Tutto il mondo è paese … di male in peggio … ora tocca a Stirling …

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Abbiamo ricevuto, e stentiamo a credere a quanto appena letto, la seguente lettera di Tom Muirhead …

“caro Muratore

Tu ed io una volta abbiamo fatto una simpatica chiacchierata a Milano in occasione delle presentazione di un libro su Guido Canella.

Ti scrivo per segnalare a tutti gli amici e colleghi italiani che il capolavoro di James Stirling e James Gowan all’Università di Leicester, e quello successivo il FLorey Building all’università di Oxford, sono a rischio IMMEDIATO o di demolizione totale o quanto meno di grave manomissioni.

Per capire in sintesi cosa sta succedendo, vedi la notizia da me “piantata” sul settimanale londinese “Building Design”

http://www.bdonline.co.uk/story.asp?sectioncode=426&storycode=3104038

e poi una serie di letter da persone anche molto distinte, di protesta ad es. qui

http://www.bdonline.co.uk/story.asp?sectioncode=436&storycode=3104698

e qui

http://www.bdonline.co.uk/story.asp?sectioncode=436&storycode=3104699

e qui

http://www.bdonline.co.uk/story.asp?sectioncode=436&storycode=3105170

Qualsiasi forma di sostegno, ad es. molte lettere alla stessa rivista, ci aiuterebbe molto, noi a Londra che ci stiamo muovendo per impedire una tragedia collossale.

Cari Saluti

Arch. Tom Muirhead”

non abbiamo parole …
tanto più che per il povero James …
non sarebbe nemmeno la prima volta …

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18 risposte a Tutto il mondo è paese … di male in peggio … ora tocca a Stirling …

  1. memmo54 ha detto:

    Chi la fa… l’aspetti !

    Saluto

  2. Emmanuele Pilia ha detto:

    certo che senza il progetto proposta è difficile farsi una opinione…

  3. pinello ha detto:

    Caro Giorgio,
    Ho avuto la fortuna di frequentare a piu riprese negli anni: in U.K. ITALIA e U.S.A.: Jimmy STIRLING. Veterano del D-Day a ” Sword Beach”- nel giugno del 1944 – in Normandìa. Con la “scholarship” da reduce, studiò architettura. Scozzese vero, ottimo bevitore, e tanto timido da esternare con poche e misurate parole le Sue dichiarazioni di poetica in pubblico. Uomo ” faber”, si esprimeva con il disegno dei dettagli e li dava il meglio di Se. Ebbe una infelice “sbandata”- per colpa di Krier – nel “postmoderno” negli ultimi Suoi anni di lavoro e realizzazioni che gli abbiamo tutti perdonato. Ragione di più per difendere i Suoi capolavori, attiviamoci.
    vincenzogiuseppe BERTI

  4. Cristiano Cossu ha detto:

    Povero James!
    Io adoravo le sue calze viola e la sua capacità compositiva meravigliosa, le sue grosse-grasse mani, i suoi progetti così disincantati eppure così profondamente radicati nella storia dell’architettura.
    Per me il suo lavoro è stata la prova che anche nel XX secolo, contrariamente a quanto sosteneva Tafuri su di lui, l’architettura ha un senso e le parole non sono del tutto distaccate dalle cose.
    Ciao James!

  5. abbeyroad ha detto:

    A mio avviso queste non sono altro che le conseguenze delle azioni del fronte contro l’architettura contemporanea, che a furia di essere attaccata viene svilita a mera edilizia, considerata tutta allo stesso modo, un obbrobrio che non fa altro che rovinare il paesaggio.
    Chi è causa del suo mal…

  6. paolo di caterina ha detto:

    Stirling è un grande maestro contemporaneo, null’altro da dire: le sue opere sono state d’insegnamento per tutti noi, architetti di buona volontà!
    e vogliamo con forza che possano esserlo anche per le generazioni future!

    E’ cmq vero , purtroppo, che la demolizione e/o la sostituzione dell’edilizia, sia essa di qualità o no, è un problema antico come l’architettura stessa, legato ad altri fattori e ad altre necessità.
    E’, però, altrettanto vero, caro/a abbeyroad, che questa non è la stessa vicenda e non ci sono gli stessi presupposti di Sagunto!

  7. isabella guarini ha detto:

    Paolo, condivido il tuo pensiero riguardante la demolizione come problema antico dell’architettura, con la differenza che nel passato la demolizione avveniva dopo molto tempo, centinaia di anni, oggi dopo semplici decenni. La rapida obsolescenza è nel DNA dell’architettura moderna. Comunque, se demoliscono l’opera di Stirling , dovrebbero demolire anche gli edifici emuli. Ti ricordi dell’Università di Salerno?

  8. Emmanuele Pilia ha detto:

    “Comunque, se demoliscono l’opera di Stirling , dovrebbero demolire anche gli edifici emuli.”

