Tiburtina, il nuovo hub è già vecchio / Foto
Slalom tra i disagi, muffa e scale mobili rotte
Tiburtina, il nuovo hub è già vecchio / Foto
Slalom tra i disagi, muffa e scale mobili rotte
picchio commented on Parallelismi …
“Non sono un architetto, dottor mazzola, solo un anziano pensionato del MAE appassionato di “arte” che, per diletto, segue qualche volta il blog del professor Muratore- segnalatomi da mio nipote (architetto)- in cui ho ritrovato, quando scrive, l’entusiasmo e la competenza con cui lo stesso, ora professore, tanti anni fa (35?) mi/ci guidò in una visita ” esemplare” intorno l’edificio postale dell’architetto Ridolfi a piazza Bologna.
Dimenticavo: abito nei mesi invernali, con mia moglie ed un cane, a largo Magna Grecia 13 e in quelli estivi, nella medesima formazione più nipoti, a Santa Marinella in un bell’edificio realizzato dall’architetto Lambertucci in cui, da sempre, mi trovo benissimo e che, più volte, è stato visitato da studenti di architettura negli anni passati… Da un po’ non si vede nessuno. Forse perché il progettista si è scoperto essere stato un docente indecente? a me è sempre parso, avendolo frequentato un po’ quando ero in Italia una persona squisita e colta… Ho avuto anche l’occasione di conoscere Riccardo Morandi e i suoi figli ( ingegneri). spesso mi parlava del suo lavoro che a lei, mi pare di capire, non piaccia.”
F. P.
…………………….
Carissimo F.P. … complimenti per la memoria … 35? … forse anche di più …
Picchio commented on Parallelismi …
“Abito in via Magna Grecia, non so il mio palazzo, io non mi sento offeso dall’edificio di Morandi.
E ‘grave dottor Mazzola?”
Giorgio de Chirico. Come nasce un’opera d’arte 1973
domanda: “Cos’è un sole mediterraneo questo?”
GdC: “Mah, spero”
d.: “Ma in molti suoi quadri c’è anche una certa ispirazione nordica”
GdC: “Ah si?”
d.: “Oppure lei pensa che ci sia questa influenza, diciamo così, greca?”
GdC: ” Mah, io non c’ho mai capito niente”
Emanuele Arteniesi commented on GUNNAR ASPLUND IN ORDINE SPARSO … post 0 …
Bello questo disegno. Sulla scia delle architetturine allegre e leggere dell’esposizione Stoccolma 1930. E’ interessante e un pò misteriosa la differenza tra il metodo compositivo precedente e questo modernismo allegramente portato alle estreme conseguenze di impalpabililità aerea. Sicuramente uno dei numi per gli italiani ma soprattutto il miglior esempio della passione reciproca tra Italia e Scandinavia nei primi trent’anni del novecento. Dal romanticismo modernista nordico degli anni giovanili sotto la guida di architetti come Ragnar Ostberg, che in seguito andrà anche a stuzzicare il giovane Moretti,
Memorie nordiche … « Archiwatch
a questa parentesi razionalista international del 1930 apparsa tra biblioteca di Stoccolma e municipio di Goteborg.
C’è un bel lotus international che illustra alcuni progetti giovanili:
Luca Ortelli, Tre progetti di Eric Gunnar Asplund, Goteborg 1917 e 1918, Stoccolma 1922, in “Lotus International” n. 61, 1989, pp. 6-23
Tra il 1937 e il 1940 Asplund costruisce a Sorunda, non lontano da
Stoccolma, Villa Stennäs (ALT132 per scrivere la aaa), una casetta per
le vacanze estive della propria famiglia. In mancanza degli odierni
amari al carciofo contro il logorio della vita moderna, negli anni ’30
c’era solo l’immersione nella natura e per questo tutti gli elementi
naturali presenti nella proprietà Asplund, scelta con grande
intelligenza, sono rispettati con una cura tale che il risultato arriva
ad apparire di quella miracolosa semplicità che fa dire ai sempliciotti
«e che ci vuole a fare una baracca così!».
Personaggi in ordine di apparizione: la grande roccia nuda, la casa e
la conifera, e già basterebbe per sentirsi in un’icona di Andrej
Rublev, ma in più c’è l’esposizione migliore alla luce del sole, la
protezione da ovest e sud-est dalle ostilità del vento, il declivio che
scende verso il mar Baltico, ecc.
Per la casa, tra tutte scelte possibili a un architetto moderno negli
anni ’30, dal piano pilotis ai balconi a sbalzo sul paesaggio, Asplund
si riduce a prendere solo le poche veramente utili e per questo
recupera e aggiorna l’architettura rurale svedese come a quei tempi
tentavano di fare molti dei suoi colleghi nel resto d’Europa con le
case contadine del proprio paese per rintracciare la sorgente di scelte
spontanee senza stile ovvero senza storia ovvero senza tempo.
E’ il sentiero la prima forma di uso di un territorio da parte
dell’uomo o, se volete, di un animale. Un sentiero è il segno
dell’adattamento dei passi a tutti gli inciampi e alle asperità del
terreno per tracciare la via più facile. Una volpe farà una strada
sicuramente differente da quella di un uomo potendosi infilare nel
sottobosco, ma per tutti e due deciderà il massimo rendimento in
termini di minor fatica, cioè scelte strettamente necessarie.
Darsi, per quanto possibile, solo questo tipo di possibilità
funzionali vuol dire tentare di adeguarsi alle regole della natura,
adeguarsi alle norme compositive di un intero universo regolato dalla
necessità e spalancato per noi tutto intorno.
Giancarlo Galassi :G
Quando alla realtà sembra si sia sostituito un reality in cui non so
più che valore dare alle cose per la sopravvalutazione narcisistica di
quello faccio; quando perfino l’ironia, ultima arma, diviene un rimedio
peggiore del male scavando più in profondità il fossato che mi separa
dal vero di cui, da sempre, sento il bisogno come il pane, l’unico
rimedio che conosco è tornare a un’architettura dove intuisco più
riuscito il dialogo con l’assolutamente significativo e siccome sono
lento e ignorante e non capisco al volo come quell’architetto abbia
fatto, non mi resta che rileggere, con calma, un’architettura in cui il
morrisiano «insieme delle modifiche e delle alterazioni operate sulla
superficie terrestre, in vista delle necessità umane» celebra , del
nostro stare al mondo per appena una quindicina di lustri, laicamente,
l’aspetto sacro.
In italiano ho solo tre libretti, di cui uno specialistico sugli
arredi, e un Controspazio di trent’anni fa (forse ci sarà modo di fare
una bibliografia ragionata ma non è tra le mie priorità), così ho
deciso di fare da me: Asplund in ordine sparso. Lo pubblico qui perché
forse i vostri commenti (ad Asplund) e insulti (a me) possono tornare
utili per rimettermi a terra.
Si parte,
Giancarlo Galassi :G