Dopo il Global … un altro regalo della Lamaro …

Da Armando, commentando i “Ventagli”: …

Il problema nasce dal fatto che purtroppo le facoltà romane di architettura negli ultimi 30-40 anni non hanno saputo formare una generazione di architetti attenta e sensibile. Oggi ci sarebbe bisogno di professionisti che sappiano operare chirurgicamente nel tessuto esistente, con sensibilità e modestia. Ed invece di lavorare con il bisturi si impugna una sega elettrica!!!! Per esempio, senza voler offendere i professionisti che hanno lavorato magari anche con entusiasmo al progetto del museo della shoah…. ma vi sembra la proposta riportata sotto adatta ad un contesto come quello di villa tTorlonia? Ma vi sembra il caso che si costruisca una cosa del genere (perchè neanche un bambino potrebbe chiamarla architettura…), in un’area così delicata senza alcuna partecipazione cittadina? Senza un concorso di progettazione? Un “regalo” della Lamaro appalti…. se lo tenesse!!!!!
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/N2143307746/museo%20shoah%20slides%20progetto.pdf
in attesa di commenti…”

…………..

I fratelli Toti … da Villa Borghese a Villa Torlonia … a Villa Ada …

dei veri “Benefattori” urbani …

e una vera passione per le Ville romane …

ROMA – LE GRANDI MANOVRE DEI COSTRUTTORI – DA LICIO AL CILICIO

Guardiamo piu’ da vicino Lamaro Appalti: le quote della srl sono appannaggio per il 73% della Silvano Toti spa dei fratelli Toti,
http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=141

…………

Museo della Shoah, come sarà Alemanno: "Entro il 2013"

Museo della Shoah, come sarà
Alemanno: “Entro il 2013”

La struttura a Villa Torlonia si estenderà su 5 mila metri quadrati e comprenderà anche archivio, biblioteca, sala conferenze, oltre a bookshop e caffetteria. “Si colma un vuoto”

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19 risposte a Dopo il Global … un altro regalo della Lamaro …

  1. franco di monaco ha detto:

    Da romano direi che i progettisti che progettano a Roma hanno una “fissa”: l’architettura “sospesa”: una volta è la “nuvola” sospesa all’interno del contenitore di vetro, con l’ambizione di omaggiare il razionalismo dell’Eur (?); l’altra è il monolite – con le immancabili scritte (saranno i nomi dei deportati? o che altro? Comunque soluzioni già adottate in giro per l’Europa…..) – nero “sospeso” sul basamento vitreo……
    Davvero originali……
    FdM

  2. Outsider ha detto:

    Lobby potente + Cognome “importante” = CAGATA IMPONENTE

  3. sergio43 ha detto:

    Cagata imponente? Ma, outsider, come sei diventato scurrile! Non é che frequenti troppo ‘sto Blog?

  4. Pietro Pagliardini ha detto:

    Armando mi sembra molto ottimista a immaginare che il problema sia solo nelle facoltà romane di architettura e non in quasi tutte le facoltà di architettura!
    Però ha ragione a dire che “ci sarebbe bisogno di professionisti che sappiano operare chirurgicamente nel tessuto esistente, con sensibilità e modestia”.
    La modestia manca, perfino nelle piccole cose. Che siano marciapiedi o piazze o nuove architetture, senza differenza alcuna, l’architetto è ormai guidato dall’imperativo categorico di lasciare il segno, di cambiare, di dimostrare che la sua figura serve a qualcosa ma, quasi sempre, si risolve tutto in offese alle parti più belle delle nostre città, che diventano sempre più brutte.
    Per restare alla metafora del chirurgo, direi che gli architetti sono come quei chirurgi plastici che mostrificano le malcapitate con 5° misure, labbra in pressione e zigomi da androidi, piuttosto che quelli i quali lavorano di fino per ricostruire, con pazienza, perizia e umiltà, parti del corpo compromesse da incidenti. Più passa il tempo e meno credo al “progetto”. Fuck the design, direi. Se c’è da rifare una piazza, una strada, un marciapiede affidiamoci a ditte collaudate con il presente capitolato: rifarle tutto com’è. Né più, né meno. Altro che concorsi!
    Saluti
    Pietro

  5. sergio43 ha detto:

    Comunque mi piace che questo Museo richiami chiaramente, anche nel volume sospeso, il monolite delle Fosse Ardeatine. Una volta Bruno Zevi, lasciò l’Aula Magna silenziosa e perplessa, chiedendo di citare un moderno monumento romano. Boh! Non ce ne veniva in mente uno! Io mi fermavo alla fontana di Piazza Esedra, tanto ero inconsapevole e ignorante (Anche adesso!, dirà qualche mio affezzionato amico!).
    Bruno Zevi, lasciati passare alcuni minuti d’imbarazzo, ci risolse il rebus: “Ma le Fosse Ardeatine!”

