“Il ricordo struggente di un tempo in cui si aveva tutto … pur senza avere niente” …

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Andrea Di Martino su: DAL DC3-LAI … ALLA VESPA … FAROBASSO …

Sergio 43 su: “Un’autentica fucina di vibrazioni” … Andrea Di Martino su: MITICI SESSANTA … TRA ABARTH … E … …

“E’ sempre bello leggere testimonianze di vita vissuta, ma nel senso più pieno del termine, ossia fatta di un un rapporto con le cose che da una parte beneficiava dei vantaggi del cosiddetto boom economico (primo fra tutti l’orgoglio di possedere per la prima volta tutta una serie di oggetti il cui lancio sul mercato rappresentava un evento che durava per anni, e non per settimane come oggi), mentre dall’altra parte rifuggiva dagli effetti deleteri del consumismo: primo fra tutti la frustrazione di dover spendere molto più di prima per tutta una serie di oggetti che, sebbene tecnologicamente vantaggiosi non avranno mai quel futuro collezionistico di tutti quegli oggetti che abbiamo nominato, per il semplice motivo che fintanto che esisteranno delle fonderie in grado di riprodurre un carburatore o qualsiasi altro componente meccanico, quegli oggetti (auto o moto che siano), potranno morire e rinascere continuamente dalle loro ceneri, proprio come l’araba fenice, serbando così in sè lo stesso fascino che poi è il fascino del meraviglioso. Viceversa, una centralina elettronica di una macchina di oggi non sarà mai più riproducibile se non dalla casa costruttrice, la quale, per ovvie ragioni, non ha alcun interesse a riprodurla all’infinito. E poi diciamoci la verità, anche a rischio di apparire retorici: in quegli oggetti non è solo la meccanica il fattore che ha sfidato (e potrà ancora sfidare) il tempo (per i motivi azidetti), ma anche e soprattutto il design, per il semplice motivo che esso è a-temporale per antonomasia. E se le attuali quotazioni di certe automobili d’epoca hanno raggiunto i valori che hanno raggiunto, molto probabilmente lo si deve anche a questo. E ciò vale sia per auto di grande prestigio, sia per quelle più popolari, anch’esse, nel migliore dei casi, perfettamente in grado di diffondere il made in Italy come sinonimo d’eccellenza, anche e soprattutto nel campo del design. Basti pensare al compasso d’oro conferito a Dante Giacosa per una vetturetta che, a dispetto oltre mezzo secolo di progresso tecnologico, è tutt’ora visibile sulle strade che percorriamo tutti i giorni. E ovviamente le evoluzioni motoristiche di Carlo Abarth, ma anche della romana Giannini, la quale ha mosso i primi passi proprio “vitaminizzando” quella famosa “topolino” citata da Sergio 43 (notare come già il nomignolo rechi in sè quel senso di appropriazione delle cose oggi completamente annullato dal consumismo), rappresentano un plus-valore che ben difficilmente potrà essere smentito, tantomeno da chi, troppo spesso esclama sconsolato: “anch’io, nel (…) ebbi una (…) poi la vendetti per (…) Oggi varrebbe (…) Averlo saputo prima…”. Già… Averlo saputo prima… Ed è così che il ricordo di quei momenti può anche diventare un ricordo struggente, nel senso ben espresso da una battuta di Gianfranco D’angelo: “il ricordo struggente di un tempo in cui si aveva tutto… pur senza avere niente”…

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