VITTORIO CONTRO-TENDENZA …

per Vittorio Gregotti …

La Tendenza non fa architettura

e non ha nemmeno tutti i torti …

ma poi la fortuna, anche postuma, di Aldo …

je rode da morì …

poro Vitto’ …

nun te la prenne …

che nu’ è mai troppo tardi …

d’artonne …

che ce voi fa’ …

campioni …

se nasce …

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CIOCCOLATO SUL TRATTURO …

ELDORADO commented on:

“La bella Architettura è un atto di civiltà” … “ogni costruzione brutta … è un insulto” …

“Avendo deciso di abbandonare il passato, in quanto irrilevante, sono andati perduti o distrutti elementi di valore incalcolabile”, leggo rapido dopopranzo dal post di Mazzola.
In Campania ogni fine settimana c’è un convegno su questo tema della “perdita”. Talvolta completi di mostre d’architettura sub specie rurale. Una cosa frugale, tra osso e polpa. Che bello, che ballo!
Particolarmente gradito e riuscito quello della scorsa settimana, nell’alta Irpinia. Nella famosa abbazia del Goleto a Sant’angelo dei Lombardi. Titolo: “Recupera / Riabita – Salviamo i piccoli borghi dell’Appennino”, animato da Angelo Verderosa, architetto-salvatore.
Due giorni che poi, all’impronta, sono stati “arrotondati” a tre. Nel senso che … che il convegno vero e proprio (per me) è solo un’occasione di percorrenza fine settimana del territorio locale terremotato. Nonché di incontri a sorpresa con pietre, facce, performance, detti e contraddetti imprevisti.
Cioè di suoni e stati d’animo del passato “a perdere” che aspettano di farsi parola scritta mia. O si sono già fatti per me espressione di senso comune e benecomunale.
Come la voce popolare di tal Spiniello (un cognome, un programma) che cogita medita-bond post/irpino così: “Quel che avviene alla fine conviene” …; “Quel che è avvenuto è poi convenuto” …; “Ogni intoppamiento diventa giovamento”, … che, altrimenti detto, è il napoletano: “Storta va, ditta viene”, bel titolo per un libro d’architettura, o almeno un articolo. O no?
Parole, parole, tante parole. Un’alluvione di belle parole su questi “paesi-presepe” terremotati da dentro il 23 novembre 1980. Poi spesso restaurati, ma poi non abitati: non ci sono le condizioni di permanenza di quel passato. ‘O passato è passato! I generosi piani hanno recuperato i pieni architettonici dei borghi (spesso di proprietà pubblica) ma poi si son dimostrati pieni-vuoti per una conveniente gestione e per attrarre investimenti.
Il mitico “albergo diffuso” è la proposta più gettonata e forse abusata, ma son rimaste parole, parole e … e perciò se un malcapitato relatore capita verso la fine del convegno deve usare qualche astuto stratagemma per farsi sentire. Come ha fatto Mario Marciano, un abile comunicatore della TP pubblicitari professionisti. Questi ha (quasi) rinunciato alla parola e (performativo) ha aperto sorridente un boccaccetto di vetro contenente dei misteriosi dolcetti. Ha invitato il pubblico a prenderli, ad assaggiarli … e così ha girato tra le file delle sedie: i convegnisti sono passati dall’orecchio e dall’occhio all’apprendimento orale. E via bocca hanno capito all’istante il valore di gustare piccole storie vere d’impresa d’Irpinia mixata d’oggi. No al Mulino bianco, no alla nostalgia. No alle “cartoline dai morti”. Post dai vivi. ‘O passato nun è passato, è futuro!
La storia nel boccaccetto è questa: alcuni giovani post/irpini si trasferiscono a Torino. Non all’università ma a bottega. Imparano una cosa concreta: come fare la cioccolata piemontese doc. Tornano poi nel luogo natio e cercano di industriarsi. Di far arte applicata al luogo. Si inventano così un curioso biscotto d’Irpinia alla cioccolata: dentro il locale peperone crusco, di quelli lunghi e rossi, e sopra la cioccolata imparata a Torino.
La cosa funziona, il gusto finziona, il prodotto sperimentale ha qualche successo: si vendicchia. Ma bisogna distribuirlo meglio, far sistema …. Però la linea della post/IIrpinia pare quella: far “biscotti”, in tutti i sensi, anche quelli dell’Europa calcistica: l’Italia-cioccolata vincente sulla Germania. Col bianco di Cassano d’Irpina e il nero Balotelli di sfondamento.
A domenica, a Kiev. Storta va, ditta viene!
Saluti,”

Eldorado

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DAL NOSTRO INVIATO ALL’ASMARA (1) …

ASMARA 2011: A REPORT TO PROF. GIORGIO MURATORE

STEFANO SALOMONI


CINEMA (I)MPERO

 Con un gruppo di senior, al bar omonimo. (A: Asmarino  V: viaggiatore (il sottoscritto)  S: Signora che lavora nel bar)

 A: Hello. Where are you from?