  6. salvatore digennaro ha detto:

    Non c’è stato manco lo sforzo della resa grafica, il render è più brutto del solito

  7. Outsider ha detto:

    Ancora con la storia della finta e formalistica sospensione del volume ( tra l’altro qui si tratta di scatola e non di volume) affidata unicamente alla trasparenza del vetro… al di là del vetro ci sta la solita carrellata di pilastri …. che tristezza si faceva negli anni 80…

    Il monolite delle fosse ardeatine quello si che è appeso, basta guardarne una sezione… non ci sono escamotage cromatici e trucchetti ottici…

  8. franco di monaco ha detto:

    Bravo Outsider
    Questo è il Sacrario delle Ardeatine:
    “il Monumento alle Fosse Ardeatine a Roma, dove lo spazio del sacrario è una piattaforma in negativo, rovesciata e scavata nel suolo, che coincide per geometria e misura con la massa della copertura, appena sollevata da terra per controllare l’ingresso della luce”
    Sergio, il progetto in questione non lo ricorda nemmeno alla lontana .
    Saluti
    FdM

  9. mario rossi ha detto:

    “Sergio, il progetto in questione non lo ricorda nemmeno alla lontana ” perfetto. m.r.

  10. ctonia ha detto:

    Sarà il caldo, ma mi trovo d’accordo con Pietro Pagliardini… :-)
    ciao
    c

  11. sergio43 ha detto:

    Neanche la Hall of Remembrance dello Yad Vashem a gerusalemme si accosta minimamente al capolavoro di Perugini, Fiorentino e altri. Eppure anche lì vi ho visto, nel peso quasi insostenibile della massa che sovrasta la Hall, tutto l’orrore della volontà nazista di sterminare il popolo di Israele. Per me Luca Zevi ha voluto perseguire lo stesso simbolo di un orrore che ci sovrasta e che non deve essere dimenticato. Io lego in un filo comune Fosse Ardeatine, Yad Vashem e Museo della Shoah. Poi altri si son messi a discettare su scatole, volume, pilastri, piattaforme. Io guardavo la Luna, altri guardavano il dito. Succede!

    • Outsider ha detto:

      Ma la faccia finita… Sempre con il suo atteggiamento saccente e autoreferenziale… come si dice, “te la canti e te la suoni” .

      Questa linea comune non esiste, se solo lei fosse obiettivo invece di prendere sempre e solo posizioni di parte ( e non voglio dire di comodo)… Succede anche questo (purtroppo)

    • mario rossi ha detto:

      meno male che sergio 43 c’è; era dai tempi di vgberti da san marino (e altri luoghi vippaioli)che non si raggiungeva tanta supponenza….

  12. franco di monaco ha detto:

    Sergio, allora ha rimandato la partenza? Oppure è in un internet point, o ha il collegamento internet in viaggio?
    Lei guardava la luna? LA LUNA LA STA VEDENDO CHI AVUTO L’INCARICO!!! Per curriculum professionale, sicuramente? Ma tale idea la trova uno studente di composizione I, e prende 23!!!!
    Grazie per ricordarci, con la solita supponenza, quanto è preparato (salvo, poi, verificarlo….)…non la dimentichi, la supponenza, fuori dalla valigia..anche in vacanza troverà chi guarda il dito anche in una serata di luna piena.
    FdM
    Ps. Sig Rossi, il rimando a Pinello Berti è strepitoso, sto ancora ridendo

  13. Oyrad ha detto:

    A me dispiace moltissimo sapere che questo edificio sarà incastrato alle spalle della deliziosa “Casina delle Civette”… Che tristezza sarebbe entrare a Villa Torlonia e vedere l’insieme della Casina molestato dalla presenza imponente di questo museo.

  14. mauro ha detto:

    Confrontando questi post con quelli sul sacrario delle fosse Ardeatine Paglairdini invita a ragionare sull’architettura: a mio modestissimo parere questo progetto non ha nulla a che fare con il Mausoleo delle Ardeatine; chi progetta a Roma non può prescindere dal significato DELLA SPAZIALITA’ ROMANA, TUTTA RIVOLTA “VERSO L’INTERNO”, è lì a mostrarcelo lo spazio Tardoantico. Questo progetto, da quanto si desume dalle immagini, non ha spazio e si limita a trasferire scritte a caratteri cubitali sull’involucro esterno (scatola o volume che sia) SENZA PORSI IL TEMA DELLO SPAZIO. Le “scritte” che “diventano edificio”, sono sempre esistite: dal gruppo SITE negli anni ’70 in America; da Depero nelle sue fantastiche architetture. Ma erano supermercati (Best) o manifesti pubblicitari. Da quando Ungers realizza il museo di Colonia con le scritte sull’involucro (ma Ungers all’interno crea spazi strepitosi) tutti a fare edifici, ad esempio bilblioteche, con scritte e testi sulle facciate, senza spazio all’interno.
    Vede arch. Paglairdini perchè Franco non ha tutti i torti, se si fosse bandito un concorso, magari avremmo potuto vedere, che so, un Carmassi, un Zermani, in Botta o un Grassi, Finanche un Fuksas….invece no o questo u nulla.
    Saluti
    Mauro

  15. daniele ha detto:

    Con grande modestia: trovo i “renderings” (orribile termine usato spesso ingenuamente in modo inappropriato) davvero molto brutti e poco curati. Un po’ di grazia almeno lì, diamine! Nemmeno quello. Tristezza.
    Daniele

  16. ctonia ha detto:

    Per non parlare della “formattazione” del testo sullo scatolone: un arial o simile buttato lì senza un minimo di pietà per l’antico lettering architettonico. Gli incisori romani poveracci si stanno rivoltando nelle loro tombe.
    Joze Plecnik avrebbe impiegato un paio di anni solo per studiare il carattere. Non dico di fare altrettanto, ma una via di mezzo, o anche di un quarto… :-)
    ciao
    c

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