IL MISTERIOSO CONSIGLIO DEI BENI CULTURALI …

Il j’accuse di Italia Nostra a Ornaghi

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P.S.

qualcuno saprebbe indicarci la composizione attuale dell’ineffabile consiglio? …

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GIU’ LE MANI DA CINECITTA’ …

“Giù le mani da Cinecittà” La lettera di Dario Argento

 studios cinematografici occupati

A luglio nevica sul Colosseo, effetti speciali per Cinecittà
“No al cemento di Abete”. La protesta a Cinecittà
L’appello: “Salvate Cinecittà”, da Scola a Tornatore

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TROPPE REGOLE INUTILI … ANZI DANNOSE …

Pietro Pagliardini commented on L’ARCHITETTO E’ “CREATIVO” …

“aldofree, perchè no! Sempre il mio saggio amico Danilo Grifoni dice che una cosa è l’urbanistica altra cosa è il soddisfacimento di bisogni reali dei cittadini che hanno casa. Per la prima è necessaria una figura specialistica, ma che non esclude il concorso dei cittadini, per i secondi occorrono regole semplici che lascino massima libertà. Volgarizzando, della serie: chette serve fra’? Una camera in più? Falla. E’ urbanistica questa? Cosa ci impedisce di seguire questa regola? Le troppe regole, ma soprattutto la rinuncia al rischio: rischio terremoto, rischio energetico, rischio igienico-sanitario. Rischio morte in sostenza. Lo stato non accetta rischi per i propri cittadini, con ciò di fatto, possedendoli. E ci ha insegnato che non dobbiamo accettare rischi. Noi non apparteniamo più a noi stessi ma allo stato che ci vuole tutelare per forza con il servizio sanitario, la protezione civile, gli psicologi. Tutte conquiste, si dirà. in parte è vero. Fino a quando, a forza di rifiutare rischi, tutto questo ci mancherà all’improvviso, fino a quando non saremo più sull’orlo ma nel fondo del baratro, suicidati da soli, uccisi dalla nostra insipienza, dalle regole che ci siamo imposti e che l’Europa ha amplificato. Allora ci renderemo conto che può valere la pena costruirsi una casa da soli, o anche con l’aiuto di un architetto, ma senza inutili montagne di carte, senza inutili regole burocratiche. Allora daremo importanza alle cose vere, non alle cazzate che ci siamo imposti e ci renderemo conto che anche il rischio della morte rientra nelle possibilità, va affrontato, visto che comunque non si può sfuggire.
Esagerazioni? Può darsi, anzi lo spero, ma leggendo Ida Magli, Dopo l’Occidente, mi sembra di essere stato molto ottimista. Temo però abbia ragione lei
Pietro

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ACQUI … BANCHE O CATTEDRALI? …

stex commented on BRUTTE NOTIZIE DA ACQUI …

pubblicato un piccolo commento sul mio profilo in FB

Banche o Cattedrali?

Un tempo avrei detto ne l’una ne l’altra, ma oggi questa europa delle banche mi da molto ma molto ma molto più fastidio dell’europa della confessione.

E’ l’ora di smetterla, anche se si tratta di azioni al limite del simbolico come questa, la costruzione di una filiale che nasconde (umilia) i sentimenti di una città, il buonsenso e l’estetica. Non sono tipicamente coinvolto in queste problematiche, qui mi limito al mio immaginario otaku, ma quando ce vò che vò e lo faccio anche per l’impegno che un amico carissimo profonde per la sua cittò adottiva, che natale certo non lo è: Alzek Misheff, più italico di tanti, tantissimi italioti.

BRUTTE NOTIZIE DA ACQUI … « Archiwatch

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PROSPETTIVE LEGGENDARIE …

Gian Carlo Leoncilli Massie la Leggenda del comporre

Giancarlo Galassi :G commented on: SOGNARE … DISEGARE … COMPORRE … PROGETTARE …

“Vale la pena ritrovare quanto scrive Muratore su Leoncilli in un’altra pagina di questo blog.
I disegni in figura non sono di Leoncilli ma di uno studente del 3 anno (credo) e mi sembrano notevoli.
I disegni “brutti” di Leoncilli invece li pescherei nei “Commentari” dove sono pubblicati quelli per Venezia.
Ne “La leggenda” non c’è un disegno.
Meglio così.
Si legge senza scrupoli.
Un saluto.:G

