ANCORA … NERVI … SPERIAMO BENE …

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Andrea Di Martino su: PIER LUIGI NERVI … OLIMPICO …

Nervi, l’architetto-ingegnere «poeta» delle strutture

“Visto l’esito delle precedenti retrospettive su Nervi, non ci resta che sperare che quella attuale possa finalmente rendere giustizia ad una figura sicuramente molto più apprezzata all’estero che in patria, sebbene, per colmo d’ironia, le sue opere migliori (che poi rappresentano il grosso della sua produzione), siano state realizzate proprio in Italia. Se si escludono le famose aviorimesse dei primi anni di attività, secondo me il capolavoro di Nervi è la sala delle udienze in Vaticano. In essa vi è qualcosa di moderno e di antico allo stesso tempo, poichè il cemento della struttura, nonchè la conformazione stessa dei pilastri inclinati (la cui sottile plasticità è paragonabile solo ai pilastri polistili del Gotico), si sposano perfettamente sia con il travertino delle pareti, sia con la decorazione geometrica del grande rosone ellittico, la cui monumentale vetrata istoriata rimanda inevitabilmente alla grande tradizione delle cattedrali d’oltralpe, così come l’istituto Salk di Kahn rimanda alla grande tradizione del teatro greco, almeno al tramonto sull’oceano, che poi coincide col momento tragico della rappresentazione finale: quello cioè in cui nè l’architettura nè tantomeno il materiale si impongono all’attenzione del fruitore, ma sempre e solo la natura nel suo ruolo di protagonista immortale. Tra l’altro credo anche che la perfezione esecutiva di queste due opere sia tutt’oggi insuperata.”

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ARIDATECE … L’ANTISISMICA BORBONICA …

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ettore maria mazzola su: Qualche domanda … sorge spontanea …

“Cari giornalisti e cari inquirenti, cosa significa, nell’articolo odierno de “il Messaggero”: “Il direttore dei lavori …

“gent.mo Marco, a parte la bibliografia storica, i Manuali del Recupero di Palermo, dell’Abruzzo, di Città di Castello e delle Marche, che danno moltissime indicazioni utili ai tuoi interessi, considerato che sei di Napoli ti segnalo – anche se non si tratta prettamente di murature in blocchi di tufo – il Codice Antisismico Borbonico del 1783, che una commissione internazionale di esperti ha ritenuto recentemente essere il metodo costruttivo più sicuro in materia di edilizia in zona sismica!
Inoltre, a proposito di muratura a blocchi di pietra, ti segnalo che l’università di Bari, grazie all’interesse del prof. Claudio Damato e dei suoi collaboratori, nell’ultimo decennio ha prodotto una notevole letteratura in materia, ci sono bellissimi studi sulla stereometria e sulle possibili applicazioni del tufo leccese (Carparo), alcune delle quali vennero presentate in occasione della Biennale di Venezia e del consorso “Città di Pietra” collegato ad essa”

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COR BUCIO …

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massimo vallotto su: “DIVERTITI!”…

Capricci urbani nel mondo, gli edifici che non puoi non notare Da Eduardo Alamaro: … “Un mio caro amico mi ha inviato …

“manca questo:
“another hole in the wall”

http://divisare.com/projects/309052-mad-architects-xia-zhi-fake-hills-beihai-china?utm_campaign=journal&utm_content=image-project-id-309052&utm_medium=email&utm_source=journal-id-29

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ENIGMI …

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stefano salomoni su: “SAI QUANTO SONO IMBECILLI QUESTI ROMANI?” …

ettore maria mazzola su: VERGOGNE ROMANE … Ai Musei Capitolini censurati i nudi Foto statue coperte per non offendere …

http://www.wikiart.org/en/giorgio-de-chirico/the-enigma-of-the-oracle-1910

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“SAI QUANTO SONO IMBECILLI QUESTI ROMANI?” …

Schermata 2016-01-27 alle 11.30.51ettore maria mazzola su: VERGOGNE ROMANE …

Ai Musei Capitolini censurati i nudi Foto statue coperte per non offendere Rouhani Le opere d’arte coperte da pannelli …

“Condannare l’IRAN e attribuire al suo Presidente la responsabilità di una idiozia del genere è l’ennesima dimostrazione di quanto la nostra stampa risulti manipolata!
Mi chiedo se dietro questa scelta idiota E NON RICHIESTA DA ROHANI non ci sia in realtà dell’intenzionalità, ergo malafede, degli imbecilli, razzisti, irresponsabili che ci governano, affinché si scatenasse un po’ più di odio razzista nei confronti dell’Islam e l’IRAN.
DOVRESTE VERGOGNARVI!!!
In questo “giorno della memoria CORTISSIMA” voglio ricordare che l’ISLAM non è l’unica religione aniconica del pianeta … tuttavia quando riceviamo ospiti da Israele nessuno si pone il problema dell’eventuale offesa che le nostre opere d’arte potrebbero arrecare!
Da questa storiaccia tutta italiana se ne deduce che gli unici ad essere offesi sono gli italiani intelligenti, oltre che le statue.
Spero che il Presidente Rohani, di ritorno nel suo Paese, racconti ai quattro venti di quanto imbecilli siano i nostri politici, che lo hanno condotto in un museo per mostrargli dei separè piuttosto che le statue!
V E R G O G N A !!!!!!”

