OGNI VORTA CHE TE RIVEDO ME’NCAZZO …

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MAXXI … RECCHIA …

Maxxi, arriva il commissario sarà Antonia Pasqua Recchia

 Al Maxxi arriva commissario, Antonia Pasqua Recchia

Antonia Pasqua Recchia

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TRA UGO E GINO … entente cordiale …

Piper Club

I 40 anni del Piper

povera e’ la notte

 

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EMILIO GARRONI … AUTORITRATTO … FILOSOFICO …

“Con questa curiosità Estetica forse raccapricciante ho contratto più di
un debito in molti sensi.
Un saluto,”
Giancarlo Galassi :G

Da «Per leggere l’Autoritratto di Emilio Garroni»
di Alberto Olivetti

L’Autoritratto ad olio su tela dipinto da Emilio Garroni fra il 1983
e il 1984 si articola in tredici comparti a costituire un polittico
quadrato che misura ai lati centoquindici centimetri. Un gioco di
cesure in continuità a separare, a resecare, ad amputare condotto con
asettica fermezza a cominciare dalla dissezione autoptica dei connotati
del proprio volto.

Galleggia sbarrato l’occhio destro nello spirito che conserva le pere
in un alberello di vetrone.

Il sinistro scruta, al fiore dello sciroppo, nella trasparenza vitrea
di un vaso da farmacia, tra le immerse albicocche.

Adagiato su un tessuto di grezzo cotone, l’orecchio destro si
appoggia a due volumi, la Critica del giudizio tradotta da Alfredo
Gargiulo per i Classici della filosofia moderna di Laterza e la Kritik
der Urteilskraft, per la cura di Wilhelm Weischedel, ottavo tomo dei
Werke in Zehn Banden della Wissensschaftliche Buchgesellschaft di
Darmstadt.

In altro comparto, sulla medesima stoffa, giace l’orecchio sinistro,
il lobo infilato a una collana di vaghi turchesi e corallini.

Nel pannello centrale, sulla tovaglia, visibili le pieghe della
stiratura, sta un piattino da caffè sbreccato che nelle distrazioni del
dopopranzo non è stato sparecchiato con le altre stoviglie. È possibile
ora, forse non visti, deporvi il naso.

La bocca, intatte le labbra dischiuse, la cute lacerata, è di là, in
bagno, sul bordo di marmo del lavandino. Perché è in casa che la
vicenda si svolge. Autoritratto in un interno: «intanto vivrà così, in
questa casa, senza mutare di posto un solo oggetto…stare come un
oggetto senza nessunissima voglia di giustificarsi agli occhi degli
altri». «Questa casa estranea che abitiamo…ci appare immediatamente
familiare. È il luogo estraneo della nostra familiarità».

Ecco lo studio, illuminato dalla finestra con la tapparella alzata e,
quando il sole è calato, dalla lampada a braccio smaltata di rosso
disegnata da Jacobsen per la Naska-Loris. In un angolo della
scaffalatura la costola gialla d’un volume della Biblioteca di cultura
filosofica di Einaudi, La struttura del testo poetico di Jurij M.
Lotman e Temps et récit di Paul Ricoeur.

In altra stanza, come in uno stemma innalzato a mezz’aria, la mano
destra mozza preme la valvola del flacone d’un insetticida di largo
uso. La sua sperimentata efficacia non preoccupa la nera blatta che
attraversa il pavimento azzurro. È «la sua decisione di sparire» che fa
reclinare il capo a Samsa: «e dalle narici uscì l’ultimo, tenue
respiro».

Intanto la tronca mano sinistra s’afferra al piano d’un tavolo di
legno. Vi sono appoggiati in bilico, sul bordo, Lei di Henry Rider
Haggard e l’album illustrato La misteriosa fiamma della Regina Loana.
Loana si intravede bellissima, la chioma bionda raccolta da un nastro
di porpora piumato, un velo leggero le copre la bocca e una coppa
ricamata d’oro il seno.  […]

……………………….

“Raccapricciante”? …

per essere brutto … è brutto … anzi fa alquanto schifo, …

ma si sa … sarebbe un giudizio … puramente “estetico” …

quindi … privo di senso …

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1932 – 2012 Ho tanta di architettura …

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BAUHAUS … “SOLO FORMALISMO MODERNO … ABBASTANZA DELUDENTE” …

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WALTER DA PALMA …

Walter Gropius intervistato da Emilio Garroni (1961 …

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“Tetto verde” … d’annata …

Biz commented on A Via Paisiello …“ … nell’urlo di una Thunderbird ferita …” …

Scusate, fuori tema. Visto che qui c’è qualcuno con più esperienza e memoria di me, non è che c’è chi sa qualcosa di più dell’edificio della Fabbri editore a Milano, e in particolare il “tetto verde”, che compare nelle prime inquadrature di questo cinegiornale?