V: Italy.

A: Ah, sei italiano, siediti qui con noi, parliamo…ho visto Roma, Milano, Venezia. Nel ’60. Io parlo un pò di italiano.

V: Anche io poco…Come vanno le cose in Eritrea?

A: Tutto bene, Ringraziamo Il Cielo.

     Ma Berlusconi…che combina?

     Ci prendiamo un espresso?

V: Ma certo.

…

A: Lo sa che gli italiani vivevano qui, prima ancora di Mussolini?

V: Come dice? Certo…Signora, per favore, caffè espresso per questi miei amici.

Silenzio contemplativo, anzi, cinematografico…

Ok, fine  pausa, si torna a girare.

S: Non c’è caffè oggi.

Risposta senza apparente via di fuga.

V: Ok. Coca Cola, grazie.

S: Coca Cola? Oggi non c’è la Locale, c’è quella dal Sudan (tutta l’essenza della plastica abbronzata al sole, Enjoy Coca Sunny).

A quanto pare si è aperto un varco verso Kharthum.

<<Lasci stare>>, mi dicono fraternamente quelli dell’(I)mpero, esortandomi ad abdicare.

Chiedono una bottiglia d’acqua Mai-gas (trattasi del procedimento inverso della nostra acqua addizionata con anidride carbonica; l’acqua naturale ha un costo proibitivo).

Se è acqua, è mai.

Se è pioggia, è quasi mai.

Poi c’è il quartiere a nordovest: Mai Temenai, quasi un ammonimento romanesco, sull’orlo di un ripensamento…finora t’è andata bene…

S: Mai gas? Ok.

Scelta saggia, si può fare.

Dopo dieci minuti arriva una bottiglia tipo Peroni, da 75 cl.

V: Signora, chiedo scusa, (NOIO…sarebbe stato il caso!) abbiamo chiesto una Mai-gas, non della birra. 

Esplode una risata generale…Borsalino saltellanti. Dagli occhiali da sole persol (‘Ottica Bini’) leggermente retrò, fuoriescono imbizzarriti mille occhi sgranati: usano le bottiglie della birra da 75 cl per l’acqua e vige un rigoroso ‘vuoto a rendere’.

La facciata del Cinema Impero è un marchio d’esportazione. Si trova nella magnifica Asmara, quasi per caso; c’era posto all’interno di un prospetto bianco residenziale ben più lungo e lì l’hanno infilata senza troppe storie. Ma in realtà ha preso le distanze da quel luogo e vaga nel mondo: una architettura senza dimora. Trovi le sue immagini in molti libri; una volta, guardandola in bianco e nero ti sei convinto che dopotutto ‘New York è sempre New York’; un altro giorno ti sembra di averla vista a Parigi…, ma forse no…era la scenografia di un film…ora ricordo: notte metropolitana, il protagonista col cappello alle ventitré si accende un sigaretta in mezzo alla strada e sullo sfondo quella abbagliante immagine immersa nella nebbia. L’avranno smontata subito dopo le riprese.

Lo stato di conservazione è buono, il rosso (red carpet verticale) tiene, la pensilina in aggetto e gli oblò un po’ meno.

E nell’incertezza sul cosa fare, come aggiornare l’edificio, sembra quasi che i custodi abbiano scelto la strada più ardua: l’astensione. Ben fatto.

Poi la “I”, staccandosi un giorno dal muro, restò impiccata al cavo elettrico.

Era scoccata l’ora del “Cinema mpero”.

 

PALAZZO FALLETTA

 Asmara, segno particolare: 60% scritte in tigrino, 40% scritte in italiano.

 …credo sia stato un bussinessman italiano…questo Signor Falletta.

L’edificio si trova sulla Via principale, già Viale Mussolini, già ………, oggi Harnet Avenue.

Sono anni che l’Alitalia non vola più qui in Eritrea…perché nel frattempo qualcosa è cambiato in AlItaly…ma l’enorme logo sta lì, sulla copertura, e l’Alitalia, in qualche maniera, è ancora presente.

Palazzo Falletta (1937-38) è un edificio a pianta rettangolare; una maglia esterna scandita da moduli quadrati, imprigiona un corpo bianco provvisto di finestre quadrate decentrate rispetto alla maglia e arretramenti dove trovano posto le terrazze. Lo stato di conservazione è buono. Il piano terra è destinato al commerciale; per raggiungere i piani residenziali superiori ci sono dei corpi scala posti agli angoli  del cortile.

Mr Eisenmann…sorry…Carlo Marchi e Giuseppe Canè t’hanno preceduto….Berlino (IBA), è venuta dopo (dopo=after).

(S.S. continua.1)

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‘NA COSETTA SEMPLICE E LEGGERA LEGGERA …

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CARMASSI ABBANDONATO ALL’OSTIENSE? …

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PIAZZA LIMA …

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LA BASILICA DELLA SALSICCIA …

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“LA TENDENZA” … EATALIANA …

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METROPOLI EATALIANA …

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ROMANICO PADANO …

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