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ctonia commented on: SOGNARE … DISEGNARE … COMPORRE … PROGETTARE …

“Bravo Giancarlo, molto bello quel pezzo…
Sarei curioso tra l’altro di sentire qualche ricordo di Franco Purini, con cui Leoncilli ha litigato per una vita, almeno così raccontava lui, bonariamente soprattutto sulla questione del disegno… Raccontava che la loro carriera di prospettivari romani fu un duello degno di quello tra Libera e Ridolfi :)

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La mégio lesiòn del doge …

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Un Assassino si aggira per Torino …

http://www.skyscrapercity.com/showpost.php?p=93332216&postcount=4704

http://www.skyscrapercity.com/showpost.php?p=93319903&postcount=4673

Saluti
Massimo

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SOGNARE … DISEGNARE … COMPORRE … PROGETTARE …

Gian Carlo Leoncilli Massi
“L’Etrusco torna a scrivere”
saggi, riflessioni, articoli e scritti diversi di ricerca
architettonica
Firenze, Alinea, 1996

MAURO commented on STUDIARE ARCHITETTURA? …

Cristiano, io conservo gli schizzi di Leocilli come una “terapia”…splendide variazioni da “compositore”, i suoi testi, sono i libri di una vita; le sue lezioni – di vita, ancor prima che di composizione – erano quelle di una Persona tanto colta, quanto mai “professorale”. Consiglierei a chi dispensa solo saccenza, credendo che il suo “acquerellare” a mano abbia a che vedere con la composizione – di essere più umile, di offendere meno e di imparare a confrontarrsi con argomenti e non con un’invettiva che fa solo sorridere.
MAURO.

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ctonia commented on STUDIARE ARCHITETTURA? …

Accidenti, disegno a mano, che rivoluzione, che sconvolgimento epocale imperdibile!
Giancarlo Leoncilli nel 1989 quando arrivò a Firenze da Venezia inaugurò il suo corso di Composizione I dicendo agli allibiti studenti di allora che il tema sarebbe stato disegnare pianta prospetto e sezione del San Lorenzo brunelleschiano su fogli di carta Schoeller 100x70cm. Fine. Nel 1989. Nel 2006/2007, suo ultimo anno accademico, ancora e sempre disegno a mano, con il centro parrocchiale a Varlungo. Unico in assoluto a Firenze ad imporre questo vincolo “grafico” a studenti di un corso di progettazione.
Vedi Ettorino caro, scopritore dell’acqua calda architettonica ed efficace venditore della stessa su questo blog… non dipingevamo quadretti da turista, ma tiravamo sul piano linee astratte “con grafite 36H”, come diceva Leoncilli :) pensando che Brunelleschi ci avrebbe volentieri accolto nel suo gruppo di lobotomizzati dell’architettura.
baci!
c

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ero amico di Giancarlo …

l’Etrusco …

e quindi, a onor del vero, …

lo dico con tutto l’affetto possibile, …

ma i suoi disegni eravo veramente orrendi …

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IL MISTERIOSO SCARPA ROMANO …

Progetto per una costruzione accessoria 

“Scarpa è chiamato dall’avvocato Piero De Benedetti-Bonaiuto, conosciuto tramite Dino Gavina, a integrare con una costruzione di piccole dimensioni la villa di sua proprietà, situata lungo la via Salaria. Per non togliere continuità al giardino padronale in cui deve collocarsi, segnato da un leggero dislivello, la nuova addizione viene soprelevata su tre supporti a C, organizzati in un’unica composizione con vasche d’acqua, fontane, e fioriere. Inoltre, l’impianto pseudovale del corpo principale, che allude a una forma organica, è reso trasparente dall’inserimento di un lungo pannello vetrato che illumina il soggiorno con camino a tuttotondo e la camera da letto con guardaroba, mentre dei setti curvilinei accolgono la cucina e i servizi. Nella prima soluzione, datata settembre 1966, il piano dell’abitazione è raggiungibile mediante una rampa di modesta pendenza, poi sostituita da una scala composta da sottili nastri in cemento armato piegati a elle. Come testimoniano alcuni studi, si tratta della stessa forma usata per le sculture “Erma” esposte da Scarpa alla Biennale del 1968.”

