A SUO MODO … UN VERO CAPOLAVORO …

Ettore Maria Mazzola commented on Le meraviglie del kitsch …

“via Paisiello … uno degli esempi più vergognosi di stupro architettonico.
Ringraziamo tutti Mario Ridolfi per questa inutile e gratuita violenza!
Non c’è da meravigliarsi se Fiorentino, emulo del suo maestro Ridolfi, con grande orgoglio auto-celebrativo tipico dei modernisti, disse del mostro (Corviale) che aveva concepito e realizzato: «ci sono due modi di fare Architettura … o forse ce n’è solo uno … c’è quello semplice e pacato dell’utilizzazione degli schemi super testati che l’edilizia pubblica in Italia – e non considero solo quella romana – ha più o meno accettato. E poi c’è quello sperimentale, che è il metodo a cui l’esperienza di Corviale appartiene. Io ricorderò sempre come Ridolfi, che è stato il mio vero maestro, sempre mi diceva: “quando progetti per un cliente (e l’edilizia pubblica è un cliente come un qualsiasi altro privato), senza rivelarglielo tu devi sempre sperimentare” perché, in effetti, queste sono esattamente le opportunità nelle quali gli esperimenti possono essere fatti!»
Gli esperimenti andrebbero fatti a proprie spese e sulla propria pelle, non coi nostri soldi e sulla pelle degli altri!

E.M.M.

…………………….

Carissimo … Mazzola …

non sempre gli edifici di Ridolfi e affini … mi sono sembrati convincenti …

personalmente, sono portato a detestare, per esempio, il tanto conclamato ” ciclo delle Marmore” e le

palazze romane di più spiccato sapore

“protoportoghesiano” …

si sa: … i gusti sono gusti, …

ma sulla palazza di via Paisiello e, tanto più, su Corviale …

non mi provochi, … non ho cedimenti: …

ambedue sono, a loro modo, …

degli autentici “CAPOLAVORI” …

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

26 risposte a A SUO MODO … UN VERO CAPOLAVORO …

  1. Falso Cascioli ha detto:

    No Olly…
    non partiiire di capoccia con Mazzola o con Salingàros come quella volta…
    sono macchiette impordibilissimissime…

    e Via Paisiello è così cattivissima con l’insulso villino da essere bellissima…

    ma per quanto bella una risata sopra ci si potrà pur sempre fare…

    sublime o non sublime…

    tuo,
    Stan

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    caro professore,

    sinceramente, a parte la sua stima nei confronti dei progettisti, non capisco come gli edifici menzionati possano risultarle dei capolavori, a meno che non si tratti della sua solita ironia.
    Per me la stratificazione romana – a parte questi esempi che mi sembrano come delle metastasi attaccate ad un corpo sano – è stata sempre rispettosa delle preesistenze, anche quando si sono inseriti gli edifici e gli spazi barocchi, questi hanno saputo parlare un lessico che non stonava col resto.
    Questo edificio di via Paisiello mi fa invece pensare ad un pazzo che, nel bel mezzo di un’opera sinfonica, si inserisca sul palco con una chitarra elettrica distorta. Il fatto che il chitarrista stia sul palco non significa che stia suonando in armonia con l’orchestra, allo stesso modo, il fatto che la sopraelevazione di Ridolfi stia al di sopra del villino non significa che possa rappresentare la stratificazione.
    Se posso farle un esempio, per me una stratificazione “moderna” rispettosa è quella di Sabbatini sugli edifici di Magni a Testaccio.

