1932 – 2012 Ho tanta di architettura …

La nuova sede della R. Scuola d’Architettura sorge nella parte alta
della Valle Giulia, in prossimità del palazzo della Scuola Britannica
d’Archeologia e d’Arte. L’Edificio a cui si accede dalle rampe che
partono dal piazzale dedicato al Thorwaldsen, si avanza verso la
vallata con due avancorpi che comprendono una terrazza. Nella zona
retrostante si distaccano dalla galleria che costituisce la spina
dorsale dell’edificio, l’aula magna e due aule minori a guisa di E. Due
torrette estreme contengono, l’una le scale, l’altra le latrine dei
vari piani.

La superficie occupata dall’edificio vero e proprio e di mq. 1150; e
se si aggiunge quella della terrazza anteriore (la quale copre locali
semisotterranei destinati a gabinetti ed a magazzini), si ha una
superficie totale costruita di mq. 1400. La giacitura scoscesa del
terreno su cui la fabbrica è costruita fa sì che il piano inferiore sia
in parte sotterraneo, in parte fuori terra, e che il piano terreno si
trovi a circa m. 5,00 più alto del livello a cui comincia la scalea
anteriore, a m. 2 più di quello della terrazza. Ed a questa varia
conformazione altimetrica, come anche a quella planimetrica così
movimentata, si adatta la distribuzione e la utilizzazione degli
ambienti. Questi comprendono essenzialmente: 5 grandissime aule, una di
mq. 200, due di area di mq. 145, due di circa mq.110; l’aula magna di
mq. 150, quattro aule minori, una di mq, 60 e di mq. 75 le altre tre; e
locali per la biblioteca, per la direzione e l’amministrazione, per
gabinetti, ecc. Complessivamente la cubatura dell’edificio e di circa
mc. 16.000. L’aspetto esterno dell’edificio è della massima semplicità;
che l’effetto e affidato al giuoco delle masse ed al colore, al taglio
e proporzione dei vuoti, specialmente dei finestroni ampi e fitti, ed
alla continuità delle superfici lisce e piane del travertino.

La parte architettonica dell’edificio e dovuta al Prof. Arch. Enrico
Del Debbio; ma in tutte le fasi precedenti alla costruzione, nello
studio della pianta, nella determinazione dei particolari una
collaborazione simpaticamente cordiale tra i professori e gli
assistenti della Scuola e intervenuta, sì che può dirsi che per molte
parti l’opera sia collettiva.

Redazionale in
“Architettura” a.XI fascicolo XII 1932 p.709

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“5 stelle post-artdesign” …

ELDORARO commented on DA “VETRO E METALLO” … A “FORMA E MEMORIA” …

“Schedina critica scritta dopo parca colazione e una mezza birra a Peroni mentre leggo i risultati elettorali amministrativi in Italia e vedo in contemporanea questa interessante sedia comica Archiwatch, …. molto tempestiva e tempestata, movimentista e movimentata paesana quanto basta (e avanza) a 5 stelle post-artdesign …

… fatta “solo per sorridere”, sta scritto … ma direi anche per sfottere, per desacralizzare (con ritardo) il design d’autore che fu, … per piacere e compiacersi della ri-trovata sedia da buttare, … rei ’mpagliata anche per necessità di riclico, … di conservazione di memoria ‘900 a forza, … per i tempi duri che vottano e spingono a stringere la cinta e la molla delle mutande del design che fu. Una prece.

In questo senso forse è comica sedia di pro-testa (e capa sua) del vincitore M5S, (Movimento a 5 Stelle, … anzi facciamo 6 Stelle, facciamo vedere che ad Archiwatch abbondiamo e non bidoniamo: adbondandis adbondandum, … architetturandis architetturandum), … tra il Totò di ieri e il Grillo per la testa d’oggi, …

…. design modificato ad hoc (signo vincesso) verso l’artigianato paziente che attende … esempio di kitsch controllato necessario, .. fatto su misura di culo di signora che s’ignora … oggetto mixato per difficile do-mani e piedi d’Italia. La ditta non ha succursali e pepe….

Speriamo … ma ora basta pazziare, …. vado, evado … saluti e baci,”

Eldorado express

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SCOMODAMENTE … E’ IL BELLO …

sergio 43 commented on A PRESCINDERE …

“Queste due poltrone le conosco, una molto bene essendo ancora in famiglia, l’altra soltanto vista sui libri prima che, per la prima e unica volta, mi ci sedessi sopra. Della prima ho il vivo ricordo di quando, sdraiato comodamente su uno dei braccioli, il braccio intorno al collo di mio padre, lo ascoltavo mentre, battendo il palmo della mano sull’altro bracciolo a mo’ di tamburo, cantava per mio divertimento nenie arabe che aveva appreso negli anni giovanili trascorsi, prima dell’ultima guerra, in Somalia. Adesso ci faccio delle altrettanto comode pennichelle pomeridiane, le gambe allungate sul puff. L’altra invece l’incontrai quando una società cinematografica che aveva fornito fino ad allora tutto l’occorrente, mobili, soprammobili, armi bianche e non, ecc. ecc. ecc., agli scenografi e arredatori di Cinecittà, aveva deciso di chiudere l’attività mettendo all’asta la messe enorme dei suoi magazzini. Ci andai incuriosito e….,avete presente la grotta di AliBabà? Nei vasti spazi c’era di tutto! Dall’elmo dei legionari agli archibugi, dalla sedia curule alla credenza fiorentina, dalle alabarde ai lampadari, riconobbi pure un centro-tavola in ceramica bianca che avevo visto in un film di Totò dato qualche tempo prima in televisione ma la signora con cui entrai in gara ne aveva più desiderio di me. Medioevo, mobili veneziani, modernariato, Art Decò, una lounge-chair lecorbuseriana e una “sedia rossa e blu”. Oh! “Proviamola finalmente!”, mi dissi. Ergonomia allo stato puro! Seduta, schienale e braccioli di giusta inclinazione. Nessuna polverosa imbottitura e semplici tavole da ripassare con uno straccio! Innocenti colori come quelli dei legnetti per le costruzioni dei bambini. Sì, vabbè! Ma, dopo il primo desiderio, la domanda: “Dove la mettevo? Magari avessi avuto una terrazza o un porticato!”. L’unico difetto era quello: Sedia o scultura? Ma per il resto il “sedervi era una gioia”!”

