ANVEDI CHE FICO ‘STO DISEGNO …

Maria commented on ZEN … LA “NUOVA GERUSALEMME” … e allora vacce te …

“non la penso come lei professor Mazzola credo che la ” politica” non abbia mai voluto completare lo Zen abbia scelto di lasciarlo decadere senza manutenzione proprio per farlo diventare una sorta di luogo maledetto su cui scaricare le colpe dell’emergenza sbitativa sugli architetti e salvarsi l’anima della propria inefficienza e incapacità; come ha fatto in tante altre situazioni ( a Roma a Corviale che per me e’ un progetto valido e negli interventi guidati dalla mano dell’architetto Barucci tanto per restare vicino a casa). Gregotti ( e Purini che credo quel progetto abbia “orientato”) sono parte del problema non il problema così come lo diventeranno le sue “tipologie” riparatrici se chi gliele commissionerà ( auguri) le lascerà senza manutenzione alcuna a partire dal giorno dopo la costruzione. Il punto e’ per me ,che dovremmo iniziare ad aver cura delle nostre città e dedicare alle case le attenzioni che meritano. E in questo gli architetti ci possono aiutare, ma il resto siccome riguarda la nostra vita e’ un problema che riguarda ” l’abitare ” che per essere tale deve venir prima del costruire. In questo Gregotti e soci hanno sbagliato; quando si sono detti certi di poter realizzare una città ideale parte di una città che voleva continuare a essere uguale a se stessa. Non so se questa e’ una difesa di Gregotti e Purini che non conosco ma le chiederei , professor Mazzola,di considerare queste mie considerazioni magari improprie e del tutto errate, ma non dettate da lecchinismo congenito.”

…………….

gent.ma e sconosciuta Maria …

le sue ragioni sono in larghissima parte condivisibili, ma …

nel caso specifico dello ZEN, purtroppo, …

le ragioni della calligrafia hanno abbondantemente debordato dalle ragioni del progetto …

un bel disegno non riproduce necessariamente una buona architettura …

anzi, … molto spesso avviene proprio il contrario …

ci si lascia prendere dalla mano …

un tempo poi si ricorreva a giovani indiscutibili talenti …

come nel caso di Gregotti per lo ZEN, per Firenze, per Cosenza, …

oppure in quello di Portoghesi per la Moschea romana …

oggi si usano i maghi del computer con esiti molto spesso utilmente scenografici, …

ma altrettanto distraenti …

grandi architetti come Le Corbusier o Mies, ma anche lo stesso Piacentini …

come disegnatori non erano forse un gran ché,

ma usavano il cervello che, …

anche in architettura, talvolta, non guasta …

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CELLINI IMPERATORE …

Francesco: … una gran mano …

il suo capolavoro: … la prospettiva per la Moschea di Paolo Portoghesi …

come architetto: … ancora una promessa …

come preside: una melogranitica conferma …

dal 1997 …

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DUE PONTI E MEZZO …

J.C. commented on ‘NA COSETTA SEMPLICE E LEGGERA LEGGERA …

Addio al disegno urbano .. http://poliniceweb.blogspot.it/2012/06/ponteponentepontepi.html
Polinice, martedì 5 giugno 2012