  3. liuk ha detto:

    Non vorrei scatenare anch’io le ire di E.M.M., che tra l’altro ringrazio per avermi fatto scoprire e apprezzare lo splendido isolato di Vicario, Palmerini, ecc., ma io continuerò a passare apposta, venendo da via cerveteri e superata la deliziosa palazzina di de renzi, con le sue logge dal taglio navale, a girare a destra per trovarmi di fronte la rampa di morandi e sperare nel semaforo rosso per poter guardare e sorprendermi una volta ancora dello spessore minimo della soletta (ma come fa a reggersi?).
    e continuerò ad andare con un certo gusto a consegnare pratiche all’ufficio tecnico del XV municipio, per poter farmi in motorino via portuense e, lasciatami a sinistra via delle vigne, girare a destra e trovarmi improvvisamente di fronte il “muro” di Corviale ergersi monumentale tra i prati verdi e i ciuffi d’alberi nella campagna romana.

  4. stefano nicita ha detto:

    Il mondo è bello perchè è vario e grazie al professor Muratore ci si può confrontare liberamente sulle architetture romane e non. La posizione del Mazzola è piuttosto forte ed essendo politicamente scorretta, mi interessa, ma non la posso condividere. Sono d’accordo su alcuni “eccessi” dell’architettura diciamo moderna, non amo l’idea dei maestri intoccabili e non capisco l’esaltazione per le torri di Ridolfi a Viale Etipia, a mio avviso discutibili sia a livello “urbanistico” che architettonico. Ma nel caso di Via Paisiello, credo si tratti di un intervento estremamente riuscito nella misura e nell’eleganza, esempio bellissimo di equilibrio nel contrasto. Per non parlare delle poste di Piazza Bologna riuscitissime nella forma e nei materiali e della Palazzina di Via de Rossi espressiva al punto giusto nel disegno dei balconi. Per quanto possa contare il mio giudizio quindi Ridolfi è promosso, eccome se promosso!!!
    Grazie e saluti.

    • ettore maria mazzola ha detto:

      per quale motivo la mia posizione sarebbe “politicamente scorretta”? Solo perché ho il coraggio di dire le cose come stanno? Se devo essere politicamente scorretto allora dico che, a parte le pippe mentali che possono farsi gli architetti su questo stupro architettonico, alla gente comune la sopraelevazione di via Paisiello fa davvero schifo.
      Appare assurdo dire che questo possa essere un “esempio bellissimo di equilibrio nel contrasto”, sarebbe il caso di spiegare meglio questo concetto, perché a me pare un ossimoro.
      Ricordo per esempio che la mia padrona di casa – quando da studentello del primo anno di architettura presi una camera in affitto a viale Pilsudski – mi fece notare quanto abominevole fosse quell’intervento che ancora non conoscevo.
      Sarebbe il caso che gli architetti e gli ingegneri iniziassero ad ascoltare il parere dei non addetti ai lavori, scoprirebbero tante cose che le fette di prosciutto posate sui loro occhi dai loro docenti gli avevano fatto sfuggire, sarebbe ancora più utile che si dilettassero di sociologia urbana, tanto per capire gli “effetti collaterali” della nostra professione … forse allora capiranno quanto assurda e presuntuosa fosse la loro posizione in materia di rispetto del bene e del bello comune

      • stefano nicita ha detto:

        Proprio perchè ha il coraggio di dire quello che pensa, indipendentemente dal pensiero dominante.
        Guardi che il mio era un complimento e mi dispiace se non l’ha visto come tale.
        Tornando a Ridolfi di Via Paisiello, per favore non mi dica che parlo in “architettese” perchè non è vero e il mio blog è lì a testimoniare il tentativo di trattare temi di architettura con un linguaggio normale. L’equilibrio è nel volume, nelle altezze e nel rispetto della sagoma, mentre il contrasto è nel linguaggio moderno rispetto a quello classico e codificato. Chiaro no? E l’ossimoro non l’ho inventato io…
        Il parere dei non addetti ai lavori è fondamentale per la sopravvivenza di un mestiere, ma non è neanche giusto che il punto di incontro si abbassi troppo.
        La città di Roma ha sopportato e digerito benissimo alcune (molte?) opere moderne, a tal punto che anche lei rimarrebbe impressionato dalla loro sparizione. Provi ad immaginare Piazza Bologna senza le poste di Ridolfi (un capolavoro!) e con un edificio “classico” al suo posto…

