“COME UNA NUVOLA” … “INALIENABILE” …

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Andrea Di Martino su: UNA NUVOLA DI DEBITI …

“Temo che la nuvola di Fuffas diventerà, per questa città, come la “nuvola” di Fantozzi: una jattura inalienàbile!”

35825Le nuvole – Forum …

averroè 46 ha detto:

“Ma che piuttosto vendano il cantiere della Nuvola, magari a prezzo di rottame: come area edificabile qualcosa potrebbe valere ancora, senza danneggiare edifici e istituzioni di pregio culturale e storico”

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“L’opposizione tra avvenire e passato è assurda … Fra tutte le esigenze dell’anima umana nessuna è più vitale di quella del passato” …

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Andrea Di Martino su: RISCOPRIRE BRASINI …

Sergio Brenna su: Brasini 50 anni dopo … “Carissimi, Vi scrivo per invitarvi il prossimo 10 febbraio alle 20,30 alla …

“L’opposizione tra avvenire e passato è assurda. Il futuro non ci porta nulla, non ci dà nulla; siamo noi che, per costruirlo, dobbiamo dargli tutto, dargli perfino la nostra vita. Ma per dare bisogna possedere, e noi non possediamo altra vita, altra linfa che i tesori ereditati dal passato e digeriti, assimilati, ricreati da noi. Fra tutte le esigenze dell’anima umana nessuna è più vitale di quella del passato”. (Simone Weil).
“Negare tale assunto (tuttaltro che scontato), significa ammettere la possibilità che anche una sola persona possa imporre un modus vivendi all’intera collettività, foss’anche in modo sottile e indiretto (ad esempio con un modus operandi che, aumentando ingiustificatamente i costi sociali, finisce per avere delle gravi ripercussioni sociali). Certo, anche una guerra di liberazione rischia di fare vittime innocenti (anzi, la Storia ci insegna che tale rischio è praticamente inevitabile), ma questo non ci autorizza a condannarla.
Se restringiamo l’analisi all’architettura, basti pensare che già in epoca moderna (ovvero la preistoria della contemporaneità), perfino un critico di comprovata fede modernista (quel Reyner Banham che passò alla Storia come l’ideologo del brutalismo), nel suo (poco noto) “Ambiente e tecnica nell’architettura moderna”, aveva sentito l’esigenza di confrontare le le pietre miliari del razionalismo con le opere giovanili di Wright (innovative pur nella continuità di una tradizione), giungendo alla conclusione che quest’ultime sono di gran lunga superiori per qualità ambientale (intesa come benessere termo-igrometrico). Il fatto saliente è che lo stesso metro di giudizio, applicato ad un (altrimenti sconosciuto) ospedale ottocentesco, portava alla stessa identica conclusione. Un metro di giudizio oggettivo (perchè basato sulle moderne scienze applicate), consentiva così di sfatare il mito di una modernità che molti avevano ritenuto accettabile in modo totale e incondizionato.
Dalla pubblicazione del libercolo di Banham sono passati molti anni: tanti da rendere necessario l’aggiornamento di una siffatta revisione critica, la quale, estesa ai problemi di casa nostra, induce a cercare, proprio a casa nostra, gli opportuni termini di paragone, anche alla luce di quel concetto di “sostenibilità” troppo a lungo sbandierato e mai realmente applicato. Ciò non significa copiare Caio o Tizio. Significa semplicemente ragionare con la propria testa (anche se con ciò mi rendo conto di aver detto una grossa banalità). Il fatto è che se non si oltrepassano talune colonne d’Ercole, non si riesce a predisporre il proprio cuore e la propria mente alla ricezione della verità. E sarebbe un peccato, perchè la verità rende liberi (altra grossa banalità, me ne rendo conto).
Scusate.”

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San Saba, Testaccio, Trionfale, Flaminio, Appio, Garbatella, Città Giardino Aniene, ecc. …

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ettore maria mazzola su: GRANDE CARLO …

