ZEN … LA “NUOVA GERUSALEMME” … e allora vacce te …

Ettore Maria Mazzola commented on NULLA RESTERA’ …

“è assurdo che ci sia ancora qualcuno che tenti di difendere questo personaggio nonostante l’evidenza dei fatti. La sua intervista a “Le Iene” è stata l’apertura del vaso di Pandora.
Essendomi dovuto interessare del progetto di rigenerazione urbana dello ZEN di Palermo, ho ascoltato attentamente, e menzionato più volte questa intervista che, per essere compresa fino in fondo, va preceduta dal fatto che Gregotti (a suo dire e come documentato dai suoi più sfrenati difensori, Giancarlo De Carlo e Andrea Sciascia in primis) pianificò lo ZEN per realizzare l’ideale della “Nuova Gerusalemme”. Per far capire a chi non sa di cosa si tratti, e per non sembrare ideologico, preferisco citare ciò che scrive Sciascia in “Tra le Modernità dell’Architettura – La Questione dello ZEN 2 di Palermo” (L’Epos Edizioni, Palermo 2003):
«il loro ultimo fine (degli architetti n.d.r.) era di materializzare l’idea che la città storica, espressione delle classi sociali che avevano dominato e oppresso la società umana, doveva essere abbandonata ai suoi fondatori, mentre alle classi sociali popolari in ascensione sarebbero stati destinati i nuovi quartieri costruiti in periferia che, aggregandosi, avrebbero finito col generare la Nuova Gerusalemme: la città della società senza classi, libera, giusta e fraterna».

Nonostante le premesse fasulle ed ideologiche, davanti alla domanda posta da Lucci “perché se dice che è tanto riuscito e bello non ci va lei a vivere allo ZEN” Gregotti ha risposto “che c’entra io faccio l’architetto, non faccio il proletario!”

VERGOGNA!!! A chi continua a scaricare altrove le responsabilità, e/o a criticare i giornalisti che finalmente iniziano a dire le cose come realmente sono, dico di smetterla di difendere l’indifendibile. Certi architetti andrebbero condannati a vivere nei luoghi che, dall’alto della loro presunzione, hanno realizzato!

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4 risposte a ZEN … LA “NUOVA GERUSALEMME” … e allora vacce te …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    Appunto!!
    Ci andrebbero madati pure quelli che continuano stupidamente a difendere Gregotti & co. … probabilmente per motivi di lecchinismo congenito

    • Maria ha detto:

      non la penso come lei professor Mazzola credo che la ” politica” non abbia mai voluto completare lo Zen abbia scelto di lasciarlo decadere senza manutenzione proprio per farlo diventare una sorta di luogo maledetto su cui scaricare le colpe dell’emergenza sbitativa sugli architetti e salvarsi l’anima della propria inefficienza e incapacità; come ha fatto in tante altre situazioni ( a Roma a Corviale che per me e’ un progetto valido e negli interventi guidati dalla mano dell’architetto Barucci tanto per restare vicino a casa). Gregotti ( e Purini che credo quel progetto abbia “orientato”) sono parte del problema non il problema così come lo diventeranno le sue “tipologie” riparatrici se chi gliele commissionerà ( auguri) le lascerà senza manutenzione alcuna a partire dal giorno dopo la costruzione. Il punto e’ per me ,che dovremmo iniziare ad aver cura delle nostre città e dedicare alle case le attenzioni che meritano. E in questo gli architetti ci possono aiutare, ma il resto siccome riguarda la nostra vita e’ un problema che riguarda ” l’abitare ” che per essere tale deve venir prima del costruire. In questo Gregotti e soci hanno sbagliato; quando si sono detti certi di poter realizzare una città ideale parte di una città che voleva continuare a essere uguale a se stessa. Non so se questa e’ una difesa di Gregotti e Purini che non conosco ma le chiederei , professor Mazzola,di considerare queste mie considerazioni magari improprie e del tutto errate, ma non dettate da lecchinismo congenito.