  5. ettore maria mazzola ha detto:

    gent.mo Stefano,
    io non voglio accusarla di parlare “architettese”, intendevo far riflettere sul fatto che alcune convinzioni degli architetti risultano anni luce lontane dalla realtà dei fatti e, spesso e volentieri, sono il risultato dell’ideologia nella quale sono cresciuti, un’ideologia che li fa essere certi di essere nel giusto, a tal punto dal convincersi che ciò che dicono, o sentono da parte di chi abbia affinità con loro, sia verissimo, e che tutti gli altri siano in errore.
    Questo è il motivo per cui ritengo che il parere dei non addetti ai lavori risulti utilissimo e, sicuramente, non rappresenti un “abbassamento” di livello culturale, non è un caso se l’unica architettura della quale i non addetti ai lavori dicono di non comprenderne il significato sia proprio quella modernista.
    Quanto alle poste di Piazza Bologna, benché risultino per me un’astrazione di un edificio che si è limitata alla scatola dimenticandosi della pelle e della stratificazione storico-culturale romana, sicuramente sarei dispiaciuto se venissero meno.
    Anni fa, per esempio, mi battei per la ricostruzione della magnifica scala delle poste di Latina.
    Non ho nulla contro un edificio che risulti ben integrato nel contesto, indipendentemente dal linguaggio dominante.
    Le poste a piazza Bologna ci stanno benissimo, l’EUR, benché dimensionato per le auto piuttosto che per gli esseri umani, è un unicum che va rispettato (per questo sono disgustato dalla nuvola di Fuksas). Quando progetto per un qualsiasi luogo (ora per esempio sto progettando 30000 mq residenziali a Mosca), lo faccio cercando di inserirmi nel contesto, senza alcuna presunzione, questa è la ragione per cui ritengo che l’edificio di via Paisiello sia un abominio arrogante.
    Il contrasto interessa solo agli adepti dello storicismo e del riconoscimento di stile e di epoca, ma la nostra cultura è senza stili e senza epoche, perché è il risultuato di una stratificazione millenaria che è servita a costruire il carattere dei luoghi che, come tale, va sempre rispettato; pena, la mancanza di comprensione del nostro lavoro, e la ridicolizzazione della nostra professione che costantemente il cinema ci propone.
    Chiudo con una citazione di Jože Plečnik che amo tanto: «Mi cerco là dove mi ritrovo. Come un ragno, la mia aspirazione è di attaccare il mio filo alla tradizione e a partire da questa tessere la mia propria tela»

    • ester ha detto:

      La domanda ora è: come potrà ” resistere” un filo gravato di 30.000 metri quadri residenziali (convenzionalmente 96.000 metri cubi) che si attacca alla tradizione di Mosca senza ” alcuna presunzione”? Aspettando la tessitura, al professor Mazzola complimenti ed auguri per questo suo nuovo ” impegno” sperando che, prima o poi, trovi il tempo e la voglia di raccontarlo su questo blog a chi, come me, al massimo ritrova attaccata ai suoi fili qualche Scia. ester

      • ettore maria mazzola ha detto:

        gent.ma Ester,
        che mi fa il processo alle intenzioni?
        Le assicuro che mi sto rigidamente attenendo alle richieste della committenza, che mi ha contattato espressamente perché progettassi degli edifici tradizionali per quel luogo.
        Mi hanno chiamato dopo aver visionato diversi miei progetti, e mi hanno detto di aver apprezzato il fatto che nei miei progetti eviti di utilizzare un mio “stile” personale e diaolghi sempre con il lessico locale … in poche parole a me piace cambiare, sempre.