…………………..

attenzione … caro Sergio …

la “poltrona” di sinistra non è la … tua … la mia … la sua … comoda poltrona che sta in salotto da sempre con qualche molla rotta e la stoffa lisa per lo sfrego …

ma è la mitica “POMONA” che “sembra” una poltrona ma ne evoca soltanto la FORMA & la MEMORIA …

per il resto è, semplicemente, un legnoso, monumentale, strumento di tortura …

anch’essa …

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Dal lamellare alla decagonale …

“Caro Prof. Giorgio Muratore,
Dal lamellare al decagonale, tra binari e catenarie: elettrologia applicata
alla architettura.
Distinti saluti”
Stefano Salomoni

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LA GRANDE ROMA DEMOCRISTIANA … SòLE … RUDERI E MIGNOTTE …

Gronchi rosa

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LA VILLA SUR TETTO … PE’ GODESSE ‘R PANORAMA …

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L’ORENDO FASCISTONE …

Biz commented on A Via Paisiello …“ … nell’urlo di una Thunderbird ferita …” …

“Per non essere troppo fuori tema, sempre dall’archivio luce, qualcosa su quel fascistone di Moretti.

Pure con Gronchi ci sapeva fare.”

Architettura italiana – Portale Luce Camera – Archivioluce

 

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DAR LITTORIO AR TERITORIO …

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Arrivo a Formia …

“Caro professore,
arrivata a Formia ho trovato la fontana a terra!!!

grazie a lei e a Giovanni avevo imparato ad apprezzarla.

Saluti”

Lucia

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DA AL CAPONE A RITA PAVONE …

sergio 43 commented on INCONTRI … SCONTRI … DIALOGHI … CONFRONTI … DIBATTITI … SCAZZI …

“Caro Prof, io in quello studio ci ho lavorato diversi anni, tra la fine di corso all’Università, dopo il ’68, e subito dopo. Seduto al mio tavolo potevo vedere, proprio di fronte, la palazzina in questione (come ben dici era una “esperienza estetica indimenticabile” (adesso il cinismo indotto dai nostri squallidi tempi ci impedirebbe di usare tale linguaggio, vero?) guardarla da quella finestra da capo a piedi, piedi robusti e solidi, fronte specchiante le Mura Aureliane e struttura che emergeva verso il cielo tra quelle ville aeree che mi facevano invidiare l’opposta esperienza estetica di chi poteva guardare al contrario il mondo da lassù, da quelle “Case sulla Cascata” del verde dei pini di Villa Borghese e sui tetti di Roma sottostante). Dalla finestra opposta invece potevo, traguardando la cesura delle Mura, rimirare Villa Marignoli che in quegli anni veniva trasformandosi in residence. Solo una cosa mi lasciava perplesso. Mentre, nei momenti di ozio e di stanca, mi veniva facile e naturale scarabocchiare, su un angolo della carta che proteggeva il tavolo da disegno, Villa Marignoli, il suo tetto a punta, i dettagli delle finestre, arricchendo ogni volta lo scarabocchio con nuovi particolari che l’occhio notava, mi era, più che difficile, privo di soddisfacente qualità, se non nella ricerca delle fughe, disegnare a mano la più vicina costruzione. La soddisfazione di questa era di guardarla, mentre la soddisfazione dell’altra su Corso Italia era disegnarla. Non ho mai avuto il tempo ed eccessivo interesse, per chiarirmi l’arcano. Ho soltanto apprezzato, da semplice osservatore, la soddisfazione che mi dava l’architettura migliore quando potevo coglierne da un lato le nuove moderne ragioni razionali e dall’altro la pittoresca rappresentabilità del suo passato. Per questo non capisco il manicheismo di chi vuole tagliare perfettamente in due la storia, disprezzandosi l’un l’altro. A volte mi pare che tanta virulenza nasca da un conflitto che non nego assolutamente possa essere lo scontro di profonde e sincere convinzioni ma anche, allo stesso tempo, di difesa degli interessi della propria scuola e della propria vita professionale.”

………………

e poiché tutto si tiene …

non dimentichiamoci che sul lotto dove sorgerà …

la storica palazzina-finto-soprelevata dei fratelli Passarelli …

un tempo c’era l’autosalone dei f.lli Bornigia …

quelli delle automobili sportive e di lusso …

delle fuoriserie … “americane”  …

che proprio in quegli anni …

a due passi da lì, dopo piazza “quadrata” …

inventeranno il Piper …

nell’interrato di una bella palazzina di Ugo Luccichenti …

prospiciente l’arcone d’ingresso al quartiere Coppedè …

e che dialoga per via di cornicione col martufone …

dopo i nostalgici decadenti alla Al Capone …

le ragazzine ye-ye … alla Pavone …

anche i locali notturni fanno la storia di una città …

Bornigia, povera e’ la notte …

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