‘N SACCO DE FERO …

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Sergio Brenna commented on ER SACCO …

“Come ho già raccontato altre volte, Fuksas un guaio simile l’aveva già procurato al nuovo polo della Fiera di Milano a Rho-Pero con la soluzione a “cappellacci” vetrati della spina centrale di distribuzione, oltre tutto impraticabile in primavera-estate-autunno (il lay-out generale che ne prevedeva il percorso non era però suo, ma dell’ing. Vettese dell’U.T. di Fiera, riprodotto con migliori risultati anche in quello di Nuova Fiera di Roma). L’esito per Fiera Milano fu la necessità di accelerare la vendita del vecchio recinto urbano per procurarsi i 250 Milioni mancanti, sbilancio che Fuksas si dichiarò persino orgoglioso di aver provocato. A Fiera Milano andò bene ricavandone 523 Milioni invece dei 250 attesi, e col rimanente cominciò a comprare a prezzo agricolo le aree attorno a Nuova Fiera su cui oggi si gioca la questione di Expo 2015 e dopo Expo. Ai cittadini del quartiere ex Fiera, andò molto meno bene dovendo subirsi 500.000 mc nelle tre torri di 180-230 metri di Citylife e altri 500.000 ammassati al loro piede su bizzarre composizioni di Hadid, Isozaki, Libeskind. Oggi Fiera Milano rilancia il gioco col nuovo Stadio Milan sulle sue aree residue (“Steccone” di Mario Bellini in viale Scarampo). Auguriamoci un destino migliore per gli abitanti dell’EUR!”

 

Sergio 43 commented on ER SACCO …

“Ma non si può lasciare così, come la Centrale Montemartini? Hai voglia lo spazio per farne un Museo! A occhio e croce, il volume, al lordo della struttura metallica, è il doppio se non il triplo della Neue Nationalgalerie di Berlino. Nella Centrale i macchinari produttivi fanno da contrappunto con le opere classiche. A qualcuno non piace l’accostamento, però è comunque intrigante come intrigante potrebbe essere considerare come contemporaneo elemento scultoreo l’improduttiva struttura metallica (come forma d’arte l’inventò lo stesso Fuksas quando mostrava i coloratissimi e informali dipinti generatori della struttura) messa a far da contrappunto, come nella Neue, ad altra esposizione temporanea o permanente (altri sapranno (?) decidere).   C’è una seconda ipotesi da considerare. Il Prof ricorderà il progetto di un gruppo dell’epoca (Archigram, forse?) per il Gasometro che entusiasmò anche Bruno Zevi. Io me lo ricordo così: all’interno del cilindro, una grande sfera tangente alle pareti del Gasometro diventava spazio funzionale. Non ricordo per che cosa ma ne ricordo vagamente la sezione mossa da ripiani e scale. Anche la Nuvola così com’è, trasparente, potrebbe animarsi all’interno da passaggi, scale, piani espositivi, forme (la Torre di Tatlin?) o quant’altro. Potrebbe essere un buon tema per un Corso di Laurea. La Facoltà tornerebbe a dare idee alla città. Per quanto riguarda il Centro Congressi, non rompessero! Ce n’è già uno, quello che sta nei libri di Storia dell’Architettura. Oppure, come sembra sia nelle intenzioni degli amministratori dell’EUR, se ne faccia un Centro a Luci Rosse invece di decidere quale strada adibire ai congressi carnali di quelle povere ragazze. Non verrebbero lasciate al freddo e al gelo d’inverno e alla calura d’estate e verrebbero sottratte ai capricci dei loro carnefici. Il Centro Adalberto Libera manterrebbe la sua funzione di PALAZZO DI RICEVIMENTI E/O CONGRESSI, facessero lor signori!”

 

ettore maria mazzola commented on ER SACCO …

“Per risanare i conti dell’EUR (e non per completare questa schifezza) basterebbe confiscare i beni dei responsabili (progettisti e politici) di questa inutile vergogna e rivendere l’immane mole di acciaio usata in questo edificio che non potrà mai essere utilizzato per ragioni acustiche … a quanto pare, a detta di uno dei maggiori esperti italiani di acustica interpellato per risolvere il problema, i materiali sperimentali per il rivestimento della “nuvola” di Massimiliano Fuksas non vanno minimamente d’accordo con ciò che dovrebbe svolgersi all’interno dell’edificio.    In pratica, la membrana di rivestimento della ferraglia usata come scheletro per la “nuvola” risulterebbe inconsistente per proteggere acusticamente l’interno della sala conferenze sospesa su una “piazza coperta” dove si svolgono altre, rumorosissime, attività.   Va da sè che sia stata proposta una modifica del rivestimento … tuttavia, mi è stato raccontato, davanti alla impossibilità di far tornare sui suoi passi l’archistar, quell’esperto ha dovuto rifiutatare l’incarico.    E pensare che per garantire la riuscita delle “grandi opere” in questo Paese infame certi incarichi possono essere affidati solo a “società di ingegneria” e studi di architettura che risultano essere delle vere e proprie aziende con volumi d’affari multimilionari e numero di impiegati (leggasi schiavetti conniventi) da impresa. Non sarà il caso di cambiare qualcosa??”

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5 risposte a ‘N SACCO DE FERO …

  1. Maurizio ha detto:

    Perfetto, ma ora bisogna cominciare a dire cosa e come. Non basta più dire che bisogna. Lo dico senza astio, amichevolmente e convintamente. Dobbiamo andare oltre l’ostacolo. Tutti e tutti insieme, si può fare.

  2. Maurizio ha detto:

    Caro Sergio, basta dare consigli sensati. Questa gente non li capisce. Intende solo il cespite, la città come somma di cespiti. Credimi. Bisogna ipotizzare modi concreti de levaje i giochi dalle mani. Stanno alla frutta e so’ spaventatissimi ! Basta ‘ na spintarella.

  3. Maurizio ha detto:

    …e poi non dico che non mi piace l’accostamento fra sculture classiche e macchinari, alla Montemartini, tutt’altro. Dico che è sbagliato l’allestimento , copre a metà i finestroni, non si legge l’interno del contenitore, almeno così era i primi tempi, ora è tanto che non ci vado. Non ho tempo per argomentare. Ci hanno ficcato, tra l’altro, il personale comunale di cui non sanno che farsene. E anche questo non va bene.

  4. Pingback: Une montagne de fer à Rome | le portrait inconscient

  5. Maurizio ha detto:

    Aggiungo sommessamente che il potere decisionale a Roma è talmente legato, ma che dico,…incaprettato, ai detentori di moneta fresca e libera da “lacci e lacciuoli “, che un giorno de questi ne troviamo qualcuno appeso a un albero di Villa Borghese ! Caro Prof. Mazzola, dopo la meraviglia delle sue parole passeremo allo stupore dei crudi fatti.

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