        Se potrò ve ne darò notizia volentieri

  6. pasquale cerullo ha detto:

    Che Ridolfi fosse un mestierante è storia, ed è un merito, perché permette di uscire da certi pantani senza eccessi di sofferenze personali (o forse in Ridolfi c’erano più di quanto lo mostrasse…).
    Questo lavoro è il desiderio dei committenti. La genesi della costruzione, quali permessi, chi erano i primi proprietari e quanto erano influenti, quali vincoli esistevano all’epoca? Oggi sarebbe scandaloso. Non è un capolavoro, è un unicum.

  7. pasquale cerullo ha detto:

    E perché un capolavoro è un modello di riferimento, e se questo fosse stato un modello di riferimento, sarebbero stati guai seri, una corsa a sopraelevare villini liberty, palazzetti neorinascimentali, neomedievali…

  8. pasquale cerullo ha detto:

    Ed in conclusione, è attraente, singolare, quasi spettacolare, un piacevole lusso abitarci; ma moralmente fu inaccettabile, pessimo esempio, ed a suo tempo il Comune non avrebbe mai dovuto licenziare questo progetto. Per fortuna non ha avuto emuli (?!?)

    • Vincenzo Musacchio ha detto:

      Ora secondo quanto alla circolare interpretativa della Rrgione Lazio tutto questo sarà possibile , ma non sono certo che avremo capolavori come questo.

  9. Augusto ha detto:

    ecco, vada a Mosca (committenza notoriamente raffinata e colta). Che è meglio… Non ce spazio in democrazia per le sue idee totalitarie.

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Augusto,
      la sua ignoranza non ha limiti, mentre io vado in Russia con una committenza più colta e raffinata lei vada invece a studiare l’architettura, l’urbanistica e, soprattutto l’educazione civica e il rispetto per gli altri.
      Credo di non avere alcun totalitarismo nelle mie idee, semmai mi adeguo sempre al contesto, e questo agli individui come lei, incapaci di fare altrettanto dà fastidio.
      E’ davvero ridicolo accusare di totalitarismo chi mette sempre gli altri al primo posto della sua scala di valori.
      PS
      si firmi per esteso e ci racconti cosa fa nella vita, invece di nascondersi dietro un nome che non dice nulla, tranne la vigliaccheria di chi non ha il coraggio di mostrarsi pubblicamente quando spara certe offese idiote

      • Pi ha detto:

        Se è per questo, anche il suo nome, dr. Mazzola, dice assolutamente nulla, potrebbe essere benissimo uno pseudonimo, in linea con il funzionamento dei blog. Quello che le nuoce è la sua costante ricerca della rissa a suon di giudizi inappellabili (per lei), fattore che può anche dipendere da sue questioni personali che non ci interessano minimamente. A proposito della lametta con cui lei divide l’architettura (ciò che fa lei) dall’edilizia, sappia che c’è anche chi ritiene che il distinguo si può semplicemente fare tra buona e cattiva architettura, indipendentemente se si tratti di linguaggio cosiddetto moderno (chissá che vuol dire) e linguaggio cosiddetto tradizionale, e comunque la demarcazione non è sempre di facile individuazione e non per tutti vale lo stesso criterio, con buona pace della sicurezza granitica con cui lei giudica e manda a suon di sprezzanti insulti.

  10. stefano nicita ha detto:

    Gentile architetto Mazzola, ha scatenato un bel vespaio con il suo post…
    La ringrazio per la cortese risposta e le faccio i miei complimenti/auguri per il suo incarico.
    Certamente la committenza russa non sarà delle più illuminate, ma “grazie” alle nostre scellerate politiche energetiche e alla loro fortuna sono oggi i maggiori detentori di liquidità (insieme ai paesi arabi, che bello!).
    Qui in Italia ormai gli eventuali incarichi non si definiscono più per il tipo di lavoro, ma per la pratica burocratica da sbrigare: sto progettando la ristrutturazione di un appartamento è diventato non so se devo fare una CILA o una SCIA, ma confido nella giusta “performance” dell’amministrazione pubblica…
    Stiamo proprio messi bene.
    Un saluto

