monza, oltre che per gli interventi in molti siti archeologici e in Medio Oriente e a Pompei, anche per incarico della fondazione Getti. La Regione non ha fin qui provveduto a pagare né autisti, né segretarie, né tanto meno me, nominato con decreto, sulla base di una legge regionale, Alto Commissario, e il cui compenso, comunque, mai percepito, è stato fissato in 50mila euro all’anno. Le grandi cifre di cui si favoleggia, e di cui mi parlava Giulia Maria Crespi del FAI, sono inesistenti, mentre la mia presenza e il mio impegno in Piazza Armerina sono noti a tutti e documentati anche nelle cronache dei giornali, fra dibattiti e discussioni interminabili, insieme a mille inutili polemiche e contestazioni poste nelle commissioni regionali di controllo da un pessimo architetto avvezzo a un inutile decorativismo neo liberty come Umberto Di Cristina che ha fatto di tutto per rallentare l’approvazione del progetto. Da qualche settimana, dopo anni di lavoro, tutta una pratica amministrativa è compiuta e approvata. Tra qualche giorno, il 25 ottobre, si apriranno le buste delle offerte delle imprese per la gara d’appalto. Dovrebbe essere gran festa. E invece continuano calunnie e diffamazioni, insieme alle minacce di sciopero degli organi di controllo. Ora dovremmo soltanto sperare di dare inizio a lavori, come si era stabilito, entro novembre. Si tratta, ovviamente, di grandi interventi straordinari che la villa richiede per il restauro dei mosaici e per la copertura. L’attività ordinaria, da cui dipende l’evidente degrado della villa, sotto gli occhi di tutti, e anche i miei, da cui derivò la mia denuncia e la conseguente, assoluta dedizione ed impegno per il recupero, prima su indicazione dell’assessore Fabio Granata, poi con legge regionale, come Alto Commissario, non compete direttamente a me, ma alla soprintendenza e alla direzione della Villa che non ha, di fatto, collaborato col mio ufficio, fino alla recente nomina della nuova direttrice Maria Costanza Lentini. Vani sono stati anche i miei tentativi di stringere il Comune, che dispone di una parte dei finanziamenti derivati da una percentuale sulla vendita dei biglietti, di impegnarsi nella manutenzione ordinaria per la quale io non ero dotato di fondi. Né potevo usare quelli annunciati, ma garantiti soltanto dal progetto definitivamente approvato in questi giorni, del finanziamento europeo. Tocca ora all’Assessorato regionale interrompere la lunga inerzia e riprendere con rinnovato rigore l’impegno cui io non ho mai rinunciato e che nessuna polemica di falsi architetti distruttori potrà contrastare. All’Assessorato tocca onorare l’impegno per una impresa così importante per la nostra civiltà e mostrare rispetto per il lavoro di funzionari, architetti, e restauratori che in questi anni si sono dedicati con intelligenza, passione e rigore a quest’opera senza alcuna garanzia se non la loro speranza in una Sicilia migliore.

  2. Sandro Ranellucci ha detto:

    Sintetizzando e citando per chi non avesse avuto il tempo di leggere l’articolo inviato dal lettore con le ragioni di Sgarbi:
    “Architetti e studiosi tristi e modesti con il concorso esterno di un falso restauratore, avvezzo a dar corpo ai suoi deliri architettonici: tutti schierati, con le loro pistole scariche, contro il progetto di recupero della Villa romana del Casale a Piazza Armerina, proprio oggi che, dopo anni di inenarrabili traversie, sta per prendere avvio. Strumentali difese della brutta e logora copertura di ferro e plastica maldestramente derivata da un progetto dell’architetto Franco Minissi. Ai queruli studiosi e architetti si aggiunge qualche pettegolo maledetto, infiltrato anche nel FAI. Continuano calunnie e diffamazioni, L’impegno straordinario, anche attraverso il contributo dei migliori consulenti, architetti, restauratori, e scienziati dell’Istituto Regionale del Restauro, ha prodotto un elaborato di copertura dei mosaici, di grande misura e qualità, riabilitando i materiali originali, mattoni, legno, rame, intonaco, ed eliminando ferro, vetro e plastica che opprimevano il monumento. Un pessimo architetto avvezzo a un inutile decorativismo neo liberty come Umberto Di Cristina ha fatto di tutto per rallentare l’approvazione del progetto.”
    C’é da sorprendersi se di fronte a tanti argomenti così privi di equilibrio il prof. Sgarbi non riesca a trovare, in merito al tema, alcun consenso? Che tutto il panorama degli studiosi, di sinistra e di destra, sia costituito davvero da individui tristi e modesti, esclusivamente amanti del ferro e della plastica? Può essere questo il livello del dibattito? Oppure sono proprio articoli quale quello riportato a commento a contribuire al vuoto tra i potenziali, eventuali consensi?

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