    Non vedo la conseguenzialità in questa affermazione…

  9. pinello ha detto:

    Gentile Signora Isabella Guarini,
    Architetto, ma che c’entra l’opera di uno dei maggiori maestri scozzezi in U.K. con l’Università di Salerno ci faccia capire.
    v.g.berti

  10. isabella guarini ha detto:

    Ricordo, per aver visitato di persona gli edifici dell’Università di Salerno a Fisciano in fase di costruzione, e di aver constatato che alcuni laboratori erano molto simili, o almeno tentavano di esserlo, all’opera di Stirling. Non ci sono più tornata per vedere che fine abbiano fatto. Tuttavia è noto che la nuova edilizia universitaria in Italia è stata molto influenzata dall’opera di Stirling negli anni settanta, quando ancora si facevano i concorsi, e che la manutenzione si è presentata subito onerosa e problematica. Il link è sempre la rapida obsolescenza per cause funzionali e tecnologiche, per Emmanuele.

  11. filippo de dominicis ha detto:

    però dire che la conservazione del moderno sia solo, o principalmente, un problema di deperibilità dei materiali, di obsolescenza tecnologica e manutenzione…boh mi pare un pò limitato come argomento. forse si scambia la causa per l’effetto…no?

  12. Davide Cavinato ha detto:

    ottimo interrogativo di Filippo De Dominicis…l’obsolescenza del moderno: problema di materiali? Problema di linguaggio? Problema di un carattere sempre meno calato nel contesto e sempre più autocelebrativo, poco votato quindi alla costruzione di un “luogo”? O forse un po’ di tutti questi?
    Il problema è reale e secondo me nella gran parte dei casi è una questione di linguaggio: l’architettura non viene fatta propria dalla collettività. Certo però succedono casi come questo in cui un’edificio di grande importanza nella storia dell’architettura e “funzionante” da un punto di vista dell’uso finisce per rischiare di essere ugualmente raso al suolo, casi che evidentemente sparigliano le carte e lanciano dubbi e interrogativi. Che anche in questo caso ci siano ragioni poco architettoniche e molto più prosaiche? Mah…dormiamoci su…

  13. isabella guarini ha detto:

    Vi propongo un altro caso meno eclatante. Nella Mostra d’Oltremare in Napoli l’Arena Flegrea, progettata da Giulio De Luca da giovane e celebrata come esemplare opera di architettutra moderna, è stata da lui stesso ritenuta da demolire e ricostruita, quando era in età avanzata. Naturalmente l’Arena di oggi ha perso il sapore della precedente, demolita perché irrecuperabile. Il problema che intravedo, oltre a quelli posti da Filippo, è quasi psicologico. Mi spiego: il restauro, nella mentalità corrente, è giustificato per l’ architettura antica, monumentale, che abbia almeno superato i cento anni, mentre per l’architettura moderna appare determinato non dall’usura del tempo, ma dalla cattiva realizzazione, dai materiali scadenti o da semplice errore di contestualizzazione. Si può giustificare qualche ritocco di chirurgia estetica a una signora di una certa età, ma per una giovane donna non c’è niente da fare.Non è stata ben confezionata. Comunque, se ne ricava una lezione importante che riguarda gli elevati costi di manutenzione e gestione dell’architettura moderma, che non può avere una sua vita autonoma, libera da vincoli tecnologici.

  14. federico calabrese ha detto:

    il rettorato l’aula magna e la biblioteca di Fisciano, hanno un certo interesse sopratutto la biblioteca che la vedi dall’autostrada, un bel volumone nero di ardesia.
    il resto e’ veramente poco degno di nota.

    preferisco Jimmy Connors e James Stewart e pure Jimi Hendrix, tutti cari amici.

  15. marco ha detto:

    Meno male… speriamo che lo demoliscano al più presto.

  16. federico calabrese ha detto:

    Isabella, senza andare troppo indietro negli anni….e per rimanere vicino all’amico JIMMY STIRLING, tre anni fa uno dei progetti ( a mio modestitssimo parere) piu’ interessanti degli ultimi 50 anni, la FREI UNIVERSITAT di BERLINO, progetto di tre magnifici architetti, e’ stato manomesso da un “restauro” scellerato di NORMAN FOSTER, che oltre ad occupare uno dei patii con una palla, ha sostituito tutto il corten delle facciate, bellissime, con un volgarissimo alluminio anodizzato.
    nel 62 a Royaumont c’era pure Stirling, e poi che gli e’ successo???
    Muratore ma quando lo fate un libro su Candilis e co.?

  17. filippo de dominicis ha detto:

    federico, su candilis un ottimo studio è di tom avermaete, ricercatore belga di parte fiamminga, e si chiama “another modern. the postwar architecture and urbanism of candilis-josic-woods”, edito da nai publisher di rotterdam..;nai che di recente ha ospitato una splendida retrospettiva sul lavoro del teamX dalla sua “fondazione” fino alla morte di jaap bakema. anche il catalogo della mostra raccoglie parecchio materiale, integrato con le storie parallele dei compagni d’avventura di candilis …e pensare che tutto è nato studiando le bidonville marocchine nel 54…ma guardando la frei universitat non ci si stupisce piu di tanto no?!peccato che jean prouve sia stato cosi cancellato..

  18. Tom Muirhead ha detto:

    Una piccola precisazione. Il tuo “amico Jimmy” si chiamava Jim. Vabbé?

    Poi. Non solo Leicester è a rischio ma anche il semmai ancora più bello Florey Building all’Università di Oxford. In questo caso il rischio è ancora più grosso in quanto nessuno ne parla.

    Ma adesso sì…

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