 Annesso a casa De Benedetti-Bonaiuto

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rimasto un vero mistero per decenni …

questo progetto di Scarpa nel piccolo giardino di un villa romana …

fu un vero cult …

nel local-gossip …

degli architetti capitolini …

bene informati …

che molto chiaccherava …

su una licenza, a dir poco, anomala …

per cui correva la voce, …

sicuramente fantasiosa, …

di un permesso …

per una magica …

“piscina sopraelevata” …

ma di poi sicuramente …

“condonata” …

 

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SE PO’ FA’ …

ELDORADO commented on UN TAVOLO DA RE …

“Cari muratorini,
faccio una rapida ad-dandy allo Scarpa-pensiero via Dino Gavina che vi ho inviato perché vedo oggi che è stata arricchita di due immagini del “Doge”. Alias “Un tavolo da re”, come da titolazione ap-posta da Archiwuò?
A… a… a proposito di questo fortunato tavolo del 1968 per la Simon International, vi scrivo un breve ane-dotto dettomi da Gavina “il sovversivo”. Una cosa leggera e pensante che dimostr/erebbe come Scarpa non era uno scarpone fintarchitetto qualsiasi. Non era uno che se ne strafotteva, a prescindere, di tutto e tutti i testi e contesti dati & lati. Anzi, stabiliva relazioni; teneva in conto il suggerimento e l’imbeccata. Dipendeva dal “becco” di chi. Dipendeva dall’occhio artigiano e imprenditoriale: se era o non era questo segno di qualità di pensiero tradotto dalla mano “pensante”.
La storiella del Doge è questa. “Paron” Carlo Scarpa, detto dagli amici “il Doge”, appartiene interamente, si sa, alla lunga linea delle arti applicate. Non c’entra nulla con la corta linea del design. Dino Gavina ne era cosciente. Pur tuttavia si deve pur campare dignitosamente a questo mondo dato. Per tale motivo “contemporaneo” e seriale, Gavina si era messo in testa di fare, (meglio: di far fare a Scarpa, per lui, per la sua Azienda), qualcosa di “Ultrarazionale”. Anzi, meglio, qualcosa di Ultras-razionale, come dicevo io sfottente.
L’occasione buona capitò quando Dino sempre sua lodato vide un gran tavolo che Scarpa aveva progettato e fatto eseguire, pezzo unico, per un facoltoso cliente svizzero, di Zurigo. Era il Doge integrale, assoluto, tale e quale a come è andato poi in produzione, ma col piano di legno massiccio e con al centro un intarsio di marmo colorato.
Gavina lo guardò e pensò che un bel piano di cristallo avrebbe messo in evidenza molto meglio tutto il mondo criptato e klimtato che c’era sotto il piano, tutto in acciaio. Poi “la modifica” avrebbe ridotti i costi di produzione, l’avrebbe fatto diventare più leggero, passando da una logica di pezzo unico a quella di serie “di lusso”.
Ma dato che Scarpa non era un tipo facile, Gavina lo mise di fronte al fatto compiuto. Anzi, al “Doge compiuto”. E così Dino fece rifare tale e quale il tavolo dello svizzero, ma col piano di cristallo. Un Doge gavinizzato, visto dall’occhio esperto del produttore, di quello che sa come va il mondo.
Poi “Dino il sovversivo” chiamò paron Scarpa: con una scusa, con mille onori (e oneri) lo attirò alla sua azienda a San Lazzaro, periferia di Bologna (disegno dei Castiglioni, nda) .. lo fece entrare nella stanza ove il nuove Doge di cristallo rifulgeva in tutta la sua antica bellezza.
Scarpa sulle prime accusò il colpo ma non disse una parola …. Gavina rischiava brutto, … rischiava l’amicizia e “il nome”, … Scarpa era un tipo imprevedibile e ruvido, ombroso archiartigiano … aveva mandato a far in culo anche Agnelli che gli aveva suggerito un disegno modificato. … nessuno aveva colloquiato con lui in quel modo di forza, … Carlo Scarpa si fece un primo giro attorno al tavolo, …, Gavina tremava …. ; poi un secondo giro, come un leone in gabbia, …. poi un terzo giro, molto più lentamente. … Si fermò infine di botto, batté un pugno sul piano di cristallo del Doge e disse: “Va bene, va bene così, … molto bene: approvato!!!”
Saluti, in fede post-pranzo,”

Eldorado

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