Susanna Agnelli, accompagnata dal direttore generale …

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1932 – 2012 Ho tanta di architettura …

La nuova sede della R. Scuola d’Architettura sorge nella parte alta
della Valle Giulia, in prossimità del palazzo della Scuola Britannica
d’Archeologia e d’Arte. L’Edificio a cui si accede dalle rampe che
partono dal piazzale dedicato al Thorwaldsen, si avanza verso la
vallata con due avancorpi che comprendono una terrazza. Nella zona
retrostante si distaccano dalla galleria che costituisce la spina
dorsale dell’edificio, l’aula magna e due aule minori a guisa di E. Due
torrette estreme contengono, l’una le scale, l’altra le latrine dei
vari piani.

La superficie occupata dall’edificio vero e proprio e di mq. 1150; e
se si aggiunge quella della terrazza anteriore (la quale copre locali
semisotterranei destinati a gabinetti ed a magazzini), si ha una
superficie totale costruita di mq. 1400. La giacitura scoscesa del
terreno su cui la fabbrica è costruita fa sì che il piano inferiore sia
in parte sotterraneo, in parte fuori terra, e che il piano terreno si
trovi a circa m. 5,00 più alto del livello a cui comincia la scalea
anteriore, a m. 2 più di quello della terrazza. Ed a questa varia
conformazione altimetrica, come anche a quella planimetrica così
movimentata, si adatta la distribuzione e la utilizzazione degli
ambienti. Questi comprendono essenzialmente: 5 grandissime aule, una di
mq. 200, due di area di mq. 145, due di circa mq.110; l’aula magna di
mq. 150, quattro aule minori, una di mq, 60 e di mq. 75 le altre tre; e
locali per la biblioteca, per la direzione e l’amministrazione, per
gabinetti, ecc. Complessivamente la cubatura dell’edificio e di circa
mc. 16.000. L’aspetto esterno dell’edificio è della massima semplicità;
che l’effetto e affidato al giuoco delle masse ed al colore, al taglio
e proporzione dei vuoti, specialmente dei finestroni ampi e fitti, ed
alla continuità delle superfici lisce e piane del travertino.

La parte architettonica dell’edificio e dovuta al Prof. Arch. Enrico
Del Debbio; ma in tutte le fasi precedenti alla costruzione, nello
studio della pianta, nella determinazione dei particolari una
collaborazione simpaticamente cordiale tra i professori e gli
assistenti della Scuola e intervenuta, sì che può dirsi che per molte
parti l’opera sia collettiva.

Redazionale in
“Architettura” a.XI fascicolo XII 1932 p.709

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“5 stelle post-artdesign” …

ELDORARO commented on DA “VETRO E METALLO” … A “FORMA E MEMORIA” …

“Schedina critica scritta dopo parca colazione e una mezza birra a Peroni mentre leggo i risultati elettorali amministrativi in Italia e vedo in contemporanea questa interessante sedia comica Archiwatch, …. molto tempestiva e tempestata, movimentista e movimentata paesana quanto basta (e avanza) a 5 stelle post-artdesign …

… fatta “solo per sorridere”, sta scritto … ma direi anche per sfottere, per desacralizzare (con ritardo) il design d’autore che fu, … per piacere e compiacersi della ri-trovata sedia da buttare, … rei ’mpagliata anche per necessità di riclico, … di conservazione di memoria ‘900 a forza, … per i tempi duri che vottano e spingono a stringere la cinta e la molla delle mutande del design che fu. Una prece.

In questo senso forse è comica sedia di pro-testa (e capa sua) del vincitore M5S, (Movimento a 5 Stelle, … anzi facciamo 6 Stelle, facciamo vedere che ad Archiwatch abbondiamo e non bidoniamo: adbondandis adbondandum, … architetturandis architetturandum), … tra il Totò di ieri e il Grillo per la testa d’oggi, …

…. design modificato ad hoc (signo vincesso) verso l’artigianato paziente che attende … esempio di kitsch controllato necessario, .. fatto su misura di culo di signora che s’ignora … oggetto mixato per difficile do-mani e piedi d’Italia. La ditta non ha succursali e pepe….

Speriamo … ma ora basta pazziare, …. vado, evado … saluti e baci,”

Eldorado express

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