Ponteponentepontepi

 “Certe città vanno ancora seriamente discutendo degli equivoci degli architetti (per esempio della loro proposta di creare reti pedonali sopraelevate con tentacoli che conducano da un palazzo all’altro come soluzione alla congestione) ma la Città Generica semplicemente gode i benefici delle loro invenzioni: terrazze, ponti, gallerie, autostrade, imponente proliferazione degli accessori del collegamento, spesso bardati di felci e fiori come per tenere lontano il peccato originale, creando una congestione vegetale più appariscente di un film di fantascienza degli anni ’50. Le strade sono destinate esclusivamente alle auto. La gente (i pedoni) viene instradata su percorsi (come nei lunapark), su “passeggiate” che la sollevano da terra, poi la assoggettano a un repertorio di condizioni esasperate (vento, caldo, inclinazione, freddo, interno, esterno, odori, fumi) in una sequenza che è la grottesca caricatura della vita nella città storica.”[1]
 Un capoverso scritto da Koolhaas conserva sempre un importante percentuale di interesse sennonché di ambiguità. Ma forse è proprio quello che ci serviva per affrontare una tematica un po’ spinosa. I nuovi ponti di Roma.
Già la dicitura nuovi stona evidentemente, poiché i ponti da poco realizzati nella Capitale appaiono tutti vecchi. In particolar modo due di questi proprio non mi convincono.
Il primo è per forza di cose il tanto discusso Ponte della Musica. In realtà non sono mai stato un detrattore di quel ponte, anzi a livello urbanistico la ritengo un’operazione di completamento e di definizione di un piano importante che, trovando in Via Guido Reni l’asse principale di collegamento tra il Parco della Musica ed il Foro Italico, dota la città di un nuovo core culturale. E’ invece l’aspetto architettonico – ingegneristico che proprio non comprendo. Può lo studio Kit Powell – Williams Architects aver avuto come suggestione guida quella della copertura (corona di spine) dello stadio Olimpico? L’unico elemento insieme alla sede del Ministero degli Affari Esteri alla Farnesina ad aver completamente falsato e sovvertito le logiche compositive del Foro Italico. Può non aver minimante inteso il rapporto con il vicino ponte di Fasolo? Capolavoro inarrivabile. E ancora, perché negare una prospettiva di grande interesse, quella appunto da Via Guido Reni al Foro e viceversa, piegando fortemente l’impalcato e ostruendo così la vista tra le due sponde, problema che naturalmente deriva da una scelta tecnologica infelice, quella del ponte ad archi ribassati , priva di senso in quel determinato contesto. In definitiva, senza considerare l’indecisione riguardo il traffico carrabile che tuttora tormenta quest’opera e l’inadeguatezza della porzione di città prospiciente la riva ovest del ponte, problemi che esulano dalle competenze dei progettisti, questo “oggetto” risulta discutibile di suo.
L’altra opera che suscita in me un forte disagio è il Ponte Cavalcaferrovia Ostiense, una via di collegamento tra Via Ostiense e la Circonvallazione Ostiense, sovra passante le linee ferroviarie della metro B e della ferrovia Roma – Ostia Lido. Giorni fa un aitante studente di ingegneria, a cui offrirò la penna per controbattere (considerando che ho un grande rispetto per i bravi ingegneri, ma ahimè ce ne saranno anche di stupidi), si rallegrava di come questo ponte fosse la perfetta rappresentazione del diagramma del momento. Da ottuso studente di architettura mi sono recentemente approssimato all’opera e la cosa che più mi ha sbalordito è la gratuità con cui questo ponte si esibisce, ovvero è un perfetto fuori scala totalmente arbitrario, che visto da Via Ostiense sembra soverchiare gli edifici limitrofi, incurante di quel disegno urbano sempre più in via d’estinzione. Trovo quindi discutibile anche questo lavoro, opera di Francesco del Tosto.
Prima di chiudere, lasciando a voi il giudizio sul Ponte della Scienza, di APsT ARCHITETTURA, situato sul lungotevere Gassman, a pochi passi dai meravigliosi gazometri, vorrei segnalare una piccola opera degna di nota, che risale a una decina di anni fa. Sto parlando della passerella pedonale in Via degli Annibaldi, frutto di un concorso bandito dal Comune di Roma e vinto da Insula con Cellini e Brancaleoni che prevedeva la realizzazione di tre passerelle pedonali lungo gli itinerari archeologici. Questa delle tre è l’unica ad essere stata realizzata ed è diventata con il tempo e nella sua apparente inutilità un piccolo punto di riferimento per i cittadini. Non lo considero un capolavoro, la considero buona architettura e penso che sia già qualcosa di molto, molto raro.
“Le stazioni si dispiegano come farfalle d’acciaio, gli aeroporti scintillano come ciclopiche gocce di rugiada, i ponti uniscono sponde spesso trascurabili come versioni grottescamente ingigantite di un’arpa. A ogni ruscello il suo Calatrava.”[2]
Jacopo Costanzo
perfettamente d’accordo con J.C. …
ma la pleonastica paserella celliniana …
ancorché abbastanza decente …
sarebbe anche “provvisoria” …
quindi …
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DAL NOSTRO INVIATO ALL’ASMARA (2) …

  ASMARA 2011: A REPORT … (2)

STEFANO SALOMONI

VIETATO SALIRE CON VETTURA IN MOVIMENTO

 

I jumbo-bus arancioni e grigi sono quelli ceduti, anni or sono, dal comune italiano tal-de-tali (sempre i soliti: con un cuore tantaccussì)…cosa importa il nome del donatore… bisognava-far-quadrare-i-conti; i tachimetri segnavano qualche decina di milioni di chilometri e poi la storia delle classi Euro 1-2-3-4-27…insomma, per-stare-al-passo-con-i-tempi-e-rinnovare-il-parco-vetture…si invia qualcosa che ancora funziona al seguente indirizzo:

To: Paese-Amico

In questo modo il punto di vista si ingentilisce (‘Ottica Bini’, vende anche calzature): trattasi di un recapito, non di una condizione.