………….

Perfettamente d’accordo …

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IERI … OGGI … DOMANI? …

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I soldi, le banche e la sinistra – Il Foglio

Non si arresta la discesa di Mps. Ha ritoccato il minimo storico a 0,76 euro per azione. Andamento del titolo in Borsa nell'ultimo anno in una infografica realizzata da Centimetri, 18 gennaio 2016. ANSA/ CENTIMETRI

Non si arresta la discesa di Mps. Ha ritoccato il minimo storico a 0,76 euro per azione. Andamento del titolo in Borsa nell’ultimo anno in una infografica realizzata da Centimetri, 18 gennaio 2016.
ANSA/ CENTIMETRI

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“Portate le vostre macchine elettroniche e … arrivederci! … Chiudo la serranda per sempre!” …

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stefano salomoni su: DAL DC3-LAI … ALLA VESPA … FAROBASSO …

Sergio 43 su: “Un’autentica fucina di vibrazioni” … Andrea Di Martino su: MITICI SESSANTA … TRA ABARTH … E … …

“Ragionevolmente: non sfrecciava tra le vie appisolate della città. Ma le sfiorava con discrezione come un paio di guanti gettato incautamente sopra un bordo di marmo.

Lungo i cigli, l’antitetico partito dei taxi sedati, rotolava col dinamismo generato dalle spalle dei conducenti disponibili e disoccupati. Per via delle belle stazioni di rifornimento, sovente ridotte a belle stazioni.

Più in là, incolonnato e neutrale, un meditativo branco di OM Lupetto.

Un parco vetture antiquato. Praticamente “Una fortuna!”, a parere di un carburatorista dell’ex AlfaRomeo in terra d’Africa, tuta da lavoro indossata Nonostante Tutto S.r.l.. “Portate le vostre macchine elettroniche e…arrivederci! Chiudo la serranda per sempre!”.

Ma eccola di nuovo. Sembra appena uscita dallo stabilimento locale. Il vecchio veterano italiano (così qualcuno lo descrive), con la sua imperturbabile Topolino grigia: sfidano il tempo sorpassandolo a venti chilometri orari. Tanto è impreciso e opinabile il concetto di “altra epoca” in quel luogo.

Poco più di quattro anni fa, secondo i miei calendari.”

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DAL NOSTRO INVIATO ALL’ASMARA … (add.) …

DAL NOSTRO INVIATO ALL’ASMARA (3) …

DAL NOSTRO INVIATO ALL’ASMARA (2) …

DAL NOSTRO INVIATO ALL’ASMARA (1) …

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“Un’arte … basata su fondamenti scientifici, ma pur sempre un’arte, dove l’intuizione viene prima di tutto il resto. Ma l’intuizione non nasce mai dal caso … l’intuizione è sempre il frutto della curiosità e dell’osservazione, non diversamente da ogni altra forma di sensibilità artistica: da quella del pittore a quella del musicista” …

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Andrea Di Martino su: PIER LUIGI NERVI …

