UN TERNO AL LOTTO …

“Il numero chiuso è una lotteria”

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DAL NOSTRO INVIATO ALL’ASMARA (3) …

ASMARA 2011: A REPORT … (3) …

STEFANO SALOMONI

PROCESSO ALLA “COSChettA DEI VERTICALI”

 

Sono già in piedi sui soleggiati poggi (e me ne rammarico) i seguenti edifici imputati:“Blue Building”, “Nyala Hotel”, “Ambassador Hotel”, “Garden Restaurant”, “Sicomoro”, “Saba”, “Nacfa”, “Asmara Palace” e la nuova periferia sud occidentale “Space 2000”, nientedimeno.

Immersi nella luce solida asmarina.

Tutti presenti?

Confermiamo.

Ohibò.

Ma…non si era detto che la città avrebbe dovuto essere protetta? Si vociferava addirittura di una annessione al patrimonio U.N.E.S.C.O…e voi?

U.N.F.I.A.S.C.O.: cosa ci fate qui, spavaldi?

Ambassador Hotel…dico proprio a te! Stretto e alto, ti sei messo proprio di fronte la facciata della Cattedrale, il miglior esempio di architettura neoromanica fuori dall’Italia, bla bla bla…e pensavi di cavartela con quelle finestre tipo Luis Kahn? Siamo mica al Salk Institute! Ti sei guardato intorno? Due, tre piani al massimo. Dietro di te c’è il quartiere centrale, un rompicapo di forme semiomogenee, archi ogivali, giardini, mattoni disposti nei modi più eclettici, intonaci giallini, bianchi, carta da zucchero…nel 1910 si erano messi in testa di esportare addirittura l’architettura alpina (Hamasien hotel…avranno pensato: Asmara sta a 2300 metri: uno più uno…) ma questa riflessione potrebbe tornarti utile, caro Ambassador, potresti crearti un alibi!

La vostra principale sventura è che siete ampiamente visibili,  improvvisati obelischi: non un quartiere semialto a ‘coprirvi le spalle’, non una quinta o un Sisto quinto.

Nyala Hotel: dico a te, sulla Sematat Street, già Corso Milano: le torri di controllo solitamente vengono realizzate a servizio degli aeroporti: ricordatelo (remember this) la prossima volta.

Blue Building: non nasconderti che tanto (ahimè) non puoi: in realtà sei celeste, avresti potuto fare a meno della scritta posta sull’attico…che nessuno se lo scordi…io mi chiamo ‘Blue Building’…omonimia, mezza terapia!

Tu invece, Sicomoro, il colore ti si addice: rosso…dalla vergogna, omaggio e oltraggio al decostruttivismo (ah, come ti smonterei!) e visto che gli orrori ben si accoppiano, c’è il dirimpettaio bianco Saba (sembra che la Regina sia passata di lì e con Re Salomone…Luna di miele all’Asmara, come fanno ancora i sudanesi…ecco a voi Re Menelik number one)…si badi bene: gesti scaturiti dalla stessa mano…una gomma mancava in quel frangente? Quanta strada ha compiuto lo ‘stile storto’!

Scrive Saramago nel suo “Viaggio in Portogallo”:….lo devo andare a cercare (Nasoni).

Nacfa Palace!

A quanto pare  hai avuto un ruolo di rilievo, la tua presenza è divenuta talmente offensiva da destare preoccupazione per le sorti dell’intero patrimonio architettonico asmarino. Al punto tale che è sorto ad hoc il Cultural Assets Rehabilitation Project. Ora che sei più grosso e alto del vicino Tagliero, quale nobile finalità hai raggiunto?

Asmara Palace. Sbagliato sin dal nome, che non rende certo giustizia alla città che lo ospita. Avrebbero dovuto chiamarti Dubai Palace… o …Meglio ancora: avrebbero dovuto astenersi dal costruirti…

Se dunque è appurato che le costruzioni in altezza riducono l’apporto di ossigeno al tessuto cerebrale (patologia ravvisabile in tante altre latitudini) recando danni permanenti e irreversibili al paesaggio, cosa dire del caotico sviluppo periferico sud-occidentale (case a schiera, ville, villini)? Si, proprio Lei…(Odissea nello) “Space 2000”.

Se la creazione di una nuova Asmara, intesa come sterile ripetizione dell’originale, è certamente una scelta da evitare, quali sono, a questo punto, le altre soluzioni?

Piace a chi scrive, il significato del nome ‘Asmara’ rappresentato da Eleonora Onnis: deriva da ‘Arbate Asmerà’, ovvero “misero l’accordo”, con soggetto femminile,  testimonianza dell’unione delle prime quattro centralità.