“Caro Maurizio, come ho avuto modo di spiegare nel libro, non ho inventato molto del sistema economico, mi sono limitato a ristudiare per anni tutte le leggi che consentirono di costruire la Roma post-unitaria, specie negli anni dell’amministrazione Nathan e dei vari governi Giolitti (da bravo pazzo me le sono ristudiate tutte) consentendo non solo di costruire velocemente e bene, ma addirittura di sanare il bilancio del Comune di Roma che era in bancarotta dopo le speculazioni degli anni ’80 dell’800.
Parlo di quartieri popolari come San Saba, Testaccio, Trionfale, Flaminio, Appio, Garbatella, Città Giardino Aniene, ecc. dei quali ho potuto documentare (grazie ai documenti rintracciati nell’archivio dell’ATER) i costi (attualizzati) e tempi di realizzazione reali che fanno davvero impressione!
In pratica se si ritornasse, anche grazie alla nuova denominazione dello IACP (ATER – Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale) a costruire gli edifici pubblici direttamente in maniera pubblica, come faceva l’ICP prima che Mussolini non lo degradasse a istituto che gestisce gli edifici realizzati da privati, e se quindi ci potessero essere dei proventi dalla vendita delle unità immobiliari eccedenti (negozi, laboratori, appartamenti e uffici) gli edifici popolari si otterrebbero a costo zero (eventalmente lo Stato ci guadagnerebbe una barca di soldi creando migliaia di posti di lavoro invece di essere sempre con la mano al portafoglio) e lo Stato, essendo in regime di sana concorrenza con i costruttori privati, ricomincerebbe a svolgere quel ruolo di calmiere del mercato oggi più che mai necessario e, soprattutto, ricomincerebbe a dare il buon esempio in materia di architettura ai privati.
Si noti che, dal momento in cui non c’è stato più questo sistema pubblico che dava il buon esempio ai costruttori privati, è gradualemente venuta meno la qualità architettonica e la perizia costruttiva, e l’architettura si è tramutata in becera edilizia.
Nei miei progetti di Rigenerazione Urbana per il Corviale di Roma e per lo ZEN di Palermo ho messo in pratica ciò che ho scritto nel libro e mi sono spinto a fare la verifica economica di ciò che comporterebbe, dimostrando, guarda caso, che ci sarebbero proventi per milioni di Euro per lo Stato … che si tramuterebbero nella possibilità di abbattere la pressione fiscale per gli italiani. Anche per questo il sottotitolo di quel libro è “Una strategia possibile per il rilancio della qualità urbana e delle economie locali”
I miei progetti, ignorati per ragioni ideologiche e politiche (se così si può dire) in Italia, sono stati largamente apprezzati e premiati all’estero (Portland, Mosca, Madrid, Londra, Helsinki, Amman, South Bend, ecc.) e non solo per l’urbanistica e l’architettura proposte, ma anche e soprattutto per la strategia socio-economica di supporto che, come ho detto, si basa sulle ricerche pubblicate in quel testo.
Un caro saluto
Ettorestoria

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MITICO EMM …

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INTBAU

ettore maria mazzola su: GRANDE CARLO …

“Dopo i 5 punti di Le Corbusier del 1923, ecco nel 2014 i 10 punti del principe Carlo …

“Grande, come sempre il Principe!
Caro Stefano, mi fa piacere che abbia dato notizia di questo “miracoloso” articolo pubblicato su una rivista che ha sorpreso anche Carlo d’Inghilterra!
Il 19, al termine del Congresso dell’INTBAU, avrò l’onore di essere suo ospite nella sua residenza di Clarence House e parleremo anche di questo … non posso anticipare nulla, ma ne darò notizia!
Ciao”
Ettore

……………

Forza Ettore …

sei tutti noi …

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SEICENTO …

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Andrea Di Martino su: La 600 compie 60 anni l’Italia sognava così…

“La 600 vista da Casorati :)”

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INTOCCABILE …

Beniamino-Servino-CASA-MALAPARTE:

Beniamino Servino — CASA MALAPARTE – Divisare …

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‘N SACCO DE FERO …

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Sergio Brenna commented on ER SACCO …

“Come ho già raccontato altre volte, Fuksas un guaio simile l’aveva già procurato al nuovo polo della Fiera di Milano a Rho-Pero con la soluzione a “cappellacci” vetrati della spina centrale di distribuzione, oltre tutto impraticabile in primavera-estate-autunno (il lay-out generale che ne prevedeva il percorso non era però suo, ma dell’ing. Vettese dell’U.T. di Fiera, riprodotto con migliori risultati anche in quello di Nuova Fiera di Roma). L’esito per Fiera Milano fu la necessità di accelerare la vendita del vecchio recinto urbano per procurarsi i 250 Milioni mancanti, sbilancio che Fuksas si dichiarò persino orgoglioso di aver provocato. A Fiera Milano andò bene ricavandone 523 Milioni invece dei 250 attesi, e col rimanente cominciò a comprare a prezzo agricolo le aree attorno a Nuova Fiera su cui oggi si gioca la questione di Expo 2015 e dopo Expo. Ai cittadini del quartiere ex Fiera, andò molto meno bene dovendo subirsi 500.000 mc nelle tre torri di 180-230 metri di Citylife e altri 500.000 ammassati al loro piede su bizzarre composizioni di Hadid, Isozaki, Libeskind. Oggi Fiera Milano rilancia il gioco col nuovo Stadio Milan sulle sue aree residue (“Steccone” di Mario Bellini in viale Scarampo). Auguriamoci un destino migliore per gli abitanti dell’EUR!”

