ettore maria mazzola su: GRANDE CARLO …
“Caro Maurizio, come ho avuto modo di spiegare nel libro, non ho inventato molto del sistema economico, mi sono limitato a ristudiare per anni tutte le leggi che consentirono di costruire la Roma post-unitaria, specie negli anni dell’amministrazione Nathan e dei vari governi Giolitti (da bravo pazzo me le sono ristudiate tutte) consentendo non solo di costruire velocemente e bene, ma addirittura di sanare il bilancio del Comune di Roma che era in bancarotta dopo le speculazioni degli anni ’80 dell’800.
Parlo di quartieri popolari come San Saba, Testaccio, Trionfale, Flaminio, Appio, Garbatella, Città Giardino Aniene, ecc. dei quali ho potuto documentare (grazie ai documenti rintracciati nell’archivio dell’ATER) i costi (attualizzati) e tempi di realizzazione reali che fanno davvero impressione!
In pratica se si ritornasse, anche grazie alla nuova denominazione dello IACP (ATER – Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale) a costruire gli edifici pubblici direttamente in maniera pubblica, come faceva l’ICP prima che Mussolini non lo degradasse a istituto che gestisce gli edifici realizzati da privati, e se quindi ci potessero essere dei proventi dalla vendita delle unità immobiliari eccedenti (negozi, laboratori, appartamenti e uffici) gli edifici popolari si otterrebbero a costo zero (eventalmente lo Stato ci guadagnerebbe una barca di soldi creando migliaia di posti di lavoro invece di essere sempre con la mano al portafoglio) e lo Stato, essendo in regime di sana concorrenza con i costruttori privati, ricomincerebbe a svolgere quel ruolo di calmiere del mercato oggi più che mai necessario e, soprattutto, ricomincerebbe a dare il buon esempio in materia di architettura ai privati.
Si noti che, dal momento in cui non c’è stato più questo sistema pubblico che dava il buon esempio ai costruttori privati, è gradualemente venuta meno la qualità architettonica e la perizia costruttiva, e l’architettura si è tramutata in becera edilizia.
Nei miei progetti di Rigenerazione Urbana per il Corviale di Roma e per lo ZEN di Palermo ho messo in pratica ciò che ho scritto nel libro e mi sono spinto a fare la verifica economica di ciò che comporterebbe, dimostrando, guarda caso, che ci sarebbero proventi per milioni di Euro per lo Stato … che si tramuterebbero nella possibilità di abbattere la pressione fiscale per gli italiani. Anche per questo il sottotitolo di quel libro è “Una strategia possibile per il rilancio della qualità urbana e delle economie locali”
I miei progetti, ignorati per ragioni ideologiche e politiche (se così si può dire) in Italia, sono stati largamente apprezzati e premiati all’estero (Portland, Mosca, Madrid, Londra, Helsinki, Amman, South Bend, ecc.) e non solo per l’urbanistica e l’architettura proposte, ma anche e soprattutto per la strategia socio-economica di supporto che, come ho detto, si basa sulle ricerche pubblicate in quel testo.
Un caro saluto”
Ettore