Dunque, come spiega  Sr Onnis: ”’misero l’accordo’,[…] non ‘prato germogliante’ o ‘è piovuto e tutto verdeggia’, […] neppure accettabile la traduzione di ‘bosco fiorito’, come si legge nella maggior parte dei libri ed articoli scritti intorno al 1935-38”.

A ben vedere, la stessa Asmara suggerisce una “via”, giacché non di una sola Asmara si tratta, ma di un insieme ben riuscito di tanti stili e accorgimenti urbanistici; non  “città dell’armonia” ma “città dei giusti compromessi”. Credo che molta attenzione andrà comunque riposta nei villaggi.

Ma torniamo a noi.

…perchè se c’è chi afferma che l’Opera House di Sidney rappresenta la causa di tutti gli orrori…allora, caro il mio Garden Restaurant: dove la mettiamo la tua piramide di vetro?

 UNA CAPITALE DA DOVE È POSSIBILE VEDERE IL CIELO STELLATO

……

Stefano Salomoni

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PAROLE SANTE …

Ettore Maria Mazzola commented on MATERIA DA PSICANALISTI …

“parole sacrosante Pietro … solo sull’ultimo punto mi permetto di correggerti: gli architetti dovrebbero interessarsi anche alla psicanalisi ed alla psichiatria, come diceva Vitruvio nel 1° libro, devono conoscere molte discipline, non eccellere in esse, ma conoscerle almeno per comprendere il perchè, con le loro realizzazioni, non debbano generare lavoro per gli psicologi e gli psichiatri.
Cito il maestro:

«A determinare la professionalità dell’architetto contribuiscono numerose discipline e svariate cognizioni, perché è lui a dover vagliare e approvare quanto viene prodotto dalle altre arti, questa scienza è frutto di esperienza pratica e di fondamenti teorici.
La pratica deriva da un continuo e incessante esercizio finalizzato a realizzare lo schema di un qualunque progetto, mediante l’attività manuale che plasma la materia.
La teoria invece consiste nella capacità di mostrare e spiegare dettagliatamente la realizzazione dei progetti studiati con cura e precisione nel rispetto delle proporzioni […] di conseguenza egli deve essere versato nelle lettere, abile disegnatore, esperto di geometria, conoscitore di molti fatti storici; nondimeno abbia cognizioni in campo filosofico e musicale, non sia ignaro di medicina, conosca la giurisprudenza e le leggi astronomiche […] l’architetto deve possedere una buona conoscenza storica che gli permetta di spiegare a eventuali interlocutori il significato simbolico delle decorazioni con cui egli spesso abbellisce i suoi edifici […] quindi essendo questa disciplina così vasta e ricca, per svariati e molteplici apporti culturali, non credo che uno possa da un giorno all’altro definirsi a buon diritto architetto, ma solo colui che fin dalla fanciullezza si sia addentrato per gradi in questa materia e, dotato di una buona formazione artistica in genere, sia giunto al sommo tempio dell’Architettura».

E poi ancora:

«Può sembrare forse incredibile per chi non ha esperienza, che la mente umana sia in grado di assimilare e ricordare una tale quantità di nozioni. Però ci si convincerà che ciò è possibile, rendendoci conto che tutte le branche del sapere sono in stretta relazione e tra loro collegate: la scienza nel suo complesso è infatti come un unico corpo composto di varie membra. Pertanto chi fin dalla tenera età riceve una formazione varia e articolata in ogni settore è in grado di riconoscere facilmente gli aspetti comuni e interdisciplinari fra le varie scienze e di apprenderle con notevole rapidità […] Per forza di cose un architetto non deve né può essere un grammatico alla stregua di Aristarco (di Samotracia 217-145 a.C.), non per questo però sia illetterato; né potrà essere un esperto di musica come Aristosseno (di Taranto morto intorno al IV sec. a.C.), ma nemmeno un perfetto ignorante; né un pittore al pari di Apelle, eppure dovrà saper disegnare; né uno scultore del livello di Mirone o di Policleto, avendo tuttavia delle cognizioni plastiche; né, per finire, un medico come Ippocrate, ma neppure sarà inesperto di medicina; né di eccezionale bravura nelle altre scienze, ma nemmeno un incapace […] In tutte le altre discipline vi sono molti, se non proprio tutti, argomenti di discussione comuni. Ma la perfetta realizzazione di un’opera frutto di un lavoro e di un’applicazione costanti è compito di chi si è specializzato in un settore specifico. Mi sembra dunque aver già fatto abbastanza chi possegga una conoscenza sia pure superficiale dei dati teorici fondamentali delle discipline utili in campo architettonico così da non trovarsi in difficoltà qualora occorra valutare e decidere sul loro impiego […] Quindi, poiché non a tutti indiscriminatamente, ma a pochi individui è concesso di avere un tale ingegno per dote naturale, il compito dell’architetto deve essere quello di esercitarsi in tutti i campi e, data l’enorme quantità di nozioni indispensabili, ragion vuole che egli inevitabilmente non possa raggiungere il massimo della conoscenza in ogni settore, ma si accontenti di un livello medio»