 

Su questi bus, si leggono a fatica certe insegne: ‘C.m.ne di Mil..o’, oppure ‘Cit.à di Tor..o’ (Toronto?).

Un giorno, mentre percorrevo a piedi Tegadelti St (quella che porta a                 S. Antonio, al distributore dell’Agip con i cerchi e poi ancora, fino a Dekemhare, buon viaggio), di ritorno dal mio corso di inglese (English school), vidi tutto d’un tratto un bus…recante bene in vista sulla ‘prua’, la seguente destinazione:  “|S|A|N| |P|I|E|T|R|O|”. Sotto, una sigla altrettanto famigliare, una essepiquerre. Chissà da quale parte di mondo proveniva, quel gioiellino d’importazione…

A proposito di ‘sviluppo’: questi jumbo sviluppano un chilo di piombo ogni cento metri, così, se ci passi vicino e hai il privilegio di essere un cittadino del Bel Paese, quel fumo nero ti ricorda nitidamente (è un eufemismo) la provenienza del mezzo…Nebbia Padana D.O.C..

Ma è pur sempre noto che se il cavallo è Donato, non devi andare a guardargli il tubo di scappamento (in tigrino: ‘tubbo scappamento’).

Sempre in tema di equini&inquinamento: in prossimità del centro, lungo le principali arterie stradali, sono ben evidenti i cartelli di divieto di circolazione, sorta di zona a traffico limitato. Divieto ai carri e alle biciclette!

Fatta salva la questione dello sviluppo, diversa appare la faccenda degli autobus rossi: non sono jumbo, sono sempre presenti, sempre pieni, questi mercedesdobrasil; si sale da dietro, si paga 1 Nakfa al bigliettaio (conductor) e si scende quasi sempre quattro fermate (bus stop) dopo quella desiderata, il tempo necessario per raggiungere la porta di uscita (exit) posta a fianco del conducente (bus man).

 

V: Sorry, this bus stop after Fiat Tagliero?

A: Ah, lei è italiano! Come va? Anche io parlo italiano. Dove deve scendere?

V: Vicino alla vecchia fabbrica del silicone, grazie.

 

Molte fermate sono dotate di una o due cappottine…le avesse viste Rutelli al tempo…

Esiste inoltre un efficiente servizio di taxi e linee di mini-autobus pubblici.

In questo modo, Asmara (e poche altre capitali africane), è in grado di assicurare un buon sistema di trasporto pubblico urbano e suburbano.

 

Una proposta. La linea ferroviaria Asmara-Massawa (che in realtà passava anche per Cheren), è ancora funzionante, almeno fino a Nefasit. Ricostruita dopo la guerra con l’Etiopia, questa linea può vantare viste mozzafiato, una infrastruttura davvero straordinaria (esisteva anche una teleferica=cableway).

In questa circostanza, mi interessa sottolineare l’esistenza di alcuni chilometri di linea ferrovia nella zona orientale di Asmara (sotto Gheza Banda), usati un tempo per il trasporto delle merci. Attualmente questa diramazione risulta soppressa, è visibile solo in alcuni tratti, in parte coperta dall’asfalto. I binari in funzione partono dalla stazione in direzione del mare.

Sarebbe interessante riuscire a valutare il ripristino del tratto orientale, tentando di trovare le condizioni per la realizzazione di una linea ferroviaria urbana elettrificata, superficiale, seppur embrionale.

 

 

 

(COSÌ, QUANDO TORNERÒ IN ITALIA POTRÒ LEGGERE

‘LEARNING FROM LAS VEGAS’ IN LINGUA ORIGINALE)

RELEARNING FROM ASMARA

 

Gli italiani si difendono bene qui… sempre per-stare-al-passo-con-i-tempi…con la più grande industria tessile (textile) di Asmara…DOLCE VITA Italian LifeStyle…ma tutti ancora si ricordano di BARATTOLO…e il signor BARATTOLO di qua e il signor BARATTOLO di là…c’era tanto lavoro da BARATTOLLO e si guadagnava bene dal signor BARATTOLLO…insomma, un mito…

C’era anche la controparte femminile: la Signora MELOTTI (fabbrica della birra, niente male)…e la Signora MELOTTI di qua…e la Signora MELOTTI di la…il marito…LL’INGGEggnere MELOTTI…

 

DIVIETO DI AFFISSIONE AI SENSI DEL C.P… (visti sulla recinzione della Cattedrale; dentro la Cattedrale, è affissa una lapide con i nomi dei benefattori…compreso tale Benito Mussolini).