A volte, ci si può identificare nella propria opera fino a legare indissolubilmente ad essa la propria vita, nella buona come nella cattiva sorte. Sintomatico di un tale atteggiamento (non privo di una buona dose di coraggio), è l’aneddoto che Zevi ha divulgato riguardo una delle tante aviorimesse costruite da Nervi. Pare che una volta smontate le casseforme, le lesioni di assestamento della struttura fossero maggiori di ogni ragionevole previsione. Allora Nervi (che dell’opera fu progettista ed esecutore allo stesso tempo), prese una sedia ed entrò nell’edificio. Si sedette e aspettò. L’edificio rimase in piedi, anche se poi non gli sopravvisse a causa degli eventi bellici (giacchè fu distrutto dai tedeschi in ritirata). Ma proprio l’osservazione delle macerie diede a Nervi l’opportunità di constatare tutta una serie di fattori quali l’aderenza calcestruzzo-acciaio e l’integrità dei ferri nei nodi della struttura. Fattori cioè che costituivano una giustificazione post facto del metodo progettuale, il quale non si basava sul calcolo, bensì sulla sperimentazione su modello (ovvero un modello in scala della struttura, le cui sollecitazioni, indotte artificialmente, simulavano una situazione reale). L’esperienza acquisita sul campo dev’essere stata così determinante che quando, nel 45, scrisse “Scienza o arte del costruire?” (un libro che dopo anni di oblìo fu ripubblicato nel 97 su iniziativa di Aldo Rossi), Nervi, in netta controtendenza rispetto al mondo accademico, affermò addirittura che il flusso delle tensioni, in una struttura di cemento armato, potrebbe seguire dei percorsi diversi da quelli ipotizzati dalla teoria (sebbene già allora si trattasse di una teoria consolidata). Il più alto senso di responsabilità (quello che induce a pagare di persona i propi errori), si univa così al più alto senso di umiltà (quello che induce a mettere in discussione i fondamenti stessi del proprio mestiere, specie quando si tratta di mera teoria). Forse è per tale motivo che lo stesso Rossi, come a voler sancire una sorta di parentela spirituale, nella sua prefazione al citato libro di Nervi (terminata pochi giorni prima dell’incidente che gli costò la vita), affermò che gli architetti dovrebbero imparare dai cadaveri dell’architettura così come i medici imparano dai cadaveri degli esseri umani. Un’idea quanto mai attuale, vista la presenza di innumerevoli cattedrali nel deserto, più o meno incompiute e/o fatiscenti: da quelle meno note (che spesso diventano note grazie a trasmissioni come “Striscia la notizia” ecc.), a quelle arci-note come la “zinna” di Calatrava.

Il modus operandi di Nervi, come ci ricorda Rossi, è un’applicazione del principio palladiano secondo cui la forma è più importante della materia. Palladio sarebbe stato sicuramente d’accordo con Nervi quando scrisse che il costruire è un’arte, rispondendo così alla domanda che ci viene posta dal suo libro. Un’arte, ammonisce Nervi, basata su fondamenti scientifici, ma pur sempre un’arte, dove l’intuizione viene prima di tutto il resto. Ma l’intuizione non nasce mai dal caso. Quel libro (“uno dei pochi libri che mi sento di consigliare ai miei studenti”, dice ancora Rossi nella prefazione), è un modo per ricordarci che l’intuizione è sempre il frutto della curiosità e dell’osservazione, non diversamente da ogni altra forma di sensibilità artistica: da quella del pittore a quella del musicista.

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“Il ricordo struggente di un tempo in cui si aveva tutto … pur senza avere niente” …

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Andrea Di Martino su: DAL DC3-LAI … ALLA VESPA … FAROBASSO …

Sergio 43 su: “Un’autentica fucina di vibrazioni” … Andrea Di Martino su: MITICI SESSANTA … TRA ABARTH … E … …

“E’ sempre bello leggere testimonianze di vita vissuta, ma nel senso più pieno del termine, ossia fatta di un un rapporto con le cose che da una parte beneficiava dei vantaggi del cosiddetto boom economico (primo fra tutti l’orgoglio di possedere per la prima volta tutta una serie di oggetti il cui lancio sul mercato rappresentava un evento che durava per anni, e non per settimane come oggi), mentre dall’altra parte rifuggiva dagli effetti deleteri del consumismo: primo fra tutti la frustrazione di dover spendere molto più di prima per tutta una serie di oggetti che, sebbene tecnologicamente vantaggiosi non avranno mai quel futuro collezionistico di tutti quegli oggetti che abbiamo nominato, per il semplice motivo che fintanto che esisteranno delle fonderie in grado di riprodurre un carburatore o qualsiasi altro componente meccanico, quegli oggetti (auto o moto che siano), potranno morire e rinascere continuamente dalle loro ceneri, proprio come l’araba fenice, serbando così in sè lo stesso fascino che poi è il fascino del meraviglioso. Viceversa, una centralina elettronica di una macchina di oggi non sarà mai più riproducibile se non dalla casa costruttrice, la quale, per ovvie ragioni, non ha alcun interesse a riprodurla all’infinito. E poi diciamoci la verità, anche a rischio di apparire retorici: in quegli oggetti non è solo la meccanica il fattore che ha sfidato (e potrà ancora sfidare) il tempo (per i motivi azidetti), ma anche e soprattutto il design, per il semplice motivo che esso è a-temporale per antonomasia. E se le attuali quotazioni di certe automobili d’epoca hanno raggiunto i valori che hanno raggiunto, molto probabilmente lo si deve anche a questo. E ciò vale sia per auto di grande prestigio, sia per quelle più popolari, anch’esse, nel migliore dei casi, perfettamente in grado di diffondere il made in Italy come sinonimo d’eccellenza, anche e soprattutto nel campo del design. Basti pensare al compasso d’oro conferito a Dante Giacosa per una vetturetta che, a dispetto oltre mezzo secolo di progresso tecnologico, è tutt’ora visibile sulle strade che percorriamo tutti i giorni. E ovviamente le evoluzioni motoristiche di Carlo Abarth, ma anche della romana Giannini, la quale ha mosso i primi passi proprio “vitaminizzando” quella famosa “topolino” citata da Sergio 43 (notare come già il nomignolo rechi in sè quel senso di appropriazione delle cose oggi completamente annullato dal consumismo), rappresentano un plus-valore che ben difficilmente potrà essere smentito, tantomeno da chi, troppo spesso esclama sconsolato: “anch’io, nel (…) ebbi una (…) poi la vendetti per (…) Oggi varrebbe (…) Averlo saputo prima…”. Già… Averlo saputo prima… Ed è così che il ricordo di quei momenti può anche diventare un ricordo struggente, nel senso ben espresso da una battuta di Gianfranco D’angelo: “il ricordo struggente di un tempo in cui si aveva tutto… pur senza avere niente”…

