“Quel che manca soprattutto alle nostre grandi città: luoghi tranquilli e ampli, di grande estensione, per la meditazione” … “Quando andiamo errando in queste logge e giardini, è noi che vogliamo aver tradotto in pietra e pianta, è in noi che vogliamo passeggiare” …

017c3Andrea Di Martino su: Ron Bacardi y Compania, S.A., Administration Building, Santiago, Cuba, project., Interior perspective. 1957. MoMA 2

“Giusto per ribadire la sacralità dell’architettura in quanto tale, è interessante notare come gli spazi di Mies, al di là della specificità del tema, ma anche al di là delle possibilità tecniche che li rendono a loro volta possibili, non sembrano concepiti per la produzione in serie (basti pensare al suo uso dei fotomontaggi per differenziare ciò che la tecnica tende a rendere indifferenziabile), nè tantomeno alludono all’ostentazione della tecnica in quanto tale (basti pensare ai “tradizionali” muri di mattoni delle sue case a corte, che, dall’esterno, occultano completamente la sottile trama metallica dell’interno). Parrebbero piuttosto degli spazi concepiti per la meditazione, dove l’isolamento delle corti, nella loro natura semplice e disadorna, non sembra avere altra funzione che quella di alludere alla perfetta circolarità delle stagioni, e quindi del tempo. L’eterno ritorno di cui parla Nietzsche trova così rappresentazione negli spazi miesiani, cui Inaki Abalos ha giustamente rilevato un’eco del Zarathustra nicciano. E in effetti, di tali spazi, lo stesso Nietzsche sembra fornire una profetica descrizione nel seguente passo de “La gaia scienza”: “Bisognerà una volta, e probabilmente in un prossimo futuro, renderci conto di quel che manca soprattutto alle nostre grandi città: luoghi tranquilli e ampli, di grande estensione, per la meditazione, luoghi con grandi loggiati estremamente spaziosi per quando c’è brutto tempo o troppo sole, nei quali non penetra il frastuono dei veicoli o degli imbonitori, e in cui un più squisito rispetto delle convenienze vieterebbe anche al prete di pregare ad alta voce: costruzioni e giardini pubblici che esprimerebbero nel loro insieme la sublimità del meditare e del solitario andare. (…) Quando andiamo errando in queste logge e giardini, è noi che vogliamo aver tradotto in pietra e pianta, è in noi che vogliamo passeggiare”.

…………………..

Chissa’ se le galline di Mies …

conoscevano quelle di Tessenow? …

 RAZIONALISMOAVICOLO …

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2 risposte a “Quel che manca soprattutto alle nostre grandi città: luoghi tranquilli e ampli, di grande estensione, per la meditazione” … “Quando andiamo errando in queste logge e giardini, è noi che vogliamo aver tradotto in pietra e pianta, è in noi che vogliamo passeggiare” …

  1. Pingback: APPENNINI … | Archiwatch

  2. sergio de santis ha detto:

    … semo cotti …
    … io mi accontenterei di riuscire a capire bene il senso della seguente riga …
    … “Giusto per ribadire la sacralità dell’architettura in quanto tale” …

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