Lungo le arterie principali che da Asmara si dipartono verso le altre città, è possibile osservare un blando alternarsi di  pannelli pubblicitari che da vicino somigliano alle lavagne delle scuole dell’obbligo.

Si reclamizzano: Coca Cola locale, Vendita di bombole del gas  (con tanto di bombola installata sul cartellone), tende antizanzare per camere da letto, condom con il profilo di due amanti che si stringono le mani sotto il sole californiano.

In città, sono rari i manifesti, anche se recentemente sono stati montati dei nuovi tabelloni che sovrastano alcuni edifici in molte parti della città: “I’m Eritrean, I’m proud”…(uno di questi ha preso il posto della vecchia insegna ‘Alitalia’ sopra Palazzo Falletta).

 

Ok, il mio inglese è quello che è.

Prendo il 20 rosso fuoco…Sorry, this bus…

yekanyeley…grazie…

e via oltre.

(S.S. continua.2)

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MAXXI PUBBLICITA’ INCAUTA …

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ECOMAXXI … MANCO ALLA FIERA DE ROMA …

MAXXI, ecco le eco-case “Le regaliamo all’Emilia”

 Eco-Luoghi, case sostenibili in mostra

 

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ZEN … LA “NUOVA GERUSALEMME” … e allora vacce te …

Ettore Maria Mazzola commented on NULLA RESTERA’ …

“è assurdo che ci sia ancora qualcuno che tenti di difendere questo personaggio nonostante l’evidenza dei fatti. La sua intervista a “Le Iene” è stata l’apertura del vaso di Pandora.
Essendomi dovuto interessare del progetto di rigenerazione urbana dello ZEN di Palermo, ho ascoltato attentamente, e menzionato più volte questa intervista che, per essere compresa fino in fondo, va preceduta dal fatto che Gregotti (a suo dire e come documentato dai suoi più sfrenati difensori, Giancarlo De Carlo e Andrea Sciascia in primis) pianificò lo ZEN per realizzare l’ideale della “Nuova Gerusalemme”. Per far capire a chi non sa di cosa si tratti, e per non sembrare ideologico, preferisco citare ciò che scrive Sciascia in “Tra le Modernità dell’Architettura – La Questione dello ZEN 2 di Palermo” (L’Epos Edizioni, Palermo 2003):
«il loro ultimo fine (degli architetti n.d.r.) era di materializzare l’idea che la città storica, espressione delle classi sociali che avevano dominato e oppresso la società umana, doveva essere abbandonata ai suoi fondatori, mentre alle classi sociali popolari in ascensione sarebbero stati destinati i nuovi quartieri costruiti in periferia che, aggregandosi, avrebbero finito col generare la Nuova Gerusalemme: la città della società senza classi, libera, giusta e fraterna».

Nonostante le premesse fasulle ed ideologiche, davanti alla domanda posta da Lucci “perché se dice che è tanto riuscito e bello non ci va lei a vivere allo ZEN” Gregotti ha risposto “che c’entra io faccio l’architetto, non faccio il proletario!”

VERGOGNA!!! A chi continua a scaricare altrove le responsabilità, e/o a criticare i giornalisti che finalmente iniziano a dire le cose come realmente sono, dico di smetterla di difendere l’indifendibile. Certi architetti andrebbero condannati a vivere nei luoghi che, dall’alto della loro presunzione, hanno realizzato!

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NULLA RESTERA’ …

MAURO commented on VITTORIO CONTRO-TENDENZA …

“Contenuti a parte, davvero scritto male, in un “pessimo” italiano.
Forse, l’articolo è stato scritto in francese e tradotto male…….i soliti giornalisti……
MAURO

Le Iene – LUCCI: L’architettura dello ZEN – Video Mediaset

Secondro l’architetto Gregotti lo zen è un bel quartiere.

 http://www.facebook.com/r.php?fbpage_id=121315614607376&r=111

non credo proprio che l’oscurità del testo pubblicato sul “Corriere” …

derivi da una sua cattiva traduzione …

purtroppo, l’italiano dell’onnipotente Vittorio zoppica da sempre …

fin da quando collaborava a MARCA3 …

ed era la disperazione della redazione …

poi ha continuato a scrivere … chissà mai perché …

divenendo uno dei più inutili e prolifici poligrafi di architettura del nostro paese …

purtroppo molti altri lo hanno imitato in questa patologica “tendenza” italiota …

avete mai letto questi libri? …

avete fatto male …

potevate farvi una passeggiata in periferia …

e avreste imparato molto di più …

comunque, lo ZEN resta una vera puttanata …

e le altre opere del Maestro non sono certo migliori …

ma nulla di tanta boria …

resterà, comunque, nella storia …

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VITTORIO CONTRO-TENDENZA …

per Vittorio Gregotti …

La Tendenza non fa architettura

e non ha nemmeno tutti i torti …

ma poi la fortuna, anche postuma, di Aldo …

je rode da morì …

poro Vitto’ …

nun te la prenne …

che nu’ è mai troppo tardi …

d’artonne …

che ce voi fa’ …

campioni …

se nasce …

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CIOCCOLATO SUL TRATTURO …

ELDORADO commented on:

