A Via Paisiello …“ … nell’urlo di una Thunderbird ferita …” …

Fred Buscaglione

 “Nell‘urlo di una Thunderbird ferita” 

stando alle cronache orali …

anche quell’altro fascistone di Moretti …

doveva avere una macchina del genere …

e frequentare, più o meno, gli stessi night …

tutto sommato personaggi orrendi …

comunque …

miti degli anni cinquanta …

Moretti … Buscaglione … Thunderbird …

via Veneto … Rosati … Harris Bar …

il Re degli Amici … le Grotte del Piccione …

Fellini … Flaiano … il Marziano …

poi Zevi … Quaroni … Piccinato …

e fu la fine …

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INCONTRI … SCONTRI … DIALOGHI … CONFRONTI … DIBATTITI … SCAZZI …

“… Sono questi gli stessi anni nei quali prende corpo l’edificio più noto dei Passarelli, quello realizzato per conto dell’Istituto Romano Beni Stabili, vis a vis al vecchio studio di via Campania e al minuscolo complesso De Monfort, a due passi dalle chiese di Santa Teresa e di san Camillo. Un edificio polifunzionale che ospita residenze, uffici e spazi commerciali, che ha avuto grande notorietà e la ventura di essere annoverato da Bruno Zevi tra i rari “capolavori” dell’architettura italiana del Novecento. Non è certo questa la sede per tessere ancora le lodi di un edificio notissimo cui sono stati dedicati volumi interi, quello che è certo è che esso rappresenta quanto di meglio l’architettura romana dei primi sessanta abbia saputo esprimere soprattutto per quella rara capacità di corrispondere in maniera piena ai bisogni di autorappresentazione di un’architettura dichiaratamente moderna, ma capace di farsi carico in maniera esemplare dei necessari e vitali rapporti con la storia dei luoghi, con l’onda lunga di un’idea di architettura per tanti versi capace di esprimere il senso più profondo della città e della sua stratificata vicenda edilizia.
Un edificio che fa appunto sua l’idea di stratificazione e di contesto, che si misura con la memoria di un luogo segnato da millenni dal perimetro aureliano, che dialoga felicemente con le giaciture e le assialità, con i materiali e i segni di un contesto urbano complesso e altresì con i valori di uno sperimentalismo progettuale contemporaneo vitale e maturo. Un edificio che dialoga insieme con la Roma più antica, con quella che è andata crescendo dentro e fuori le mura ed è capace di aprire un dialogo con quelle opere esemplari che, anch’esse, hanno cercato, trovandolo, il modo di esorcizzare il tema della stratificazione come le non dimenticate realizzazioni di Mario Ridolfi a via Porpora e a via Paisiello. E come quest’ultimo era stato capace di sovrapporsi con rispettosa perentorietà al villino Astaldi di Foschini e a quello Alatri di Morpurgo in quelle che restano tra le due migliori tra le sue ultime fabbriche romane, così qui i Passarelli, quasi in continuità logica, metodologica e poetica con quelle paiono affiancarsi riprendendone significati profondi, suggetioni plastiche e motivi di ispirazione ancora oggi cariche di potenzialità espressive.
Affacciarsi alle finestre dello studio e gettare lo sguardo attorno, soffermandosi sui dettagli di quell’edificio, è, ancora oggi, un’esperienza estetica indimenticabile e che dà il senso di una vera, magistrale, lezione di architettura.” …
G.M.

Nel segno di Zevi … « Archiwatch

Riflettendo ancora … su una “palazzina” romana … « Archiwatch

 

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A SUO MODO … UN VERO CAPOLAVORO …

Ettore Maria Mazzola commented on Le meraviglie del kitsch …

“via Paisiello … uno degli esempi più vergognosi di stupro architettonico.
Ringraziamo tutti Mario Ridolfi per questa inutile e gratuita violenza!
Non c’è da meravigliarsi se Fiorentino, emulo del suo maestro Ridolfi, con grande orgoglio auto-celebrativo tipico dei modernisti, disse del mostro (Corviale) che aveva concepito e realizzato: «ci sono due modi di fare Architettura … o forse ce n’è solo uno … c’è quello semplice e pacato dell’utilizzazione degli schemi super testati che l’edilizia pubblica in Italia – e non considero solo quella romana – ha più o meno accettato. E poi c’è quello sperimentale, che è il metodo a cui l’esperienza di Corviale appartiene. Io ricorderò sempre come Ridolfi, che è stato il mio vero maestro, sempre mi diceva: “quando progetti per un cliente (e l’edilizia pubblica è un cliente come un qualsiasi altro privato), senza rivelarglielo tu devi sempre sperimentare” perché, in effetti, queste sono esattamente le opportunità nelle quali gli esperimenti possono essere fatti!»
Gli esperimenti andrebbero fatti a proprie spese e sulla propria pelle, non coi nostri soldi e sulla pelle degli altri!”

E.M.M.

…………………….

Carissimo … Mazzola …

non sempre gli edifici di Ridolfi e affini … mi sono sembrati convincenti …

personalmente, sono portato a detestare, per esempio, il tanto conclamato ” ciclo delle Marmore” e le

palazze romane di più spiccato sapore

“protoportoghesiano” …

si sa: … i gusti sono gusti, …

ma sulla palazza di via Paisiello e, tanto più, su Corviale …

non mi provochi, … non ho cedimenti: …

ambedue sono, a loro modo, …

degli autentici “CAPOLAVORI” …

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QUANDO IL DESIGN SI CHIAMAVA …”PROGETTAZIONE ARTISTICA PER L’INDUSTRIA” …

 

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I.T.I.S. GALILEI … GRANDE MARCELLO …

Da Giulia Carioti: …

“buonasera professore,
mentre ero alla ricerca del duplicato del mio diploma di liceo classico, indispe
nsabile per presentare la domanda di laurea a valle giulia, mi sono imbattuta in
questo vecchio istituto tecnico romano.
dentro locomotive e aerei parcheggiati, macchinari, officine da sogno..la domand
a mi è sorta spontanea: se esistessero ancora scuole così, avrebbe senso passare
a migliaia, anni e anni sui libri?
la domanda può essere politicamente scorretta, ma io me la sono fatta davvero.”
gc

……………..

e pensare che le Accademie di Belle Arti, … gli Istituti Tecnici e … i Musei Artistico-Industriali …

sono stati tutti sacrificati nel nome della modernità scientifica …

per dare spazio …

alle Facoltà di Architettura … ai Corsi di laurea … ai Dipartimenti …

ai Maxxi … ai Macro …

il “progresso” avanza …

scansiamoci …

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Le meraviglie del kitsch …

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DA “VETRO E METALLO” … A “FORMA E MEMORIA” …

Da Sergio Marzetti: … Solo per sorridere! …

“Per smorzare un po’ tanti blog agli Orazi e Curiazi e, divertito come al solito dar gajardo romanesco redazionale, oso celiare sul dialogo di due signore di classica eleganza che portano ancora bene l’età. Il fondo della mia  PLIA si era inopinatamente spaccato in due e mia moglie la voleva buttare nel cassonetto ” VETRO e METALLO”. Io invece l’ho portata da un vecchio impagliatore e questo è stato il dignitoso recupero all’antica di un classico d’antan del nostro design. Come direbbe forse una cara persona di nostra conoscenza: FORMA… moderna e  MEMORIA….recuperata! “

S.M.

………

secondo me … è anche più comoda …

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A PRESCINDERE …

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ANNOICEPIACERCLASSICO …

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