La breve lettura di questa citazione vitruviana ci aiuta dunque a comprendere che molti di quelli che ci è stato fatto credere essere i grandi maestri del Novecento, sono in realtà stati solo dei gran ciarlatani, dei cattivissimi maestri che hanno avuto solo la fortuna di trovare un terreno “culturale” fertile su cui far crescere le loro assurde convizioni di onnipotenza, a discapito della gente comune, che non ha mai compreso il senso di ciò che le si propinava, né mai potrà comprenderlo perché senso non ha mai avuto, chcchè ne dicano i sostenitori della necessità di “educare la gente al moderno e al contemporaneo”

Ciao”
Ettore

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MATERIA DA PSICANALISTI …

Pietro Pagliardini commented on: IL MAESTRO DEI MAESTRI …

“Mi sono perso una settimana almeno di Archiwatch, Stamane riprendo la consuetudine e vedo le immagini degli ultimi tre post. Che mi sono perso per rivedere queste mummie? La voglia, molto estiva probabilmente, è di non razionalizzare troppo. Poi ci ripenso e razionalizzo che non c’è da razionalizzare niente.
Viste così, con distacco, a distanza sa di roba vecchia, stantia, da naftalina. Mummie appunto. Perchè insisterci sopra? Per dividersi sul niente? Perchè di niente stiamo parlando.
Non è, non può essere, argomento all’ordine del giorno. Non hanno niente da dire alla nostra società. Non hanno niente da dire all’umanità. Non avrebbero dovuto aver niente da dire all’umanità.
Non è materia spendibile se non in un ipotetico catalogo degli errori e degli orrori da non commettere: entra in aula il docente alla prima lezione, accende il proiettore, scorrono le immagini, queste immagini.”Se volete fare gli architetti, non dovete pensare a questo e a quest’altro. Così è”. Non c’è da spiegare il perchè: una mente giovane, sana e senza pregiudizi lo capisce da sola.
C’è solo una domanda da porsi: come è stato possibile tutto ciò? Quale ubriacatura del cervello ha permesso che su questo si costruissero teorie e pratiche per così tanto tempo?
Ma questa è materia da psicanalisti e psichiatri più che da sociologi.
Gli architetti non sono, non dovrebbero essere, interessati alla psichiatria.
Saluti”
Pietro

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UN INCUBO … UNO SFREGIO … UNA VERGOGNA … UNA VIOLENZA … UN AFFARE …

 

Paolo Di Caterina sul  SOGNO DI AGOSTINO …

“Non è stato affato un sogno, purtroppo!
E’ stato un incubo che, per somma disgrazia, si è realizzato:
uno sfregio sulla forma dei campi flegrei;
una vergogna dell’architettura;
una violenza agli abitanti;
un affare per pochi ………….”

Paolo Di Caterina

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ARCHITETTURA APICALE …

Monte Bianco, le gru in vetta

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IL MAESTRO DEI MAESTRI …

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CATTIVI MAESTRI …

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ZEN … “UNA GEOMETRIA ANTI-UMANA” …

Nikos Salìngaros commented on ANVEDI CHE FICO ‘STO DISEGNO …

“Gentile Maria Stella,
“La ‘politica’ non abbia mai voluto completare lo Zen”… ma qui non c’è il problema. La geometria del progetto è già anti-umana dall’inizio. Dunque, completato o non, secondo l’architetto, o secondo un disegno astratto non fa nessuna differenza. Un disegno che comincia con le prime linee non pensati per adattare agli movimenti della gente, né alla psicologia umana, non potrebbe mai essere un successo.
Lo stesso vale con il mostruoso Corviale, che non è un progetto «valido» ma piuttosto tossico agli suoi abitanti. La manutenzione (o in questi due casi, l’impossibilità di essa) segue l’amore della gente per la geometria del costruito, e qui troviamo piuttosto l’odio. La geometria è sbagliata, inumana. La gente paga per i sogni poco realistiche degli architetti, sogni della città ideale che in pratica diventa la città morta.
Saluti cordiali,”
Nikos

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