“La bella Architettura è un atto di civiltà” … “ogni costruzione brutta … è un insulto” …

“Avendo deciso di abbandonare il passato, in quanto irrilevante, sono andati perduti o distrutti elementi di valore incalcolabile”, leggo rapido dopopranzo dal post di Mazzola.
In Campania ogni fine settimana c’è un convegno su questo tema della “perdita”. Talvolta completi di mostre d’architettura sub specie rurale. Una cosa frugale, tra osso e polpa. Che bello, che ballo!
Particolarmente gradito e riuscito quello della scorsa settimana, nell’alta Irpinia. Nella famosa abbazia del Goleto a Sant’angelo dei Lombardi. Titolo: “Recupera / Riabita – Salviamo i piccoli borghi dell’Appennino”, animato da Angelo Verderosa, architetto-salvatore.
Due giorni che poi, all’impronta, sono stati “arrotondati” a tre. Nel senso che … che il convegno vero e proprio (per me) è solo un’occasione di percorrenza fine settimana del territorio locale terremotato. Nonché di incontri a sorpresa con pietre, facce, performance, detti e contraddetti imprevisti.
Cioè di suoni e stati d’animo del passato “a perdere” che aspettano di farsi parola scritta mia. O si sono già fatti per me espressione di senso comune e benecomunale.
Come la voce popolare di tal Spiniello (un cognome, un programma) che cogita medita-bond post/irpino così: “Quel che avviene alla fine conviene” …; “Quel che è avvenuto è poi convenuto” …; “Ogni intoppamiento diventa giovamento”, … che, altrimenti detto, è il napoletano: “Storta va, ditta viene”, bel titolo per un libro d’architettura, o almeno un articolo. O no?
Parole, parole, tante parole. Un’alluvione di belle parole su questi “paesi-presepe” terremotati da dentro il 23 novembre 1980. Poi spesso restaurati, ma poi non abitati: non ci sono le condizioni di permanenza di quel passato. ‘O passato è passato! I generosi piani hanno recuperato i pieni architettonici dei borghi (spesso di proprietà pubblica) ma poi si son dimostrati pieni-vuoti per una conveniente gestione e per attrarre investimenti.
Il mitico “albergo diffuso” è la proposta più gettonata e forse abusata, ma son rimaste parole, parole e … e perciò se un malcapitato relatore capita verso la fine del convegno deve usare qualche astuto stratagemma per farsi sentire. Come ha fatto Mario Marciano, un abile comunicatore della TP pubblicitari professionisti. Questi ha (quasi) rinunciato alla parola e (performativo) ha aperto sorridente un boccaccetto di vetro contenente dei misteriosi dolcetti. Ha invitato il pubblico a prenderli, ad assaggiarli … e così ha girato tra le file delle sedie: i convegnisti sono passati dall’orecchio e dall’occhio all’apprendimento orale. E via bocca hanno capito all’istante il valore di gustare piccole storie vere d’impresa d’Irpinia mixata d’oggi. No al Mulino bianco, no alla nostalgia. No alle “cartoline dai morti”. Post dai vivi. ‘O passato nun è passato, è futuro!
La storia nel boccaccetto è questa: alcuni giovani post/irpini si trasferiscono a Torino. Non all’università ma a bottega. Imparano una cosa concreta: come fare la cioccolata piemontese doc. Tornano poi nel luogo natio e cercano di industriarsi. Di far arte applicata al luogo. Si inventano così un curioso biscotto d’Irpinia alla cioccolata: dentro il locale peperone crusco, di quelli lunghi e rossi, e sopra la cioccolata imparata a Torino.
La cosa funziona, il gusto finziona, il prodotto sperimentale ha qualche successo: si vendicchia. Ma bisogna distribuirlo meglio, far sistema …. Però la linea della post/IIrpinia pare quella: far “biscotti”, in tutti i sensi, anche quelli dell’Europa calcistica: l’Italia-cioccolata vincente sulla Germania. Col bianco di Cassano d’Irpina e il nero Balotelli di sfondamento.
A domenica, a Kiev. Storta va, ditta viene!
Saluti,”

Eldorado

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