 

Sergio 43 commented on ER SACCO …

“Ma non si può lasciare così, come la Centrale Montemartini? Hai voglia lo spazio per farne un Museo! A occhio e croce, il volume, al lordo della struttura metallica, è il doppio se non il triplo della Neue Nationalgalerie di Berlino. Nella Centrale i macchinari produttivi fanno da contrappunto con le opere classiche. A qualcuno non piace l’accostamento, però è comunque intrigante come intrigante potrebbe essere considerare come contemporaneo elemento scultoreo l’improduttiva struttura metallica (come forma d’arte l’inventò lo stesso Fuksas quando mostrava i coloratissimi e informali dipinti generatori della struttura) messa a far da contrappunto, come nella Neue, ad altra esposizione temporanea o permanente (altri sapranno (?) decidere).   C’è una seconda ipotesi da considerare. Il Prof ricorderà il progetto di un gruppo dell’epoca (Archigram, forse?) per il Gasometro che entusiasmò anche Bruno Zevi. Io me lo ricordo così: all’interno del cilindro, una grande sfera tangente alle pareti del Gasometro diventava spazio funzionale. Non ricordo per che cosa ma ne ricordo vagamente la sezione mossa da ripiani e scale. Anche la Nuvola così com’è, trasparente, potrebbe animarsi all’interno da passaggi, scale, piani espositivi, forme (la Torre di Tatlin?) o quant’altro. Potrebbe essere un buon tema per un Corso di Laurea. La Facoltà tornerebbe a dare idee alla città. Per quanto riguarda il Centro Congressi, non rompessero! Ce n’è già uno, quello che sta nei libri di Storia dell’Architettura. Oppure, come sembra sia nelle intenzioni degli amministratori dell’EUR, se ne faccia un Centro a Luci Rosse invece di decidere quale strada adibire ai congressi carnali di quelle povere ragazze. Non verrebbero lasciate al freddo e al gelo d’inverno e alla calura d’estate e verrebbero sottratte ai capricci dei loro carnefici. Il Centro Adalberto Libera manterrebbe la sua funzione di PALAZZO DI RICEVIMENTI E/O CONGRESSI, facessero lor signori!”

 

ettore maria mazzola commented on ER SACCO …

“Per risanare i conti dell’EUR (e non per completare questa schifezza) basterebbe confiscare i beni dei responsabili (progettisti e politici) di questa inutile vergogna e rivendere l’immane mole di acciaio usata in questo edificio che non potrà mai essere utilizzato per ragioni acustiche … a quanto pare, a detta di uno dei maggiori esperti italiani di acustica interpellato per risolvere il problema, i materiali sperimentali per il rivestimento della “nuvola” di Massimiliano Fuksas non vanno minimamente d’accordo con ciò che dovrebbe svolgersi all’interno dell’edificio.    In pratica, la membrana di rivestimento della ferraglia usata come scheletro per la “nuvola” risulterebbe inconsistente per proteggere acusticamente l’interno della sala conferenze sospesa su una “piazza coperta” dove si svolgono altre, rumorosissime, attività.   Va da sè che sia stata proposta una modifica del rivestimento … tuttavia, mi è stato raccontato, davanti alla impossibilità di far tornare sui suoi passi l’archistar, quell’esperto ha dovuto rifiutatare l’incarico.    E pensare che per garantire la riuscita delle “grandi opere” in questo Paese infame certi incarichi possono essere affidati solo a “società di ingegneria” e studi di architettura che risultano essere delle vere e proprie aziende con volumi d’affari multimilionari e numero di impiegati (leggasi schiavetti conniventi) da impresa. Non sarà il caso di cambiare qualcosa??”

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EX MERCATI GENERALI …

Schermata 2015-02-06 alle 15.50.02Da Andrea Bentivegna: …

“Salve professore
Mi sono imbattuto in questo documento che racconta come cambierà il progetto dell’area degli Ex-Mercati Generali che sembra non trovare pace:

http://urbanistica.comune.roma.it/images/news/assessorato/attivita/2015-01-27-exmercati/exmercati-27-01-2015.pdf

Prescindendo un attimo dal giudizio sul progetto e sulle modalità attraverso le quali si è giunti a questa proposta vorrei segnalarle una tavola (immagine allegata) di questo documento che oserei definire quasi “affascinante”..

……………..

Quando uno dice :

“La Cultura” …

qui c’è gente …

che ha studiato …

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ARCHITETTI E MONUMENTI … A SE STESSI …

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Andrea Di Martino su: UN CERTO RIGORE ARCHITETTONICO …

“a parte er fatto che nun è Mazzoli ma Mazzola (de nome e de fatto), la monumentalità non è necessariamente legata alle dimensioni (basta mette ‘na baracca su un podio e zacchete: già ne scaturisce un monumento; questo per dire che qualsiasi imbecille può erigere un monumento; il problema è capire cosa rappresenta), ma il fatto saliente è che le opere romane di Meier, Purini e altri, sono quanto di più tronfio si possa immaginare, giacchè, attraverso di esse, gli architetti non hanno fatto altro che erigere dei monumenti a se stessi.”

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PURINI MENEGHINO … UNO E BINO …

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Triennale di Milano – La Serie e il Paradigma – Franco Purini …

 Eventi del Politecnico di Milano

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