      • ettore maria mazzola ha detto:

        Cara Maria,
        lei è parecchio disinformata, o meglio lei è molto ben male informata!
        Queste scuse fanno acqua da tutte le parti, sono quelle che fanno comodo agli architetti che hanno costruito i progetti abominevoli che lei menziona.
        Le riporto la risposta che ho appena postato in replica a tale “Nutriarch” sull’altro post, perché troverà molte risposte al suo commento.
        Ma prima di ricopiarle quella risposta, penso che lei dovrebbe documentarsi meglio sui progetti e sulle vergognose ragioni ideologiche che li hanno generati, per esempio dovrebbe sapere che Fiorentino disse del Corviale (che lei ha il coraggio di definire “un progetto valido”) questa frase vergognosa:

        «ci sono due modi di fare Architettura … o forse ce n’è solo uno … c’è quello semplice e pacato dell’utilizzazione degli schemi super testati che l’edilizia pubblica in Italia – e non considero solo quella romana – ha più o meno accettato. E poi c’è quello sperimentale, che è il metodo a cui l’esperienza di Corviale appartiene. Io ricorderò sempre come Ridolfi, che è stato il mio vero maestro, sempre mi diceva: “quando progetti per un cliente (e l’edilizia pubblica è un cliente come un qualsiasi altro privato), senza rivelarglielo tu devi sempre sperimentare” perché, in effetti, queste sono esattamente le opportunità nelle quali gli esperimenti possono essere fatti!»

        I danni sociali di Corviale fanno sì che queste frasi non meritino commenti!

        Ecco di seguito il testo che ho scritto a Nutriarch:

        Nutriarch, credo che tu sia molto mal documentata sull’argomento ZEN.
        Inoltre dici “lo zen é figlio del suo tempo e soprattutto della sua terra. pensare che gli architetti possano risolvere anche i problemi culturali delle persone mi pare esagerato” Ma il suo progettista e molti del gruppo con Palermo e con quella terra non hanno nulla a che fare.
        Faresti bene ad imparare a guardare oltre il lavaggio del cervello delle Facoltà di Architettura. Tra l’altro lo Zen è davvero abominevole anche a livello di disegno … mi spiego meglio: la grafica è bella, ma l’architettura è orrenda e ripetitiva, e chiunque avesse avuto modo di leggere quei disegni in maniera neutrale avrebbe dovuto impedire che venissero realizzati!
        Definire “onesto” chi ha dimostrato ampiamente la sua malafede ideologica è davvero ridicolo, oltre che patetico, il progetto di Gregotti & co. ha fallito perché era un fallimento in partenza, e scaricare le responsabilità ovunque tranne che sui progettisti è vergognoso, Lucci nella sua intervista è stato un grande, perché ha portato Gregotti a sbugiardarsi da solo.
        Quanto al patetico processo alle intenzioni che mi fai, ti dico che innanzitutto non definisco falsamente i miei progetti come la “nuova Gerusalemme”, e quando progetto lo faccio come se dovessi costruire a mie spese e per me stesso, quando progetto non lo faccio per mettere la mia firma sul territorio, semmai lo faccio pensando di completare l’ambiente in armonia con esso, ovvero in maniera totalmente diversa dagli “archi-guru” che si autoproclamano “poeti”, realizzando i loro sogni ideologici che, regolarmente, divengono l’incubo di tanta povera gente.
        Guarda caso questo problema si è verificato solo con l’avvento del modernismo, ci hai mai riflettuto?
        L’architetto ha una enorme responsabilità su quella che sarà la condizione di vita della gente, questo è il motivo per cui per me la Sociologia ha un’importanza decisamente maggiore rispetto alle stupide idee di quegli architetti che rintengono indispensabile mostrarsi “moderni” e/o contemporanei confondendo l’idea di modernità con quella di “modernismo”, che è una visione parziale ed ideologica della prima.
        Se gli archi-cialtroni che hanno fatto la loro fortuna negli anni ’60, ’70 e ’80 abusando a proprio piacimento di città e territori in nome di una fantomatica modernità e di un falso liberalismo avessero avuto la stessa sensibilità oggi non staremmo qui a criticarli, ma lo facciamo nella speranza che almeno, prima della fine dei loro giorni, provino vergogna!

  2. stefano nicita ha detto:

    Sottoscrivo le critiche alla generazione di archi-cialtroni e aspetto con ansia il loro pensionamento, anche se questo non vuol dire necessariamente condannare l’architettura Moderna nel suo complesso. Il quartiere Borneo di Amsterdam è contemporaneo anche nel linguaggio, ma mi sembra un modello che funziona senza archi e colonne. O no? La sociologia urbana e lo studio dei comportamenti e dell’uso degli spazi urbani e residenziali è un’acquisizione fondamentale ma recente e i grandi quartieri pubblici sono un problema per tutta l’europa. Le espansioni residenziali italiane degli ultimi trent’anni non sono ideologiche e probabilmente hanno visto all’opera pochi architetti guru e modernisti, ma hanno devastato il nostro territorio in maniera pesante e drammatica. Sempre colpa di Gregotti?
    Saluti

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