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DAL DC3-LAI … ALLA VESPA 125 … FAROBASSO …

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Sergio 43 su: “Un’autentica fucina di vibrazioni” …

Andrea Di Martino su: MITICI SESSANTA … TRA ABARTH … E … GINSBERG … ‘NA CREATURA … Da Eldorado: … “…. hai …

“Belle testimonianze, non di nostalgia ma di storia autentica. Anche io sono nato in un mondo di motori, in tempi che, a differenza di Andrea, per motivi anagrafici ho vissuto pienamente. Anche mio padre era meccanico. Lui e i suoi colleghi mi apparivano un mondo affascinante di uomini con le mani preziose, da chirurghi, da semidei agli occhi di un bimbetto. capaci di riportare in vita camion americani residuati di guerra, camionette con ancora una stella bianca sul cofano. Papà era soprattutto un meccanico di motori d’aereo. Con i motori dei DC-3 c’era poco da inventare. Bisognava solamente tenere in aria quei residuati da sbarchi in Normandia ceduti alla LAI (Linee Aeree Italiane) per i primi voli civili del dopoguerra. L’aeroporto abilitato a questi voli era l’Aeroporto dell’Urbe, ex-Littorio. Anche gli uffici tecnici erano residuati bellici, i capannoni QUONSET con tetto ad arco. Ma anche per lui la passione vera erano i motori automobilistici. Non ci si rassegnava alla loro immobilità, simbolo come erano delle prime libertà di muoversi liberamente. Poi la ripresa delle autovetture nazionali portò con se nuove idee, nuovi progetti ben descritti da Andrea ed Eduardo. Mio padre venne assunto da una multinazionale e continuò il suo lavoro motoristico prima all’Aeroporto di Ciampino e poi al Leonardo da Vinci di Fiumicino. Si dedicò alla manutenzione della sua Lancia Appia “Terza Serie” e a qualche esperimento. Trasformò, per esempio, una Fiat “Topolino” 500 C in una Fiat Cabrio tagliandone il tettuccio. Un giovanotto gli fece una corte asfissiante e, alla fine, gliela vendette. Il giovane collezionista, adesso anziano signore, si tiene la “Topolino” in casa in un paese vicino Roma. Per farla entrare in salone, l’affezionato proprietario dovette smurare il portoncino d’ingresso e ricostruirlo subito dopo. Il regalo più bello per la mia Maturità del 1962 fu una Vespa 125 che, cromatissima e di un color “Bianco-Saratoga” mi fece trovare mio padre. Era un po’ strana però. Riconobbi la Vespa “Farobasso” di una decina di anni prima che aveva ancora il faro sul parafango anteriore mentre oramai giravano soltanto quelle con il faro sul manubrio. Era la mitica Vespa che aveva fatto da comprimaria insieme a Gregory Peck e Audrey Hepburn nel film “Vacanze Romane”. Divertito, mio padre me ne raccontò la storia. Seminascoste tra l’erba dietro l’officina, c’erano due Vespe arrugginite e abbandonate di due suoi giovani colleghi che erano passati alle motociclette in quegli anni del “boom”. Praticamente, cannibalizzandole a vicenda, da due ne aveva ricavata una che, dopo una bella ripassata in carrozzeria, stava lì aspettandomi invitante. Dopo qualche anno me la rubarono sotto casa. Ne ho ancora una foto a studio e mi piace che un prototipo sia esposto in mostra permanente al MoMa di New York.”

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