    • ettore maria mazzola ha detto:

      gent.mo Stefano Nicita,

      sicuramente la Russia, come la Cina, i Paesi emergenti e i Paesi Arabi non possono essere considerati il miglior esempio di politica energetica, né economica, né tanto altro, tuttavia non riesco a fare di tutta l’erba un fascio, e penso che in questo caso, da quanto ho avuto modo di vedere e capire, la committenza sia parecchio illuminata rispetto alla massa locale. Del resto il collegamento con i committenti è stato un mio caro amico e collega, Maxim Atayants, che ritengo essere uno dei migliori architetti in circolazione, tant’è che ora sta realizzando la cittadella per le prossime Olimpiadi Invernali che, “grazie” alle archistar originariamente incaricate, stava rischiando di non realizzarsi!!
      Maxim già da tempo lavora con questa impresa, diversamente ci avrei pensato un bel po’ prima di accettare l’incarico.
      Sul panorama italiano sta sfondando una porta aperta, io vivo e lavoro a Roma e, purtroppo, sembra che l’unica cosa che importi ai nostri politici e tecnocrati sia la burocrazia. Spero in una riforma radicale urgente che riveda un po’ tutto ciò che riguarda l’architettura, l’urbanistica, gli ordini degli architetti ecc. e che metta i professionisti nelle condizioni per poter lavorare più serenamente e seriamente.
      Cordialmente
      Ettore

  11. ettore maria mazzola ha detto:

    ma “Pi” sta per “Patetico”, per “Polemico” o chissa?
    Se mai avessi fatto un commento come quello di “PI” me ne vergognerei, indipendentemente dallo pseudomino.
    Io non ho alcuna voglia di litigare, come mi si accusa, semmai ci sono alcune persone che si irritano troppo facilemente davanti a commenti che vanno contro la propria ideologia, provate a mettere da parte quest’ultima, e vi accorgerete che è possibile dialogare civilmente. E’ ovvio che davanti all’inciviltà non si può restare immobili.
    Comunque la linea di demarcazione è tra “architettura”, appannaggio degli architetti e dell’artigianato ed “edilizia” appannaggio dei cialtroni e dell’industria

  12. Pi ha detto:

    Evidentemente Mazzola sta per mazzolare, mi rendo conto di aver toccato qualche nervo scoperto, perché le è nuovamente scivolato il piede sulla frizione. Non me ne voglia, volevo solo fare un tentativo per dirle che c’è modo e modo di polemizzare. Ma adesso basta così. Saluti

  13. Augusto ha detto:

    Mazzola… 30 e lode, ma non ha capito un c….. Solo per questo mi è tornato simpatico il prof Purini. Studi meglio invece che di più. Lei è fastidioso più che pericoloso, vada nella steppa. Ma sappia che non incontrerà gli eredi di Tatlin. plonk

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Augusto, sei un poveraccio presuntuoso e ignorante senza possibilità di appello.
      Restatene pure chiuso nella tua vigliacca posizione di anonimato, e resta pure l’ignorante che sei, mi auguro solo che tu non possa esercitare la professione perché faresti grandi danni alla società a causa della tua ideologia ignorante.

  14. Falso Cascioli ha detto:

    POP CORN !!
    CARAMELLE !!!
    BIRRAAAAA…
    COCA…

  15. Livio Valentini ha detto:

    Nessuno mette in discussione la validità degli stilemi del Movimento Moderno e il fatto che i cambiamenti sociali determinino rotture anche stilistiche col passato, ma …. un conto è realizzare strutture ex novo, un altro è sparare a zero decapitando un villino a cui Morpurgo aveva dato una certa dose di armonia, e sbattergli in testa una sopraelevazione moderna con un intervento che nel suo stridore sa più di prevaricazione e stupro che di provocazione. Probabilmente a quell’epoca pensavano di essere fautori del progresso che avanza, invece il tempo ha rivelato il loro fallimento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...